La delusione dell’Italia del pallone tra qualunquismo, demagogia e speculazione politica


Poche ore dopo la partita con la Svezia  e la conseguente eliminazione dell’Italia dai mondiali, è partito il solito stucchevole e sconfortante diluvio di commenti “illuminati” tra qualunquismo di quarta categoria, demagogia spiccia e immancabili speculazioni politiche

E’ davvero duro il giorno dopo la clamorosa eliminazione dell’Italia dai mondiali di calcio in programma in Russia nel giugno 2018. E non tanto per la grande delusione sportiva, che indiscutibilmente c’è, quanto perché dobbiamo assistere e bisogna sopportare l’inevitabile stucchevole teatrino che il disastro calcistico ha scatenato, tra la solita insopportabile retorica di pseudo intellettuali “illuminati”, le basse speculazioni (anche e soprattutto politiche) e tutto il campionario che puntualmente viene fuori in queste situazioni.

Partiamo da un presupposto che dovrebbe essere scontato ma purtroppo non lo è. Ieri sera a San Siro si è consumato un dramma esclusivamente sportivo, la mancata partecipazione ai mondiali di calcio della nazionale italiana è un durissimo colpo per il movimento calcistico ma anche per tutto lo sport italiano. Nulla di più, nulla di meno. Non è, in altre parole, un dramma per la nazione, non è una “mazzata” per il nostro paese la cui situazione non cambia e non peggiora senza la partecipazione ai mondiali di calcio, così come non sarebbe cambiata e migliorata in caso di qualificazione. E’ e resta una grandissima delusione sportiva, i veri problemi e i drammi del paese purtroppo sono altri.

Quindi sono insopportabili i toni catastrofisti e drammatici che usano certi media per raccontare l’evento ma, al tempo stesso, sono insopportabili anche i toni e le considerazioni da “intellettualoidi” illuminati, con la “puzzetta” sotto il naso, di chi esulta o si dice contento dell’eliminazione dell’Italia vaneggiando chissà quali benefici per il nostro paese. Per carità, siamo in democrazia ed ognuno è libero di fare e pensare ciò che vuole, naturalmente anche di tifare contro l’Italia nel calcio o in qualsiasi altro sport. Ma è ridicolo, paradossale e fortemente puerile pensare e giustificare un simile atteggiamento spiegando che così gli italiani penseranno meno al calcio e si preoccuperanno di più di cose più serie e di problemi concreti.

Basta farsi un giro sui social in queste ore per leggere amenità di questo tipo, tra chi sostiene che così finalmente gli italiani daranno più spazio e si interesseranno di più di cultura e di cose più “elevate”, chi elenca tutti i presunti mali del paese di cui ci si può preoccupare ora che non abbiamo più il “diversivo” dei mondiali di calcio.

Imbarazzante, davvero c’è chi crede a simili idiozie? Davvero qualcuno pensa che senza il “diversivo” del calcio (che comunque, a voler ragionare in questo modo, resta ben consistente visto che fino a giugno c’è il campionato, poi inizia il calcio mercato, quindi per chi vuole le occasioni per pensare solo al calcio non mancano) ci sarà una mobilitazione di massa, una seria presa di coscienza delle più pressanti tematiche sociali che interessano il nostro paese? Davvero c’è chi pensa che il tradizionale “lassismo” di una buona parte degli italiani dipenda in qualche modo dal calcio?

Non meno insopportabili sono le analisi politico-sociologiche approfondite di chi riconduce anche questo evento a chissà quale disegno complessivo, a chissà quale complotto intergalattico. Emblematico, in tal senso, è che sciocchezze del genere arrivino anche da chi, come Giulietto Chiesa e Magdi Allam, è su posizioni e ha visioni completamente opposte, antitetiche. Che, però, sono accomunati dall’ossessione di vedere sempre oscuri disegni dietro a qualsiasi evento.

Così in questo caso non si può certo credere che l’eliminazione dell’Italia è stata determinata dal fatto che il ct Ventura è andato nel pallone, che ha sbagliato formazione sia all’andata che al ritorno, che ha inspiegabilmente tenuto fuori giocatori fondamentali (come Insigne, ad esempio), che abbia mandato in campo una squadra senza capo né coda, con giocatori fuori ruolo e altri inadeguati. Troppo semplice, troppo banale. Molto più serio, invece, sostenere come fa Chiesa, che il flop della nazionale è la conseguenza del fatto che abbiamo venduto (o svenduto) tutto ad acquirenti stranieri, dall’acqua alle banche, comprese le società di calcio.

Cosa, quest’ultima, che in realtà è avvenuta anche in altri paesi europei le cui nazionali, però, sono andate regolarmente ai mondiali e, anzi, brillano e sono considerate tra le migliori al mondo. Per non parlare di quel “genio” di Magdi Cristiano Allam che ormai imperversa ovunque ed è pronto a donarci le sue pillole di saggezza in qualsiasi occasione, ora anche per quanto riguarda il fallimento della nazionale. Che è determinato dal fatto che “il calcio non è più uno sport ma un giro d’affari planetario in cui al centro non c’è più il cuore ma il denaro” (in Germania, Spagna, Inghilterra, Francia, tutte nazioni le cui nazionali sono qualificate al mondiale, invece al centro del sistema calcio ci sono associazioni di beneficenza…).

