Giustizia è fatta: cambia la “strampalata” ordinanza sui danni agli edifici produttivi


Dopo il clamore provocato dall’articolo del 18 luglio scorso sull’incredibile caso della farmacia di Arquata, l’ordinanza n. 13 del 9 gennaio è stata finalmente modificata , ponendo così rimedio ad una delle situazioni più paradossali di questo post terremoto

Sia pure con incredibile ritardo, alla fine, fortunatamente, giustizia è stata fatta. La “strampalata” ordinanza n. 13 del 9 gennaio 2017 (“Misure per la riparazione, il ripristino e la ricostruzione di immobili ad uso produttivo distrutti o danneggiati e per la ripresa delle attivita’ economiche e produttive nei territori colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016”) finalmente è stata modificata.

Si pone così rimedio ad una delle situazioni più assurde e paradossali di questo post terremoto, determinata da un atto che di fatto riprendeva un’ordinanza simile varata nel post sisma in Emilia Romagna ma che era tarata per i grandi capannoni industriali presenti in quella zona. Non bisognava certo essere dei geni per comprendere che la situazione emiliana non può in alcun modo essere assimilata e paragonata a quella della nostra zona, caratterizzata da piccole attività commerciali, per lo più a conduzione familiare.

Un grave e clamoroso errore che rischiava di produrre un pesantissimo ulteriore danno a chi già è stato così duramente colpito dal sisma. Come, appunto, nel caso che abbiamo raccontato 10 giorni fa relativo alla farmacia di Arquata della famiglia Palmarocchi (“Terremoto e disastri: l’incredibile caso della farmacia di Arquata”). Che, dopo le violente scosse del 24 agosto e di fine ottobre, si è ritrovata con la farmacia classificata “C”, cioè parzialmente inagibile (anche se visivamente la situazione è davvero impressionante) e con l’abitazione sottostante dichiarata inagibile.

Una situazione preoccupante che è diventata surreale sulla base delle ordinanze che si occupano della ricostruzione, la n. 13  del 9 gennaio che si occupa dei danni sugli edifici produttivi e la n. 19 del 7 aprile che si occupa di quelli alle abitazioni. Sulla base di quei atti, l’edificio in cui si trovano la farmacia e l’abitazione deve essere considerato a prevalenza produttiva, visto che la superficie dei locali adibiti a negozio e magazzino è, sia pure di pochi metri quadrati, superiore a quella ad uso abitativo.

Quindi bisogna far riferimento all’ordinanza 13 che, inspiegabilmente, ha misure molto più restrittive, rispetto a quanto previsto per i danni alle abitazioni, per l’attivazione delle pratiche di rimborso. In concreto l’ordinanza 13 determina che il rimborso del danno è previsto, come si legge nell’allegato n. 2 (Soglie di danno, gradi di vulnerabilità, livelli operativi e costi parametrici”), solo per edifici con esito E (inagibilità totale) o che hanno subito danni alla struttura portante (travi, pilastri e nodi) e non solo a tamponamenti e tramezzi.

Una vera e propria follia che, di fatto, determinava l’incredibile situazione per la quale la famiglia Palmarocchi, pur avendo la farmacia con danni così diffusi e l’abitazione inagibile, non avrebbe avuto diritto neppure ad un euro di risarcimento. “Ci sentiamo dimenticati e abbandonati” ci aveva confessato 10 giorni fa Chiara Palmarocchi, comprensibilmente sfiduciata e preoccupata, così come i genitori Loris e Mariangela e il fratello Riccardo. Anche perché il commissario straordinario Errani aveva confermato di essere a conoscenza della paradossale situazione ma, mese dopo mese, la situazione restava praticamente immutata.

Eppure sarebbe sufficiente aggiungere due righe per risolvere la situazione – affermava Chiara – però passa il tempo e non accade nulla e noi siamo preoccupati, anche perché a dicembre scadranno i termini per le richieste di risarcimento danni”. Poi, come spesso accade in questo paese, l’incredibile clamore destato dal nostro articolo di denuncia ha finalmente sbloccato la situazione.

Sotto la pressione nostra ma anche di albergatori che si sono trovati nella stessa situazione – annuncia Chiara Palmarocchi – finalmente è arrivata la tanto attesa modifica all’ordinanza”. E, in effetti, sono bastate poche righe per sanare la situazione.  “Il comma 7 dell’art. 2 – prevede la modifica –  è integralmente sostituito dal seguente: Le disposizioni relative agli interventi su immobili non si applicano se l’unità produttiva interessata è localizzata all’interno di un edificio a prevalente destinazione abitativa o se le loro unità produttive sono localizzate nella loro totalità in immobile avente tipologia costruttiva assimilabile a quella degli edifici residenziali o direzionali, ammessi a contributo ai sensi dell’ordinanza del Commissario straordinario n. 19, fermi restando i requisiti di ammissibilità dell’allegato 1 alla presente ordinanza”.

E’ stato determinante sollevare il problema e muovere le acque – aggiunge Chiara – è stato di grande aiuto l’articolo pubblicato 10 giorni fa che ha contribuito ad attivare l’Ufficio ricostruzione.“ Naturalmente siamo molto soddisfatti della felice conclusione di questa assurda vicenda e non nascondiamo che ci fa piacere sapere di aver in qualche modo contribuito al “lieto fine”.

Però non è certo particolarmente edificante constatare che c’è bisogno del clamore destinato da un articolo per sanare una situazione che, con un briciolo di buon senso, poteva essere sistemata in pochissimo tempo

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