Il disperato grido d’allarme dello sport cittadino


Ancora una storica società in difficoltà per le discutibili scelte del Comune. “Non abbiamo una palestra, rischiamo di chiudere i battenti dopo 35 anni” afferma il presidente della Libero Volley. Vittima anche del “pasticcio” commesso dalla vecchia giunta sulla palestra Squarcia

Chissà se avrà provato almeno un po’ di imbarazzo l’assessore alle politiche sociali Massimiliano Brugni nel leggere il grido di allarme lanciato dalla Libero Volley. La storica società ascolana di pallavolo femminile rischia di chiudere i battenti perché non ha una struttura dove allenarsi e poi giocare le partite dei vari campionati a cui partecipa. Una situazione inaccettabile, purtroppo non l’unica nel disastrato panorama sportivo cittadino, che purtroppo non stupisce e non giunge certo inattesa ma è l’inevitabile e sconfortante conseguenza delle scelte “scellerate” fatte dalla passata amministrazione comunale e dall’allora assessore allo sport, appunto Brugni stesso.

Forse da questa classe politica locale priva di una visione un po’ più ampia e politicamente decisamente di basso livello sarebbe troppo pretendere di comprendere l’importanza che ha la pratica sportiva, soprattutto tra i più giovani. Per i nostri amministratori lo sport e le società sportive cittadine sono semplicemente uno straordinario serbatoio di voti, da “mungere” a suon di mirabolanti promesse che tanto poi puntualmente vengono disattese.

Basterebbe ricordare, ad esempio, quando nel 2014, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, fu messo in scena il grande spot propagandistico di “Ascoli città europea dello sport”, riconoscimento indubbiamente prestigioso che secondo il racconto del sindaco Castelli avrebbe portato nel capoluogo piceno fondi per migliorare e riqualificare gli impianti sportivi comunali e, più in generale, avrebbe fatto compiere un clamoroso salto di qualità allo sport cittadino. Cinque anni dopo la situazione è sotto gli occhi di tutti.

La situazione degli impianti sportivi è clamorosamente peggiorata, basterebbe pensare allo stato indecente di abbandono in cui versa il pattinodromo, alla situazione del velodromo e del campo di calcio di Monticelli, strutture su cui da anni si susseguono gli annunci del Comune, si sbandierano progetti “megagalattici” ma che, anno dopo anno, restano sempre nelle stesse condizioni. Non solo, rispetto a 5 anni fa non è certo aumentata la dotazione di impianti sportivi e quelli che ci sono, tranne qualche rarissima eccezione, versano tutti in condizioni al limite della decenza, bisognosi di sostanziosi interventi di riqualificazione.

Ancora, rispetto al 2014 Ascoli di fatto ha completamente perso due discipline per il capoluogo piceno storiche, il baseball e la pallanuoto, con le rispettive società praticamente obbligate ad alzare bandiera bianca di fronte alla mancanza di strutture e all’indifferenza dell’amministrazione comunale. Ma il dato più emblematico in proposito è quello relativo alle associazioni sportive cittadine, nel 2014 (secondo quanto riferito da Castelli) erano ben 150 (iscritte all’albo comunale), ora sono una settantina, praticamente la metà. Sconfortante ma non certo sorprendente. Perché attualmente fare sport nel capoluogo piceno, se non sei l’Ascoli calcio o se non hai qualche “santo in paradiso”, è diventata un’impresa titanica. Anzi, forse sarebbe il caso di dire, che ci vuole una buona dose di incoscienza…

Tornando al grido di allarme della Libero Volley, il calvario che sta ora vivendo la storica società di pallavolo purtroppo l’hanno vissuto e continuano a viverlo tante altre società del territorio. Basterebbe, ad esempio, ricordare l’Albatros Nuoto, la storica società ascolana di nuoto (la cui vicenda è finita anche nelle aule di tribunale) che, nell’indifferenza dell’amministrazione comunale, non può più utilizzare la piscina comunale. O il continuo migrare per i campi del circondario (tra quelli privati come l’Agostini e il Picchio Village e quello comunale di Castel di Lama) dell’Atletico Ascoli, società di calcio ascolana che milita in Promozione ma che, soprattutto, ha un settore giovanile composto da circa 250 bambini.

Fa male al cuore, a chi ama e crede nell’importanza dello sport, ascoltare le parole del presidente della Libero Volley, Umberto Pignoloni, quando fa balenare la possibilità di dover alzare bandiera bianca dopo 35 anni. Ma, purtroppo, non ci stupisce e non ci sorprende perché, probabilmente gli unici a farlo, da tempo denunciamo lo stato “comatoso” in cui versa lo sport cittadino e l’assoluta inadeguatezza dell’ex assessore allo sport Brugni che, in pochi anni, ha prodotto ad un settore così importante danni inenarrabili (vedi articolo “C’era una volta Ascoli città europea dello sport”). Che ora, inevitabilmente, di volta in volta vengono a galla.

