Il “sorpasso”


Secondo le proiezioni del sito demo.istat.it da aprile 2020 San Benedetto ha superato Ascoli come numero di abitanti. Un sorpasso al ribasso, nel senso che entrambe le città perdono residenti. Il problema è che nel capoluogo piceno siamo di fronte ad un’autentica emorragia…

Alla fine il temuto “sorpasso” si è verificato. Secondo le proiezioni del sito demo.istat.it, San Benedetto del Tronto con i suoi 47.469 residenti è il comune della provincia di Ascoli con il maggior numero di abitanti, 135 in più rispetto al capoluogo di provincia che si ferma a 47.334. In realtà il sorpasso, sempre secondo quel sito, era già arrivato ad aprile, con San Benedetto che faceva registrare 47.479 residenti rispetto ai 47.399 di Ascoli. A fine 2019 (dati ufficiali Istat al 31 dicembre 2019) il capoluogo piceno aveva ancora un leggerissimo vantaggio, 22 residenti in più (47.555 abitanti contro i 47.533 di San Benedetto), mentre un anno prima la differenza tra le due città (ovviamente a favore di Ascoli Piceno) era di 939 abitanti.

Sottolineato che è giusto ricordare che non stiamo ancora parlando di dati ufficiali ma di proiezioni (che però confermano un trend che si era già capito che avrebbe portato comunque al fatidico sorpasso…), il primo importante dato da evidenziare è che siamo di fronte ad un sorpasso al ribasso, nel senso che entrambi perdono residenti. Il problema è che quella del capoluogo piceno è un’autentica emorragia che, per altro, prosegue ormai da diversi anni. La conseguenza è che non si può certo sostenere, come ha fatto e sta facendo qualcuno, che ci sia un continuo travaso di abitanti da Ascoli a San Benedetto perché evidentemente se fosse così il comune rivierasco aumenterebbe sensibilmente gli abitanti invece che vederli diminuire (sia pure di poco).

Piuttosto fa una certa impressione constatare come solo alla fine degli ’80 e nei primi anni ’90 tra i due principali centri della provincia c’era una netta differenza di abitanti, di oltre 15 mila unità. Infatti negli anni ’80 il capoluogo piceno viaggiava sopra i 54 mila residenti (il picco a metà degli anni ’70 con oltre 55 mila abitanti), mentre San Benedetto viaggiava ancora sotto quota 40 mila. Addirittura ancora nei primi anni del 2000 Ascoli era intorno ai 52 mila abitanti, mentre la città rivierasca aveva raggiunto quota 45 mila in una crescita costante che l’avrebbe portata a superare quota 48 mila residenti nel 2010 (per l’esattezza 48.262, il massimo raggiunto almeno secondo i dati Istat).

Da allora anche per San Benedetto è iniziata una lenta ma progressiva diminuzione, fino ai 47.469 attuali. Ben più consistente, invece, la diminuzione registrata negli ultimi 10 anni nel capoluogo piceno che è passato dai 51.182 abitanti del 2010 agli attuali 47.399, quasi 4 mila residenti in meno. Che, però, i dati ci dicono che non sono finiti in maniera rilevante a San Benedetto. E neppure nei comuni limitrofi, come invece qualcuno ha ipotizzato, visto che anche Folignano dal 2010 al 2020 ha fatto registrare un leggero calo di residenti (da 9.433 a 9.082), mentre Castel di Lama sostanzialmente ha mantenuto gli stessi abitanti (da 8.511 ad 8.535 residenti). Questo significa che il calo demografico riguarda complessivamente tutta la provincia di Ascoli che, non a caso, dal 2010 ad oggi ha perso circa 7 mila residenti.

Sempre restando ai freddi dati, molto significativo è il fatto che nelle Marche Ascoli è l’unico capoluogo di provincia che ha fatto registrare questo consistente decremento di abitanti negli ultimi 20 anni. Pesaro, ad esempio, rispetto al 2000 ha quasi 5 mila abitanti in più, Fermo circa 2 mila, mentre Macerata qualche centinaia ed Ancona sostanzialmente ha mantenuto lo stesso numero di residenti. Siamo la cenerentola delle Marche anche in questo, per altro inevitabile conseguenza del fatto che Ascoli sia praticamente fanalino di coda della regione sotto ogni punto di vista.

Naturalmente dietro ai dati ci sono delle motivazioni che hanno prodotto simili numeri e da giorni nel capoluogo piceno ci si interroga propria su questo, sulle ragioni che ci sono dietro a questo crollo demografico, a questa fuga da Ascoli. Detto che i numeri smentiscono (almeno negli ultimi 10 anni) quello spostamento verso la costa ipotizzato da alcuni, le motivazioni più gettonate fanno riferimento alle conseguenze della crisi, alle ripercussioni negative provocate dal terremoto, alle difficoltà di collegamento, ad un fenomeno che sarebbe tipico nelle città dell’entroterra.

