Presidente e assessore in fuga, direttrice generale sull’orlo di una crisi di nervi: caos sanità


Acquaroli e Saltamartini non hanno il coraggio di affrontare la protesta di sindacati ed esponenti politici davanti agli ospedali di Ascoli e San Benedetto, mentre la direttrice generale dell’Ast finisce nella bufera per l’imbarazzante teatrino davanti ai due nosocomi…

Senza troppi di giri di parole, quanto accaduto nei giorni scorsi intorno alla sanità picena è davvero molto grave. Lo sarebbe stato comunque, perché evitare il confronto, cercare di vietare legittime proteste e rivendicazioni e, addirittura, tentare di censurare notizie sgradite, ma che riportano esclusivamente fatti, è qualcosa di inaccettabile da qualsiasi parte provenga. Se poi tutto ciò accade in un posto, come appunto la provincia di Ascoli, dove la sanità è quasi sull’orlo del collasso, allora ovviamente tutto diventa terribilmente più grave. Come è doveroso in queste circostanze, partiamo dalla cronaca degli eventi. Giovedì scorso 14 marzo abbiamo pubblicato la notizia dell’ennesima pesantissima beffa per la sanità ascolana, la chirurgia robotica che la Regione aveva più volte promesso all’Ast di Ascoli (e all’ospedale Mazzoni) e che invece andrà a Fermo, nel nuovo ospedale in fase di realizzazione, per un costo complessivo di quasi 9 milioni di euro.

In quell’articolo, oltre a riportare la determina in questione dell’Ast di Fermo, si ricordavano tutte le occasioni pubbliche in cui la Regione, anche in presenza del sindaco Fioravanti, aveva promesso di portare la chirurgia robotica nel capoluogo piceno. Semplici fatti, per quanto molto significativi, che, però, evidentemente c’è chi non vuole che vengano conosciuti, al punto da segnalare l’articolo in questione sui social per chiederne la cancellazione. Non è certo la prima volta che accade, già in altre circostanze, sempre quando si parlava di sanità, abbiamo ricevuto dallo staff di alcuni social la comunicazione che il nostro articolo era stato segnalato da alcuni utenti, chiedendone la rimozione. Naturalmente anche in questo caso, come nelle situazioni precedenti, è bastato far presente come l’articolo non violasse in alcun modo determinati standard, ma si limitasse semplicemente a raccontare i fatti, per evitare ogni problema.

Resta però emblematico che ci sia chi (e non è neppure troppo difficile immaginare chi), invece dell’ennesimo “schiaffo” subito dalla nostra sanità, si preoccupa esclusivamente che non si sappia troppo in giro quanto sta accadendo. Il giorno successivo, venerdì 15 marzo, erano poi in programma due incontri, al Mazzoni di Ascoli e al Madonna del Soccorso di San Benedetto, tra i vertici regionali e i lavoratori dell’Ast. Ed i sindacati, che erano stati inspiegabilmente esclusi dal confronto, avevano organizzato manifestazioni davanti ai due ospedali, con la presenza di esponenti politici (parlamentari, consiglieri regionali e comunali) e giornalisti, sia per protestare e denunciare lo stato sempre più preoccupante della nostra sanità, sia per confrontarsi con i vertici regionali. Che, però, ancora una volta hanno preferito defilarsi e fuggire da ogni confronto, con il governatore Acquaroli e l’assessore regionale Saltamartini che hanno scelto in entrambi i casi ingressi secondari, proprio per evitare i manifestanti.

Come scriveva Manzoni su “I promessi sposi” a proposito di Don Abbondio, “il coraggio uno se non ce l’ha non se lo può dare”. E non è certo la prima volta che i Don Abbondio marchigiani dimostrano la totale mancanza di coraggio, fuggendo dal confronto, probabilmente perché consapevoli di come sia impossibile spiegare le ragioni delle continue pesanti penalizzazioni inferte alla sanità ascolana. Chi, invece, ha affrontato sindacati ed esponenti politici che manifestavano, ma con modi e toni assolutamente fuori luogo, è stata la direttrice generale dell’Ast di Ascoli, Nicoletta Natalini, sconcertante protagonista prima davanti all’ospedale di San Benedetto, poi davanti a quello di Ascoli.

E’ la consigliera regionale Anna Casini, presente alla manifestazione all’ospedale Mazzoni, a raccontare cosa è successo. “Ieri è accaduto un fatto molto particolare – racconta –  Mentre stavo partecipando insieme ad altri esponenti del Pd ad una manifestazione organizzata dai sindacati davanti all’ospedale Mazzoni è arrivata la direttrice che con tono intimidatorio e urlando ci ha detto di andare via perché eravamo in una proprietà privata. Ora alcune riflessioni, credo che sia la prima volta che dei sindacati e degli esponenti istituzionali, come ad esempio un parlamentare e un consigliere regionale, vengano cacciati da un luogo pubblico. Si perché la seconda cosa da sottolineare è che l’ospedale Mazzoni non è privato, è un ospedale pubblico e noi siamo a favore della sanità pubblica. La terza cosa è che non si usano quei toni, che un direttore generale di un’Ast dovrebbe pensare alla sanità e non all’ordine pubblico perché quella manifestazione verosimilmente era stata autorizzata dalla Questura che è l’organo competente ad organizzare l’ordine pubblico. Quindi un’ingerenza di competenze da una parte e dall’altra una chiusura al confronto”.

Qualcuno dovrebbe ricordare alla direttrice dell’Ast di Ascoli che l’ospedale non è certo “proprietà privata”, così come che la sanità picena non è un affare che riguarda esclusivamente lei, il governatore Acquaroli e l’assessore Saltamartini ma tutti i cittadini ascolani (e naturalmente il personale sanitario che opera nelle strutture pubbliche dell’Ast) che hanno il sacrosanto diritto di conoscere nel dettaglio cosa sta accadendo, senza censura e omissioni, e ai quali i vertici della Regione e dell’Ast stessa devono rendere conto delle proprie scelte, soprattutto quando, come avviene quasi continuamente, producono problemi e costituiscono una grave e inaccettabile penalizzazione. Per altro, ribadito che non è certo compito della direttrice generale occuparsi dell’ordine pubblico (se le manifestazioni non erano autorizzate sarebbero dovute intervenire le forze dell’ordine, non la Natalini…), teoricamente non sarebbe tanto normale che la direttrice generale perda così le staffe di fronte a proteste contro le decisioni che arrivano dall’organo politico della Regione.

In altre parole quella che la consigliera regionale Casini, non certo a torto, definisce un’ingerenza di competenze di fatto è anche un’indebita ingerenza politica. Naturalmente, però, l’aspetto più grave dei fatti dei giorni scorsi è l’irresistibile voglia di censura di chi non vuole che si conoscano i fatti e non sopporta che ci sia chi protesti e chieda spiegazioni a tutela dei cittadini. Ma anche l’atteggiamento di più totale chiusura e la totale mancanza di coraggio di Acquaroli e Saltamartini che fuggono da ogni confronto, che continuano a penalizzare pesantemente la sanità ascolana senza neppure degnarsi di provare a spiegare, a motivare le ragioni di questa autentica persecuzione. Come sempre, nel silenzio accondiscendente dei sindaci di Ascoli e San Benedetto…

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