Strutture scolastiche temporanee, l’ultimo improbabile “colpo di genio” del Comune


Il Comune ricorre alla “procedura di dialogo competitivo” per le strutture scolastiche temporanee per gli studenti della Malaspina, Don Bosco e San Filippo, i cui lavori dovrebbero partire la prossima estate, e della Massimo D’Azeglio, dove invece i lavori sono previsti per il 2025

Si chiama “procedura di dialogo competitivo” l’ultimo, in ordine cronologico, colpo di genio dell’amministrazione comunale nel lungo e sempre più paradossale iter per la ricostruzione e messa in sicurezza delle scuole cittadine. In tutta la sconcertante gestione degli interventi sulle scuole, quella delle sedi scolastiche temporanee è probabilmente la pagina più imbarazzante che dimostra in maniera inequivocabile la sconfortante confusione di un’amministrazione comunale che si muove senza un briciolo di programmazione, azzardando e ipotizzando tentativi senza alcun criterio logico, che puntualmente finiscono per risultare miseramente falliti.

Solo per inquadrare meglio la questione e per fornire un’informazione più completa, è giusto ricordare come il problema delle sedi provvisorie dove trasferire gli alunni nel momento in cui partiranno i lavori di adeguamento sismico o di demolizione e ricostruzione poteva tranquillamente essere risolto all’origine, visto che erano stati messi a disposizione dei Comuni del cratere i fondi per le strutture provvisorie. Solo che all’epoca l’allora sindaco e attuale senatore Castelli, per motivi incomprensibili, contro ogni evidenza sosteneva che le scuole cittadine non avevano avuto problemi, che avevano retto alla perfezione di fronte al terremoto e che, quindi, non c’era bisogno di chissà quali interventi per metterle in sicurezza e, di conseguenza, tanto meno delle strutture provvisorie.

Un clamoroso ed evidente errore, il primo di una lunga serie commessi dall’amministrazione Castelli per quanto riguarda le scuole, le cui conseguenze sono ben visibili ora che in concreto si pone (o comunque si porrà entro un certo periodo di tempo) il problema della sistemazione degli studenti quando (sempre troppo tardi…) finalmente partiranno i lavori. In realtà lo stesso Castelli successivamente si era reso conto di quanto invece fossero importanti le strutture provvisorie tanto che nel famoso ed impresentabile project financing erano anche state individuate due strutture, l’ex distretto militare e l’ex mercato coperto.

E il suo successore Fioravanti le aveva indicate come una priorità della sua futura amministrazione. Impossibile non ricordare a proposito quel “mi impegno ad utilizzare gli oltre 30 milioni per l’edilizia scolastica post sisma per mettere subito al sicuro, con il coinvolgimento di professionisti ed imprese, i bambini e la loro crescita sicura attraverso sedi pubbliche temporanee e protette” scritto nel programma elettorale dell’attuale sindaco. In qualsiasi altro posto “subito” significherebbe a partire dal successivo anno scolastico. Invece nel capoluogo piceno, dove anche i più elementari principi della matematica sono stati messi in discussione, assume un significato assolutamente indeterminato e relativo.

Così da allora è iniziato un indecoroso e indegno teatrino che è l’emblema della confusione, del pressapochismo e della più sconfortante impreparazione con cui questa amministrazione sta affrontando il delicato e fondamentale tema della sicurezza delle scuole. Si potrebbero riempire pagine e pagine citando la serie di interminabili proclami e annunci fatti dal sindaco e dall’amministrazione comunale (e dai loro fedeli cantori) a proposito delle strutture scolastiche temporanee. Che, non servirebbe neppure sottolinearlo, ovviamente non erano a disposizione all’avvio del successivo anno scolastico, con il sindaco Fioravani che poi, in un Consiglio comunale di fine 2019, rispondendo ad un’interrogazione sul tema assicurava che per l’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 il Comune avrebbe trovato le sedi temporanee (salvo poi ammettere poco dopo di non avere a disposizione i fondi per le scuole temporanee…).