Situazioni che in parte possono anche aver influito ma non in maniera così determinante. Per quanto riguarda il terremoto ancora una volta ci affidiamo ai dati che dimostrano come in realtà ha solo accentuato un po’ un fenomeno già in atto da diversi anni. Quanto alle problematiche tipiche delle città dell’entroterra, con l’aggiunta delle difficoltà di collegamento, gli esempi di due realtà sotto ogni punta di vista molto simile a quella di Ascoli, Macerata e Fermo, dimostrano che è un discorso che non regge. In quei due capoluoghi di provincia il numero di abitanti cresce, non diminuisce.

Ma tutti gli indicatori evidenziano come Macerata e Fermo crescono sotto ogni punto di vista, mentre Ascoli continua ad arretrare. Fermo, per altro, è un capoluogo di provincia molto giovane (dal 2004) che in questi anni si sta dimostrando molto dinamico, da un punto di vista culturale e non solo. Quanto a Macerata non è certo da oggi che ha un altro passo rispetto al capoluogo piceno, ha tradizioni universitarie e una vivacità culturale che non possono in alcun modo essere neppure paragonate ad Ascoli.

Sarebbe forse il caso di iniziare a riflettere seriamente, invece di continuare a vaneggiare, a vantare enormi potenzialità che la nostra città avrebbe ma che nessuno cerca seriamente di sviluppare. E’ arrivato (anzi, è passato da tempo) il momento di prendere atto del fatto che Ascoli è una città chiusa, ingessata, immobile, allergica ad ogni minimo cambiamento, che così come è attualmente non ha prospettive di crescita e, soprattutto, non ha prospettive non solo per i più giovani.

Ho visto tanti miei coetanei partire, nessuno di loro è tornato” affermava amaramente Alberto Di Mattia, lo scorso anno candidato sindaco con la lista giovane “Fuori dal tunnel”, nel corso dell’approfondimento che il programma di Rete 4 “Fuori dal coro” nelle settimane scorse ha dedicato alla crisi del capoluogo piceno. Lo scorso anno nel corso della campagna elettorale, insieme ai ragazzi della sua lista, aveva inscenato una provocazione molto suggestiva ma, al tempo stesso, molto significativa, con tante valigie in piazza del Popolo con altrettanti messaggi di ragazzi che avevano dovuto abbandonare la città per mancanza di prospettive.

Ed è del tutto evidente che una città nella quale non ci sono prospettive per i più giovani è una città che non ha futuro. In realtà nel capoluogo piceno prospettive non ce ne sono neppure per i meno giovani, da anni ormai si è creato e si è cementificato un blocco di potere che tiene ferma e paralizza la città, che prospera e lascia prosperare chi in qualche modo è legato a questo blocco ma che continua a impoverire e svuotare una città sempre più desolatamente vuota, sotto ogni punto di vista.

C’è un ulteriore dato che dovrebbe far riflettere e che, inevitabilmente, ha uno stretto nesso con questa situazione. A differenza di quanto è avvenuto a Macerata, a Fermo ma anche a San Benedetto, ad Ascoli da oltre 20 anni governano sempre gli stessi. Anzi, si potrebbe dire che, a parte la parentesi dal 1994 al 1999 con il sindaco Allevi, sostanzialmente governa da sempre lo stesso blocco di potere. A Macerata negli ultimi 20 anni si sono succeduti Menghi (centrodestra), Meschini e Carancini (centrosinistra), ora Porcaroli (centrodestra). A Fermo Di Ruscio (centrodestra), Brambatti (centrosinistra) ed ora Calcinaro (liste civiche). A San Benedetto Perazzoli (centrosinistra), Martinelli (centrodestra), Gaspari (centrosinistra) e ora Piunti (centrodestra). La cosiddetta alternanza che non può che far bene, che stimola e aiuta a crescere.

Nel capoluogo piceno, nello stesso periodo, ha sempre e solo governato il centrodestra, per 10 anni con Celani, per altri 10 anni con Castelli ed ora con Fioravanti. Una continuità che avrebbe una logica in una città che cresce e che prospera, decisamente meno in un capoluogo sempre più in crisi dove l’unica possibile prospettiva (per i più giovani e non solo) è la fuga. Per altro la città sembra essere caduta in letargo (o forse c’è sempre stata…), quasi rassegnata, al punto da non reagire più a nulla.

Emblematico, in proposito, il fatto che lo sconfortante approfondimento di “Fuori dal coro” (programma di quel Mario Giordano che non è certo sospetto di avere simpatie a sinistra…) sulla crisi che sta attraversando la nostra città e, in particolare, il centro storico sempre più abbandonato praticamente non ha provocato alcuna reazione, non ha innestato alcun dibattito, come se fosse ineluttabile un simile destino.

Difficile, in questa situazione, anche solo sperare in un’inversione di tendenza, non sarà certo l’esenzione tari per 3 anni per chi viene a vivere ad Ascoli (proposta dal sindaco Fioravanti) a fare da incentivo. Senza un’autentica scossa è pressochè certo che la fuga dal capoluogo piceno è destinata a continuare…

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