Re senza Corona: Peter Collins


Un talento, che tristemente se ne è andato via troppo presto. Un uomo che preferì la sportività alla vittoria, un pilota che fece un gesto di altruismo destinato ad entrare nella storia del motorsport, Peter Collins un pilota sportivo come pochi

Gran premio d’Italia 1956, è l’ultima gara della stagione di Formula 1. Sul circuito di Monza i tifosi italiani sono pronti a festeggiare: il campione del mondo 1956 sarà un pilota Ferrari. Resta solo da capire chi sarà a trionfare, se il già plurititolato Juan Manuel Fangio o se l’altro pilota della rossa, il giovane Peter Collins, che al primo anno in un top team è stato capace di tenere testa al pilota più forte al mondo. La gara si è messa benissimo per l’inglese, visto che Fangio è stato costretto al ritiro da un problema tecnico. Quando il titolo è veramente a portata di mano Collins però decide di fare qualcosa che sarà destinato a passare alla storia e che lo renderà un pilota unico.

Peter Collins sembra nato per guidare in Formula 1. Sin da piccolo ha la passione per i motori e inizia a correre in categorie di alto livello a soli 17 anni. Collins impressiona per la sua bravura e si guadagna le attenzioni del mondo motoristico. È il 1952 e l’inglese fa il suo esordio in Formula 1, a soli 21 anni. In un periodo in cui quasi nessun pilota raggiunge la maturità agonistica prima dei trent’anni, nessun top team sarebbe così folle da affidare una vettura ad un esordiente. Collins quindi è costretto a fare esperienza e a gareggiare con vetture non competitive.

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Collins continua a maturare e a fare esperienza per qualche anno. Non ha mai vetture competitive quindi non ottiene risultati nelle rare gare di Formula 1 che disputa. L’inglese però ha talento e lo dimostra spesso, continuando ad ottenere risultati nelle serie minori. Nel 1955 Collins gareggia a Le Mans e arriva secondo. Pochi mesi dopo corre e vince la Targa Florio, una delle corse motoristiche più importanti in Italia. La sua guida che ha portato a questi risultati non è passata sott’occhio. Collins ha impressionato l’uomo giusto, Enzo Ferrari.

La Ferrari ha già ingaggiato il campione del mondo in carica Juan Manuel Fangio così può permettersi il rischio di affidare la seconda vettura ad un giovane. Enzo Ferrari ha preso a cuore Collins e lo ingaggia per il mondiale di Formula 1 1956. Ci vorranno solo poche gare per capire che ancora una volta Ferrari ha scelto un gran pilota.

In Argentina, prima gara dell’anno, Collins è fermato da un problema al motore. Già alla seconda gara però l’inglese va a podio, con un ottimo secondo posto a Montecarlo. Alla terza gara, sul difficile circuito di Spa, Collins approfitta dei problemi di Fangio e vince, portandosi clamorosamente il testa al mondiale. In Francia Collins vince ancora, stavolta battendo Fangio ad armi pari. L’inglese è in poco tempo diventato l’astro nascente della Formula 1.

A Silverstone le Ferrari fanno doppietta, con Fangio davanti a Collins. A due gare dalla fine della stagione l’inglese ha un punto di vantaggio sull’argentino. In Germania però a Collins va tutto storto. Fangio ne ha di più e domina la gara, Collins è secondo e cerca di portare a casa punti preziosi che gli permetterebbero di arrivare a Monza a pochi punti dal rivale iridato quando ha un problema tecnico ed è costretto al ritiro.

Monza, ultima gara della stagione. Fangio ha otto punti di vantaggio. Collins, se vuole il titolo, deve vincere e sperare che Fangio arrivi quinto o peggio. Le qualifiche vanno benissimo per l’argentino, che conquista la pole, ma in gara si ribalta tutto. Fangio ha problemi tecnici ed è costretto all’abbandono. In testa alla gara c’è l’inglese Stirling Moss ma Collins è in gran rimonta ed è il più veloce in pista.

Sembra la giornata perfetta per incoronare un nuovo campione, per il primo trionfo di un pilota che potrebbe diventare il punto di riferimento della Formula 1 negli anni successivi. Ma Peter Collins non ci sta. Semplicemente non vuole vincere così, con l’avversario fermato da problemi tecnici. Inoltre Fangio è a fine carriera e gli rimangono pochi anni ad alti livelli. Collins ha soli 25 anni e almeno altri dieci di carriera davanti a sé.

Tra la stupore del pubblico Collins rientra ai box e scende dalla sua vettura. Il regolamento in vigore permette di condividere la vettura tra compagni di squadra, divendendo poi i punti ottenuti, così l’inglese offre la sua auto a Fangio, rinunciando a diventare campione del mondo. “Maestro, sono ancora giovane e avrò tempo per vincere un titolo, lei forse no, prenda la mia auto e vinca”.

Le parole di Collins a Fangio sono destinate ad entrare nella storia della Formula 1. In questo sport tale gesto di sportività non si era mai visto e non si vedrà mai più. Collins non vince il campionato del mondo di Formula 1 ma entra nel cuore degli appassionati per un gesto meraviglioso, testimonianza di un altruismo unico.

Peter Collins non diventerà mai campione del mondo. Nel 1957 la Ferrari non è competitiva e nel 1958 qualcosa si è rotto tra il pilota inglese ed Enzo Ferrari. I due litigano di continuo e questo influenza i risultati del pilota inglese, che inizia malissimo un’annata in cui potrebbe avere la vettura per lottare per il titolo. Collins ormai è una stella e vive una vita di eccessi con molte donne e feste continue.

Non appena però i rapporti con Ferrari migliorano Collins torna il pilota di sempre, vincendo a Silverstone con una prestazione straordinaria. L’inglese, nonostante abbia vinto una sola gara, ha ancora qualche speranza di rientrare nella corsa iridata ma non può più sbagliare. La gara successiva si corre al Nurburgring, sulla pista più pericolosa al mondo, “l’Inferno Verde”, un circuito che ha già richiesto un triste tributo di sangue. E su questa pista Collins va incontro al suo atroce destino.

Le qualifiche vanno male e l’inglese è costretto alla rimonta. Collins inizia la gara guidando benissimo e dopo cinque giri conquista la vetta della gara. Al giro 11 però la sua Ferrari va fuori pista e centra un albero. Alcuni parlano di un problema tecnico, altri dicono che Collins ha rischiato troppo. Poco importa, “l’Inferno Verde” si è preso uno dei piloti più amati del circus, un grande campione che non ha avuto tempo di dimostrare il suo valore.

Finisce così la storia di un pilota molte forte, che avrebbe potuto vincere tanto, ma che ha ottenuto molto poco e che se ne è andato nel peggiore dei modi. Il suo altruismo, dote che molto spesso i campioni non hanno, gli è costato un titolo mondiale. Di grandi piloti che non hanno vinto niente ce ne sono tanti, uno di quelli che occupa un posto speciale nel cuore degli appassionati è Peter Collins. (DDS)

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