Da quel momento in poi è stato un continuo susseguirsi di roboanti annunci e pietose retromarce, di avvisi da parte dell’Arengo per trovare edifici e terreni, tutti miseramente andati a vuoto, di improbabili indagini conoscitive, sempre finalizzate alla possibile individuazione di edifici idonei ad essere utilizzati come strutture temporanee, tutti finiti allo stesso modo. Poi ad inizio novembre, nell’ennesimo Consiglio comunale aperto sulle scuole, incalzato da alcuni consiglieri comunali dell’opposizione proprio sulle strutture temporanee, Fioravanti aveva spiegato che si stavano cercando e in diversi casi trovando soluzioni interne alle scuole stesse, facendo ipotizzare che non ci fosse più la necessità di fare nuovi avvisi e di andare alla ricerca di edifici adeguati ad ospitare temporaneamente gli studenti. Come non detto, 20 giorni dopo è invece partita la nuova ricerca, questa volta non con un semplice avviso, né con un’indagine conoscitiva ma con questa nuova e singolare formula.

Con determina n. 3881 del 23 novembre l’amministrazione comunale ha infatti deliberato di avviare la cosiddetta procedura di dialogo competitivo finalizzata “all’individuazione di edifici da destinare all’insediamento di strutture scolastiche temporanee per la gestione della fase di ricostruzione/adeguamento degli edifici scolastici comunali danneggiati dagli eventi sismici”. Nei giorni successivi, poi, sul sito del Comune è stato anche pubblicato il conseguente bando dal valore totale stimato di poco meno di 4,5 milioni di euro che, poi, è la somma che ha a disposizione il Comune. Per quale ragione l’amministrazione comunale abbia fatto ricorso a questa particolare procedura ovviamente non è dato sapere.

Con un pizzico di ironia si potrebbe dire che è un modo per completare la gamma di possibili procedure tentate, come detto tutte rigorosamente finite in un nulla di fatto (e ci sono tutti i presupposti perché anche in questo caso il risultato sia lo stesso). In sintesi il dialogo competitivo è una procedura nella quale la stazione appaltante (in questo caso il Comune) avvia un dialogo con gli operatori economici per elaborare una o più soluzioni che soddisfino la necessità della stessa stazione appaltante e sulla base delle quali poi i candidati selezionati sono invitati a presentare offerte. Può essere attivata solo quando ricorrono gli specifici presupposti indicati dall’art. 59 comma 2 del Nuovo codice dei contratti pubblici.

Le modalità di svolgimento della procedura sono, invece, spiegate dal disciplinare di gara pubblicato dal Comune e che prevede tre fasi: la prima per individuare i candidati in possesso dei requisiti per poter partecipare, la seconda di dialogo con i candidati che dovranno formulare una proposta progettuale, la terza di competizione vera e propria con le offerte finali e la conseguente individuazione del contraente con il criterio “dell’aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Sempre il disciplinare di gara evidenzia, nello specifico, che la ricerca riguarda 4 scuole cittadine, Malaspina, Don Bosco, San Filippo e Massimo D’Azeglio. E se per le prime tre è comprensibile, visto che secondo il cronoprogramma in quelle scuole i lavori dovrebbero partire entro l’estate prossima, per la Massimo D’Azeglio non si capisce che senso possa avere, visto che, sempre secondo il cronoprogramma, i lavori sono previsti non prima del 2025. Ci sono, infine, altri due aspetti da sottolineare che contribuiscono a rendere meglio l’idea di cosa bisogna concretamente aspettarsi. Ci sono meno di 15 giorni per presentare la candidatura a partecipare, con la scadenza di un bando per nulla pubblicizzato dal Comune che è prevista per il 13 dicembre. I proprietari di immobili che intendono partecipare dovranno produrre un piano e accollarsi il costo di eventuali lavori (certamente necessari) per rendere la struttura fruibile per le attività scolastiche.

Praticamente i bookmakers non accettano scommesse sull’esito finale del bando…

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