“Sciacalli” sulla ricostruzione post terremoto


Per il premier e per la Protezione civile i danni del terremoto non saranno inferiori a 3-4 miliardi di euro. Stima contestata e sbeffeggiata, sulla base, però, di dati completamente sballati e per nulla corrispondenti alla realtà

E’ passato un mese dalla tragica notte del 24 agosto che ha seminato morte e aperto una ferita profonda, nelle zone di confine tra Marche, Lazio, Abruzzo e Umbria, che sarà difficile da rimarginare. E mentre non si è ancora conclusa la stima completa dei danni  e i residenti di quei luoghi provano a riprendere una vita che, nei limiti del possibile, assomigli il più possibile a quella tradizionale sconquassata dal violento sisma, sopra le loro teste e sopra le macerie del terremoto continuano a volteggiare gli sciacalli. Ancora una volta (vedi articolo “Sciacalli tra le macerie”), però, non stiamo certo parlando di quanti cercano di introdursi nelle case per portar via oggetti di valore.

Purtroppo ci riferiamo a giornali e giornalisti che continuano ignobilmente a speculare sul lutto, sulla tragedia, non solo per vendere o conquistare più lettori ma anche e soprattutto per non perdere l’occasione di “attaccare” l’avversario, il nemico (e già che per un giornale o un giornalista si parli di nemico è a dir poco imbarazzante) da abbattere, sconfiggere, mettere alla gogna. E per farlo va bene qualsiasi argomento, si può dire tutto il contrario di tutto, senza minimamente preoccuparsi delle vere vittime di questa vicenda, cioè tutte le persone che hanno perso non solo amici o familiari in quella tragica notte ma praticamente tutto, la casa, gli effetti personali più intimi, il lavoro, l’attività. Anche loro e il dramma che li circonda diventano semplicemente pedine da usare, senza scrupolo e senza un briciolo di sensibilità, per il fine supremo della guerra al nemico.

Il punto più basso (almeno fino ad ora visto che, come abbiamo visto, al peggio non c’è mai fine) a tal proposito è stato toccato sabato 24 settembre, ad un mese esatto dalla scossa che ha provocato morte (298 persone) e distruzione. Il giorno precedente il premier Renzi, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e il commissario straordinario per il sisma Vasco Errani, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, avevano fatto il punto della situazione sui danni e sui costi per la ricostruzione.

Il danno non sarà meno di 3-4 miliardi – ha detto Curcio – una cifra orientativa che temo non sarà inferiore”. “Curcio è stato molto prudente – ha aggiunto Renzi – perché come minimo stiamo sui 4 miliardi ma è un’analisi che va verificata punto punto, il terremoto ha colpito non solo luoghi dove ci sono state vittime ma ha creato lesioni importanti in altre zone. Comunque posso assicurare che il nostro Paese ricostruirà i territori colpiti del terremoto come erano prima e più belli di prima”. Dal canto suo, invece, il commissario straordinario Errani ha parlato di legalità e trasparenza in tutte le procedure di ricostruzione, annunciando che il decreto legge apposito sarà varato entro il 2-3 ottobre.

Dati, per altro tutti da verificare e da completare (“Stiamo ancora facendo la stima ma prima di dare la dimensione del cratere dobbiamo essere certi e sicuri” ha anche affermato il capo della Protezione civile Curcio), sufficienti, però, per il “Fatto Quotidiano” per imbastire un articolo dai contenuti “farneticanti”, pieno di imprecisioni al punto da far pensare che l’autore non avesse  la più pallida idea di cosa stesse parlando e non  conoscesse minimamente quanto accaduto e i luoghi colpiti dal terremoto.

Ma cosa importa,  abbiamo già visto che i fatti per alcuni giornali e alcuni giornalisti sono qualcosa di superfluo, un fastidio di cui si può fare a meno (vedi articolo “La lunga notte dell’informazione italiana”). L’importante è poter avere un pretesto per poter attaccare il nemico, in questo caso il presidente del Consiglio. O meglio, l’intenzione del giornalista era sicuramente di gettare fango e prendersela con il premier, con il sistema, con il solito gruppo di affaristi, usando sempre gli stessi vecchi argomenti (la mangiatoia, gli affari per i soliti noti, i costi gonfiati, in poche parole la solita “solfa” demagogica) .

