Cyberbullismo: nuova legge, vecchi slogan


La legge approvata alla Camera per la prima volta definisce l’identikit del bullo e specifica cosa si intende per bullismo e cyberbullismo. Previsto un inasprimento delle sanzioni e l’estensione anche ai maggiorenni delle fattispecie previste. Ma c’è chi grida alla censura e al bavaglio alla libertà di pensiero

E’ durata esattamente una settimana l’indignazione e la richiesta di norme più stringenti dopo la drammatica vicenda di Tiziana Cantone, la 31enne napoletana che, sopraffatta dalla vergogna e dall’umiliazione per dei video a “luci rosse” diffusi sui media, ha deciso di farla finita, impiccandosi con un foulard nella cantina della sua casa di Mugnano. Poi, come al solito nel nostro paese, quando dagli urli e dagli strilli, dalle reazioni da dare in pasto ai media, si deve passare ai fatti allora cambia tutto.  Così la nuova legge contro il cyber bullismo approvata ieri alla Camera, 7 giorni fa chiesta a gran voce praticamente all’unanimità, è finita per diventare nuovo motivo per alimentare le discussioni tra le parti, senza provare minimamente ad addentrarsi in un’analisi seria e concreta del testo, riproponendo i soliti e un po’ stantii slogan. Allora come al solito diventa difficile orientarsi, capire e riuscire a dare giudizi motivati.

Ci proviamo, andando ad analizzare quanto prevede la legge. Che, rispetto alla norma approvata un anno fa al Senato, sostanzialmente si differenzia per due grandi novità: l’estensione anche ai maggiorenni, e non solo ai minorenni, delle fattispecie previste, e l’inasprimento di alcune sanzioni. Di assolutamente innovativo c’è il fatto che, per la prima volta nel panorama legislativo italiano, si definisce l’identikit del bullo e si specifica cosa si intende per bullismo e cyberbullismo.

L’articolo 1 della legge stabilisce che si definisce bullismo “l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima”.

Il cyberbullismo viene definito una forma di comportamento diffusasi enormemente negli ultimi anni e rappresenta un atto di bullismo “che si realizza attraverso la rete telefonica, la rete Internet, i social network, la messaggistica istantanea o altre piattaforme telematiche”. La legge specifica, poi, altre forme di bullismo telematico tra cui  “la realizzazione e la diffusione online, attraverso Internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni o altri contenuti aventi lo scopo di offendere l’onore e la reputazione della vittima”.

Per le vittime di cyberbullismo è prevista la possibilità di chiedere la rimozione o l’oscuramento dei contenuti diffusi in rete (con limitazioni sul destinatario della richiesta: non gli access provider, i motori di ricerca, o i siti con sede all’estero). E stabilisce che, in caso di inazione del gestore, il Garante per la protezione dei dati personali potrà provvedere direttamente. Come quanto previsto dalle norme contro lo stalking,  fino a quando non sia stata presentata querela o denuncia, il questore potrà convocare il responsabile della condotta illecita, ammonendolo oralmente e invitandolo rispettare la legge.

Se l’ammonito è minorenne dovrà essere accompagnato dal genitore.  Viene, poi, istituito presso la presidenza del Consiglio, un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del fenomeno, il cui compito è elaborare un piano d’azione integrato e realizzare una banca dati specifica per il monitoraggio del fenomeno. Al Miur l’articolo 4 affida il compito di elaborare le “linee di orientamento” per combattere il fenomeno nelle scuole attraverso la formazione del personale scolastico, misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti e l’istituzione, in ogni istituto, di un docente con funzioni di referente per le iniziative contro bulli e cyberbulli. Anche chi danneggia – ovvero il bullo – può avvalersi della stessa procedura con una sorta di “ravvedimento operoso”.

