I padroni della città


E’ sempre più forte la sensazione che quelli che da oltre 20 anni governano il capoluogo ormai si sentano padroni intoccabili della città, a cui tutto è consentito. Come, ad esempio, nello sconcertante caso dell’incarico diretto affidato alla figlia del presidente dell’Ente Quintana

Lo avevamo evidenziato già più di 2 anni fa, nei giorni in cui era in corso la campagna elettorale per le elezioni comunali che hanno portato Marco Fioravanti a guidare la città. “Emerge con chiarezza la sensazione che, quelli che da 20 anni governano il capoluogo, ormai si sentano padroni intoccabili della città, a cui tutti è consentito” sottolineavamo allora nell’articolo “I padroni della città”, riportando alcuni episodi ed eventi di quella campagna elettorale che lasciavano a dir poco perplessi. Come, ad esempio, l’utilizzo del palazzetto dello sport di Monticelli per la presentazione e per il comizio di fine campagna elettorale del candidato sindaco Fioravanti, con tanto di sfratto per il torneo di calcetto programmato da tempo, in barba a quanto statuito dal regolamento comunale per l’utilizzo degli impianti sportivi.

E negli ultimi 2 anni inevitabilmente questo comportamento si è ulteriormente accentuato da parte dell’amministrazione comunale. Che non si fa alcuno scrupolo (spalleggiata da parte della stampa locale) di prendere in giro gli ascolani annunciando interventi e lavori attesi da anni che, però, continuano a non partire (emblematico il caso del ponte di San Filippo). O, peggio ancora, di spacciare per improbabili successi clamorose bocciature. Come nella vicenda relativa all’intervento per il miglioramento sismico della scuola Sant’Agostino o, in maniera ancora più evidente e clamorosa, nel caso della famosa Ordinanza Ascoli sulle scuole. Un durissimo e pesantissimo atto di accusa “istituzionale” contro la passata amministrazione (sindaco Castelli) e anche quella attuale (guidata da Fioravanti) che, invece, con incredibile faccia tosta gli stessi Fioravanti e Castelli (ora assessore regionale) hanno “venduto” come riconoscimento e successo dell’azione del Comune (e qualche sprovveduto “boccalone” ci ha anche creduto…).

Ma l’ambito in cui questo comportamento da “padroni della città” si manifesta in maniera incredibilmente palese è quello degli appalti e incarichi assegnati dall’amministrazione comunale. E non solo e non tanto perché quello di Ascoli è, tra i Comuni con la percentuale più elevata d’Italia (94%) di appalti assegnati con affidamento diretto (vedi articolo “Trasparenza e buona amministrazione, bocciato il Comune di Ascoli”). Ma anche e soprattutto perché troppo spesso gli incarichi vengono affidati ai “soliti noti”, spesso con motivazioni e in forme semplicemente sconcertanti, naturalmente stando sempre attenti a restare nell’ambito del rispetto delle norme, senza minimamente preoccuparsi, però, se sono davvero utili per la città e se c’è qualcun altro che potrebbe effettuare quel determinato servizio con maggiore competenza.

L’emblema di questo modo di comportarsi è il famoso project financing sulle scuole, quella testarda volontà di cercare in ogni modo, nonostante fosse chiaro sin dall’inizio che quella strada fosse impraticabile, di affidare a determinati professionisti la gestione della ricostruzione e della messa in sicurezza delle scuole cittadine che alla fine ha fatto perdere oltre 2 anni, con tutte le conseguenze che ne sono seguite. Ma negli ultimi mesi di incarichi discutibili e “creativi” affidati senza gara ne abbiamo osservati davvero tantissimi.

E’, però, indiscutibile che il più controverso e il più imbarazzante è sicuramente quello affidato alla 23enne figlia del presidente dell’Ente Quintana per realizzare video promozionali da veicolare sui social (Instragam e Tik Tok in particolare) e sul sito visitascoli.it. Deliberato sotto Ferragosto (delibera n. 255 del 9 agosto), periodo nel quale, secondo la tradizione tramandata dalla “prima Repubblica”, governo centrale e amministrazioni locali approvano i provvedimenti più discutibili e particolari (approfittando dell’attenzione dei cittadini decisamente più bassa), si tratta dell’ennesimo incarico discutibile legato alla promozione del capoluogo piceno, senza che ci sia una strategia complessiva credibile, un serio piano marketing e di comunicazione.

Si procede con incarichi costosisissimi (come quello ad Ossini per 70 mila euro) e a dir poco singolari, come quello (poco meno di 50 mila euro) per “la profilatura dell’impronta emozionale del contesto urbano”. Poi è arrivato anche questo a Melissa Massetti che ha sollevato tanti, troppi dubbi. Innanzitutto per la procedura seguita, un incarico diretto senza trattativa e senza bando, non prendendo in considerazione altre persone non meno qualificate (anzi), ma anche tante agenzie e associazioni del territorio che si occupano di promozione sul web, senza considerare che Ascoli ha la fortuna in questo campo di avere una straordinaria risorsa, il Liceo Artistico “Licini”, che andrebbe sfruttata adeguatamente proprio per queste circostanze. Il fatto, poi, che questo affidamento diretto riguardi la figlia del presidente dell’Ente Quintana inevitabilmente non può che alimentare dubbi.