Ma, annebbiato dal livore e accecato dal desiderio di umiliare e deridere il nemico, il giornalista e il suo giornale non si sono resi conto che quell’articolo alla fine risulta offensivo soprattutto per quelle persone, quelle popolazioni che stanno vivendo con dignità questo dramma e che si aspettano dalla Stato i necessari mezzi per ripartire, per provare a ricostruire una vita. A firmare il pezzo è Antonello Caporale, già autore, pochi giorni dopo il sisma, di un discutibile articolo contro il vescovo di Ascoli D’Ercole (“Giovanni D’Ercole: il vescovo imprenditore, era a L’Aquila ora è ad Ascoli”), anche in quel caso infarcito di imprecisioni piuttosto gravi (come quella sull’indagine, dalla quale per giunta D’Ercole è uscito con un’assoluzione con formula piena, nei suoi confronti, secondo il giornalista del Fatto Quotidiano per truffa, in realtà per aver rivelato notizie apprese nel corso dell’interrogatorio).

Quattro miliardi di euro. E’ la cifra messa a preventivo dal presidente del Consiglio per riparare i danni del terremoto che ha colpito Amatrice e i Comuni vicini. Ed è una cifra , avverte Renzi, anche sottostimata. A meno che il presidente non voglia fare di quei paesini di montagna delle piccole Miami, trasportandovi anche mare e spiaggia e magari fare soggiornare i suoi abitanti in villone dai rubinetti d’oro, la cifra appare a occhio nudo eccessiva, smodata, incongruente rispetto all’evidenza della realtà” scrive con insopportabile ironia e con quell’aria da saccente tipica dell’ignorante, della persona che non conosce le cose di cui sta parlando e non si vuole neppure premunire di informarsi adeguatamente, convinto di essere comunque nel giusto.

Ogni terremoto porta con sé, come dono speciale, una truppa di affaristi che trova nel dramma l’occasione per spiluccare ben bene. L’affare si compie se il danno si gonfia – prosegue l’articolo – E come si gonfia? Allargando il territorio colpito, trasformando piccole lesioni in grandi ferite, adeguando all’insù i criteri per la stabilità sismica, avanzando continuamente nel bisogno. Ad oggi sono tre i Comuni dell’epicentro, completamente distrutti: Amatrice, Arquata del Tronto e Accumoli. I residenti dei tre Comuni non raggiungono, per fortuna, i cinquemila abitanti.

C’è poi una corona di centri in cui il terremoto ha danneggiato più o meno seriamente alcuni edifici (e parecchie seconde case), un’area vasta ma nella quale insiste una popolazione non superiore ai cinquantamila abitanti. Lo sperpero de L’Aquila, città di 70 mila residenti a cui oggi non bastano 10 miliardi di euro per vedersi ricostruita, è così vicino e documentato, così tragicamente evidente che bisognerebbe far tesoro degli effetti nefasti dei fuochi d’artificio berlusconiani. Evitare il bis è – prima ancora che una virtù – una necessità”.

Per Caporale, quindi, è evidente che Renzi, i vertici della Protezione civile e il commissario straordinario Errani sono pronti a gonfiare i danni (naturalmente con la collaborazione dei territori colpiti) per fare un favore ai soliti noti, alla truppa di affaristi (ci mancano i poteri forti e poi siamo al completo…).  In poche parole sempre  il solito ritornello di chi non vorrebbe far muovere nulla con l’ossessione di queste cose, che si parli di Olimpiadi o che si parli di ricostruzione del terremoto.

Allora forse la soluzione migliore sarebbe quella di non far nulla, proprio come per le Olimpiadi, magari neppure la ricostruzione, tanto secondo Caporale  le persone coinvolte sono poco più di “4 gatti”. E ne è così convinto che, poco dopo, rilancia su twitter “4 miliardi per ricostruire 3 comunità che non arrivano a 5 mila abitanti?”.

