Violenze di Stato contro gli studenti, la vergogna e il silenzio


Nell’inaccettabile silenzio di quasi tutti i mezzi di informazione a Roma, Milano, Torino, Napoli incomprensibili cariche e immotivate violente manganellate contro ragazzi e ragazze scesi in piazza per chiedere giustizia per Lorenzo Parelli

Mentre l’opinione pubblica e la sempre più impresentabile informazione italiana erano presi dall’indegno teatrino messo in scena intorno all’elezione del nuovo-vecchio Presidente della Repubblica, nel nostro Paese sono accaduti fatti gravissimi che, tanto per cambiare, sono passati sotto silenzio. A partire da Roma, passando per Milano, Torino e Napoli sui ragazzi che manifestavano per chiedere giustizia per Lorenzo Parelli e, al tempo stesso, una maggiore sicurezza sul lavoro, si è abbattuta la violenta repressione delle forze dell’ordine, con incomprensibili cariche e immotivate manganellate che hanno ferito decine e decine di ragazzi. Che volevano solamente gridare la propria rabbia perché, come campeggiava su diversi striscioni ed è stato ripetuto in diversi slogan, “non si può morire di scuola”, che chiedevano più sicurezza sul lavoro e una completa revisione della cosiddetta alternanza scuola-lavoro.

E che, soprattutto, non hanno certo manifestato in modo violento, non erano armati di spranghe, caschi e qualsiasi altro corpo contundente. In altre parole manifestavano per qualcosa per cui in linea di principio tutti avremmo dovuto manifestare insieme a loro e, soprattutto, senza rappresentare in alcun modo un pericolo per nessuno, men che meno per l’incolumità degli agenti delle forze dell’ordine che, neanche avessero di fronte chissà quali pericolosi ed eversivi gruppi, si sono già presentati con una tenuta da sommossa che non lasciava presagire nulla di buono.

Una vergogna, che in un paese civile avrebbe delle inevitabili conseguenze, resa ancora più inaccettabile dal silenzio dell’informazione (e non è certo una giustificazione che l’attenzione era tutta concentrata sulle elezioni del Presidente della Repubblica), con quei pochi giornali che hanno parlato che lo hanno fatto riporta  ndo, senza degnarsi di verificare, la versione di parte fornita dalle stesse forze dell’ordine, clamorosamente smentita dai fatti, dalle testimonianze di chi c’era (ragazzi e quei rari giornalisti che sono andati a verificare di persona) e da alcuni inequivocabili video. A Milano, ad esempio, secondo la versione delle forze dell’ordine le cariche, con annesse manganellate, si sarebbero rese necessarie perché un corteo di 200 ragazzi, molti dei quali minorenni, voleva raggiungere la sede di Assolombarda per deporre una simbolica trave d’acciaio in cartapesta insanguinata (con chiaro riferimento alla drammatica vicenda del povero Lorenzo) e avrebbe cercato di forzare il blocco con lancio di oggetti e tentativi di aggressione agli agenti.

Le immagini di vari video, però, raccontano un’altra storia. Si vede un ragazzo che butta giù un paio di transenne ma poi indietreggia, così come il resto del gruppo. Di tentativi di aggressione agli agenti schierati non se ne vedono, né tanto meno lancio di oggetti pericolosi, se non un paio di uova. L’ultimo dei quali scatena la reazione immotivatamente violenta della polizia che carica con decisione, manganella ragazzini e ragazzine sulla testa, sulle gambe sulla schiena.

Alcuni agenti, si vede chiaramente in un video, non si fermano neppure di fronte ad un ragazzino che è a terra e perde sangue dalla testa e deve continuare a subire le violente manganellate della polizia che si accanisce anche con una sua amica, che prova a soccorrerlo e a rialzarlo, anche lei violentemente manganellata sulle gambe e sulle braccia. I due, come decine di altri ragazzi e ragazze, verranno poi curati al pronto soccorso, con punti sulla testa per il ragazzo e vistosi ematomi sulle gambe e sulle braccia per la ragazza.

A Torino, invece, secondo la ricostruzione ufficiale, cariche e manganellate si sarebbero rese necessarie perché addirittura il corteo avrebbe cercato di forzare il blocco con un furgone, lanciando sassi e mattoni contro gli agenti. Anche in questo caso le testimonianze e, soprattutto, i video raccontano tutt’altra storia. Il furgone in effetti c’era, con cassa e microfono, ma è sempre rimasto parcheggiato allo stesso posto, non si è mai mosso. Di sassi e mattoni non se ne sono visti e le immagini dei video dimostrano inequivocabilmente come qualche oggetto trovato qua e là in strada è stato lanciato da qualche ragazzo solo dopo la quarta carica.