Ma a rendere il quadro ancor più sconcertante ci hanno, poi, pensato i successivi atti dell’amministrazione comunale, a partire dalla determina n. 2762 e dal successivo contratto stipulato dalle parti, sorvolando (per decenza) sul contenuto e la qualità dei primi video della stessa Massetti. In particolare la determina n. 2762 del 20 settembre scorso che già solleva non poche perplessità semplicemente dal titolo (“Avvio procedura negoziata e affidamento ex ar. 63 D.Lgs n. 50/2016 del servizio di ambassador e realizzazione di video da veicolare sul portale visit Ascoli e sui social network con acquisizione dei diritti di sfruttamento”) visto che si parla di avvio della procedura per l’affidamento quando già “l’ambassador” (Melissa Massetti) ha postato un paio di video…

Ma il passaggio cruciale e controverso della determina è quello nel quale, per giustificare questa singolare procedura, cioè l’affidamento diretto senza trattativa e senza neppure il bando, si fa riferimento all’art. 63 comma 1 lettera b punto 1 del dgls 50/2016 (Codice degli appalti) e alle Linee Guida 8 Anac che chiariscono e delimitano il carattere di servizio infungibile (nel senso di dotato di una sua specifica individualità che non consente la sostituzione con un altro).

Nel caso di appalti pubblici di lavori, forniture e servizi la procedura negoziata senza previa pubblicazione può essere utilizzata: quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico per una delle seguenti ragioni: lo scopo dell’appalto consiste nella creazione o nell’acquisizione di un’opera d’arte o rappresentazione artistica unica; la concorrenza è assente per motivi tecnici; la tutela di diritti esclusivi, inclusi i diritti di proprietà intellettuale” recita quell’articolo del dgls.

Nel capitolo delle Linee Guida 8 Anac dedicato al concetto di infungibilità (“Le possibili cause dell’infungibilità delle forniture e dei servizi”) si legge: “Un bene o un servizio possono essere infungibili perché, a causa di ragioni di tipo tecnico o di privativa industriale, non esistono sostituti degli stessi, oppure a causa di decisione passate del contraente che lo vincolano nei comportamenti futuri o, infine, a seguito di decisione strategiche da parte dell’operatore economico”. Nel proseguo del capitolo vengono meglio specificati quei vincoli e vengono riportati alcuni esempi che in alcun modo possono neanche avvicinarsi all’incarico affidato dal Comune di Ascoli. Infine viene sottolineato come, per poter affidare un incarico o un appalto con quella procedura, “il primo passo, fondamentale, consiste nell’accertare in modo rigoroso l’infungibilità del bene”.

Non bisogna certo essere degli esperti per comprendere come il concetto di infungibilità, così come delineato da quelle norme e dalle Linee Guida a cui fa riferimento la determina comunale, non possa in alcun modo essere applicato al caso in questione, a meno che, con un estremo sforzo di fantasia, si voglia considerare la realizzazione di un video promozionale (che, per altro, come vedremo non è neppure la stessa Massetti materialmente a realizzare) “un’opera d’arte o rappresentazione artistica unica”.

Non arriva a tanto neppure il dirigente comunale che ha firmato quella determina che, invece, con sprezzo del ridicolo prova ad attribuire il carattere di infungibilità al fatto che l’ambassador è “una giovane ascolana” (ce ne sono sempre meno vista la continua fuga dal capoluogo piceno di giovani…), che “ha deciso di specializzarsi in marketing”, è in possesso di partita Iva (per altro, guarda il caso, aperta meno di un mese prima dell’affidamento dell’incarico, il 19 luglio 2021…) ma, soprattutto, per “il suo successo sui social e per il suo attaccamento al territorio”. Siamo ben oltre il tentativo di arrampicarsi sugli specchi, probabilmente avrebbe destato meno perplessità se nella determina avessero scritto che hanno seguito quella procedura perchè “facciamo quello che ci pare”, sarebbe stato decisamente meno imbarazzante.

Come se non fosse già ampiamente sufficiente così, c’è poi il particolare non irrilevante che sia nella determina che nello schema di contratto (per altro inviato dopo che già l’ambassador aveva inserito sui socia e su visit Ascoli un paio di video…) viene specificato senza possibilità di fraintendere che l’oggetto dell’incarico è “la realizzazione da parte dell’ambassador di video”. E’ invece del tutto evidente dai due video citati che in concreto non è la stessa Massetti a realizzarli (gli organi di informazione locali hanno riferito che a realizzare i video è la Xentek Produzione Video).

Secondo le norme degli appalti pubblici il fornitore si impegna ad eseguire la prestazione (in questo caso i video promozionali) personalmente. E se è previsto l’intervento di terzi in fase di realizzazione e montaggio deve essere contemplato nel contratto il cosiddetto “avvalimento”, ovvero l’intervento di un’impresa ausiliaria con obbligo di comunicazione del nominativo alla stazione appaltante. Superfluo sottolineare che, in questo caso, non c’è traccia di tutto ciò. Purtroppo, però, non c’è molto da stupirsi. Se nel capoluogo piceno è potuto addirittura accadere che, per magia, quella che era la tv del Comune (Arengo Tv) è diventata la tv dell’assessore regionale Castelli, come denunciato dal consigliere comunale Ameli, figuriamoci se ci si può sorprendere di questa interpretazione a dir poco singolare delle norme. In altri posti, di fronte a simili situazioni, ci sarebbe una vera e propria sollevazione.

Nel meraviglioso mondo incantato e addormentato di “Ugualos” si ode solo, in lontananza, qualche bisbiglio. Poi, però, però ci si interroga con stupore sul perché cresce in maniera imbarazzante il numero di giovani ascolani che preferiscono andarsene…

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