Che il giornalista del Fatto Quotidiano non conosca il territorio di cui sta parlando è evidente, magari avrebbe potuto informarsi su quanto realmente accaduto, sulle zone concretamente coinvolte, sulle tante situazioni di difficoltà e pericolo che si sono verificate invece di sparare sentenze sulla base di cifre sparate a caso. Eppure i dati e i fatti sono sotto gli occhi di tutti, a disposizione di chi ha voglia di informarsi correttamente.

Partiamo dai comuni principalmente colpiti dal sisma. Se, infatti, è vero che i morti sono concentrati su tre soli comuni (Arquata, Amatrice, Accumoli) è altrettanto innegabile che quelli vicini all’epicentro che hanno riportato gravi danni sono molti di più. Lo dicono la Protezione civile ma anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Detto che la definizione di cratere, usata in gergo per definire le zone vicine all’epicentro che hanno riportato ingenti problemi, non viene mai usata dall’Ingv, sino ad ora (ma il dato non è definitivo) sono in tutto 19 (e non certo 3) i comuni inseriti all’interno del cratere: 7 delle Marche (Acquasanta Terme, Amandola, Arquata del Tronto, Castelangelo sul Nera, Montefortino, Montegallo, Montemonaco) , 5 dell’Abruzzo ( Montereale, Capitignano, Campotosto, Rocca Santa Maria, Valle Castellana), 4 in Umbria (Cascia, Monteleone di Spoleto, Norcia, Preci) e 3 nel Lazio ((Accumoli, Amatrice, Cittareale).

Solo quei 19 comuni  ha una popolazione residente di oltre 28 mila persone, senza considerare che nel periodo estivo alcuni di quei centri è pieno di turisti e di gente che, cresciuta in quei paesi e poi “emigrata” altrove, torna per trascorrervi l’estate. Questo significa che in quel periodo in quelle zone ci saranno state almeno 7-8 mila persone in più rispetto ai residenti tradizionali. Come detto l’Ingv non parla di cratere ma considera particolarmente colpiti i comuni che sono entro il raggio dei 10 e dei 20 km dall’epicentro. Ebbene, secondo il criterio dell’Ingv, a quei 19 bisognerebbe aggiungere altri 8 comuni (Posta, Borbona, Poggiodomo, Cortino, Leonessa, Roccafluvione, Ussita, Visso) che portano la popolazione residente nelle strette vicinanze dell’epicentro intorno alle 38 mila persone.

Dato per stabilito che quei 19 comuni hanno riportato gravissimi danni, mentre gli altri 8 hanno comunque riportato danni rilevanti, emerge con chiarezza che la fascia di popolazione più diretta mentente interessata, perché vicinissima all’epicentro del sisma, è quasi 8 volte superiore rispetto a quella sparata a caso da Caporale.

Il giornalista del Fatto Quotidiano, poi, troppo preso dal bisogno di sparare contro tutto e tutti non ha minimamente prestato attenzione alle parole del premier che descrivono una situazione che, chi  vive in questa zona, conosce alla perfezione. Renzi, infatti, ha sottolineato come gravi danni si siano verificati non solo nelle zone più vicine all’epicentro o dove si sono verificate vittime.

galleria-terremotoC’è una delle tante immagini simbolo, di quelle che restano impresse nella memoria,  di quella tragica notte che mostra i gravi danni riportati da una galleria. Si tratta della galleria tra S. Anatolia di Narco e Cerreto di Spoleto sulla SS 685 Tre Valli Umbre (foto a sinistra) che non è certo così vicina all’epicentro. D’altra parte, poi, sappiamo da giorni che solo nelle Marche, tra le province di Ascoli, Fermo e Macerata, sono ben 60 i comuni (oltre quelli del cratere) che hanno subito danni.

