Ammaina bandiera


Al suo ritorno in bianconero il presidente Bellini lo presentò come la “bandiera” dell’Ascoli Picchio. Dopo le vicende estive è stato costretto a lasciare l’Ascoli e a salutare i tifosi bianconeri. Ai quali resterà sempre il ricordo di quel gol al 93° nel derby al Del Conero

“Giorgiiiiiiiii!!!”. Chi ha l’Ascoli nel cuore, quel grido di smisurata felicità urlato a squarciagola in un grigio Del Conero, al minuto 93° del deby del 17 aprile 2010 non potrà mai dimenticarlo.

Quel ragazzo nato ad Ascoli e cresciuto nelle giovanili bianconeri, allora non ancora 23enne, era diventato il simbolo dell’attaccamento alla maglia. E 5 anni dopo, quando l’illecito commesso dal Teramo aveva proiettato l’Ascoli Picchio del nuovo presidente Bellini nel campionato di serie B, il suo ritorno in bianconero (con tanto di riduzione dell’ingaggio) era sembrato il segno che quel ragazzo ascolano, ora cresciuto e vicino ai 30,  era destinato a diventare la bandiera della nuova gloriosa storia bianconera.

Ma, è ampiamente risaputo, nel calcio moderno non c’è più posto per le bandiere. Lo si ripete in continuazione, imputando questa assenza dell’aspetto più romantico del calcio ai procuratori, ai giocatori. Nell’Ascoli targato Bellini è accaduto esattamente il contrario, in questo caso è la società che, per varie e discutibili ragioni, ha deciso di ammainare la bandiera. Nei giorni del suo addio definitivo (nel calcio non si può mai dire ma è difficile pensare ad un nuovo possibile ritorno di Giorgi in bianconero) all’Ascoli, al di là di come la si pensi sulla decisione della società, è giusto tributare all’ex capitano il doveroso omaggio.

Partendo proprio dal ricordo più bello, che i veri tifosi dell’Ascoli conserveranno sempre nei propri cuori. Certo, il derby con l’Ancona non potrà mai essere sentito come la rivalità con i cugini rossoblu, ma negli anni l’antipatia per i dorici è sensibilmente cresciuta, anche per ragioni extracalcistiche. Ancora di più dal fatidico 121° minuto di quel drammatico (ovviamente sportivamente parlando) 11 giugno del 2000, quando il beffardo destro di Mirko Ventura gelò gli 8 mila cuori bianconeri che al, Curi di Perugia, erano pronti a festeggiare il ritorno in serie B. E quel derby del 17 aprile 2010 aveva davvero un significato particolare.

Era ancora l’Ascoli di Benigni che quell’anno aveva richiamato in panchina uno degli allenatori più amati dai tifosi bianconeri degli ultimi decenni, quel Bepi Pillon che nel 2002 aveva riportato l’Ascoli nel calcio che conta (in serie B). Di fronte c’era l’Ancona più “odiata” (sempre sportivamente parlando) di sempre, con Mastrununzio, Cosenza, Schiattarella che, dopo aver trionfato per 3-1 al Del Duca nel derby di andata, avevano più volte infierito e sbeffeggiato i tifosi bianconeri.

L’Ancona, dopo aver addirittura sognato per qualche mese la promozione in serie A, non stava passando un bel momento e l’Ascoli si presentava al Del Conero scortata da migliaia di tifosi, certi di poter “vendicare” l’affronto dell’andata. In effetti sul campo la superiorità bianconera sembrò subito evidente. E al 25° del primo tempo Antenucci concretizzò la supremazia dell’Ascoli, incanalando la partita verso quella che sembrava una vittoria inevitabile. Certo, nella ripresa la formazione di Pillon più volte aveva mancato il raddoppio (lo stesso Antenucci addirittura calciando sul palo a porta praticamente vuota), esponendosi a qualche rischio. Ma al 90° la curva bianconera era già in festa, con quella dorica ammutolita. Il recupero era appena iniziato quando l’Ancona si procura un calcio d’angolo.

