L’orrore sugli israeliani, il dramma dei palestinesi: “La domenica del villaggio” torna le prossime settimane


Di fronte all’orrore dell’atroce attacco terroristico di Hamas contro il popolo israeliano e alla disumana e inaccettabile ferocia della reazione di Israele non c’è molta voglia di sorridere e fare ironia ma è il momento di riflettere. Anche sull’indegna reazione del nostro paese…

L’orrore anche vivo dell’atroce attacco terroristico di Hamas contro il popolo israeliano. Lo sconcerto per la disumana ferocia della reazione di Israele, con l’ennesima strage di civili palestinesi (purtroppo destinata a cresce a dismisura nei già agghiaccianti numeri) e un’inaccettabile (almeno per chi ha ancora un briciolo di umanità) vendetta che assomiglia sempre più ad un autentico genocidio. Dopo una settimana così nefasta sinceramente non c’è molta voglia di sorridere e di fare “sana” ironia. E, soprattutto, dopo le migliaia di morti, tra cui centinaia di bambini, dall’una e dall’altra parte non ci sembra opportuno farlo.

Anche se, in realtà, i nostri politici e i nostri amministratori locali di spunti in proposito come al solito ce ne avevano fornito in gran quantità, anche sui drammatici fatti in Medio Oriente. Preferiamo, però, pensare che dopo una settimana così tragica questa possa essere una domenica di riflessione (e, magari, per chi è religioso di preghiera con un pensiero per le vittime di questi giorni), non certo di scanzonata allegria e di irriverente ironia. Soprattutto sarebbe necessario riflettere su come si sia perso completamente il senso del rispetto della vita umana, di come ormai non faccia alcun effetto sacrificare migliaia e migliaia di vite, comprese quelle di innocenti bambini. E, ancor più, sarebbe necessario riflettere su quanto questo paese sia caduto in basso, con consistenti parti della politica e dell’informazione che non si fanno alcuno scrupolo di sfruttare una simile tragedia per biechi e meschini scopi di propaganda, per gettare fango sugli avversari.

In questi giorni, dopo l’attacco terroristico di Hamas, si è molto discusso sui media italiani della questione israelo-palestinese e fortunatamente non sono mancate voci di chi, partendo sempre e comunque dalla netta e assoluta condanna nei confronti di Hamas, ha saputo comunque fare un quadro complessivo di una situazione decisamente complessa. Scontrandosi, però, con l’inaudita e inaccettabile ferocia verbale di chi ha trasformato anche questa drammatica e complessa vicenda nel solito “vomitevole” scontro tra ultras contrapposti, nel quale non c’è spazio per ragionare, riflettere, ricostruire storicamente come si è arrivati a questa vicenda. E chi ha “l’impudenza” di farlo viene tacciato di essere dalla parte dei terroristi di Hamas o, peggio ancora, di essere antisemita.

Come è accaduto, ad esempio, al leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, con le indegne accuse nei suoi e nei confronti del suo Movimento da parte del presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi (con Conte che ha giustamente annunciato di voler presentare querela per diffamazione). Una vera e propria indecenza che arriva al surreale paradosso quando chi auspica e chiede di fermare il massacro di civili che sta avvenendo a Gaza viene tacciato di essere amico dei terroristi e di non aver rispetto per le vittime israeliane.

E’ a dir poco singolare ed emblematico il fatto che in Israele si può criticare pesantemente (diversi organi di informazione lo hanno fatto), senza rischiare di passare per sostenitori di Hamas, la “scellerata” politica portata avanti in questi anni dall’estrema destra al governo, l’ aver concentrato la maggior parte delle difese militari  nella zona della Cisgiordania in difesa dei coloni e dei territori da loro illegalmente occupati (per altro infischiandosene di tutte le risoluzioni Onu di condanna), l’aver ignorato gli allarmi che pure da settimane erano arrivati, mentre in Italia chi si azzarda a sottolinearlo viene “schedato” come il peggiore dei terroristi. Ancora più sconfortante il fatto che siamo arrivati al punto da fare una netta distinzione tra gli stessi civili morti, con vittime e bambini di serie A e di serie B, da piangere e “vendicare” i primi, da sacrificare e ignorare i secondi.