Un dato che, senza prendere in considerazione la situazione in Lazio, Abruzzo e Umbria (dove ci sono altri comuni, oltre quelli del cratere, ad aver subito danni), evidenzia come la popolazione presente in quella che Caporale chiama “corona di centri” è almeno 4 volte superiore rispetto a quella citata dal giornalista del Fatto Quotidiano. A cui, ad esempio, sarebbe bastato prestare un po’ di attenzione a quanto accaduto ad  Ascoli. Che è a circa 50 km dall’epicentro ma che pure ha riportato danni seri, con oltre 100 famiglie costrette ad abbandonare le proprie abitazioni perché inagibili e diversi edifici pubblici (uffici comunali, chiese, monumenti, beni architettonici, scuole) lesionati seriamente.

Basterebbero solo questi dati per dimostrare quanto infondato sia quell’articolo e quanto fuori luogo sia il sarcasmo e l’ironia di cui è pervaso. Ma ci sono ulteriori cifre, che sicuramente Caporale non conosce, che evidenziano come, quei 3-4  milioni citati in conferenza stampa, non solo non sono eccessivi (altre che piccole Miami…) ma probabilmente potrebbero addirittura risultare insufficienti.

Fino ad ora,  infatti, solo per la prima emergenza (intesa come interventi di salvataggio e di assistenza)  sono stati impegnati circa 200 milioni di euro. Al momento sono oltre 2.700  i senza tetto assistiti e ospitati in tende, le prime abitazioni mobili e in alcuni alberghi. E’ stato calcolato che in media il costo giornaliero per ognuno di loro è di 35 euro, per un totale di quasi 3 milioni di euro al mese.

Per loro, nei prossimi mesi, sono in arrivo circa 800 casette di legno il cui costo si aggirerà intorno ai 60-70 milioni, senza contare i costi di tutti gli interventi per dotarle dei necessari servizi.  Inoltre dei poco più dei 9 mila edifici privati esaminati più della metà (quasi 5 mila) sono risultati inagibili, mentre sono circa un  migliaio gli edifici pubblici inagibili o gravemente danneggiati. Secondo un primo calcolo approssimativo, servirebbero circa 1,5 miliardi per la ricostruzione e la sistemazione di questi edifici.

E se è complessa la situazione delle scuole , con  poco meno di 200 edifici inagibili per danni gravi (o perché crollati), non meno preoccupante  è anche quella  degli ospedali,  (solo nelle Marche tre strutture hanno subito crolli o danni tali da dover essere chiuse). Un monitoraggio della Regione Marche ha stimato che, per l’adeguamento sismico di scuole e ospedali, servirebbero quasi 3 miliardi di euro che scendono ad poco meno di 2 se ci si limitasse ad intervenire nelle tre province colpite (Ascoli, Fermo e Macerata).

Ma non basta, ci sono moltissime strade nelle regioni coinvolte dal sisma, , anche quelle già riaperte, che, hanno bisogno di importanti e ingenti interventi. Sempre per quanto riguarda solamente la nostra regione, poi, secondo una prima ricognizione effettuata dalla Cna Marche sono 50 le imprese andate distrutte con il terremoto, 3.700 quelle che ora sono a rischio chiusura, con oltre 5 mila addetti che in bilico e circa 2 mila famiglie che potrebbero diventare a rischio povertà.

Si potrebbe, poi, aggiungere che per gli ultimi gravi terremoti (Marche-Umbria 1997, L’Aquila 2009, Emilia 2012) gli stanziamenti finali, in media, hanno superato i 13 miliardi di euro.

Allora, per concludere, è sacrosanto esigere massima serietà ed intransigenza nella verifica concreta dei danni e degli interventi necessari e vigilare per fare in modo che non si vada ad ingrassare la solita truppa di affaristi.

Ma è altrettanto sacrosanto pretendere da chi fa informazione e vuole mettere in discussione determinate scelte (cosa ovviamente legittima), che almeno venga fatto sulla base di dati reali e concreti e, possibilmente, con un minimo di conoscenza dell’argomento in discussione. Per evitare così di dare numeri a caso e sparare sentenze assolutamente prive di fondamento.

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