Luci ed ombre del nuovo Ascoli targato Castori


Pareggio, con  rimpianto per l’occasione nel recupero, per i bianconeri che, però, per un’ora hanno sofferto e concesso troppo. Positivo atteggiamento e approccio alla gara, incoraggiante il finale in crescendo ma restano i limiti del centrocampo e le solite disattenzioni difensive

Inizia con un pareggio la nuova avventura di Fabrizio Castori sulla panchina dell’Ascoli, con qualche rimpianto per l’occasione (doppia) avuta dai bianconeri nel recupero. Va, però, riconosciuto che, per quello che si è visto in campo, la vittoria sarebbe stata un premio eccessivo per i bianconeri ed una punizione immeritata per la Reggiana che, soprattutto nella prima ora di gioco, ha fatto la partita. D’altra parte quella sprecata da Manzari nel recupero (e poi, sulla ribattuta del portiere) da Bayeye) di fatto è stata l’unica vera occasione costruita dall’Ascoli oltre il gol di Pedro Mendes, mentre la formazione di Nesta oltre al gol ha creato diverso opportunità, con i due legni colpiti da Artiste e Cigarini, il salvataggio miracoloso di Bellusci, le due facili occasioni fallite sotto porta da Varela e Melegoni.

Al di là del pareggio conquistato, comunque da considerare positivamente, la prima partita di Castori ha dimostrato (confermato per chi lo ripete da inizio stagione) che sicuramente Viali aveva delle responsabilità nella situazione negativa in cui era sprofondata l’Ascoli, ma che altrettanto chiaramente questa squadra ha degli evidenti limiti e delle gravi carenze in tutti i reparti che solo il mercato di gennaio può provare a sanare. Per questo l’unica cosa che conta fino ad allora sarà il risultato, cercare di conquistare più punti possibili, senza preoccuparsi o guardare troppo in che modo vengono conquistati, alla prestazione.

Quindi è giusto essere soddisfatti per il punto conquistato a Reggio Emilia anche se la prestazione non è stata certo scintillante. Soprattutto nella prima ora di gioco nel corso della quale, pur avendo trovato il vantaggio quasi subito, i bianconeri hanno sofferto e rischiato troppo, con il centrocampo surclassato da quello dei padroni di casa (guidati da un giocatore come Cigarini che tanto servirebbe all’Ascoli) e le evidenti difficolta sulla fascia sinistra difensiva, con Portanova e Artiste sempre pericolosi. Nel post partita Castori ha sottolineato l’impegno e la determinazione dei bianconeri che in effetti, insieme alla crescita della squadra nell’ultima mezzora, sono tra le note più positive della prestazione dell’Ascoli. Al nuovo allenatore si chiedeva innanzitutto di cambiare l’atteggiamento della squadra, troppo dimesso e rinunciatario nelle ultime partite, ed in effetti da questo punto di vista il passo avanti è stato evidente. In particolare nell’aggressività e nella determinazione con cui, in alcuni frangenti della partita (nella fase iniziale e nell’ultima parte) i bianconeri cercavano di riconquistare la palla molto “alti”, ma anche nella tenacia e nell’abnegazione con cui, nei momenti di difficoltà, si sono applicati per evitare il peggio.

Non a caso proprio da una palla recuperata sulla tre quarti offensiva è nato il gol di Pedro Mendes, un’autentica prodezza del portoghese che ha confermato di esprimersi al meglio quando può giocare al centro dell’attacco. Il cambio in panchina non ha invece sortito particolari effetti (e non poteva certo sortirli) su quello che è il limite più evidente e più grave mostrato dall’Ascoli fino ad ora, l’assoluta incapacità di costruire trame di gioco degne di tal nome. D’altra parte non poteva essere altrimenti, vista la scarsa qualità del centrocampo bianconero e l’assenza di un vero playmaker (alla Cigarini…) in grado di comandare il centrocampo stesso, far girare la palla e verticalizzare.