Si potrebbe scrivere a lungo su come si è arrivati a questa situazione, senza dilungarci troppo e ribadendo (per chi fatica a comprendere la lingua italiana) che comunque nulla può giustificare la feroce malvagia di Hamas, ci limitiamo a riproporre il  quadro della situazione fornito nelle ore scorse ad “Ottoemezzo” dalla relatrice speciale Onu per la Palestina. “A Gaza la catastrofe umanitaria, riconosciuta dall’Onu, c’era già da 16 anni – spiega Francesca Albanese – da allora Gaza è sotto assedio militare da parte di Israele (considerato crimine di guerra) che nel corso di questi anni ha scatenato 5 guerre che hanno provocato 4.500 morti civili palestinesi, di cui 1.200 bambini. Prima di questi eventi Gaza era già senz’acqua e 7 persone su 10 dipendevano dagli aiuti umanitari. Ora è stata bombardata a tappeto per 5 giorni e per 5 notti, con oltre 1800 morti, di cui 700 bambini, e mezzo milioni di sfollati. Si tratta di uno sterminio”.

In realtà quei terribili dati devono già essere aggiornati, visto che al momento i morti civili palestinesi hanno ormai superato quota 3 mila (mentre i bambini morti nei bombardamenti è presumibile che abbiamo già superato quota mille…) , mentre è addirittura passato sotto silenzio il fatto che, nello stesso tempo, in questi giorni si sono moltiplicati in Cisgiordania gli attacchi da parte di coloni israeliani, appoggiati dall’esercito, con un bilancio provvisorio di 30 morti e 600 feriti tra i palestinesi stessi. Al di là del fatto che è sconfortante constatare come la storia non sembri mai insegnare nulla (dall’11 settembre in poi la reazione dell’Occidente alla sfida del terrorismo internazionale di Al Quaeda e dell’Isis è stata sempre la stessa, con la guerra e i massacri in Afghanistan e in Iraq, con gli stessi risultati semplicemente disastrosi), mai come in questo momento, come scriveva Nuto Revelli (scrittore e partigiano italiano), sembra davvero che “Pietà l’è morta”, che persino i principi cristiani a cui falsamente gran parte della destra al governo sostiene di ispirarsi siano stati definitivamente seppelliti.

Questa non è una difesa, è una vendetta su un intero popolo che nulla, nemmeno i mostruosi crimini di guerra di Hamas, può giustificare – scrive il professor Montanari – dove sono i famosi valori occidentali? Dove sarebbe la nostra diversità morale dall’orrore?”. Non esistono più da un pezzo, ammesso che ci siano mai stati per davvero, e l’emblema di ciò che è diventata la nostra società è nell’espressione quasi di eccitato compiacimento dell’ex portavoce della Meloni Mario Sechi quando incita (se mai ce ne fosse bisogno) Netanyahu a rispondere il più duramente possibile, di fatto fregandosene di civili e bambini che inevitabilmente ne faranno le spese. Il dramma che stanno vivendo israeliani e palestinesi non si può certo ridurre a meri dati numerici ma non si può neppure fingere di ignorare che già ora il tragico rapporto di vittime è di 1 a 4 ed è drammaticamente destinato a salire forse ad 1 a 10 o, addirittura, ad 1 a 20.

Ribadendo la condanna senza se e senza ma nei confronti dell’attacco terroristico di Hamas (sempre per chi fatica a comprendere…), da parte nostra non c’è e non può esserci distinzione tra vittime innocenti, ancora più tra bambini vittime innocenti. E non ci può essere giustificazione che tenga di fronte al massacro che sta portando avanti Israele per vendetta (che è cosa completamente differente e opposta rispetto alla giustizia). Per questo piangiamo allo stesso modo e con lo stesso sconforto i quasi 2 mila israeliani trucidati da Hamas e gli ormai 3 mila (e purtroppo quelli che si aggiungeranno nei prossimi giorni) palestinesi uccisi da Israele. E’ del tut­to evi­den­te che in un si­mi­le dram­ma­ti­co qua­dro non ci sono le con­di­zio­ni (e tan­to meno la vo­glia) di sor­ri­de­re e iro­niz­za­re sui fat­ti ac­ca­du­ti nel cor­so del­la set­ti­ma­na, nel no­stro ter­ri­to­rio e nel re­sto del pae­se.

Per questo sospendiamo la rubrica domenicale “La domenica del villaggio” sperando che al più presto ci siano le condizioni per poter tornare a sorridere e a fare ironia.

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