Disastro illuminazione: aumenta la spesa, diminuisce la luce in città


Interi quartieri in penombra, luce spettrale in molte vie cittadine, oscurate anche le torri e le piazze del centro, nessun controllo sugli orari di accensione e di spegnimento. E il risparmio promesso si è trasformato in un aumento di spesa di 350 mila euro

Sembra Gotham City. Così ha davvero un’area medievale. Con quell’illuminazione soffusa almeno si crea un’atmosfera romantica. L’ironia della rete, che accompagna le sempre più frequenti proteste con tanto di veri e propri reportage fotografici, conferma quanto avevamo (sin troppo facilmente) previsto. C’è voluta una spesa aggiuntiva di circa 350 mila euro e ulteriori 4 mila punti luce ma alla fine il risultato è sotto gli occhi di tutti: la nuova illuminazione pubblica al led è un’autentica schifezza.

E’ ormai un anno che il nuovo servizio, fortemente voluto e presentato con la solita immancabile enfasi dall’amministrazione comunale, è in funzione ed è indiscutibile che siamo di fronte ad un flop di proporzioni gigantesche. Partito nel peggiore dei modi, con intere zone della città al buio e tra le comprensibili proteste dei cittadini, il nuovo servizio aveva subito messo a segno degli autogol clamorosi. Come, ad esempio, l’aver oscurato per diverse settimane uno dei beni architettonici più affascinanti e suggestivi della città, la chiesa di San Vittore. Che, per lungo tempo, con il calare della sera di fatto scompariva, rimanendo incredibilmente al buio. Ci era voluto un articolo di denuncia di un quotidiano on line locale per sbloccare la situazione e ridare luce alla chiesa. Solo il primo di una serie interminabile di autogol, con alcune “topiche” davvero clamorose.

Come quelle più volte citate in occasione delle due edizioni della Quintana, con la sfilata in uscita a luglio terminata nella penombra di piazza del Popolo (tra le proteste dei tanti cittadini e turisti presenti) e la cerimonia dei ceri ad agosto conclusa anch’essa in penombra. Nei mesi scorsi, sull’onda delle continue proteste dei cittadini, l’amministrazione comunale aveva cercato di apportare qualche modifica che, però, ha prodotto solo miglioramenti praticamente insignificanti.

foto-led-1In estate inoltrata, poi, grazie alla determina n. 986 del 7 luglio si era scoperto che la società che gestisce il servizio di illuminazione, l’Ecoinnova srl, aveva provveduto di sua iniziativa ad installare quasi altri 4 mila punti luce sul territorio comunale (senza, per altro, specificare le ragioni e le zone in cui si era ritenuto opportuno farlo…) che, uniti agli 11 mila già presenti, portava complessivamente a ben 15 mila i punti luce presenti in città. Un numero record che, però, non ha contribuito a migliorare in maniera sensibile la situazione. Che continua ad essere a dir poco precaria ( foto in alto a sinistra), con alcuni quartieri quasi al buio (una delle zone più penalizzate è sicuramente Monticelli), black out ripetuti che spesso coinvolgono anche le piazze del centro cittadino, luce spettrale in diverse vie cittadine e un generale senso di insicurezza.

Una situazione che con la fine dell’estate ovviamente è sensibilmente peggiorata, con la città quasi al buio già al calare del tramonto. Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge l’ennesimo inaccettabile autogol, con diverse torri cittadine che, con il calare della sera, vengono letteralmente inghiottite dal buio. Ancora una volta, nel silenzio dei foto-led-4mezzi di informazione, è la rete ad evidenziare questo nuovo imbarazzante aspetto della vicenda. “Zitti zitti che se spengo qualche torre non se ne accorge nessuno” scriveva Paola qualche giorno fa su facebook, mostrando una foto sin troppo eloquente (in alto a destra). “Stasera pure – aggiunge il giorno successivo – pensavo che ieri le avessero spente che pioveva e non c’erano turisti. Ma se sono spente di sabato magari non funzionano proprio”.

