Altro giro, altra “figuraccia”: l’Autorità anticorruzione blocca il bando per le sedi scolastiche temporanee


Dal Comune nessuna spiegazione sulle ragioni per le quali l’Anac ha sospeso la “procedura di dialogo competitivo”, l’ennesimo disperato tentativo del Comune per trovare le sedi temporanee per Malaspina, Don Bosco, San Filippo e Massimo D’Azeglio

Gli organi di informazione locali, quelli “beni informati” che da anni fanno da megafono agli annunci dell’amministrazione comunale, non avevano dubbi. Martedì 13 dicembre era il giorno in cui si sarebbero dovute conoscere le offerte dei privati per le sedi scolastiche temporanee. Quella, infatti, era la data di scadenza per la presentazione delle candidature per la “procedura di dialogo competitivo”, l’ultima (in ordine di tempo) supercazzola pensata dal Comune di Ascoli. Accolta con le solite odi trionfali da parte della quasi totalità dell’informazione locale, troppo impegnata ad incensare l’amministrazione comunale per porsi qualche interrogativo.

Come al solito, come sempre accade per le “eroiche gesta” di questa amministrazione, solo noi avevamo sollevato qualche fondata perplessità. “Praticamente i bookmakers non accettano scommesse sull’esito finale del bando” concludeva l’articolo “Strutture scolastiche temporanee, l’ultimo improbabile colpo di genio del Comune”, pubblicato il 1 dicembre scorso nel quale venivano evidenziate tutte le palesi anomalie e la singolarità della nuova procedura scelta dal Comune, sollevando dubbi sull’esito finale della stessa. Siamo stati facili profeti, anzi, per certi versi siamo stati addirittura sin troppo ottimisti perché in questo caso la procedura è stata addirittura bloccata prima per l’intervento dell’Anac.

E se ormai non dovrebbe più destare sorpresa la capacità dell’amministrazione comunale di combinare sempre nuovi e più surreali “pasticci” (una sorta di talento naturale…), nonostante tutto continua invece a sorprendere la disinvoltura con la quale l’informazione locale in queste situazioni faccia finta di nulla, come se fosse stato qualcun altro a scrivere e a dare credito a certi roboanti quanto improbabili annunci (e nel caso delle vicende legate alla sicurezza delle scuole si è passato davvero ogni limite del ridicolo…).

In questo caso, poi, è davvero imbarazzante la nonchalance con cui nelle ore scorse, quegli stessi organi di informazione che tra domenica e lunedì avevano annunciato in “pompa magna” la prossima conclusione della procedura, ora riportano della sospensione imposta dall’Anac come se nulla fosse, come se questo della “procedura di dialogo competitivo” fosse il primo inciampo di una storia che, invece, si trascina ormai da troppi anni, tra continue “figuracce” e ripetute e imbarazzate “marce indietro”. Tra l’altro è ancora più sconcertante che si eviti in ogni modo di spiegare di cosa si tratta, al punto che neppure si spiega nello specifico cosa sia l’Anac (“l’autorità nazionale che si occupa proprio della verifica dei documenti di gara” scrive qualche quotidiano…).

Eppure stiamo parlando di uno dei più importanti organi di controllo, l’Autorità nazionale anticorruzione che, come si legge sul proprio sito istituzionale, ha il compito di vigilare “sull’applicazione della normativa anticorruzione e rispetto degli obblighi di trasparenza” nel conferimento degli incarichi pubblici e nell’affidamento ed esecuzione dei contratti pubblici. E proprio trasparenza vorrebbe che l’amministrazione comunale spiegasse e rendesse noto nel dettaglio quali sono i rilievi, tali da sospendere la procedura, che sollevato l’Anac. Con la solita ipocrisia di fondo, il 26 ottobre scorso l’amministrazione comunale ha celebrato la giornata della trasparenza, ovviamente auto incensandosi. Però in concreto, poi, quando si tratta di passare dai proclami ai fatti ancora una volta si sceglie esattamente la direzione opposta.