Prima che iniziassero le violente cariche, anche in questo caso con ragazzi e ragazze inermi, in alcuni casi a terra, selvaggiamente manganellati, ci sono solo alcuni slogan e qualche insulto lanciato contro gli agenti. Davvero troppo poco per giustificare una simile reazione violenta, ancor più inaccettabile se si pensa che il giorno prima, nel corso della manifestazione no pass, i rappresentanti delle forze dell’ordine sono stati oggetto per tutto il tempo della manifestazione stessa di ripetuti insulti (“fate schifo, dovreste sputarvi in faccia da soli” gli urlavano in continuazione alcuni degli organizzatori con fare visibilmente provocatorio)ma non hanno mosso un dito, neppure quando il corteo ha superato le zone recintate nella quali teoricamente non potevano accedere.

Così come nulla hanno fatto quando una parte dei manifestanti no pass hanno illegalmente occupato l’università. Forti e inutilmente spietati con i più deboli, mansueti come agnellini con chi in qualche modo può rappresentare un problema. “Ho chiesto al capo della Celere perché stessero picchiando degli studenti pacifici e mi ha risposto che stava facendo il suo lavoro e che se non mi andava bene potevo mandare tutto ai giornalisti” ha raccontato un ragazzo presente alla manifestazione studentesca di Torino a Selvaggia Lucarelli. L’unica che si è occupata della vicenda, che ha raccontato quanto accaduto a Milano e Torino.

Ma situazioni simili si sono vissute e viste anche a Roma, dove domenica 23 gennaio davanti al Pantheon si sono ritrovati centinaia di studenti e studentesse per chiedere giustizia per Lorenzo (“Sappiamo chi è Stato: Lorenzo vive” recitava lo striscione che apriva la manifestazione) ma anche a Napoli nei giorni successivi. Ogni volta, in ogni occasione: la polizia che, senza ragione, carica e manganella in maniera violenta ed indiscriminata, per poi il giorno successivo fornire improbabili versioni ufficiali che cozzano totalmente con il racconto di chi c’era e con i video.

Per altro, a conferma che le surreali ricostruzioni ufficiali sono poco credibili (per usare un eufemismo), ci sono i dati ufficiali che non lasciano scampo. In nessuna delle 4 manifestazioni citate si registra un solo agente anche leggermente ferito, mentre a Milano come a Torino, a Roma come a Napoli, si contano decine e decine di ragazzi feriti, con tantissimi di loro costretti a ricorrere alle cure di pronto soccorso ed ospedali. Semplicemente inaccettabile quanto accaduto, ancor più perché la violenza delle forze dell’ordine si è riversata su ragazzi e ragazze, molti dei quali minorenni, che in alcun modo rappresentavano un minimo pericolo per gli agenti stessi e per i luoghi dove si svolgevano le manifestazioni.

Dalle immagini dei tantissimi video c’è più che un sospetto che quelle delle forze dell’ordine siano state violenze assolutamente e incomprensibilmente gratuite. E che come al solito poi nessuno pagherà mai per quanto accaduto. Sarebbe quanto mai opportuno un immediato intervento del ministro Lamorgese, lo chiede anche Enrico Letta. “Le cariche della polizia contro ragazzi e ragazze sono gravissime, qualcuno deve dare risposte” ha affermato il segretario del Pd, sollecitando l’intervento del ministro.

A completare un quadro semplicemente inquietante lo sconcertante post sui social di un agente di polizia contro la stessa Lucarelli, “colpevole” di essersi occupata di quanto accaduto nelle manifestazioni di protesta degli studenti. “Selvaggia cara, mi auguro che la prima manganellata l’abbia preso proprio tuo figlio” ha scritto. In un paese “civile” pochi minuti dopo sarebbe stato cacciato  con disonore e non gli sarebbe stato consentito più di indossare (e disonorare) una divisa. In Italia dove neppure chi ha ucciso senza ragione qualche inerme ragazzo (come nel caso Aldrovandi) viene cacciato, figuriamoci se un simile indegno comportamento poteva provocare una qualche reazione ufficiale.

Poi, però, che nessuno (soprattutto tra gli addetti ai lavori) si venga più a lamentare se una larga fetta delle popolazione non si fida e non nutre il rispetto che si deve a chi indossa una divisa…

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