L’aborto negato, le Marche “laboratorio” dell’Italia dei prossimi anni


Un post della Ferragni, che fa riferimento ad un articolo del magazine “The Vision”, ed un articolo pubblicato sul quotidiano inglese “The Guardian” mettono in guardia su quanto potrà accadere in Italia dopo le elezioni di settembre sulla base di quanto avviene nelle Marche

Con l’avvicinarsi delle elezioni di settembre e la probabile (praticamente certa) vittoria del centrodestra guidato da Fratelli d’Italia, le Marche sono prepotentemente tornate al centro dell’attenzione politica, non solo italiana ma anche internazionale. D’altra parte non è certo un caso che la Meloni abbia aperto la campagna elettorale proprio nella nostra regione, per altro sottolineando come “Fratelli d’Italia ha dimostrato di avere una classe dirigente all’altezza”.

Ma se davvero le Marche sono l’antipasto di quello che accadrà nel resto del Paese c’è poco da stare allegri. E, al di là della propaganda, la dimostrazione più emblematica di come, a differenza dei proclami elettorali, la situazione nella nostra regione sia tutt’altro che edificante, viene dalla fuga dalla giunta regionale degli stessi assessori, addirittura anche il vice presidente Carloni e Giorgia Latini (che aveva abbandonato il Parlamento per venire a fare l’assessore nelle Marche), oltre che a Guido Castelli, come tanti piccoli Schettino fuggono prima che la barca affondi, per trovare un approdo sicuro in Parlamento.

Tornando al cosiddetto “laboratorio Marche”, ad inquietare è soprattutto un tema molto caldo e molto sentito come quello dell’aborto. Nei mesi scorsi più volte abbiamo evidenziato ciò che, con l’avvento del centrodestra al governo della regione, stava accadendo nelle Marche, con il diritto all’aborto se non completamente negato, comunque messo fortemente a rischio. E proprio il tema dell’aborto in queste ore è finito al centro della cronaca grazie ad un post di Chiara Ferragni e ad un articolo di uno dei più noti quotidiani inglesi, “The Guardian”, che già lo scorso anno si era occupato delle Marche e del capoluogo piceno come laboratorio della nuova destra italiana (vedi articolo “Fascisti su Marche: Ascoli e la Regione laboratorio della nuova destra”).

Ora è il nostro tempo di agire e far si che queste cose non accadano” scrive sul proprio profilo Instagram la più nota influencer italiana in una storia con allegato un articolo di “The Vision” (il magazine on line che si rivolge ai giovani millennial) dal titolo “Fratelli d’Italia ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni”. Sulla stessa linea un lungo e approfondito articolo pubblicato il 22 agosto scorso su “The Guardian” a firma di Angela Giuffrida, con la collaborazione di Pamela Duncan, dal titolo molto simile a quello citato dalla Ferragni.

“Diritto all’aborto a rischio nella regione guidata dal partito del possibile prossimo PM d’Italia” titola l’articolo pubblicato sul quotidiano inglese che parte dalla storia di Giulia, dal calvario che ha dovuto affrontare la 20enne marchigiana che ha deciso di non portare avanti la sua gravidanza. “Giulia ha affrontato ostacoli ad ogni passo – si legge nell’articolo – dai telefoni che non hanno ricevuto risposta e gli ambulatori chiusi, fino ad un medico che ha cercato di convincerla a cambiare idea. Alla fine è andata on line e ha trovato dettagli sull’Aied, una clinica di consulenza familiare senza scopo di lucro ad Ascoli Piceno, a quasi 2 ore di macchina da casa sua, che fornisce servizi per l’aborto.

La clinica prepara le donne all’aborto medico o chirurgico, quest’ultimo effettuato ogni sabato presso l’ospedale locale da due ginecologi non obiettori assunti da fuori regione, che spesso all’esterno affrontano l’ira dei manifestanti anti-aborto. Il servizio è stato appaltato all’AIED una decina di anni fa perché le procedure di aborto non potevano più essere garantite dall’ospedale a causa dell’alto numero di obiettori morali tra il suo personale. La stessa mattina della consultazione di Giulia, Tiziana Antonucci, vicepresidente dell’Aied, risponde agli appelli di altre sei donne che raccontano storie simili delle loro lotte per accedere ai servizi abortivi attraverso il sistema pubblico. Un’interruzione di gravidanza tramite Aied costa 200 euro, soldi che vanno a finanziare il servizio, contro i 1.500 euro di una clinica privata”.

