Viva l’Italia che resiste!


Dalla piazza di Pisa ai tanti studenti ascolani che sfidano inaccettabili divieti e censure, c’è ancora un’Italia che non si lascia intimidire da minacce e ricatti, che non si piega alla violenza e all’arroganza del potere. Con la “benedizione” del presidente Mattarella

Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura, viva l’Italia, l’Italia che resiste” cantava Francesco De Gregori nel lontano 1979. In realtà per lunghi anni quell’Italia sembrava persa, non se ne vedeva traccia. Poi, finalmente, l’abbiamo ritrovata venerdì scorso in quella che sembrava l’ennesima giornata “nera” del nostro paese ma anche della nostra città. Invece, all’improvviso, quell’Italia che non si lascia intimorire dalla violenza e dall’arroganza del potere, che non si lascia intimidire da minacce e ricatti, che è pronta a rivendicare le proprie libertà e i propri diritti improvvisamente è venuta fuori. L’abbiamo ritrovata in quei ragazzi e in quelle ragazze che a Pisa ma e ad Ascoli non si sono piegati ad anacronistici tentativi di censura e alla solita violenta repressione a base di manganellate.

Ma anche nell’affollata piazza dei Cavalieri di Pisa che manifestava la propria indignazione e la propria solidarietà a quei ragazzi, nella decisa presa di posizione dei docenti e dei direttori scolastici del capoluogo toscano. Soprattutto “l’Italia che resiste”, di cui ogni italiano dovrebbe essere fiero, l’abbiamo ritrovata nel presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Il Presidente della Repubblica – si legge in una nota del Quirinale – ha fatto presente al ministro dell’interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”.

Anche la censura, tipico strumento di chi, privo della necessaria conoscenza delle cose non ha altri mezzi a disposizione, esprime fallimento. E ad Ascoli il fallimento è stato doppio, perché il tentativo di impedire agli studenti ascolani di partecipare all’incontro con lo storico Eric Gobetti è miseramente fallito, con centinaia di studenti che hanno sfidato il divieto e hanno ugualmente partecipato (e qualcuno avvisi “Il Primato Nazionale” che, in un surreale articolo, ha scritto che l’incontro “vietato” non si era svolto…). In entrambi i casi, purtroppo, non siamo certo di fronte a qualcosa di nuovo, cariche e manganellate soprattutto contro i più giovani sono diventate una triste e inaccettabile consuetudine, mentre nel sempre più gretto capoluogo piceno c’è da sempre un’attrazione fatale con la censura (vedi articolo “La Traviata censurata, cronache surreali dal Medioevo”).

C’è un filo rosso che lega Ascoli e Pisa” ha giustamente sottolineato Francesco Ameli. In realtà è un doppio “filo rosso” che lega da una parte la più cupa e sconcertante manifestazione di arroganza e di ignoranza di chi ha o esercita un certo tipo di potere e lo usa per limitare le libertà altrui e dall’altra la risposta che “profuma di speranza e di libertà” di chi non si lascia intimidire, di chi non accetta alcuna forma di violenza, fisica o verbale. Ad Ascoli un inno alla speranza e alla libertà è arrivato da quei studenti che hanno sfidato ogni censura, partecipando all’incontro con Gobetti. “Oggi è successa una cosa incredibile – scrive dopo l’incontro Gobetti – un centinaio di studentesse e studenti del liceo di Ascoli hanno disobbedito all’ordine del preside che ieri gli aveva proibito di partecipare ad una conferenza organizzata da tempo. Queste ragazze e ragazzi hanno provato sulla loro pelle cosa significa la censura fascista, la repressione del dissenso, il pensiero unico. Ma l’hanno sfidato e vinto, dimostrando che la scuola pubblica è ancora un laboratorio di libertà e democrazia, è ancora ispirata alla Costituzione”.

Quell’incontro faceva parte del progetto Pcto avviato da mesi e, come sottolinea il movimento di liberazione nelle Marche (Isml), l’evento con Gobetti “è stato organizzato dopo mesi di meticolosa preparazione con l’approvazione dei consigli di classe, del dirigente scolastico e degli studenti stessi”. Solo che, alla vigilia di quell’incontro, è intervenuta “a gamba tesa” l’on. leghista Giorgia Latini secondo cui “un negazionista delle foibe che incontra i giovani delle scuole rappresenterebbe un episodio di gravità inaudita. Come vicepresidente della commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati non posso non condannare una tale eventualità. Eric Gobetti è conosciuto per le sue tesi negazioniste”. Sulla stessa linea l’assessore regionale ascolano, anche lui della Lega, Andrea Maria Antonini e i consiglieri comunali Petracci e Premici che in un lungo e sconcertante comunicato stampa hanno sottolineato che “la presenza del negazionista Gobetti è un oltraggio alle vittime”, chiedendo addirittura “agli organizzatori di annullare l’incontro rivolto agli studenti”.