Un importante giro di vite viene, poi, posto in essere dalla legge nei confronti dello stalking, viene rafforzata l’attuale aggravante per gli atti persecutori online, specificandone in modo più definito i contorni. In sostanza lo stalker sarà punito con la reclusione da uno a sei anni. Pena analoga sarà comminata se il reato è commesso con uno scambio di identità, divulgazione dei dati sensibili, diffusione di registrazioni carpite con violenza o minaccia. In caso di condanna scatta la confisca obbligatoria del computer, telefono o tablet con cui il reato è stato consumato La legge sostiene infine l’attività della Polizia postale e prevede un finanziamento di 220 mila euro nel triennio 2016-2018 a favore del Fondo per il contrasto alla pedopornografia su Internet.

In sostanza norme richieste da tempo, da anni sentiamo ripetere che bisogna intervenire per porre un freno ai crescenti casi di bullismo, soprattutto in rete. Da sempre si chiede un maggior coinvolgimento delle scuole, è da anni voce unanime che bisogna fare di più contro lo stalking. Ci si aspetterebbe una sorta di unanimità, e invece approvata la legge (alla Camera, ora dovrà tornare in Senato) ecco partire il fuoco di sbarramento delle critiche. Con il solito leitmotiv ed il solito ritornello, “è un tentativo di censura”, tra chi parla della legge censura più pericolosa della storia europea e  qualcuno che addirittura è certo che la nuova norma è incompatibile con la Convenzione europea dei diritti umani che sancisce la libertà di opinione.

Immediato arriva l’affondo del Movimento 5 Stelle, che ovviamente ha votato contro. “La legge è stata sabotata, sacrificando sull’altare della censura al web proprio coloro che avrebbe dovuto tutelare: i minori – si legge in una nota del Movimento – in sintesi questo provvedimento prevede che chiunque si senta offeso o leso da un contenuto sulla rete che lo riguardi può richiederne la rimozione senza che vi sia un criterio oggettivo nella procedura”.

Immancabile e tempestivo già nella serata di ieri, poi, è subito arrivato il supporto “armato” del “Fatto Quotidiano” che, nella rubrica dal titolo che è tutto un programma (“Media&Regime”), ha pubblicato un articolo dal titolo che non lascia spazio all’interpretazione: “Cyberbullismo, prepariamoci ad una vergognosa censura digitale”.

Una legge contro il cyberbullismo è necessaria, sia per i nostri figli, sia per la salute stessa delle fondamenta della nostra società – si legge all’inizio dell’articolo –  Il problema è che in questi giorni si è portata in Parlamento una legge che ha davvero poco a che fare con questa tematica, ma riguarda potenzialmente tutte le nostre comunicazioni digitali. La cosa è tanto più grave perché è nascosta sotto una definizione, quella di cyberbullismo, che tende ad allontanare le critiche. La legge contro il cyberbullismo, infatti, rappresenta l’ennesima riprova di come la politica italiana non riesca a capire le logiche del mondo digitale, nel migliore dei casi, o cerchi volontariamente di depotenziare la libertà di espressione del nostro Paese, nel peggiore”.

L’articolo passa, poi, ad analizzare quelli che sono i nodi cruciali di questa legge. “1) I gestori dei siti web – si legge nell’articolo – devono rimuovere entro 24 ore i contenuti che possano aver generato sentimenti quali l’ansia senza che sia stato commesso uno specifico reato di opinione. In parole povere  qualsiasi contenuto può essere soggetto ad un’interpretazione ansiogena da parte di un soggetto che ha interesse a farlo rimuovere e con l’automatismo delle 24 ore non c’è alcun giudice a filtrare la legittimità o l’illegittimità della richiesta. Quella recensione al mio ristornate mi crea ansia, va rimossa. Quell’articolo su questa cosa che mi riguarda mi crea ansia, va rimosso.

2) Chi non si adegua può ricevere una multa fino a 180 mila euro, enunciando quindi in realtà il diritto che chi non esegue gli ordini di rimozione in automatico può trovarsi sulle spalle una causa che non può sostenere

Che dire, forse prima di ogni altra considerazione bisognerebbe fare una ripassatina sul significato dei termini, in particolare “censura”  e “libertà di opinione”. Secondo il vocabolario della lingua italiana con il termine censura si suole indicare il “controllo preventivo e la limitazione della comunicazione e della libertà di espressione e pensiero”.