In realtà quello degli obiettori di coscienza negli ospedali marchigiani è un problema di vecchia data, come dimostrano i dati diffusi dall’Asur nel 2021 e riferiti al 2020. A Fermo e Urbino i medici obiettori erano addirittura il 100%, ad Ascoli Piceno 7 ginecologi su 10 e 15 ostetriche su 18, a Civitanova Marche 6 su 8 e 14 su 17. Ora che a guidare la Regione è la destra la situazione è ulteriormente peggiorata. “Anche negli ospedali dove non ci sono obiettori, il servizio è inadeguato. Quando la sinistra era al potere non facevano nulla per cambiarlo, temendo di perdere il voto cattolico. Ora ne abbiamo il diritto e rimaniamo bloccati in questa situazione sempre più difficile” racconta ancora la Antonucci nell’articolo. Che poi racconta cosa in questi 2 anni ha fatto la destra per quanto riguarda l’aborto.

Una delle prime mosse del Consiglio regionale – si legge ancora nell’articolo – è stata quella di non applicare una misura del ministero della Salute, introdotta lo scorso anno, che permetteva alle cliniche, non solo agli ospedali, di fornire la pillola abortiva. Mentre la politica nazionale prevede che gli aborti medici possano essere effettuati fino a nove settimane di gravidanza, nelle Marche il limite è di sette settimane. Per legge, dopo che una donna riceve un certificato medico che autorizza il suo aborto, deve riflettere per una settimana prima che la procedura venga eseguita.”A volte una donna non scopre di essere incinta fino alla quinta o sesta settimana”, ha detto Manuela Bora, una politica regionale del Partito Democratico di centrosinistra. “È quasi impossibile abortire qui. Sì, non possiamo negare che prima era difficile, ma ciò era dovuto agli obiettori morali; ora l’erosione dei diritti all’aborto è un tema politico“.

La stessa Bora conosce fin troppo bene le tattiche degli attivisti anti-aborto dopo essersi scontrata con Giorgia Latini, assessore alle Pari Opportunità delle Marche, sull’aborto ha ricevuto 1.450 pannolini – che rappresentano il numero degli aborti nelle Marche nel 2019 – da un medico, che ha consegnato la partita agli uffici comunali mentre suo figlio teneva un cartello che diceva di aver sangue sulle sue mani. Una politica prioritaria sia per Fratelli d’Italia che per la Lega è invertire il calo delle nascite in Italia. Un modo per raggiungere questo obiettivo, secondo loro, è ridurre gli aborti fornendo incentivi finanziari per incoraggiare le donne a portare a termine una gravidanza” prosegue l’articolo che, poi, ricorda alcune affermazioni dell’assessore Saltamartini e, ancor più, del capogruppo in Consiglio regionale di FdI Carlo Ciccioli che ha definito l’aborto “una battaglia di retroguardia assoluta e l’anno scorso ha suscitato polemiche dopo aver parlato di sostituzione etnica dei bambini nelle scuole”.

L’aborto in Italia è stato legalizzato nel 1978 – si legge ancora nell’articolo pubblicato su “The Guardian” – ribaltando un divieto assoluto imposto dal dittatore fascista Benito Mussolini che lo considerava un crimine contro la razza italiana, ma l’alto numero di ginecologi che si rifiutano di interrompere le gravidanze per motivi morali – 64,6% secondo i dati del 2020 – ha significato che le donne incontrano ancora enormi difficoltà nell’accesso a procedure sicure. La leadership conservatrice in diverse regioni italiane negli ultimi anni ha ulteriormente ostacolato l’accesso all’aborto, soprattutto nelle Marche, ex bastione di sinistra, che da settembre 2020 è governato da Fratelli d’Italia, un partito di radici neofasciste che dopo le elezioni nazionali di settembre potrebbe essere il più grande partito in una coalizione di governo di destra. Giorgia Meloni, il capo del partito che spera di diventare presidente del Consiglio, ha descritto l’aborto come una “sconfitta”, anche se di recente ha affermato che l’abolizione della legge del 1978 non era all’ordine del giorno.

Tuttavia, le Marche, descritte come un “laboratorio” per le politiche di Fratelli d’Italia, forniscono un’idea di ciò che potrebbe accadere se la coalizione guidata dal partito e che include la Lega di estrema destra di Matteo Salvini, che è ugualmente contro l’aborto, conquistasse il potere”.  

L’articolo completo pubblicato su “The Guardian”:  https://www.theguardian.com/world/2022/aug/22/abortion-rights-at-risk-in-region-led-by-party-of-italys-possible-next-pm

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