Per altro Castori, costretto anche a rinunciare al centrocampista di maggiore qualità in rosa (Caligara), non ci ha neppure provato a far qualcosa in questa direzione, schierando in mezzo al campo la coppia Di Tacchio – Gnahoré che per caratteristiche è portata soprattutto alla copertura e all’interdizione, con Falzerano e Falasco sulle fasce più preoccupati della fase difensiva e che non hanno quasi mai provato a spingere. Un po’ a sorpresa l’allenatore bianconero ha proposto lo schieramento con un trequartista dietro le due punte, con Masini in quella posizione che, per la verità, si è visto solo in un paio di occasioni nella prima parte del primo tempo e complessivamente non ha per nulla inciso.

Come ampiamente previsto, invece, Castori ha schierato la difesa a tre, guidata dal rientrante Botteghin e con Bellusci (destra) e Quaranta (sinistra) ai lati, che sostanzialmente ha retto anche se ha concesso troppo agli avversari. Molto bene Bellusci, protagonista di un paio di salvataggi miracolosi, meno Quaranta, protagonista nel brutto errore che ha poi portato al pareggio della Reggiana. Detto di Pedro Mendes, qualcosa di più è lecito attendersi da Rodriguez che continua ad esprimersi al di sotto dei suoi standard.

Nonostante il gol mancato nel recupero, non si può invece gettare la croce addosso a Manzari che si è adattato ad un ruolo che non è propriamente il suo, mentre qualche timido segnale positivo, nei pochi minuti in cui è rimasto in campo, è arrivato da Millico. Come anticipato, è stato buono l’approccio alla gara dei bianconeri che, dopo l’iniziale sfuriata dei padroni di casa, che ha prodotto una situazione pericolosa in area sventata da un’uscita volante di Viviano, hanno subito trovato il gol con la perla di Pedro Mendes, bravissimo a sfruttare la sponda di petto di Rodriguez dopo un pallone recuperato sulla tre quarti offensiva.

La Reggiana avrebbe potuto pareggiare subito dopo con Artiste, la cui conclusione a colpo sicuro è terminata sul palo. Il resto del primo tempo è stato un monologo dei padroni di casa (che hanno chiuso la prima frazione con il 75% di possesso palla), che si sono anche giovati dell’entrata in campo di un vivacissimo Varela, al posto dell’infortunato Gondo. Proprio il nuovo entrato è stato il più pericoloso dei suoi, prima con una conclusione a colpo sicuro respinta a due passi dalla porta da Bellusci, mentre pochi minuti dopo l’attaccante granata dal limite dell’area piccola ha mancato di testa un perfetto cross che chiedeva solo di essere spinto in porta.

Il tempo si è chiuso con un paio di pericolose mischie e una buona opportunità sprecata da Portanova (che dal dischetto del rigore ha concluso largamente a lato). L’avvio di ripresa ha ricalcato l’andamento della prima frazione, con i padroni di casa che hanno trovato subito il pareggio con Pieragnolo, con un’azione nata da un brutto errore di Quaranta, sfruttato alla perfezione dal solito Varela. Pochi minuti dopo la traversa ha salvato Viviano su un’ottima punizione di Cigarini. Con il passare dei minuti la pressione dei padroni di casa si è affievolita, con l’Ascoli che pian piano ha preso un po’ di campo ed è riuscito a controllare meglio la gara.

A parte un tiro dal limite di poco fuori di Cigarini, la Reggiana di fatto non si è più vista pericolosamente nell’area bianconera fino ai minuti finali quando Melegoni, dal limite dell’area piccola, ha ciccato un invitante cross radente dalla destra di Varela. Poi nel recupero la doppia opportunità, il colpo di testa ravvicinato di Manzari e la conclusione di Bayeye alta, che poteva regalare all’Ascoli una vittoria probabilmente non meritata ma che di certo sarebbe stata una fondamentale iniezione di fiducia, otre che ossigeno per la classifica precaria dei bianconeri. Anche in considerazione del fatto che ora la formazione di Castori è attesa da un impegno quasi proibitivo, con la trasferta in casa della nuova capolista (insieme al Parma) Venezia.

Servirà una prestazione di grandissimo carattere e di massima attenzione per provare quell’impresa che darebbe una scossa al difficile campionato dell’Ascoli.

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