Olimpiadi a rischio per l’Italia, chi è senza peccato…


Mercoledì il Cio potrebbe escludere l’Italia dalle Olimpiadi per colpa della legge di riforma dello sport voluta da Giorgetti e dalla Lega nel 2019 e mai modificata dall’attuale governo e maggioranza. Le proteste dei media che, però, 18 mesi fa sbeffeggiavano chi lanciava l’allarme

Da ormai 24 ore non si parla d’altro, più ancora delle dimissioni di Conte. Mercoledì 27 gennaio il Comitato olimpico internazionale (Cio) dovrebbe sanzionare l’Italia (secondo le anticipazioni di “Repubblica” la decisione in tal senso sarebbe già stata presa) per aver violato le regole contenute nella Carta Olimpica, il documento che determina principi e statuti del movimento olimpico. E, in questi casi, la sanzione è di quelle che lasciano il segno: niente Olimpiadi di Tokyo per l’Italia, con i nostri atleti che potrebbero partecipare solo come “Ioa” (Indipendent olympics athlets), quindi senza bandiera tricolore, senza inno di Mameli e senza il supporto delle rispettive federazioni.

Soprattutto, però, niente sport di squadra, quindi le nazionali italiane che si sono qualificate (scherma, pallanuoto, pallavolo) dovrebbero mestamente rimanere a casa. Praticamente ci verrebbe riservato lo stesso trattamento previsto per la Russia, con la differenza che per loro la motivazione dell’esclusione è da ricercare nel doping. Un “fulmine a ciel sereno” (che in realtà così a ciel sereno non è, anzi) che, come avviene sempre nel nostro paese, ha provocato reazioni isteriche da parte dell’informazione e di diverse forze politiche a cui, ovviamente, non è sembrato vero di poter sfruttare a fini propagandistici una simile vicenda.

Come al solito in pochi si sono invece preoccupati di provare a spiegare cosa sta accadendo, come si è arrivati a questa situazione, di chi sono realmente le responsabilità e se, e in che termini, ci sono ancora i margini per evitare questa inaccettabile onta. La cosa paradossale è che puntualmente strepita e protesta ora chi in realtà non ne avrebbe alcun diritto perché, in maniera determinante, ha creato o comunque ha contribuito a creare questa situazione.  Partendo proprio dai media italiani che, improvvisamente “folgorati” sulla via di Damasco, solo ora si sono resi conto di qualcosa che in realtà già da tempo era stato ampiamente previsto.

Chiunque ha mai letto la Carta olimpica (presumiamo che Giorgetti, Salvini, Di Maio e il presidente del Consiglio facente funzioni ignorino la sua esistenza) sa perfettamente che il Cio (Comitato internazionale olimpico) non potrà mai accettare in silenzio una simile ingerenza della politica nel mondo dello sport. C’è, quindi, il rischio concreto, se il governo va avanti su questa strada, che il Cio stesso possa prendere provvedimenti drastici e clamorosi nei confronti dell’Italia”.

Era il 3 novembre 2018 quando, nell’articolo “Dopo la Rai, assalto allo sport: governo “pigliatutto”, lanciavamo l’allarme sull’autentica “sciagura” che stava per abbattersi sullo sport italiano. In quei giorni, nella bozza della legge di bilancio, il governo Conte (targato Movimento 5 Stelle-Lega), su iniziativa del sottosegretario con delega allo sport Giorgetti (Lega), aveva inserito la riforma di Coni Servizi ed il passaggio della gestione dei contributi alle Federazioni sportive ad un nuovo ente (“Sport e Salute Spa”), sotto lo stretto controllo del ministero e del governo.

Però praticamente nessuno (o quasi) tra i media italiani all’epoca si era preoccupato di sottolineare quanto quella riforma esponesse il nostro paese alle ire del Cio. Anzi, sulla maggior parte dei giornali venivano archiviati con commenti ironici, ai limiti dello sberleffo, gli interventi di chi già allora aveva capito quali fossero i rischi. Nell’estate successiva, in seguito alle forti pressioni di Giorgetti e del leader del suo partito Salvini, il Parlamento (con i voti di M5S e Lega) approvava quella riforma che sanciva la netta divisione tra il Coni e l’ex Coni Servizi Spa, l’azienda che si occupava dello sviluppo dello sport in Italia distribuendo il maggior numero di finanziamenti annuali provenienti dallo Stato.

Ora, in virtù della nuova legge, gestiti dalla società pubblica “Sport e Salute Spa”, di fatto quindi direttamente dal governo. Di fatto la mano lunga della politica, in particolare dell’esecutivo, si allungava e soffocava lo sport italiano, con una forte ingerenza della politica sullo sport che mai si era vista prima. E che, ovviamente, non poteva in alcuno modo essere accettata dal Cio.

Il coronamento di un sogno per decine di atleti azzurri, per i loro allenatori e per i vari staff tecnici incredibilmente rischia di essere vanificato dall’ennesimo nefandezza del governo gialloverde. Che ha deciso di portare sotto il proprio controllo il mondo dello sport, un po’ come accadeva nei paesi comunisti dell’est negli anni ’60 e ‘70” denunciavano il 7 agosto 2019 nell’articolo “Autogol del governo, Olimpiadi di Tokyo a rischio per l’Italia”.

Nel quale, tra l’altro, veniva citata la durissima lettera di 4 pagine inviata il 5 agosto al presidente del Coni, Malagò, dal Cio che esprimeva “seria preoccupazione” e minacciava di adottare duri provvedimenti nei confronti dello sport italiano, come la sospensione o il ritiro del riconoscimento del comitato olimpico. Anche in quella circostanza, però, i media italiani hanno reagito non dando alcun peso a quelle minacce e sbeffeggiando chi provava a sottolineare che il rischio era concreto. Nel paese in cui il rispetto delle regole è da sempre un optional e dove, anche di fronte a palesi violazioni, troppo spesso finisce tutto a “tarallucci e vino”, si fatica a credere che da qualche altra parte ci sia chi invece fa del rispetto delle regole un principio irrinunciabile.

Da allora sui media italiani è calato il silenzio su questa vicenda, nessuno si è mai preoccupato di ricordare il rischio che incombeva sul nostro paese. Ovviamente le principali colpe sono da ricercare altrove, ma di certo i nostri media e la nostra informazione non è esente da responsabilità, se non altro per non aver svolto adeguatamente il proprio compito. Ancora più paradossale e disarmante, però, è il tentativo di sfruttare politicamente questa vicenda da parte di chi, invece, dovrebbe solo avere la decenza di tacere, perché comunque in larga parte o in misura inferiore responsabili di quanto sta accadendo. Parliamo principalmente della Lega, che ha fortemente voluto quella riforma che rischia di costare all’Italia le Olimpiadi di Tokyo e che ora non si vergogna di sparare a zero sull’attuale governo (che, ovviamente, ha le sue responsabilità).

Ma anche di Italia Viva che ha fatto parte fino alla settimana scorsa di quel governo e di quella maggioranza che non sono stati capaci di sanare la situazione (e, come vedremo, IV ha avuto un ruolo determinante) e che ora cerca di sfruttare questa vicenda per sparare a zero sul governo Conte. “Grazie alla riforma dello sport Salvini-Spadafora che ha cancellato l’indipendenza del Coni dalla politica l’Italia rischia di essere esclusa dalle Olimpiadi di Tokyo” si legge sulla pagina facebook del partito di Renzi. Che ignora (o finge di ignorare) che Spadafora non c’entra nulla con la riforma dello sport (era sottosegretario con delega alle pari opportunità quando è stata varata e approvata) e, ovviamente, si guarda bene dallo svelare chi ha messo, per varie ragioni, il veto che ha impedito di portare in votazione i decreti legge che avrebbero dovuto modificare quella riforma.

