Terremoto e disastri: l’incredibile caso della farmacia di Arquata


La farmacia è in condizioni precarie, l’abitazione è completamente inagibile ma i proprietari non hanno diritto ad alcun risarcimento a causa di una “strampalata” ordinanza che ne riprende una simile dell’Emilia Romagna  tarata per i grandi capannoni industriali

Di storie surreali e paradossali ne abbiamo ascoltate tante e ne abbiamo raccontate numerose in questi lunghi 11 mesi di emergenza terremoto. Ma quella che riguarda la farmacia di Arquata del Tronto (la storica farmacia che si incontra a Trisungo lungo la Salaria) e il conseguente interminabile calvario che stanno affrontando i proprietari (la famiglia Palmarocchi, papà Loris, mamma Mariangela e i loro figli Chiara e Riccardo) davvero hanno dell’incredibile, superano ogni umana immaginazione.

Quella vicenda è la più clamorosa dimostrazione di come in questo difficile post terremoto a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia. Ma anche, purtroppo, di come le nostre istituzioni, che pure in questa dovrebbero essere il più vicino possibile alle persone colpite dal sisma, che dovrebbero supportare e aiutare in ogni modo chi da 11 mesi sta vivendo sulla propria pelle questo interminabile incubo, sono invece sempre più distanti, incapaci di rendersi conto di quali siano le necessità prioritarie, di comprendere a pieno la realtà che stanno vivendo quei luoghi, quelle persone.

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Non vi lasceremo soli” avevano promesso i politici e i rappresentanti delle massime istituzioni nei giorni immediatamente successivi al primo violento terremoto, quando sfilavano ad Arquata e dintorni tra le macerie e le tendopoli che ospitavano i tanti sfollati. “Ci sentiamo abbandonati e dimenticati, come se neppure esistessimo” ci confessa amaramente ora Chiara Palmarocchi.

A lei e a suo fratello Riccardo, così come ai suoi genitori Loris e Mariangela (ma a chiunque ha un briciolo di cervello) sembra incredibile quello che sta accadendo, sembra impossibile che davvero stiano rischiando di non ricevere neppure un euro di tutti i milioni stanziati per la ricostruzione, pur avendo l’abitazione inagibile e la farmacia in condizioni a dir poco precarie, a causa di un’ordinanza folle, “scritta con i piedi”.

O meglio, forse sarebbe più corretto dire per colpa della superficialità del commissario straordinario Errani (e di chi gli è vicino) che ha ritenuto logico scrivere una delle tante ordinanze emanate in questi mesi, la n. 13 del 9 gennaio 2017, prendendo a riferimento e sostanzialmente copiando un’ordinanza simile emanata in occasione del terremoto in Emilia Romagna. Come se la situazione degli immobili ad uso produttivo di quella zona, caratterizzata da mega capannoni di migliaia di metri quadri, potesse in qualche modo essere assimilata e paragonata a quella della nostra zona, caratterizzata da piccole attività commerciali, per lo più a conduzione familiare.

Un grave e clamoroso errore che rischia di produrre un pesantissimo ulteriore danno a chi già è stato così duramente colpito dal sisma. Ma, quel che è peggio, sono trascorsi 6 mesi dall’emanazione di quell’ordinanza e nessuno ancora si è preoccupato di correggerla. In realtà la clamorosa e inaccettabile penalizzazione di cui è al momento vittima, rappresenta solo il culmine di una vicenda che per la farmacia arquatana ha dell’incredibile sin dall’inizio dell’emergenza terremoto.

La mattina del 24 agosto, poche ore dopo il violento terremoto, la farmacia è già aperta e la famiglia Palmarocchi, ovviamente in una situazione generale evidentemente difficile e caotica, è comunque al lavoro per la propria comunità. Però, incredibilmente, in quelle stesse ore Google pubblica la notizia che la farmacia è inagibile e, quindi, è chiusa. Una clamorosa beffa, accentuata dal fatto che ci vorranno dei giorni prima di far rimuovere quella falsa informazione che rischia di danneggiare e non poco la farmacia Palmarocchi.

Infatti, poche ore dopo, ad Arquata arriva un camper della Fofi (Federazione degli ordini dei farmacisti italiani) con all’interno dei medicinali. “Eppure noi avevamo comunicato alla Fofi che eravamo aperti” spiega Chiara  che, poi, aggiunge con un pizzico di amarezza. “Anche ad Amatrice si è verificata una situazione simile ma il sindaco ha subito bloccato il camper”. Per loro, come per tutta la comunità di Arquata, la situazione nei giorni a seguire è difficilissima.

Dal 24 agosto abbiamo continuato a lavorare tra le macerie – afferma mamma Mariangela – i primi giorni i clienti arrivavano in farmacia scalzi, in pigiama, senza soldi, con gli sguardi persi. Nonostante le difficoltà abbiamo continuato a lavorare ma chiaramente il fatturato è crollato”. Purtroppo, poi, la situazione è ulteriormente peggiorata dopo il terremoto di fine ottobre e l’inevitabile ordinanza di evacuazione totale  che ha interessato tutte le 13 frazioni di Arquata.

Da ottobre in pratica è come se offrissimo un servizio ai fantasmi – ci spiega Chiara – però ci siamo organizzati, distribuendo i farmaci ad Ascoli, San Benedetto, Villa Rosa dove sono stati trasferiti i nostri concittadini. Per andare incontro alle esigenze dei nostri pazienti ma anche per poterci organizzare meglio abbiamo mandato una lettera alla Regione per chiedere di aprire un dispensario ma non abbiamo ricevuto risposta”.

