Più cemento per tutti: la paradossale strategia del Comune contro lo spopolamento


Mentre il capoluogo piceno, secondo gli ultimi dati ufficiali, scende addirittura sotto quota 47 mila residenti, l’amministrazione comunale pensa di bloccare l’esodo puntando sul Social Housing e sulla realizzazione in ogni zona di nuove case e nuove palazzine

Sempre meno residenti, sempre più cemento. E’ la paradossale situazione che potrebbe verificarsi nei prossimi anni nel capoluogo piceno dove ormai non ci si può stupire più di nulla, neppure del più surreale e incomprensibile paradosso. E dove può tranquillamente accadere che l’amministrazione comunale, almeno nelle intenzioni e nei progetti, per cercare di porre un freno all’inarrestabile crollo del numero di residenti e, magari, provare pian piano a ripopolare un po’ la città, non trovi di meglio che programmare la realizzazione di nuove palazzine un po’ ovunque e di centinaia e centinaia di nuovi appartamenti. Come se il sindaco e la giunta pensassero seriamente che il continuo esodo da Ascoli sia determinato dalla mancanza di case.

A dare il proprio contributo, poi, come al solito ci pensa anche l’informazione locale che continua a fare da megafono agli annunci dell’amministrazione comunale, anche a quelli che palesemente non hanno alcun senso e alcuna logica, senza mai neppure farsi sfiorare dal dubbio che forse sarebbe il caso di approfondire e verificare (in altre parole, quello che dovrebbe fare un giornalista…). Anzi, spesso sono proprio gli stessi quotidiani locali a rilanciare con enfasi gli annunci del primo cittadino. Solo alcuni giorni fa, ad esempio, un articolo a tutto pagina di uno di quei quotidiano annunciava la prossima realizzazione di 8 palazzine al Marino del Tronto, parlando di “sfida dell’Arengo allo spopolamento della città”.

Il riferimento è al Piano di lottizzazione nell’Area Progetto Ap 10 (appunto Marino del Tronto), approvato dalla giunta comunale il 21 aprile scorso con delibera n. 114, che prevede la realizzazione di 8 palazzine per oltre 6 mila metri cubi di cemento, in minima parte compensati da 1.825 mq di verde e parcheggi pubblici. Al di là del fatto che sarebbe una palese contraddizione continuare ad annunciare di voler riportare gli ascolani ad abitare in centro ma, intanto, costruire un po’ ovunque nei quartieri periferici, nelle settimane e nei mesi precedenti erano arrivati annunci simili, con nuove abitazioni e nuove palazzine da realizzare (almeno nelle intenzioni dell’amministrazione comunale) in altre zone della città, centro compreso.

Non solo, anche nel Piano di Riqualificazione Urbana dell’area ex Carbon, che già dovrebbe prevedere insediamenti abitativi per oltre 2 mila residenti, l’amministrazione comunale avrebbe voluto aggiungere ulteriori 10 mila metri cubi di cemento per il cosiddetto housing sociale. Discorso identico con il Piano particolareggiato zona “Aprs 2”, il cosiddetto Centro Direzionale (viale Indipendenza), già in un’area a prevalente destinazione residenziale e servizi ma, nel progetto adottato, arricchito ulteriormente di cemento, palazzine e nuove abitazioni. Ricordando che poi il progetto per l’housing sociale nell’area ex Carbon è miseramente fallito (la Regione ha bocciato il progetto del Comune di Ascoli perché non aveva i requisiti richiesti per partecipare al bando), sulla base dei progetti (promessi e in corso di realizzazione) annunciati dall’amministrazione comunale nei prossimi anni nel capoluogo piceno avremo una nuova pioggia di palazzine e nuove abitazioni (e quindi una sensibile nuova colata di cemento) in grado di ospitare migliaia di persone.

Ma davvero una città che negli ultimi 10 anni ha perso migliaia e migliaia di residenti, scendendo addirittura sotto quota 47 mila, ha bisogno di tutto questo cemento, di tutte queste nuove abitazioni e palazzine? E, ancora, con tutto il patrimonio edilizio, pubblico e privato, presente sul territorio comunale che, ancor più dopo il terremoto, versa in condizioni a dir poco discutibili, non sarebbe forse molto più serio e più saggio concentrare i propri sforzi (anche economici) su un grande programma di recupero e ristrutturazione dell’esistente, piuttosto che pensare a progetti di nuove costruzioni completamente inutili per la città (e semmai utili solo a chi li realizza…)? Soprattutto, però, davvero qualche sprovveduto può realisticamente pensare che basta realizzare nuove case e nuove palazzine per arrestare una fuga che è iniziata da tanti anni e che ha radici ben più profonde e più solide?

