Ripartenza ad handicap per l’Ascoli


Crescono le probabilità che anche il campionato cadetto possa ripartire e, di pari passo, anche le preoccupazioni per i bianconeri. Che, tra tutti gli scossoni societari e i problemi tecnici e caratteriali della squadra, si presenterebbero al via tra mille incertezze e l’incubo playout

Il calcio si prepara a rimettersi in moto ed è sempre più probabile che anche il campionato di serie B possa ripartire. Se fino a qualche giorno fa sembrava certo che la stagione cadetta fosse terminata l’8 marzo scorso, nelle ultime ore la situazione sembra essersi capovolta. Anzi, dopo il Consiglio Federale di mercoledì 20 maggio ci si avvia verso la ripartenza, naturalmente sempre ammesso che nei prossimi giorni la situazione non torni a peggiorare.

La Figc – si legge nel comunicato stampa diffuso al termine del Consiglio – ha espresso la volontà di riavviare e completare le competizioni nazionali professionistiche, fissando al 20 agosto la data ultima di chiusura delle competizioni di serie A, B e C”. Senza entrare nel merito della discussione tra chi è favorevole alla ripartenza e chi invece vorrebbe la definitiva chiusura (per ricominciare direttamente a settembre), guardando le cose dal punto di vista dell’Ascoli è innegabile che sarebbe molto meglio se il campionato non ripartisse, se la stagione 2019-2020 di fatto terminasse così.

In tal modo i bianconeri avrebbero garantita quella salvezza che, in caso di ripartenza, sarebbe tutta da conquistare sul campo. Cosa per nulla scontata e semplice, visto lo stato delle cose. Costretti a fare i conti con la drammatica emergenza coronavirus e con le sue pesanti conseguenze, negli ultimi due mesi e mezzo non abbiamo avuto certo il tempo e neppure la voglia di dedicare troppo tempo alle vicende calcistiche. Per questo sono passati in secondo piano gli eventi che hanno riguardato l’Ascoli e che, se non ci fosse stata di mezzo la pandemia, avrebbero scosso profondamente l’ambiente e provocato non poche discussioni e polemiche.

Parliamo, ad esempio, del discutibile (nei modi) licenziamento di Stellone, delle dimissioni dal Cda di Tosti e Ciccoianni ma anche delle ultime voci (non smentite dalla società) della rivoluzione che si sta preparando, con il quasi certo addio di Tesoro e Lovato a fine stagione. Al netto delle difficoltà e dei limiti tecnici e caratteriali evidenziati prima dello stop dalla squadra, è chiaro che non è certo la condizione migliore per affrontare la ripartenza e la parte finale del campionato che già, per ovvi motivi, nasconde tante insidie e tante incognite.

Per altro è innegabile che gli eventi che hanno interessato l’Ascoli non hanno certo giovato all’immagine della società bianconera, all’esterno ma anche e soprattutto tra i propri tifosi. Ovviamente non se ne è parlato molto, perché c’erano cose ben più serie e importanti di cui preoccuparsi, ma nel caso Stellone la società bianconera non ha certo rimediato una bella figura. Che l’avventura con l’Ascoli del tecnico romano fosse al termine lo si era ampiamente capito dopo la “figuraccia” di Chiavari.

Il suo arrivo in panchina al posto di Zanetti (che, alla fine, guardando cosa è accaduto dopo il suo esonero, non ha poi fatto così male…) si è rivelato un vero e proprio autogol, una scelta fallimentare che ha spinto i bianconeri sull’orlo del precipizio. Se non ci fosse stato lo stop per la pandemia, Stellone sarebbe stato immediatamente esonerato, non avrebbe sicuramente guidato la squadra nella successiva sfida (al Del Duca contro il Perugia).

Non c’erano alternative all’esonero ma il modo in cui è arrivato nelle settimane successive, la risoluzione unilaterale “per intervenuta eccessiva onerosità”, è stato davvero imbarazzante. Prendere a pretesto “eventi imprevedibili e circostanze eccezionali” che avrebbero determinato “la causa di forza maggiore” è stato davvero di pessimo gusto. Se formalmente lecito o meno eventualmente lo stabilirà chi di dovere, ma quel che è sicuro che l’Ascoli non ha certo fatto una gran bella figura (e la stragrande maggioranza dell’informazione nazionale non ha risparmiato dure critiche alla società bianconera).

Ma se per la vicenda Stellone stiamo parlando essenzialmente di eventuali problemi all’immagine, ben più importanti potrebbero essere le conseguenze delle dimissioni dal Cda di Tosti e Ciccoianni. Dopo le quali, di fatto si è definitivamente completato il processo di “deascolanizzazione” della società bianconera. Nulla di strano e tanto meno di inatteso, anzi per certi versi era praticamente inevitabile.

