Sanità nel Piceno “a picco”, oltre al danno la beffa…


Mentre i sindacati di categoria annunciano scioperi e manifestazioni, denunciando che “l’Ast di Ascoli è sull’orlo del baratro”, in una surreale conferenza stampa Acquaroli, Saltamartini e la direttrice Natalini raccontano le solite “favolette” sulla sanità picena…

Hanno avuto vita brevissima, poco più di 48 ore, le improbabili “favolette” sulla situazione dell’Azienda sanitaria territoriale di Ascoli raccontate dal governatore marchigiano Acquaroli, dall’assessore regionale alla sanità Saltamartini e dalla direttrice generale dell’Ast Natalini nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso a Palazzo Raffaello. Già la sede stessa della conferenza stampa è quanto mai significativa, perché guarda il caso si è tenuta ad Ancona e non ad Ascoli (o anche San Benedetto), come avrebbe dovuto essere per rispetto del territorio piceno. D’altra parte, però, nel capoluogo regionale Acquaroli e C. hanno potuto tranquillamente descrivere quel mondo virtuale della sanità picena così incredibilmente lontano dalla realtà con cui i cittadini ascolani hanno a che fare ogni giorno senza che nessuno dei giornalisti presenti (che non conosco a fondo la realtà picena) potesse obiettare qualcosa.

D’altra parte sarebbe sufficiente leggere sui social i commenti dei cittadini piceni sotto i post che riportano quanto enunciato in conferenza stampa per comprendere come la “favoletta” dell’Ast di Ascoli dove tutto procede per il meglio sia proponibile… solo ad Ancona e dintorni. “Quella di Ascoli – ha affermato in apertura di conferenza il governatore Acquaroli – è un’azienda con due città capofila e un territorio di confine eterogeneo. La Regione, per questo motivo, ha intrapreso una strategia di rilancio e di riequilibrio, anche sul fronte sanitario, rispetto alle esigenze manifestate”. E a quel punto chi conosce davvero la situazione della sanità picena avrebbe potuto alzarsi e andarsene perché era sin troppo chiaro che si trattava di un spot propagandistico. Nel corso del quale governatore, assessore alla sanità e direttrice generale hanno elencato quelli che secondo loro sarebbero aspetti e dati estremamente positivi.

A partire dalla mobilità attiva in crescita nel 2023 rispetto all’anno precedente (+13%), proseguendo per l’aumento delle prestazioni ambulatori e specialistiche (+ 5%), dei ricoveri e degli interventi chirurgici. E poi ancora l’aumento della spesa per il personale, con il contestuale ritrovato rapporto sereno e collaborativo (almeno a detta di governatore, assessore e direttrice) con i sindacati di categoria grazie ad una serie di accordi sindacali. Tutto molto bello ma, purtroppo, poco o nulla realistico. Detto che, ovviamente, nella conferenza stampa non si è fatto alcun cenno al vero grande problema della sanità picena (e, più in generale, marchigiana), cioè i tempi di attesa (tra “liste chiuse” e attese, quando va bene, dai 10 mesi in su di attesa per una qualsiasi prestazione), sulla mobilità attiva si omette di sottolineare il particolare non propriamente irrilevante che è rivolta soprattutto verso le cliniche private del territorio, per non parlare del fatto che nel contempo cresce in maniera ancora più consistente quella passiva.

Quanto all’aumento, rispetto all’anno precedente, di prestazioni ambulatoriali, specialistiche, di ricoveri e interventi chirurgici Acquaroli e la Natalini fingono di dimenticare che nel 2022 (soprattutto nella prima metà dell’anno) c’era ancora il problema covid che condizionava pesantemente l’attività ambulatoriale e ospedaliera, riducendone sensibilmente il numero di prestazioni. Non a caso nel 2023 sono sensibilmente aumentate in tutto il paese e, ovviamente, anche nel resto delle Marche il numero di prestazioni, ricoveri e interventi. Soprattutto ciò che, guarda il caso, non è stato detto è che la crescita rispetto al 2022 nell’Ast di Ascoli è sensibilmente minore rispetto alla media nazionale (poco meno del 20%) e regionale (intorno al 15%), con ad esempio l’Ast di Pesaro che ha avuto un aumento di prestazioni ambulatoriali triplo (oltre 400 mila in più rispetto alle 140 mila) rispetto all’Ast di Ascoli.