Non abbiamo una palestra, dopo tante promesse ancora non è stato fatto nulla – accusa Pignoloni – siamo costretti ad essere come ladri in casa nostra, ad allenarci alla Bocciofila (e per questo ringraziamo il signor Matricardi) e ad attendere decisioni dei Consiglio di istituto che eventualmente autorizzano il nostro ingresso nelle palestre delle scuole (e qualche istituto ci ha già detto di no). La situazione sta diventando insostenibile e, dopo un primo momento di confronto, le promesse iniziali cominciano ad essere vane. Chiediamo un aiuto concreto all’amministrazione comunale perché non vorremmo essere costretti a chiudere la nostra società dopo 35 anni di gloriosa storia”.

La storica società ascolana di pallavolo fino a qualche tempo fa aveva la palestra dove allenarsi e giocare, la palestra Squarcia. Poi ad inizio estate 2016 l’assessore Brugni, dopo le discusse gare di appalto per la gestione del circolo tennis prima e della piscina comunale (ed un altro paio di strutture), aveva annunciato che anche per altri impianti sportivi comunali, palestra Squarcia compresa, si sarebbe seguita la strada del bando per stabilire la gestione. Il terremoto di agosto, l’emergenza e tutto quanto ne è seguito avevano però congelato la situazione e del bando non se ne è più parlato, con la gestione che in rimasta (con alcune proroghe) alla Libero Volley.

All’inizio della stagione agonistica scorsa (settembre-ottobre 2018), però, l’improvvisa e inaspettata sorpresa. Nel più assoluto e inaccettabile silenzio del Comune, senza che l’assessore allo sport Brugni si degnasse di spiegare cosa stesse accadendo, la palestra Squarcia di fatto è diventata off limits, inutilizzabile per le partite di campionato e per gli allenamenti.

Qualche mese dopo, esattamente il 10 dicembre 2018, sul proprio profilo facebook l’assessore Brugni, sempre senza svelare il mistero della chiusura, annunciava con la solita nauseante e inopportuna enfasi l’approvazione in giunta del progetto “Nuova Palestra Squarcia”, per una spesa complessiva di circa 700 mila euro, con la conseguente partecipazione al bando “Sport e periferie” per ottenere il finanziamento necessario (vedi articolo “Il giallo della Nuova Palestra Squarcia).

Un paio di giorni dopo sull’albo pretorio on line del Comune veniva pubblicata la relativa delibera (n. 270). Dalla quale, però, emergevano alcune inaspettate e inquietanti novità. “Facendo seguito alle analisi svolte nel mese di febbraio – si legge in delibera – ed alla verifica della consistenza strutturale ed impiantistica, si è ritenuto opportuno prefigurare un intervento di totale riqualificazione della palestra Squarcia”.

Analisi e verifica erano state avviate a fine 2017 e si erano concluse tra gennaio e febbraio 2018. Cosa mai è emerso da quelle indagini? Sono stati riscontrati problemi di sicurezza? Interrogativi a cui l’assessore Brugni e la giunta comunale incredibilmente non hanno mai dato risposta e che, invece, sono determinanti in questa surreale vicenda. Perché è ovvio che se a gennaio 2018 sono emersi problemi tali da mettere a rischio la sicurezza della struttura, è gravissimo che si sia atteso ulteriori 9 mesi prima di chiudere la palestra. Di contro se non sono emersi problemi di sicurezza non ha alcun senso chiudere la struttura per un periodo così prolungato (e indefinito).

Come se non bastasse, poi, al danno si è aggiunta la beffa. Ad inizio estate 2019 è stata pubblicata la graduatoria dei progetti ammessi a finanziamento con il bando “Sport e periferie” e, guarda il caso, quello del Comune di Ascoli per la palestra Squarcia non c’è, è stato clamorosamente (ma non certo inaspettatamente) bocciato. Così ora l’amministrazione comunale brancola nel buio, con un progetto senza finanziamento irrimediabilmente bloccato ed una struttura la cui riapertura diventa un miraggio.

Ovviamente il nuovo assessore allo sport Stallone non ha alcuna responsabilità sull’accaduto, semplicemente si è trovato in eredità questa brutta gatta da pelare. Ha però l’inderogabile obbligo di fare finalmente chiarezza al più presto, di spiegare cosa è accaduto, cosa è emerso da quelle analisi, se e in che misura la struttura non è sicura e, di conseguenza, il motivo per cui deve restare chiusa.

Quanto all’ex assessore allo sport Brugni c’è poco da aggiungere, in un paese civile un amministratore che in 5 anni ha combinato così tanti pasticci si sarebbe limitato a chiedere scusa e farsi da parte. Nel meraviglioso mondo che è da anni il Comune di Ascoli, chi combina simili disastri al massimo viene semplicemente destinato ad altri e non meno delicati incaricati (assessorato alle politiche sociali). Sperando che i risultati non siano gli stessi…

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