Verrebbe da pensare che l’idea che l’emorragia di residenti si possa fronteggiare con una nuova impressionante colata di cemento in diverse zone della città in realtà sia una forzatura dei mezzi d’informazione, che per semplificare si affidano a certi titoli, a certi slogan, e che quindi sindaco e giunta non siano così ingenui da pensarlo realmente. Già, sarebbe difficile pensare che chi riveste certi ruoli istituzionali possa essere così sprovveduto se non fosse che questa bislacca e imbarazzante convinzione non fosse stata messa per iscritto da sindaco e giunta. E non sui social o su qualche comunicato da considerare, quindi, per quello che è. Ma su un documento ufficiale della giunta comunale, anzi, su uno dei documenti più importanti in assoluto: il Documento unico programmatorio (Dup).

Per chi non lo sapesse, il Dup è lo strumento che permette l’attività di guida strategica ed operativa degli enti locali, costituendo il presupposto necessario di tutti gli altri documenti di programmazione. Si compone di due sezioni, quella strategica e quella operativa, con la prima che ha un orizzonte temporale di riferimento pari a quello del mandato amministrativo e la seconda parti a quella del bilancio. In pratica il Dup fissa gli obiettivi e le finalità che si vogliono perseguire nel corso del mandato e nel triennio di riferimento, ovviamente con un’attenzione particolare all’anno in corso, e descrive le linee programmatiche caratterizzanti il mandato amministrativo e gli interventi che verranno attuati anno dopo anno.

E proprio nel Dup 2021-2023, approvato il 23 dicembre 2020 con delibera n. 293, viene messo “nero su bianco” non solo che questa è la strategia di sindaco e giunta per “porre un freno al costante decremento demografico di Ascoli Piceno” ma viene considerata utile anche per “lo sviluppo occupazionale della città”. Non è un caso che le citazioni di questa particolare strategia si trovino in due dei 9 filoni in cui sono suddivise le linee programmatiche dell’amministrazione comunale, tra cui anche quella denominata “Ascoli città del lavoro”, con particolare riferimento al progetto di Hosing Sociale, visto appunto non solo come un freno al costante decremento demografico del capoluogo piceno ma anche come possibilità per incrementare le proposte occupazionali.

Come abbiamo già sottolineato, pensare che, in una città che negli ultimi 20 anni ha perso quasi 10 mila abitanti, sia sufficiente costruire nuove case e palazzi per “ripopolarla” è ai limiti del demenziale. E, soprattutto, evidenzia l’assoluta incapacità di analizzare e capire cosa realmente ha determinato questo esodo, con la consapevolezza che è impossibile provare ad invertire la tendenza se non si prova neppure a capire cosa l’ha determinata.

Ne abbiamo già parlato nei mesi scorsi quando San Benedetto è diventato il comune della provincia di Ascoli con il maggior numero di residenti (vedi articolo “Il sorpasso”), Ascoli è purtroppo una città nella quale non ci sono prospettive non solo per i più giovani ma anche per i meno giovani. Naturalmente quando si parla di prospettive la prima cosa a cui si pensa è il lavoro. E sicuramente per più o per i meno giovani prospettive occupazionali praticamente non ce sono (e non serve neppure scomodare i dati sulla disoccupazione…), ma la mancanza di prospettive investe un po’ tutti i settori della vita cittadina.

Non solo, da anni ormai si è cementificato un blocco di potere (grazie anche al fatto che da 22 anni governano sempre gli stessi, non c’è stata quella alternanza che invece c’è stata in quasi tutti i principali comuni delle Marche) che tiene ferma e paralizza la città, che prospera e lascia prosperare chi in qualche modo è legato a questo blocco ma che continua ad impoverire e svuotare una città sempre più desolatamente vuota, sotto ogni punto di vista, non lasciando tante alternative, al di là della fuga, a tutti gli altri. Ed è del tutto evidente che affrontare tutto ciò puntando soprattutto sulla realizzazione di nuove case e nuove palazzine non fa altro che radicalizzare ulteriormente questa situazione, incentivando ulteriormente, invece che arginare, l’esodo dal capoluogo piceno…

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