La difesa bianconera, fin lì praticamente impeccabile, si distrae e lascia Cristante tutto solo in mezzo all’aria. Per il difensore dorico è un gioco da ragazzi incornare il pallone di un 1-1 che per i tifosi biancorossi vale come una vittoria, mentre a quelli bianconeri ricorda l’amarissima beffa del Curi. A differenza di allora, però, c’è ancora qualche minuto di recupero e nell’Ascoli dal 33° del secondo tempo in campo c’è Luigi Giorgi. Lui che all’epoca della beffa di Perugia aveva 13 anni (e che non si era vergognato di ammettere che quella domenica sera aveva pianto) “schiuma” rabbia e non vuole accettare quello che gli sembra un finale davvero troppo crudele.

Nella bolgia biancorossa che è diventato dopo il gol il Del Conero, mentre nella curva ascolana è sceso un silenzio terrificante, come i bianconeri riprendono il gioco Giorgi prende palla sulla tre quarti di destra e avanza con slancio, come tarantolato. Arriva in area e, dopo aver evitato un avversario, chiede e ottiene il triangolo ad Antenucci che, però, restituisce palla leggermente lunga. Il difensore biancorosso sembra in anticipo ma Giorgi in scivolata, mentre sta cadendo, riesce a colpire con il piatto sinistro e a superare Da Costa.

La curva dei tifosi dell’Ascoli, quasi incredula, ci mette qualche istante prima di esplodere in un boato impressionante, con la marea umana bianconera che quasi trabocca dalla rete recinzione che delimita il campo dove corre il goleador bianconero, ebbro di gioia, sventolando la maglia bianconera in mano. Una scena di incredibile giubilo che si ripete pochi minuti dopo, quando l’arbitro Trefoloni fischia la fine e Giorgi corre ancora una volta a festeggiare sotto la curva, sommerso dagli abbracci dei suoi compagni e persino di mister Pillon. Quel gol, quelle scene di giubilo, quelle forti emozioni chi ha nel cuore i colori bianconeri non potrà mai dimenticarli.

Due anni dopo Giorgi, quando la situazione del vecchio Ascoli era sempre più critica, veniva venduto al Novara in serie A. Poi quando, dopo l’avvento di Bellini, i bianconeri sono tornati in serie B, dopo i campionati in serie A con Siena, Palermo , Cesena e Atalanta, è tornato nella sua Ascoli, indossando anche la fascia da capitano. Nella conferenza stampa di presentazione, guarda il caso insieme a Daniele Cacia, il presidente Bellini lo definì la “bandiera dell’Ascoli”. In quel primo difficile campionato di serie B dell’Ascoli Picchio il suo apportò fu molto importante, con 4 gol ed una presenza costante. Lo scorso anno le cose sono andate diversamente, tanti problemi fisici e troppe volte il capitano bianconero è sceso in campo in condizioni precarie.

Il suo impegno e il suo attaccamento alla maglia ovviamente non sono mai stati in discussione. Poi questa estate i primi segnali di qualcosa che stava cambiando, soprattutto da parte della società, con le dichiarazioni apparse a molti inopportune del presidente Bellini in conferenza stampa. Il resto è storia recente, il suo selfie in ritiro con Daniele Cacia e la decisione della società di metterlo ai margini, facendogli capire che per lui non c’era più posto in bianconero. Così nell’ultimo giorno di mercato lui e Cacia hanno salutato. E, ironia della sorte, entrambi continueranno a vestire una maglia bianconera, Giorgi con lo Spezia, Cacia con il Cesena.

Inutile e superfluo ora continuare a discutere se il comportamento della società nei loro confronti, in particolare nei confronti di Giorgi, sia stato corretto. Per quanto ci riguarda, detto che ovviamente la società ha tutto il diritto di fare determinate scelte tecniche, siamo convinti che comunque il capitano bianconero meritava un maggior rispetto da parte della società stessa. Come è nel suo stile se ne è andato da gran signore, al punto che nelle prime dichiarazioni in Liguria ha comunque voluto smorzare i toni e addirittura ringraziare il presidente Bellini.

Nel corso della stagione vedremo se tecnicamente quella della società si rivelerà una scelta esatta. Ora, però, è giusto tributare all’ex capitano bianconero il doveroso saluto, ringraziandolo per il suo indiscutibile attaccamento alla maglia della sua città. E, soprattutto, per averci regalato quell’indimenticabile emozione allo stadio Del Conero.

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