D’altra parte, però, sui social la protesta contro un servizio di illuminazione che continua a non funzionare è tornata a farsi sentire con forza già da giorni, con diversi cittadini che esprimono la loro insoddisfazione, corredando spesso il proprio intervento con foto sin troppo eloquenti. “Ascoli con questo tipo di illuminazione e con il livello culturale dei suoi amministratori è una città di provincia senza nessun futuro” scrive Gianna. “Che vergogna, torniamo alle candele, almeno fanno più atmosfera” aggiunge Valeria. “Oscurantismo è la parola d’ordine” sostiene Roberta. “Ricominciamo a lottare contro questa truffa dei led cos’ concepiti e calcolati”aggiunge Maria.

Durissimo lo sfogo del consigliere comunale Francesco Ameli che, sin dall’avvio del nuovo servizio, ha contestato le tante inefficienze, sollevando più volte dubbi anche sull’aspetto economico della vicenda. “Una città al buio – accusa Ameli – questo è il risultato di quando si è governati da amministratori impreparati e non innamorati della propria città. E non trovate scusanti: la gara per la cessione del 40% della nostra partecipata è stata fatta da questa amministrazione, non da altri. Ci sono degli orari riportati nel capitolo tecnico, perché il comune non controlla? Perché abbiamo dovuto pagare con i soldi degli ascolani i maggiori lavori?  Perché dobbiamo restare in silenzio?”.

Un intervento, quello di Ameli, che aggiunge nuova “carne al fuoco”, mettendo in evidenza altre due ambiguità della vicenda: i controlli sugli orari di accensione e spegnimento delle luci e gli oneri di nuovi interventi migliorativi. “A pagina 57 del capitolato c’è una tabella con gli orari di accendimento e di spegnimento dell’illuminazione pubblica – spiega Ameli – però la realtà dei fatti dice una cosa molto diversa dagli orari indicati. Il Comune dovrebbe garantire la verifica ma nei fatti non lo fa. Il risultato è che già al tramonto abbiamo una città al buio”.

Discorso più complesso quello relativo agli eventuali costi aggiuntivi generati dagli interventi correttivi messi in campo, per la verità con scarsi risultati concreti, dall’amministrazione che inevitabilmente finiscono per intrecciarsi con il discorso più generale del costo totale del nuovo servizio. Nel settembre scorso, di fronte alle proteste dei cittadini per i troppi disagi e disservizi provocati dalla nuova illuminazione, il sindaco Castelli e l’assessore Tega rispondevano sottolineando che il nuovo servizio avrebbe prodotto un risparmio per il Comune (e quindi per i cittadini) di circa 500 mila euro.

In realtà da subito quelli di sindaco e assessore erano apparsi proclami un po’ avventati e, successivamente, in Consiglio comunale il capogruppo del Pd Ameli dimostrò che, numeri alla mano, il risparmio vantato dall’amministrazione si otteneva solo grazie ad abili artifizi escogitati dall’assessore (omettendo di considerare l’iva nelle nuove fatture).

Poi è arrivata l’ormai nota determina n. 986 nella quale si toglie definitivamente la maschera del risparmio a causa di quei quasi 4 mila punti luce in più.  “Occorre impegnare per il pagamento del canone del servizio pubblica illuminazione per l’anno 2016 una somma superiore rispetto agli anni precedenti, quantificata in 334.000 euro” si legge in quella determina che, di fatto, conferma  che in realtà non c’è stato alcun risparmio, anzi rispetto agli anni precedenti il costo aumenta.

I risparmi erano un clamoroso abbaglio – attacca Ameli – la realtà ci dice che i cittadini stanno pagando di più una cosa venuta male, segno di approssimazione nel gestire questioni amministrative importanti come la pubblica illuminazione”.

Un fallimento vero e proprio, quindi, del quale sindaco e assessori dovrebbero assumersi la responsabilità, chiedendo scusa ai cittadini per i gravi errori commessi in tutta la gestione di questa vicenda. Che, se non si troveranno rimedi concreti e concordati con l’Ecoinnova, rischiano di condizionare per i prossimi anni tutto il servizio della pubblica illuminazione, un po’ come è accaduto con la gestione della sosta. Segno evidente, purtroppo, che la storia e gli errori passati non hanno insegnato nulla…

 

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