D’altra parte era chiaro sin dall’inizio come la componente ascolana di questa società fosse assolutamente marginale e del tutto irrilevante nelle scelte gestionali. Semmai la presenza di Tosti e Ciccoianni era rassicurante per quella larga parte della tifoseria che ritiene indispensabile che ci sia un forte legame tra la società e il territorio (il famoso mantra “Ascoli agli ascolani”). Ora quel legame, già decisamente flebile, si è definitivamente spezzato.

L’Ascoli attuale non ha più alcun radicamento e non ha più alcun legame concreto con il territorio piceno, è l’Ascoli di Pulcinelli che pian piano ha messo tutti uomini di sua fiducia all’interno della società. Assolutamente normale, almeno per chi scrive, non è certo quello dell’Ascoli il primo o un caso isolato nell’attuale mondo del calcio.

Ma è la prima volta nella lunga storia bianconera che accade una cosa del genere, che la dirigenza non ha nulla a che vedere con il territorio. E, ironia della sorte, lo scarso legame con il capoluogo piceno era una delle principali accuse che la parte più calda dei tifosi imputava al precedente proprietario dell’Ascoli, Francesco Bellini. Il periodo che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo inevitabilmente ha messo la sordina a possibili polemiche e contestazioni. Che, però, nei mesi futuri potrebbero divampare, soprattutto se il campionato riprenderà e le cose non dovessero andare nel verso giusto per i bianconeri.

Quanto a Lovato e Tesoro, che la loro avventura in bianconero si chiudesse a fine stagione era prevedibile e, per certi versi, auspicabile. Senza tanti giri di parole, il direttore generale e il direttore sportivo quest’anno non ne hanno azzeccata una, hanno commesso una serie impressionante di errori che hanno trasformato una stagione nata con ambizioni e prospettive incoraggianti in una grandissima delusione.

Errori ovviamente condivisi con tutta la dirigenza e ancor più con la proprietà. Ma che alla fine siano loro due a pagare è inevitabile. Magari, però, vista la sempre più probabile ripartenza del campionato, sarebbe stato più opportuno rimandare la resa dei conti a fine stagione. E’ chiaro, quindi, che in un simile contesto per l’Ascoli sarebbe stato molto meglio poter archiviare già da ora la stagione e che, di contro, la ripartenza viene vista con un certo timore.

Per la situazione in classifica, per l’incognita che inevitabilmente rappresenta Abascal (che si aggiunge a quella, che ovviamente vale per tutti, di una ripresa dopo un lungo stop) e per le condizioni in cui si disputerà il finale di campionato. Prima dello stop per la pandemia, la sconfitta di Chiavari aveva fatto precipitare i bianconeri al quint’ultimo posto in classifica (a pari merito con il Venezia), con 2 punti di vantaggio sulla Cremonese. In pratica in piena zona playout.

Con la zona playoff ormai irraggiungibile (a 9 punti) e il terz’ultimo posto a distanza quasi di sicurezza (7 punti), è chiaro che l’obiettivo dei bianconeri per il finale di stagione sarà quello di evitare lo spareggio per restare in serie B. Una grossa delusione comunque, considerati i programmi iniziali, ma un traguardo che l’Ascoli ha l’obbligo di centrare, per evitare che la stagione stessa da deludente non si trasformi in fallimentare.

Però bisogna essere consapevoli che non sarà per nulla facile, anche perché l’unico piccolo vantaggio che potrebbero avere i bianconeri, la partita in più da giocare, praticamente è azzerato dal fatto che si tratta del recupero con la Cremonese, quindi un delicatissimo scontro diretto. Poco rilevante, almeno al momento, guardare invece il calendario delle 10 partite (più il recupero citato) che dovranno affrontare i bianconeri, visto che dopo questo lungo stop è impossibile fare previsioni sullo stato di forma delle prossime avversarie.

E ancor meno rilevante il discorso sulle partite da giocare tra le mura amiche (in teoria 6) o in trasferta (4) perché in ogni caso si giocherà a porte chiuse. Quindi senza tifosi, uno svantaggio non da poco per l’Ascoli che, non a caso, ha costruito gran parte della sua classifica in casa.

Non sarà per niente facile per Abascal che, dopo i trionfi con la Primavera e la vittoriosa esperienza nella partita di Livorno, è chiamato ora ad un esame complicatissimo. Dal quale, più che il suo futuro, dipenderà quello dell’Ascoli…

comments icon 0 comments
bookmark icon

Write a comment...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *