Coronavirus killer, aumentano del 53% i decessi nelle Marche


Dal 20 febbraio al 31 marzo nelle Marche si sono verificati 2.465 decessi, quasi mille in più rispetto alla media dei 5 anni precedenti. Nella provincia di Pesaro Urbino aumento del tasso di mortalità del 120%, in quella di Ascoli solamente del 3,9%

Dal 20 febbraio al 31 marzo nelle Marche si è verificata una crescita del 53,3% dei decessi. Ma se si esclude la provincia di Pesaro Urbino, dove l’incremento è addirittura del 120%, nel resto della regione l’aumento dei decessi fa segnare un contenuto +21%, molto al di sotto della media del 49,4% che si registra nell’intera Italia. Sono questi alcuni dei dati che riguardano la nostra regione che emergono dal Rapporto prodotto dall’Istituto Nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità sull’impatto dell’epidemia covid 19 sulla mortalità totale nel nostro paese (riferito al primo trimestre del 2020), reso noto lunedì 4 maggio.

Il rapporto prende in esame la mortalità nelle province e nelle regioni italiane nel corso dei primi 3 mesi del 2020, approfondendo, in particolare, i dati relativi al periodo che va dal 20 febbraio al 31 marzo 2020. Proprio il 20 febbraio, infatti, viene segnalato in Lombardia il primo caso italiano di covid 19, con la conseguente esplosione dell’epidemia (soprattutto nel nord del paese) che poi determinerà l’adozione delle misure restrittive prima in alcune aree del paese, poi (11 marzo) su tutto il territorio nazionale.

Nel complesso il rapporto dell’Istat conferma e rende ben più consistente il dato generale che avevamo anticipato 20 giorni fa (vedi articolo “I dati ufficiali sul coronavirus confermano, il lockdown ha evitato una strage senza precedenti”), evidenziando un aumento di mortalità rispetto alla media dei defunti nel periodo che va dal 2015 al 2019 (l’analisi ha riguardato l’87% dei 7.094 comuni italiani) del 49,4%  con ben 25.354 morti in più (90.946 rispetto ai 65.592) nel periodo che va del 20 febbraio al 31 marzo 2020. E’ opportuno evidenziare come sicuramente l’incremento sarebbe stato decisamente maggiore se non fosse stato deciso il lockdown.

Per altro l’incidenza delle misure restrittive sul tasso di mortalità è ipotizzabile che possa essere più significativa a partire da aprile 2020, visto che quei provvedimenti sono stati adottati a metà marzo. Soprattutto, però, quello che emerge dal rapporto è un paese diviso in tre, con il picco dell’aumento nelle regioni del nord (+94,9%), una crescita contenuta al centro (+9,1%) e quasi inesistente al sud (+2%).

Quasi superfluo aggiungere che l’aumento di decessi maggiore si registra in Lombardia (+186,5%), seguita da Emilia Romagna (+70,1%), Valle d’Aosta (+60,1%) e, appunto le Marche. Che, ovviamente, è di gran lunga la regione peggiore del centro-sud dove, ad eccezione della Sardegna (+13,7%), tutte le altre regioni fanno registrare un aumento di mortalità inferiore al 10% o addirittura una diminuzione di decessi (Lazio -8,1%, Basilicata -7,2%). Per quanto riguarda le province, il rapporto dell’Istat le divide in tre classi in base alla diffusione del virus: alta diffusione (più di 100 casi ogni 100 mila residenti), media (tra i 40 e i 100 casi ogni 100 mila residenti) e bassa (meno di 40 casi).

All’interno della prima classe sono comprese le zone che hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane (e non solo) all’epidemia e che fanno segnare incrementi percentuali anche a tre cifre. In testa ovviamente c’è Bergamo con addirittura un aumento del tasso di mortalità del +568% (6.238 morti dal 20 febbraio sl 31 marzo 2020 rispetto ai 1.180 degli anni precedenti). Non meno sconcertanti i dati di Cremona (+391%), Lodi (+371%), Brescia (+291%), Piacenza (+264%), Parma (208%), Lecco (+174%), Pavia (+133%) e Mantova (+122%).

L’unica provincia del centro-sud che fa segnare un aumento a tre cifre è proprio Pesaro-Urbino con un +120% determinato da 912 decessi rispetto alla media di 454 degli anni precedenti. Tra le province comprese nella classe ad alta diffusione c’è anche quella di Ancona che fa segnare un aumento del 49,4%, con 704 decessi rispetto alla media di 528 degli ultimi 5 anni. Le altre tre province marchigiane sono state inserite nella seconda classe (media diffusione), con Fermo che fa segnare un aumento del 22,9% (279 decessi rispetto ai 228 dei 5 anni precedenti), mentre a Macerata che si registra una crescita del 17,8%  (439 decessi rispetto alla media di 399 degli anni precedenti).

Decisamente molto più contenuto l’incremento nella provincia di Ascoli (3,9%) dove si registrano 131 decessi, 5 in più rispetto alla media dei 5 anni precedenti. Va, però, sottolineato come il dato della provincia picena sia poco attendibile in quanto sono stati analizzati meno dell’82% comuni provinciali (la percentuale bassa della regione e tra le più basse dell’intero paese) che, soprattutto, comprendono appena il 45% della popolazione provinciale.

Anche se non vengono indicati i comuni mancanti, è del tutto evidente che non sono stati analizzati i due principali centri della provincia, Ascoli e San Benedetto. Complessivamente, quindi, per quanto riguarda la regione Marche sono stati analizzati l’84,2% comuni (pari all’83,4% della popolazione) nei quali nel periodo preso in esame si sono registrati 2465 decessi, quasi mille in più rispetto alla media degli ultimi 5 anni (1.736 morti). Di questi i morti sicuramente attribuibili (perché con diagnosi accertata) al covid 19 ammontano a 328. Il rapporto evidenzia, poi, come siano leggermente maggiori i contagi di sesso femminile (52,7% dei casi) ma la letalità è decisamente più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-19 anni.

L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra negli uomini tra i 70 e i 79 anni (i decessi aumentano di 2,3 volte rispetto ai 5 anni precedenti), poi nella classe di età 80-89 anni (2,2 volte in più). L’incremento di mortalità nelle donne è invece più contenuto per tutte le classi di età. L’analisi combinata dei dati di mortalità giornaliera Istat con i dati della sorveglianza integrata dell’Iss ha evidenziato che la mortalità diretta attribuibile al covid 19 (con diagnosi confermata) nel primo trimestre 2020 è di 13.700 decessi.

Esiste una quota ulteriore di altri 11.600 decessi per la quale, con i dati ora a disposizione, si possono ipotizzare tre cause: un’ulteriore mortalità associata a covid 19 (non è stata eseguita il tampone), una mortalità indiretta correlata a covid 19 (decessi da disfunzioni scatenate dal virus in persone non testate) e infine una quota di mortalità indiretta non correlata al virus ma causata dalla crisi del sistema ospedaliero e dal timore di recarsi in ospedale nelle aree maggiormente affette.

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