Non solo, l’arguto giornalista di origine egiziana, sale anche in cattedra e bacchetta gli italiani perché sono in lutto non per questioni serie (ne elenca una serie infinita Allam, alcune con un minimo di fondamento, altre autentici vaneggiamenti) ma “perché undici miliardari non potranno accrescere i loro affari e quelli delle multinazionali che li sponsorizzano sfruttando indegnamente il nome dell’Italia”. Un misto di demagogia e qualunquismo di bassa lega enunciato da chi non ha la più pallida idea di cosa stia parlando.

Senza esagerare, perché come abbiamo sottolineato sin dall’inizio ci sono questioni molto più serie e importanti rispetto al calcio, ma pensare di ridurre tutto al denaro, credere che Buffon, Barzagli, De Rossi ieri fossero in lacrime per una questione di denaro (per altro in questo caso inesistente) e non per un sincero dolore per aver fallito l’ultima opportunità di partecipare ad un evento come il mondiale (il massimo appuntamento per chi fa questo sport, a prescindere dagli ingaggi milionari che comunque continueranno a prendere pur non partecipando al mondiale) è di una superficialità sconfortante. Sempre senza enfatizzare troppo, sinceramente le lacrime e la delusione di quegli atleti, di quei campioni che, pure, già tanto hanno vinto (compreso un mondiale di calcio) ci hanno colpito e ci sono sembrate assolutamente genuine.

Naturalmente non poteva mancare chi anche in questo caso non ha perso l’occasione per fare speculazione politica, tirando fuori la solita storiella dell’invasione degli stranieri, dell’Italia  agli italiani. Non servirebbe neppure fare il suo nome, il primo e il più rapido a farlo è stato il leader della Lega Salvini che, poco dopo la fine della partita, ha twittato “#Stopinvasione e più spazio ai ragazzi italiani, anche sui campi di calcio”. “Riprendo le parole dell’allenatore della Ternana: con un po’ meno di stranieri in campo nelle giovanili e nei campionati di A,B e C probabilmente ci sarebbe una nazionale competitiva”. Certo, se lo dice un fine e raffinato analista come Pochesci (allenatore della Ternana) allora c’è poco da discutere.

Pochi minuti ed ecco che ha fatto sentire la sua voce anche Giorgia Meloni che ha scelto facebook per sentenziare che “il fatto è che nello sport, come in ogni altro ambito, se punti tutto sugli stranieri e trascuri gli italiani poi ne paghi le conseguenze”. Manca Fusaro (magari rimedierà le prossime ore…) che ci spiega come l’eliminazione dell’Italia dai mondiali è conseguenza del famoso piano Kalergi che, oltre a mirare a sostituire il popolo europeo con quello africano, ha come obiettivo anche a far finalmente vincere il mondiale a qualche squadra africana, e poi siamo al completo. Come avviene in altri settori, ora anche nel calcio si fa leva sulla paura e sull’avversione verso lo straniero per non affrontare quelli che invece sono i veri problemi.

Non è questa la sede per parlarne approfonditamente, ma le difficoltà del sistema calcio sono determinate da ben altri fattori (a partire dall’impresentabilità e dall’incapacità dell’attuale dirigenza federale, passando per un’assoluta incapacità progettuale ed una colpevole sottovalutazione dell’importanza dei vivai giovanili). E le affermazioni di Salvini e Meloni, oltre che essere solo bassa speculazione politica e demagogia della peggior specie, sono soprattutto prive di fondamento, come dimostrano inequivocabilmente numeri e fatti concreti.

In Italia la percentuale di stranieri presenti nel campionato di serie A è del 53%, praticamente come in Germania (52,7%) e Francia (51%). In Portogallo (57,7%), Belgio (58,4%) e ancor più in Inghilterra (67%) la percentuale di stranieri è molto più alta. Eppure tutte quelle nazioni citate non solo hanno la nazionale che parteciperà ai mondiali ma sono da annoverare tra le formazioni favorite. Solo nel campionato spagnolo c’è una percentuale di stranieri più bassa (45%). Ma se si prendono in considerazione non soltanto la massima serie ma anche i campionati di categoria inferiore (in Italia serie B e Lega Pro), la percentuale complessiva di giocatori stranieri presenti in Italia (34%) è in assoluto la più bassa tra i campionati europei. Non solo, se si considerano i vivai giovanili (tenendo presente solo quelli delle società di serie A, serie B e Lega Pro) la percentuale di giovani stranieri presenti in Italia (21%) è in assoluto la più bassa tra le nazioni sopra citate.

La Germania più volte (a ragione) citata come esempio ha una percentuale di stranieri nei vivai giovanili del 35%. I dati, quindi, dimostrano che non incide certo il problema degli stranieri. Ma, d’altra parte, non servivano neppure i dati, lo dimostrano anche i fatti della storia recente del calcio italiano. La situazione a livello di stranieri, infatti, non era certo differente nel 2006 quando l’Italia vinse i mondiali, né tanto meno lo era nel 2012 quando gli azzurri furono sconfitti solo in finale (dopo aver dominato e battuto Inghilterra e Germania) dalla Spagna o appena un anno mezzo fa quando, sempre agli europei, la nazionale di Conte uscì tra gli applausi solo contro la Germania ai quarti di finale (per giunta ai rigori).

Purtroppo tutto ampiamente previsto, non bisognava essere dei veggenti per immaginare che un’eventuale eliminazione dell’Italia avrebbe scatenato tutto ciò. Per questo, ma non solo, ieri sera abbiamo convintamente tifato per gli azzurri, sperando che ci risparmiassero questo ulteriore strazio…

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