Risarcimento con beffa per le vittime del terremoto


Dopo 6 mesi finalmente la proposta di legge per gli indennizzi alle famiglie delle vittime dei terremoti del 2009 e del 2016 è stata incardinata nell’iter di approvazione alla Camera. Ma mancano i fondi e lo stanziamento previsto copre a mala pena un terzo degli aventi diritto

Dovrebbe essere una notizia positiva ma, dopo aver approfondito un pò, è difficile togliersi di dosso la sensazione che siamo di fronte all’ennesima clamorosa beffa per le popolazioni colpite dal terremoto del 2016. Dopo una lunga ed interminabile attesa, finalmente la proposta di legge per gli indennizzi alle famiglie delle vittime del terremoto a L’Aquila e di quello nel centro Italia del 2016 è stata incardinata nell’iter di approvazione alla Camera.

Ci sono voluti 6 mesi solo per compiere questo primo importante passo da quando la proposta di legge, con la parlamentare aquilana Stefania Pezzopane prima firmataria, era stata presentata nel corso di una conferenza stampa (vedi articolo “Un risarcimento per i familiari delle vittime dei terremoti”). Insieme a lei e al presidente del gruppo del Pd Del Rio, alla presentazione c’erano anche i rappresentanti delle associazioni delle vittime dei terremoti dell’Aquila e di Amatrice che da tempo chiedevano un simile provvedimento e che hanno collaborato alla stesura della proposta.

Nei mesi precedenti quelle stesse associazioni avevano chiesto al governo di intervenire, scontrandosi però contro il vero e proprio muro eretto dall’esecutivo giallo-verde che si era trincerato dietro la possibilità che un simile intervento normativo potesse essere in contrasto con i procedimenti giudiziari che erano in corso. In tal senso va detto che nuovo e vecchio governo (e nuova e vecchia maggioranza) avevano adottato linea comune perché la stessa Pezzopane, sia nella precedente (per intenderci con il governo Gentiloni) che nell’attuale legislatura (governo Conte), aveva presentato degli emendamenti ai vari decreti ricostruzione che andavano proprio in questa direzione, sempre bocciati con l’identica motivazione del possibile contrasto con i procedimenti giudiziari.

Rischio che, però, improvvisamente era caduto nel gennaio scorso quando lo stesso governo Conte, con un semplice emendamento al decreto semplificazioni, aveva stanziato 10 milioni di euro per i familiari delle vittime e i superstiti della tragedia di Rigopiano. Misteri, contraddizioni e paradossi che solo in quel surreale circo che è diventato da tempo il mondo politico italiano possono accadere. Qualcuno, all’epoca, aveva anche fatto notare come questo repentino cambio di direzione del governo era arrivato, guarda il caso, ad un mese dall’appuntamento elettorale regionale in Abruzzo.

Illazioni e sospetti a parte, ci si attendeva da parte del governo, caduta così improvvisamente la pregiudiziale del possibile contrasto con i procedimenti giudiziari, qualcosa di simile per i familiari delle vittime dei due terremoti. Invece nulla. Così ci ha pensato il gruppo del Pd, insieme a quelle associazioni, a predisporre e presentare un progetto di legge che andasse in questa direzione. In occasione della conferenza stampa di presentazione, la Pezzopane e i rappresentanti delle associazioni avevano anche lanciato un appello al governo e a tutti i gruppi parlamentari, chiedendo di accelerare l’iter in maniera da poter arrivare all’approvazione della legge per il 6 aprile 2019, cioè in occasione del decimo anniversario del terremoto a L’Aquila.

Una mera illusione, anche la proposta di legge per i risarcimenti è finita nel dimenticatoio come tutto ciò che riguarda il terremoto del 2016 (e figuriamoci quello del 2009…). Così si è dovuto attendere ben 6 mesi non per la sua approvazione ma, molto più semplicemente, per incardinarla nell’iter di approvazione alla Camera. In altre parole per iniziare quel percorso che, nella migliore delle ipotesi, non sarà certo brevissimo. Sarebbe stata tutta altra cosa se c’avesse pensato il governo (come avevano promesso in campagna elettorale i due partiti che lo compongono) o, meglio ancora, se l’esecutivo avesse seguito la stessa procedura utilizzata per Rigopiano (cioè inserire un semplice emendamento in un decreto).

Eppure a chi attende da così tanto tempo è bastato un così piccolo passo avanti per gioire. “Oggi in commissione mi sono emozionata e ho trasferito a tutti questa mia emozione – ha affermato Stefania Pezzopane – dopo il positivo e giusto avvio delle procedure di risarcimento per le famiglie della tragedia di Rigopiano era intollerabile che al Parlamento venisse impedita la discussione di una proposta per un equo risarcimento a favore delle famiglie delle vittime dei terremoti nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria”.

Un’emozione che però, al di là del fatto che il rischio di un iter lunghissimo è quanto mai concreto, si scontra con la realtà che dice che quella proposta di legge senza un adeguata copertura finanziaria è “carta straccia”. Sembra una banalità (ed in effetti lo è), ma in questo sgangherato paese anche ciò che ovvio e scontato diventa complesso. Infatti quella proposta di legge è accompagnata da una previsione di stanziamento parti a 40 milioni di euro per il 2019. Ammesso (e purtroppo tutt’altro che concesso) che l’iter per la sua approvazione termini entro la fine di questo anno, è del tutto evidente che quella somma non è in alcun modo sufficiente.

Perché la legge stabilisce che ai familiari delle vittime andrà attribuita una somma complessiva non inferiore a 200 mila euro. Nel terremoto del 2009 a L’Aquila sono morte 309 persone, in quello del 2016 nel centro Italia sono state 299 vittime (di cui 51 nelle Marche). E i conti sono presto fatti, servono almeno 120 milioni di euro per risarcire i familiari delle 608 vittime complessive, a fronte di uno stanziamento che non copre neppure un terzo degli aventi diritto.

E’, quindi, del tutto evidente che il governo deve necessariamente accompagnare l’approvazione della proposta di legge (il più possibile rapidamente) con uno stanziamento adeguato di fondi, senza il quale ovviamente saremmo di fronte ad un’ulteriore beffa nei confronti dei “terremotati”.

Come anticipato il testo prevede che ai familiari di ogni vittima andrà attribuita una somma complessiva non inferiore a 200 mila euro e contiene anche l’ordine di assegnazione delle somme che andrannoal coniuge superstite, ai figli , ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, a conviventi a carico negli ultimi 3 anni prima della tragedia e al convivente more uxorio. Il testo prevede anche il collocamento obbligatorio per quei familiari delle vittime rimasti soli e in difficoltà, con problemi di lavoro.

Mi rivolgo a tutti i gruppi della Camera – conclude Stefania Pezzopane – ora approviamola presto con voto unanime e bipartisan. Sarebbe la migliore risposta delle istituzioni a cittadini la cui esistenza è stata completamente stravolta”. Il primo appello era rimasto nel vuoto, speriamo sorte migliore per questo secondo…

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