Ma l’apice del paradosso l’ha raggiunto, tanto per cambiare, l’assessora ascolana e, fino all’estate scorsa, parlamentare leghista (quindi tra coloro che hanno votato a favore di quella riforma) Giorgia Latini. A cui, evidentemente, nessuno ha spiegato che a voler quella riforma è stato proprio il suo partito, Salvini e Giorgetti in testa. “A causa di un governo incompetente ed incapace l’Italia non potrà usare il tricolore alle Olimpiadi di Tokyo – scrive su facebook – E’ scaduto, infatti, il termine per rendere operativa la riforma dello sport, condizione indispensabili per partecipare con pieni diritti ai Giochi”.

E’ imbarazzante come sia possibile collezionare così tanti strafalcioni in così poche righe. Perché non è affatto vero che il termine è scaduto e il problema non è certo perché non è stata ressa operativa la riforma dello sport, anzi, è esattamente il contrario. E, in ogni caso, il “governo incompetente e incapace” a cui fa riferimento la Latini è quello gialloverde, M5S-Lega. Dopo aver letto e ascoltato così tante atrocità, è opportuno cercare di riportare la questione nei giusti termini.

Partendo dal fatto che i primi e i principali responsabili di questa situazione sono indiscutibilmente Salvini, Giorgetti e la Lega che hanno fortemente voluto quella riforma, con lo scopo di assoggettare lo sport alla politica, sottovalutando le conseguenze che ciò avrebbe determinato. Non a caso lo stesso sottosegretario ma anche il leader del Carroccio Salvini hanno sempre minimizzato sui rischi che quella riforma comportava, lo stesso Giorgetti nell’agosto 2019 sosteneva che sarebbe stato sufficiente apportare qualche leggero ritocco, non sostanziale, per far credere al Cio di aver accolto le sue richieste e chiudere la questione.

Conoscendo la giusta rigidità del Cio probabilmente non basterà qualche semplice ritocco per evitare il peggio” avvertivamo allora. Non eravamo e non siamo dei veggenti, semplicemente eravamo bene a conoscenza di come il Cio su queste cose non transige, non accetta deroghe a determinati principi. Al di là di ogni altra considerazione, questo è quello che accade quando vengono attribuite determinate deleghe a chi non ha la minima competenza e conoscenza delle materie di cui poi dovrà occuparsi. Naturalmente non minori responsabilità vanno attribuite agli altri componenti di quel governo, a partire dal presidente del Consiglio Conte e dal vice presidente Di Maio (M5S), che hanno appoggiato un simile scempio.

E eguali responsabilità hanno l’attuale governo e l’attuale ministro allo sport Spadafora che, in poco meno di un anno e mezzo, non sono stati in grado di sanare questa inaccettabile anomalia. A tal proposito è giusto ricordare che i decreti che Conte e Spadafora avevano predisposto proprio per evitar il peggio non c’è stato verso di portarli all’approvazione per il veto posto dal Pd e da Italia Viva su alcuni punti fondamentali (come il numero massimo di mandati per i presidenti federali e l’incompatibilità delle cariche sportive e politiche). Ora il rischio che mercoledì 27 gennaio il Cio possa sanzionare pesantemente l’’Italia è davvero concreto, anche se arrivano voci contrastanti in proposito.

In ogni caso, al di là dell’imbarazzante smacco che sarebbe un provvedimento del genere del Cio, anche se arrivasse la sospensione non sarebbe certo definitiva. L’Italia, infatti, avrebbe tempo fino al successivo comitato esecutivo del Cio, in programma a marzo, per sanare la situazione ed evitare di presentarsi a Tokyo senza simboli nazionali. Sempre ammesso che le Olimpiadi in Giappone, già rinviate nel 2020 per il covid, si disputino realmente la prossima estate…

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