Sanità marchigiana allo sbando, Acquaroli e la Regione mandano in crisi anche il Torrette


Duro atto di accusa di 11 dirigenti dell’ospedale anconetano, un tempo fiore all’occhiello della sanità marchigiana. E mentre in una nota congiunta le opposizioni denunciano “lo smantellamento del sistema sanitario pubblico”, nel Piceno riparte la mobilitazione dei sindacati

Bisogna avere un innato e naturale talento “distruttivo” per riuscire a mettere in crisi anche quello che indiscutibilmente era il fiore all’occhiello e vero faro della sanità marchigiana, l’ospedale Torrette di Ancona. Un’impresa che, neanche a dirlo, è riuscita al governatore marchigiano Acquaroli e alla sua sconclusionata giunta regionale che sta pian piano distruggendo la sanità marchigiana, accentuando notevolmente problematiche che, in realtà, già c’erano (dalle liste di attesa alla mobilità passiva, dal sovraffollamento dei pronto soccorso alla carenza di personale, senza dimenticare la situazione sempre più drammatica della sanità picena) e creando nuove emergenze dove, fino a qualche tempo fa, tutto funzionava quasi alla perfezione.

Ed il rischio concreto è che il peggio potrebbe ancora dover arrivare, visto che il nuovo piano sanitario regionale approvato nel corso dell’estate potrebbe rappresentare una sorta di colpo di grazia per la sanità marchigiana. Lo sconcertante quadro della situazione del Torrette è testimoniato in maniera inequivocabile dalla lettera, un vero e proprio durissimo atto d’accusa, sottoscritta da 11 dirigenti dell’ospedale anconetano (i direttori dei dipartimenti delle Chirurgie Specialistiche, di Emergenza, Materno Infantile, Medicina Interna, Gastroenterologia e Trapianti, Scienze Cardiovascolari, Scienze Neurologiche, Scienze Radiologiche, Specialità Mediche e Chirurgiche, Servizi, Facoltà di Medicina e Chirurgia).

I sottoscritti Direttori dei Dipartimenti clinico-assistenziali dell’azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche – si legge nella lettera – vogliono rappresentare l’allarmante degrado degli standard assistenziali e di sicurezza delle cure omogeneamente diffusa in tutti i Dipartimenti e in tutte le discipline chirurgiche e mediche e dei servizi registrabili all’interno dell’ospedale di Torrette, a causa della perdita del numero minimo di operatori sanitari adeguati a sostenere l’operatività quotidiana. La riduzione degli standard assistenziali potrebbe ripercuotersi negativamente sulle capacità di erogazione dell’attività didattica a favore dei professionisti della salute che annualmente la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univpm forma per il Sistema Sanitario Regionale. In particolare, la riduzione delle prestazioni e del numero di pazienti assistiti, metterà la facoltà in condizioni di non poter garantire il mantenimento dell’accesso di nuovi studenti e la formazione di specialisti nelle varie discipline mediche e chirurgiche“.

Il depotenziamento dell’azienda ospedaliera, perno su cui ruota tutta la sanità regionale – si legge ancora nella lettera –  determinerebbe inevitabilmente l’implosione di tutta la rete sanitaria marchigiana. In tal modo la riforma sanitaria regionale naufragherebbe in un mare di disservizi assistenziali a catena. Dobbiamo purtroppo constatare un disallineamento delle posizioni espresse dalle autorità sanitarie regionali nei confronti delle richieste legittime della Direzione Generale di questo ospedale per la stabilizzazione dei precari (infermieri, tecnici e medici) e l’adeguamento della pianta organica. Ci sono proteste sindacali, la fuga di infermieri, tecnici e medici verso altre strutture sanitarie non solo extraregionali, attratti da condizioni lavorative più stabili e remunerate“.

Credo che il problema sarà dalla direzione aziendale che sta governando in maniera ottima l’Azienda ospedaliera unica” prova a difendersi Acquaroli che va in soccorso del criticatissimo assessore alla sanità Saltamartini. “Ha la mia piena fiducia – afferma il governatore marchigiano –  il problema è che la sanità è complessivamente in sofferenza e ogni mancanza preoccupa. C’è una situazione di difficoltà generale nella sanità a causa di una programmazione sbilanciata e tetti di spesa che rendono impossibile stabilizzare il personale”.