Lo consentirebbe l’articolo 6 quater della legge n. 140 del 28 marzo 1997 (“Nelle frazioni o centri abitati dei comuni interessati dalla crisi sismica in cui, per gravi danni, sono intervenuti sensibili mutamenti della distribuzione della popolazioni, le regioni Marche e Umbria possono autorizzare l’apertura di dispensari farmaceutici per il tempo necessario alla verifica delle mutate dislocazioni della popolazione nel comune e comunque fino all’avvenuta ricostruzione”), inserito appositamente per far fronte all’epoca alla situazione di emergenza provocata da quella crisi sismica, però la Regione non risponde e per il momento non si può fare nulla.

Inevitabilmente dopo le violente scosse di fine ottobre peggiora decisamente anche la situazione della farmacia e dell’abitazione sottostante che verrà dichiarata inagibile. Per quanto riguarda i locali della farmacia la scheda Aedes la classifica “C”, cioè parzialmente inagibile anche se visivamente la situazione sembra davvero impressionante. Naturalmente cresce l’apprensione e la preoccupazione ma con la convinzione che, come ampiamente annunciato, lo Stato e le istituzioni sono pronte a fare la propria parte, a ripagare i danni subiti.

Certezza che, però, inizia a vacillare il 9 gennaio, di fronte all’ordinanza n. 13 “Misure per la riparazione, il ripristino e la ricostruzione di immobili ad uso produttivo distrutti o danneggiati e per la ripresa delle attività economiche e produttive nei territori colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016”. Si tratta dell’ordinanza che si occupa dei danni sugli edifici produttivi, mentre quella che si occupa dei danni pesanti sulle abitazioni (ordinanza 19) arriverà il 7 aprile successivo.

Analizzando e leggendo meglio le ordinanze in questione emerge subito che la beffa è servita. L’edificio in cui si trovano la farmacia e l’abitazione deve essere considerato a prevalenza produttiva, visto che la superficie dei locali adibiti a negozio e magazzino è, sia pure di pochi metri quadri, superiore a quella ad uso abitativo. Quindi bisogna far riferimento all’ordinanza n. 13 che inspiegabilmente ha misure molto più restrittive, rispetto all’ordinanza  19 per i danni alle abitazioni, per l’attivazione delle pratiche di rimborso.

Questo perché, come anticipato, l’ordinanza n. 13 ricalca quella emanata nel post terremoto in Emilia Romagna ed è stata tarata per i capannoni industriali di quel territorio che nulla hanno a che vedere con la tipologia costruttiva delle nostre zone. In concreto, però, ciò determina che il rimborso del danno è previsto, come si legge nell’allegato n. 2  (“Soglie di danno, gradi di vulnerabilità, livelli operativi e costi parametrici”) all’ordinanza  solo per edifici con esito E (inagibilità totale) o che hanno subito danni alla struttura portante (travi, pilastri e nodi) e non solo a tamponamenti e tramezzi.

Una “follia” bella e buona perché, al di là di ogni considerazione tecnica, è inaccettabile che danni così diffusi come quelli presenti nella farmacia di Arquata non siano in alcun modo rimborsati. Ma ancora più folle e inaccettabile è l’incredibile situazione che vivono ora i proprietari di quella farmacia che, in base a questa cervellotica ordinanza, di fatto non avrebbero diritto ad un euro di risarcimento, pur avendo l’abitazione totalmente inagibile e la farmacia stessa in condizioni precarie.

Impossibile, alla luce di tutto ciò, non condividere a pieno quell’amarissimo “ci sentiamo abbandonati e dimenticati” pronunciato da Chiara Palmarocchi. Quello che è ancor più incredibile è che le istituzioni preposte sono perfettamente a conoscenza dell’assurdità della situazione. Ne è pienamente a conoscenza l’Ufficio ricostruzione che, ad inizio giugno, ha consigliato i tecnici che seguono la pratica della farmacia di aspettare la revisione dell’ordinanza n. 13 che, a loro detta, “dovrà essere modificata a breve diventando più simile alla 19”.

Grazie all’interessamento dell’ex sindaco di Arquata Domenico Pala, il particolare caso della farmacia Palmarocchi è stato portato anche all’attenzione dello stesso commissario straordinario che ha laconicamente risposto “ne sono a conoscenza”. Bene, però tra le rassicurazioni dell’Ufficio ricostruzione e l’affermazione di Errani il tempo continua a trascorrere, passano giorni e mesi e nulla cambia, tutto resta come è ora. “C’è un evidente vuoto legislativo – afferma Chiara Palamarocchi – ma è sufficiente aggiungere 2 righe per porvi rimedio. Però il tempo passa e non accade nulla e noi siamo preoccupati, a dicembre scadranno i termini per le richieste di risarcimento dei danni”.

Un’attesa snervante e sinceramente incomprensibile, visto che è chiaro a tutti che siamo di fronte ad un’ìnaccettabile anomalia e che basterebbe molto poco per risolvere definitivamente il caso, per cui non si capisce per quale ragione bisogna continuare a tergiversare.

Perché è chiaro che non vogliamo neppure prendere in considerazione l’ipotesi che tutto resti così come è attualmente e che quella che al momento è solo una situazione paradossale si trasformi in una delle più inaccettabili vergogne del post terremoto.

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