Stabilito subito che qui non c’è nessun  “controllo preventivo”, semmai successivo alla pubblicazione,  qualcuno tra chi contesta la legge vuol forse farci credere che “atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima” (cioè quei comportamenti che la legge definisce bullismo) possono essere considerati normali forme di libertà di opinione o di espressione, addirittura tutelate dalla Convenzione europea dei diritti umani?

Non scherziamo, parlare di censura o privazione della libertà di espressione di fronte a certi comportamenti è semplicemente ridicolo. L’articolo del Fatto Quotidiano, poi, se non stessimo parlando di una cosa terribilmente seria, sarebbe da ridere, da pubblicare in qualche antologia dell’umorismo. E’ del tutto evidente che gli autori dell’articolo o non hanno letto la legge o l’hanno fatto molto superficialmente perché altrimenti non si sognerebbero mai di sostenere che “si è portata in Parlamento una legge che potenzialmente riguarda tutte le nostre comunicazioni digitali”.

Le norme, come abbiamo visto, riguardano quei comportamenti che vengono definiti come “bullismo” o “cyberbullismo” tra i quali, ovviamente, non sono certo annoverati articoli e opinioni, anche critiche. La fattispecie dei comportamenti ritenuti illeciti è abbastanza chiara, non si può far finta di ignorarlo. Così non si può far finta di ignorare che, riguardo al fatto di “provocare ansia”, si parla esplicitamente di “aggressione o molestia reiterata” e dovrebbe essere superfluo specificare che, una recensione negativa nei confronti di un ristorante, non può certo essere annoverata, da nessuno sano di mente, tra quelle fattispecie.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, infine, è previsto l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali che potrà valutare se la richiesta di rimozione è fondata o meno. Poi se ci si rifiuta di adeguarsi alla decisione di un’autorità preposta, cosa bisognerebbe fare, proporre un premio o una menzione speciale?

Piuttosto l’unico argomento realmente da tenere in considerazione, tra le critiche sinceramente un po’ “sgangherate”, è quello relativo alla reale efficacia di un simile provvedimento nella tutela dei minori che, poi, era la ratio che ha inizialmente ispirato la legge, siccessivamente estesa anche agli adulti. E, allora, a tal proposito è interessante vedere cosa pensano della legge chi da sempre è in prima linea nella difesa dei diritti dei minori.

L’approvazione alla Camera della legge su bullismo e cyber bullismo è un segnale molto positivo – sostiene il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo – il percorso non è stato facile, ma siamo fiduciosi che l’approvazione di oggi porti finalmente, dopo il passaggio al Senato, ad una legge contro il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, che da sempre Telefono Azzurro sostiene con forza. Bene, dunque, l’approvazione, nonostante alcuni nodi ancora da sciogliere. Tra questi quello della fascia d’età: come realtà che si occupa di infanzia e adolescenza avremmo preferito si restasse sulla proposta iniziale, ma è vero anche che i limiti di età spesso non spiegano fenomeni e situazioni. Un allargamento, prudente, su questo versante era inevitabile“.

Più articolata la posizione di “Save The Children” che sostiene che “perché la legge non resti un castello di buone intenzioni, dovrà puntare soprattutto su azioni di contrasto e di educazione degli utenti più giovani”. Anche Save the Children sottolinea come la legge ha assunto un taglio più generale ma sottolinea come, essendo “il fenomeno del bullismo e del cyber bullismo, per sua stessa connotazione prevalentemente legati ai più giovani, l’approccio con cui affrontarlo deve essere prioritariamente educativo e preventivo”.

E su questo punto è impossibile non essere d’accordo. Vanno bene le norme restrittive e anche la severità delle pene, ma senza un serio sforzo di educazione e di prevenzione tutto rischia di risultare vano. Su questi aspetti sarebbe opportuno discutere e confrontarsi, non certo vagheggiando chissà quali tentativi censori.

Che, però, di certo hanno un appeal maggiore in un paese in cui complotti, colpi di stato e tentativi di mettere il bavaglio a tutti e tutti sono all’ordine del giorno…

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