Il problema è che Acquaroli non può neppure scaricare le responsabilità sul governo, visto che a guidarlo c’è la leader del suo partito (Fratelli d’Italia). Chi, invece, sottolineano implacabilmente le responsabilità del governatore marchigiano sono le forze dell’opposizione (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, + Europa, Verdi, Partito Socialista, Dipende da Noi)  che, in un comunicato congiunte, bocciano le scelte della Regione in tema di sanità.

Denunciamo il progressivo smantellamento del sistema sanitario pubblico – accusano – L’appello di ben 11 Dirigenti dell’ospedale di Torrette, considerato un fiore all’occhiello marchigiano, la dice lunga sulla gravità della situazione ed è l’emblema della disorganizzazione che regna nell’intera sanità regionale che rischia di far esplodere e collassare il sistema. Le scelte politiche del Governo Acquaroli hanno solo prodotto un peggioramento di una sanità già ricca di problematiche: liste di attesa, sovraffollamento dei pronto soccorso, carenza di personale, mobilità passiva e tutte le inefficienze note. La riforma sanitaria, voluta dalla destra regionale, non ha prodotto risultati se non la moltiplicazione delle poltrone e dei costi. Il Piano socio sanitario, fatto approvare in gran fretta nel corso dell’estate, promette tutto ma non pianifica nulla. Il Presidente Acquaroli, anziché far valere la tanto sbandierata filiera di destra, subisce silente le scelte della sua capo partito Meloni, che taglia le risorse per la sanità pubblica e rinuncia al MES sanitario, non prevede la possibilità di effettuare investimenti sul personale e affossa il PNRR concepito proprio a favore della sanità di prossimità.

L’unica battaglia affrontata da Acquaroli finora è stata quella di aggiungere risorse economiche per un sottosegretario quando è già presente un assessore lautamente pagato, a certificare la auto ammissione del fallimento del modello Marche. La questione non può essere risolta con un semplice incontro in privato, senza partecipazione, trasparenza e senza un confronto con tutte le parti in causa. Stiamo assistendo allo smantellamento della sanità pubblica che andrà a colpire in primis i più deboli e coloro che non possono permettersi cure a pagamento, oltre che il fondamentale diritto di tutti alla salute. Per questa ragione, abbiamo ritenuto opportuno e urgente proclamare con una voce sola il nostro disaccordo e la nostra opposizione alle politiche della destra regionale sulla sanità. Continueremo pertanto a mobilitarci su questo tema che ci vede uniti, includendo tutti coloro che vorranno associarsi a questa battaglia che riguarda tutte le marchigiane e i marchigiani”.

Se la situazione a livello regionale è a dir poco allarmante, nel Piceno la sanità continua a sprofondare, nel silenzio delle istituzioni locali (i sindaci e le amministrazioni comunali di Ascoli e San Benedetto) che sembrano ormai aver alzato bandiera bianca. E’ dei giorni scorsi la notizia della mancata proroga (decisa dalla direzione dell’Azienda sanitaria territoriale di Ascoli), a partire dal nuovo anno, di circa 50 lavoratori di diverse professionalità in servizio a tempo determinato, nonostante che molti di essi abbiano già maturato i requisiti per essere stabilizzati secondo la vigente normativa Covid.

Tale scelta sarebbe determinata dalla mancata previsione dei relativi posti nella dotazione organica e dal conseguente mancato finanziamento da parte della Regione. Questa riduzione è inammissibile e avrà conseguenze devastanti sui servizi sanitari, con riflessi diretti sulla collettività picena che ancora una volta si vedrebbe ulteriormente discriminata rispetto alle altre realtà territoriali della regione” accusa la rappresenta sindacale unitaria annunciando la ripresa della mobilitazione.

Chissà se il sindaco Fioravanti, che dopo averli dimenticati per 5 anni proprio ora si ricorda dei più giovani, improvvisamente, visto l’avvicinarsi delle elezioni, non ritroverà la memoria e anche la parola sulla disastrata situazione della sanità picena…

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