Sorvolando, per decenza, sul comportamento del dirigente scolastico, sarebbero tante le cose da dire, si potrebbe ad esempio sottolineare la “coerenza” di chi si scandalizza e accusa chi ha indossato una maglia inneggiante a Tito (episodio più volte spiegato da Gobetti) ma non proferisce parola che venga scelto come viceministro chi si faceva fotografare vestito da nazista (Bignami). Quello che, però, non si può fare a meno di sottolineare è come chi lo accusa di negazionismo evidentemente non ha mai letto i libri di Gobetti, non si è mai degnato di ascoltare ciò che ha sempre sostenuto il quotatissimo storico, ma parla esclusivamente “per sentito dire”, per un mero preconcetto ideologico.

Perché Gobetti non ha mai negato le foibe e ha sempre avuto un giudizio netto di condanna, semplicemente si è limitato a fare quello che ogni bravo storico dovrebbe fare, cioè ha inquadrato quel drammatico evento nel contesto di quanto era avvenuto in quegli anni, senza nascondere i crimini commessi dall’Italia fascista in Jugoslavia (basterebbe ricordare il famigerato campo di concentramento di Arbe dove furono internati più di 100 mila jugoslavi, con oltre 5 mila morti) che furono poi alla base della feroce e inaccettabile vendetta dei titini nei confronti di tutti gli italiani, non solamente i fascisti, in Istria. “Condanno le foibe, il giudizio morale è di condanna assoluta” ha sempre ribadito in tutte le interviste Gobetti, i cui libri e interventi sulle foibe si basano sulle ricerche scientifiche del professor Raoul Pupo, storico di grandissima fama e prestigio e sicuramente non comunista (è stato esponente della destra Dc) e degli studiosi dell’Istituto storico di Trieste (che sicuramente non è un covo di nostalgici comunisti).

Informarsi seriamente e correttamente, prima di parlare, sarebbe buona norma. A prescindere da tutto, però, come ha sottolineato “Ascolto & Partecipazione” “in tutta questa storia ciò che conta e ciò che ricorderemo è la sentita partecipazione degli studenti all’incontro con lo storico, vera pagina di democrazia di cui ringraziamo i ragazzi”. Che idealmente sarebbero da abbracciare perché per una volta ci hanno reso orgogliosi della nostra città. Così come idealmente da abbracciare sarebbero le migliaia di persone che hanno gremito la piazza di Pisa per solidarietà nei confronti di quei ragazzi picchiati e manganellati senza alcun motivo dalle forze dell’ordine.

Purtroppo non è certo la prima volta che accade, qualcosa di simile era accaduto poco prima della fine dell’anno a Torino, con le cariche e le manganellate contro studenti inermi che manifestavano contro il governo Meloni. In epoca social è difficile, praticamente impossibile, mascherare e stravolgere la realtà che questa volta, come già a Torino, è sin troppo chiara e certificata da una serie infinita di testimonianze e video che dimostrano come quegli studenti, a mani nude e con solo qualche striscione, sono stati manganellati (con inaudita violenza) senza alcuna valida ragione. Per questo sono oltremodo sconcertanti i patetici tentativi di Lega e Fratelli d’Italia di giustificare l’ingiustificabile, in alcuni casi ben oltre il ridicolo. Come il “solito” Donzelli (FdI) secondo cui “manifestare è un diritto che deve essere garantito ma nel rispetto delle regole. Tentare di marciare sulla sinagoga di Pisa non è un diritto ma un gesto violento”. Peccato che basta vedere una qualsiasi cartina della città toscana per rendersi conto che piazza dei Cavalieri, dove erano diretti gli studenti, è dalla parte opposta della sinagoga.

Per fortuna c’è il presidente della Repubblica Matterella e se davvero, come si legge nella nota, il ministro dell’interno e il governo ne condividono il pensiero, lo dimostrino con i fatti, prendendo quei provvedimenti (come ad esempi i codici identificativi) che già esistono in tutto il mondo civile. Nell’attesa (probabilmente vana) che ciò accada ci si può consolare con le migliaia di persone presenti a Pisa in quella piazza, con quei ragazzi del nostro capoluogo, con tutti quelli che hanno fatto sentire la propria voce in solidarietà di quei ragazzi e, naturalmente, con il presidente della Repubblica, simboli di quell’Italia che resiste che più ci piace.

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