Ennesimo incidente grave, alternanza scuola-lavoro da cambiare


A Merano finisce in ospedale, in gravi condizioni, un 17enne impegnano in un Pcto in un’officina. A gennaio e febbraio si erano verificati 2 incidenti mortali in Friuli e nelle Marche. Gli studenti scendono in piazza e chiedono l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro e tornano

Ci si può affidare all’amaro sarcasmo utilizzato dal professore Guido Saraceni, docente di Filosofia del diritto presso l’Università di Teramo (e negli ultimi mesi noto anche per aver pubblicato due romanzi di successo), per commentare l’ennesimo incidente grave sul lavoro che, nel fine settimana scorso, ha coinvolto uno studente diciassettenne impegnato in un “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento” (Pcto), più comunemente detto “alternanza scuola lavoro”. “Dato che in Italia muoiono tre persone al giorno sul luogo di lavoro – ha scritto nei giorni scorsi su facebook – noi che siamo furbi abbiamo deciso di mandare in prima linea anche gli studenti, così’ imparano subito cosa li aspetta. A gennaio è morto Lorenzo Parelli. A febbraio è venuto a mancare Giovanni Lenoci. Ora la vittima dell’incidente di Merano è attualmente ricoverata, in gravi condizioni”.

Oppure, per comprendere meglio che “aria tira” in proposito nel nostro paese, si può raccontare che, nelle stesse ore in cui avveniva questo ennesimo incidente grave, giungeva la notizia della discutibile operazione delle forze dell’ordine nei confronti dei ragazzi che a gennaio e a febbraio, dopo i due incidenti mortali, erano scesi in piazza per protestare, chiedendo una maggiore sicurezza sui posti di lavoro e, soprattutto, l’abolizione di questo sistema di alternanza scuola-lavoro. Un’operazione che non può non lasciare sgomenti perché in occasione di quelle manifestazioni di protesta le cronache raccontarono dell’indegno (per un paese civile) comportamento delle forze dell’ordine, con violenze diffuse (a Roma come a Milano, a Torino come a Napoli) su inermi ragazzi e ragazze, inspiegabilmente e immotivatamente oggetto di cariche e di violente manganellate che avevano costretto decine e decine di studenti a ricorrere alle cure in ospedale (vedi articolo “Violenze di Stato contro gli studenti, la vergogna e il silenzio”).

Purtroppo non è una novità e tutto nasce dalla certezza (che deriva dalle innumerevoli esperienze del passato e da una legislazione che non fa nulla per evitare che accadano simili vergogne) che le forze dell’ordine hanno che tanto le loro violenze restano praticamente sempre (con rarissime eccezioni) impunite. E l’ennesima conferma si avuta proprio in questa occasione, con l’accanimento nei confronti di chi protestava e la più assoluta impunità per chi, invece, si è macchiato di simili inaccettabili violenze gratuite.

A gennaio gli studenti che protestavano contro le morti nell’alternanza scuola lavoro hanno preso manganellate tra ferite e traumi. Ora l’accanimento con perquisizioni e indagini sulle vittime, non sui picchiatori” scrive Selvaggia Lucarelli in un articolo dal titolo sin troppo emblematico (“Prima pestati poi arrestati: lo Stato si accanisce sui ragazzi”) che racconta di perquisizioni in casa di alcuni ragazzi, con un dispiegamento di forze dell’ordine degno di un blitz antimafia, coordinato niente di meno che dal Dipartimento antiterrorismo, a cui viene contestato il reato di “deturpamento e imbruttimento di cose altrui”, punito dall’articolo 639 del codice penale che prevede una multa e, in rarissimi casi (i più gravi) la detenzione da uno a sei mesi.

Un autentico paradosso anche in questo caso non sorprendente, soprattutto dopo aver ascoltato l’imbarazzante replica della ministra dell’interno alle interrogazioni presentate da diversi parlamentari. Nonostante numerosi video, foto e centinaia di testimonianze dimostrassero esattamente il contrario, la ministra Lamorgese aveva parlato di reazione a presunte (e mai dimostrate) provocazioni e cariche da parte dei cortei degli studenti, minimizzando gli episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine. D’altra parte così ci sarà di così grave nelle immagini che mostrano un ragazzino a terra che perde sangue ma che continua a subire violente manganellate dalla polizia che, poi, si accanisce con violenza anche su una ragazza che aveva “osato” provare a soccorrerlo e rialzarlo (entrambi finiranno poi in ospedale). E che male c’è nel manganellare selvaggiamente decine di ragazzi e ragazze inermi, molti dei quali stesi a terra con le mani alzate…

Certo poi la Lamorgese, che ha parlato di violenze da parte degli studenti e di comportamento corretto da parte delle forze dell’ordine, avrebbe dovuto spiegare come mai, allora, non c’è a referto neppure un agente con un graffio, mentre sono decine e decine i ragazzi e le ragazze che sono dovuti ricorrere alle cure dell’ospedale, pieni dei tipici lividi lasciati dalle manganellate… Unendo i due fatti cronaca (l’ennesimo incidente e le perquisizioni contro gli studenti), la fotografia che emerge è davvero inquietante, molto simile a quello che si può definire un “regime”, che continua a disinteressarsi della piaga delle morti sul lavoro ma che si accanisce e persegue chi osa scendere in piazza a protestare.

Per altro è significativo che ormai l’opinione pubblica sembra averci fatto il callo perché l’incidente di venerdì scorso, accaduto in un officina meccanica, è passato quasi sotto silenzio. Il 17enne, che stava lavorando insieme ad un uomo di 36 anni, è stato colpito da un getto di fiamma nel locale dedicato alle verniciature dei veicoli. Ora è ricoverato in gravissime condizioni e in prognosi riservata al centro specializzato per ustionati di Murnau, in Baviera. Come anticipato quello di Merano è il terzo incidente grave accaduto quest’anno nell’ambito del Pcto, gli altri due purtroppo con esito fatale. Il 21 gennaio scorso in provincia di Udine, nell’ultimo giorno di stage in fabbrica, era morto un 18enne dell’Istituto salesiano Bearzi colpito da una putrella nel corso di un addestramento professionale previsto dal programma. Il 14 febbraio, invece, era morto in un incidente stradale un 16enne in istruzione al Centro di addestramento Artigianelli di Fermo, uscito con la ditta con cui stava effettuando il Pcto per sostituire una caldaia.

Dopo il primo incidente mortale, così come dopo il secondo, sull’onda dell’emozione che avevano procurato quelle giovani vittime tutti si erano impegnati, in particolare il governo, a fare in modo che non accadesse più. Passata l’emozione del momento, tutto è proseguito come al solito e ora neppure se ne parla più di questa piaga. A provare a far sentire la propria voce di protesta sono ancora una volta gli studenti.

Quest’ultimo incidente in officina si aggiunge ad una lunga lista di morti sul lavoro e all’interno delle scuole. Sono fatti causati da un sistema malato, volto solamente al profitto. Vogliamo sicurezza, dentro e fuori le scuole, vogliamo che l’alternanza scuola lavoro e gli stage vadano aboliti in favore dell’istruzione integrata che metta in critica il sistema produttivo attuale per costruire dai luoghi della formazione un modello diverso di società” afferma il coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti, Luca Redolfi, che annuncia mobilitazioni studentesche in tutto il Paese. Con la speranza che questa volta non si ripeta l’indegno spettacolo del gennaio e del febbraio scorso…

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