In altre parole, l’aumento era inevitabile e fisiologico dopo i problemi e le restrizioni imposte nell’ultima fase dell’emergenza covid, i numeri, però, dimostrano che ancora una volta l’Ast di Ascoli è fanalino di coda delle Marche e molto al di sotto della media nazionale. Soprattutto, mentre nel resto del paese ci si avvicina ai numeri e ai livelli di prestazioni, interventi e ricoveri pre covid, ad Ascoli siamo ancora lontanissimi da quei dati. Ancora più sconcertanti, un autentico ribaltamento della realtà, le affermazioni per riguardo la spesa per il personale sanitario e i rapporti con sindacati di categoria.

Abbiamo incrementato nell’Ast di Ascoli il tetto di spesa per assumere nuovo personale di 1.119.000 euro, il più ingente dopo quello dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche” ha affermato l’assessore Saltamartini. Come sottolinea Giorgio Cipollini della Cisl, il decantato presunto aumento di risorse per il personale dipendente dell’Ast di Ascoli “appare una vera e propria provocazione”. Come si ricorderà, inizialmente la Regione per il 2023, a fronte di una nuova disponibilità di 12 milioni di euro aveva previsto un aumento di risorse per tutte le altre Ast (+ 2,2 milioni di euro Pesaro, +5,3 Ancona, +4,9 Macerata, +1,3 Fermo) ed incredibilmente un taglio di 1.838.976 euro per l’Ast di Ascoli che, invece, avrebbe avuto bisogno più di ogni altra di un cospicuo aumento dei fondi per accorciare le enormi distanze esistenti con il resto delle Marche (che, inevitabilmente, così si sono ulteriormente accentuate).

Quei 1.119.000 euro in più a cui fa riferimento Saltamartini rappresentano, quindi, una parziale e non sufficiente compensazione dei tagli stabiliti ad inizio anno. “Ne consegue – evidenzia ancora Cipollini – che rispetto al 2022 a tutti i territorio sono state attribuite maggiori risorse mentre all’Ast di Ascoli sono stati erogati 600 mila euro in meno, corrispondenti a 20 unità in meno di personale. Se l’obiettivo è quello di concentrare tutta la sanità privata nel Piceno, la strada intrapresa è quella giusta”. Onestamente non sappiamo se davvero quello è l’obiettivo.

Di certo, però, volontariamente (quindi per scelta) o involontariamente (quindi per inettitudine) che sia, è innegabile che l’operato e le decisioni della giunta Acquaroli di fatto si sono rivelate un vero e proprio assist per la sanità privata, in particolare nel nostro territorio. Tornando alla spesa per il personale sanitario, a confermare che non c’è stato alcun aumento ancora una volta l’ennesima penalizzazione sono gli atti ufficiali. Come i bilanci preventivi adottati dalle 5 Ast marchigiane, e approvati 10 giorni fa dalla giunta regionale, che certificano come la spesa per il personale sanitario nel 2023 è cresciuta notevolmente, rispetto al 2022, in 4 Ast su 5. E non serve neppure indicare quale sia l’Ast in cui invece la spesa è diminuita…

Quanto al presunto “importante impegno nell’ambito delle relazioni sindacali per dare il giusto riconoscimento, sia in termini di ruolo sia in termini di trattamento economico, ai dipendenti” tanto vantato dalla direttrice Natalini, ammesso che realmente ci sia stato, i fatti dimostrano inequivocabilmente che in concreto è miseramente fallito.

Senza dover ricordare i mesi passati caratterizzati da continue proteste e mobilitazioni, nelle stesse ore in cui Acquaroli e C. raccontavano le loro belle “favolette”, Nusind e Usb proclamavano lo sciopero per il 22 marzo (“è una decisione inevitabile tenuto conto delle non risposte ai lavoratori e a sostegno e tutela di tutti gli oltre duemila lavoratori dell’Ast” si legge nel comunicato che in 21 punti elenca le motivazioni dello sciopero), seguiti subito dopo da Cgil, Cisl e Ugl che in durissimo comunicato hanno annunciato che “l’Ast di Ascoli è sull’orlo del baratro, lo sciopero è alle porte”, invocando per l’ennesima volta l’intervento delle istituzioni locali: “una gestione siffatta della sanità pubblica è un’indecenza per questo territorio, per cui ci chiediamo dove siano i sindaci ed i rappresentanti delle istituzioni locali e cosa intendano fare per difendere la nostra salute. Continueranno a guardare silenti o inizieranno a rivendicare risorse e giustizia per i cittadini del Piceno?”.

Siamo convinti – hanno concluso Acquaroli e Saltamartini – che la strada intrapresa sia quella giusta”. Se l’obiettivo è quello di distruggere la sanità pubblica nel Piceno, per una volta siamo d’accordo con governatore e assessore…

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