Nessuna informazione e spiegazione viene fornita nel caso, addirittura sul sito del Comune dove vengono pubblicati bandi e contratti non si fa neppure cenno all’intervento dell’Anac né alla sospensione del procedimento. La “procedura di dialogo competitivo” era stata stabilita dall’amministrazione comunale con determina n. 3881 del 23 novembre scorso, con a fine la pubblicazione sul sito del Comune del conseguente bando dal valore stimato di poco meno di 4,5 milioni di euro. Sarebbe stato sufficiente leggere quella determina e il successivo bando quanto meno per porsi e porre qualche interrogativo su una procedura che non poteva non sollevare perplessità.

A partire innanzitutto dal pochissimo tempo a disposizione per chi eventualmente fosse interessato per proporre la sua candidatura, 15 giorni, con l’aggravante determinata dal fatto che il bando non era stato in alcun modo pubblicizzato dal Comune. Ma anche e soprattutto perché non si capiva, e ovviamente l’amministrazione comunale non ha fornito alcuna spiegazione in proposito, per quale ragione si puntasse ad una procedura così particolare e singolare, considerando anche che c’erano forti dubbi sul fatto che ricorressero gli specifici presupposti indicati dall’art. 59 comma 2 del nuovo codice dei contratti pubblici.

Secondo cui si può ricorrere alla “procedura di dialogo competitivo” solo nei seguenti casi: “le esigenze dell’amministrazione non possono essere soddisfatte senza adottare soluzioni immediatamente disponibili; implicano progettazione o soluzioni innovative; l’appalto non può essere aggiudicato senza preventive negoziazioni a causa di circostanze particolare; le specifiche tecniche non possono essere stabilite con sufficiente precisione dall’amministrazione aggiudicatrice”.

Più di un dubbio che qualcuno di quei specifici requisiti esistano concretamente in questo caso, d’altra parte, però, non è possibile sapere che tipo di obiezioni ha sollevato l’Anac  visto che il Comune, alla faccia della trasparenza, si guarda bene dal fare chiarezza in proposito. Al di là degli aspetti più strettamente procedurali, dal disciplinare di gara emergeva anche che la ricerca riguarda 4 scuole cittadine: Malaspina, Don Bosco, San Filippo e Massimo D’Azeglio. E se per le prime tre la richiesta appare più che comprensibile, visto che secondo il cronoprogramma annunciato dal sindaco in quelle scuole i lavori dovrebbero partire per la prossima estate (quindi le strutture temporanee servono per il prossimo anno scolastico), per la Massimo D’Azeglio i lavori sono previsti non prima del 2025.

Al di là di ogni altra considerazione, l’intervento e il conseguente stop imposto dall’Anac è solo l’ennesimo “pasticcio” della sempre più paradossale telenovela della ricostruzione e messa in sicurezza delle scuole, di cui quello delle sedi scolastiche temporanee è probabilmente il capitolo più imbarazzante e sconcertante, fedele e inequivocabile della confusione e dell’incapacità di programmare seriamente di questa amministrazione comunale. Che le aveva indicate come una priorità “per mettere subito al sicuro i bambini e la loro crescita” e che sono state al centro di ripetuti roboanti annunci, di numerosi avvisi, sempre conclusi poi con pietose e imbarazzate retromarce.

Si potrebbero riempire pagine e pagine su questo indecoroso teatrino. E’ sufficiente, però, ricordare che in un Consiglio comunale di fine 2019, rispondendo ad un’interrogazione sul tema, Fioravanti assicurava che per l’inizio del successivo anno scolastico (2020-2021) il Comune avrebbe trovato le sedi temporanee (salvo, però, ammettere poi di non avere a disposizione i fondi). E che ad inizio novembre, nell’ennesimo Consiglio comunale aperto sulle scuole, lo stesso sindaco aveva spiegato che si stavano cercando e trovando soluzioni interne alle scuole stesse, ipotizzando addirittura che non ci fosse più la necessità di fare nuovi avvisi e di andare alla ricerca di edifici adeguati per le sedi temporanee.

Poi, però, pochi giorni dopo l’ennesima retromarcia, con l’avvio della “procedura di dialogo competitivo”, poi l’intervento dell’Anac, l’imbarazzato silenzio del Comune e, tanto per cambiare, l’ennesima “figuraccia”. Che, purtroppo, probabilmente non sarà di certo l’ultima…

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