Regione e Confindustria coprono di vergogna la Lombardia


Dopo aver accusato per un mese e mezzo il governo, l’assessore Gallera improvvisamente scopre l’esistenza della legge 833/78 e ammette che la Regione poteva istituire la zona rossa. E secondo il presidente regionale Bonometti non l’ha fatto perché chiesto d’accordo con Confindustria

Non capita spesso nel nostro paese ma, per una volta, la verità, cruda e fastidiosissima, è venuta incredibilmente a galla. Ed ora, se chi è coinvolto in questa vicenda ha ancora un briciolo di dignità, è lecito attendersi al più presto che se ne traggano le dovute conseguenze. Senza troppi giri di parole, dopo quanto è emerso con assoluta chiarezza, al termine di questa emergenza la giunta regionale della Lombardia, con in testa il governatore Fontana, deve andare a casa.

Avevamo già evidenziato, riprendendo la lettera di accusa dell’ordine dei medici lombardo, i gravi errori commessi dalla Regione sin dall’inizio del propagarsi di questa epidemia (vedi articolo “Frana il sistema sanitario della Lombardia, Fontana e la Regione spalle al muro”). Ora, però, dopo le imbarazzanti e sconcertanti dichiarazioni dell’assessore  al welfare Giulio Gallera e, come se non bastasse, del presidente regionale di Confindustria, Marco Bonometti, lo scenario è vergognosamente chiaro. E la posizione dell’assessore stesso e di tutta la giunta regionale si è fatta insostenibile.

Perché, se le sue parole sono sincere, di fatto Gallera ha ammesso la propria incapacità e la propria inadeguatezza ad occupare un ruolo così importante e delicato, a maggior ragione dal momento in cui è esplosa l’emergenza coronavirus. E’ giusto sottolineare però che, pur non volendo certo fare il processo alle intenzioni, qualche dubbio sull’assoluta autenticità delle parole dell’assessore ci resta, per il semplice motivo che il comportamento della sua giunta regionale è assolutamente incoerente con quanto da lui dichiarato.

Andando al cuore della questione, quella sulle responsabilità del ritardo con il quale è stata istituita la zona rossa nel Bergamasco è stata una delle discussioni e dei motivi di scontro più virulento tra la Fontana e la giunta regionale da una parte e il premier Conte e il governo dall’altra.  Una vicenda certamente non di poco conto, alla luce della tragedia e del numero di morti e contagi che poi ci sono stati in quell’area. Fontana, Gallera e tutta la giunta regionale hanno sempre accusato il governo, anche con toni molto forti, sostenendo che non è nel potere della Regione prendere determinati provvedimenti.

In realtà già la semplice evidenza dei fatti (la Regione Lombardia ha adottato autonomamente, senza attendere l’intervento del governo, diverse ordinanze restrittive e, quindi, non si capisce perché non poteva farlo in questo caso) dimostrava esattamente il contrario. Ma, come aveva sostenuto lo stesso premier, le norme in proposito sono chiare e certificano in maniera inequivocabile che la Regione aveva quella possibilità.

L’assessore Gallera è sempre stato categorico in proposito e, insieme agli assessori Caparini (bilancio) e Foroni (protezione civile) domenica 5 aprile, nel corso della giornaliera conferenza stampa per fare il punto sulla situazione, aveva inscenato un penoso e vergognoso teatrino proprio per ribadire che la mancata istituzione in tempi rapidi della zona rossa era responsabilità del governo perché la Regione non poteva farlo per legge.

Poi, però, mercoledì 8 aprile nel corso dell’ intervento ad “Agorà” (Rai 3), è arrivata l’inattesa ammissione di Gallera: “E’ vero, avremmo potuto farla noi la zona rossa. Non lo sapevamo ma ho approfondito ed ho scoperto che effettivamente c’è una legge che lo consente”. Se non stessimo parlando di un argomento terribilmente serio e se non fossero in ballo decine e decine di morti, ci sarebbe da “sbellicarsi” dalle risate di fronte ad una simile imbarazzante dichiarazione.

Perché la legge a cui fa riferimento e che, se vogliamo credere alle sue parole, fino a poche ore fa era sconosciuta a Gallera non è una delle miriade di norme e leggi accessorie che in effetti possono anche sfuggire. Si tratta della legge 833/1978 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”, in altre parole semplicemente la legge cardine, il riferimento principale di tutto il nostro sistema sanitario nella quale, per altro, vengono definite le competenze in materia delle Regioni e i rapporti con il governo centrale. Ed è del tutto evidente che se un assessore alla sanità davvero non conosce quella legge allora è indiscutibile che sta facendo qualcosa che non gli compete, che non è capace di fare.

Per altro vale la pena sottolineare che più volte, nel corso di questa disgustosa disputa, era stata citata in proposito la legge 833/1978. Che, per altro, sul punto è chiarissima e non lascia dubbi sul fatto che la Regione ha il potere per adottare provvedimenti del genere (art. 32). Come abbiamo già sottolineato, pur sforzandoci di credere all’assessore, è impossibile scacciare via i dubbi determinati dal fatto che in questo mese e mezzo la giunta regionale, perfettamente il linea con i dettami di quella legge che Gallera dice che non conosceva, in diversa altre circostanze ha adottato provvedimenti “di carattere contingibile ed urgente”.

Dubbi che inevitabilmente si amplificano di fronte alle dichiarazioni, fino ad ora non smentite e non contestate, rilasciate sempre nella giornata di mercoledì 8 aprile dal presidente regionale di Confindustria Marco Bonometti. “Il no alle zone rosse nella Bergamasca – ha affermato in un’intervista al “Fatto Quotidiano” – era la nostra posizione sin dall’inizio, sempre condivisa e fatta propria dalla Regione Lombardia”. Diversi organi di informazione avevano avanzato questa ipotesi, cioè che Fontana non avesse chiuso subito quella zona della provincia di Bergamo per le pressioni di Confindustria.

E si è sempre detto che, se quella ipotesi fosse stata provata, sarebbe stata una vergogna, una macchia indelebile per il governatore lombardo e per la sua giunta regionale. Ora Fontana deve immediatamente “sbugiardare” il presidente regionale di Confindustria. In caso contrario non ha giustificazioni, è semplicemente inaccettabile che certe decisioni che possono costare (e purtroppo sono costate) decine e decine di vite umane di fatto non siano prese autonomamente dal governatore. Poi magari a fine emergenza sarà opportuno discutere anche di questo, di come si possono e si devono evitare certi pericolosi intrecci.

A completare il quadro, sempre nella serata di mercoledì, sono arrivate altre dichiarazioni dell’assessore Gallera che, per rispondere alle accuse dell’ordine dei medici, ha dichiarato che dall’inizio dell’emergenza in Lombardia sono state distribuite circa 15 milioni di mascherine. Considerato che, come si può vedere dal sito ufficiale, la Protezione Civile ne ha fornite alla Lombardia oltre 11 milioni, in oltre un mese e mezzo autonomamente la Regione è riuscita a procurarsene autonomamente poco più di 3 milioni.

Parlare di “dilettanti allo sbaraglio”, di fronte ad un simile disastroso scenario, è fin troppo ottimistico…

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