L’ex estremista nero De Angelis e i “deliri” di Vannacci svelano la vera natura della destra


Le reazioni alle esternazioni del portavoce del governatore del Lazio, De Angelis, sulla strage di Bologna e al vergognoso libro del generale Vannacci hanno svelato il vero volto di una parte della destra, omofoba, razzista, misogina, fascista e profondamente incoerente

Ci è tornata in mente la favola di Esopo “La rana e lo scorpione” assistendo questa estate alle controverse vicende che hanno coinvolto e in parte spaccato la destra che governa il nostro paese, dalle esternazioni del portavoce del governatore del Lazio Rocca, Marcello De Angelis, al vergognoso libro del generale Vannacci, passando per la colpevole assenza di esponenti del governo ad importanti ricorrenze. Come nella favola di Esopo il comportamento autolesionista dello scorpione svelava la sua vera natura, così quelle vicende, quelle farneticazioni, quel vergognoso libro e la veemenza con cui una parte della destra lo difende hanno comunque avuto il merito di svelare il vero volto, la vera natura dello zoccolo duro che sostiene la destra al governo.

Sono nostalgicamente fascisti ma si vergognano come ladri di ammetterlo, sono omofobi, razzisti, misogini ma si costruiscono ogni genere di giustificazione, anche la più improbabile, per negare la triste evidenza. Soprattutto sono profondamente incoerenti, praticamente delle “bandieruole”, pronti a rimangiarsi e non tenere fede a quei principi che sbandieravano fino a poco prima, quando non sono più convenienti. E, come ha amaramente sottolineato il ministro Crosetto (che però poi dovrebbe avere il coraggio della coerenza e comportarsi di conseguenza…), “non hanno alcun senso dello Stato”.

Parlano di onore, rispetto, patria, disciplina ma sono i primi, con il loro modo di comportarsi, a gettare discredito e disonore sul loro paese e sulle istituzioni. Ironia della sorte ora, dopo che per mesi hanno esultato e sostenuto il bavaglio che il governo sta cercando di mettere a tutte le voci discorsi, guarda il caso grazie al libro di Vannacci hanno improvvisamente scoperto l’importanza della libertà di espressione e della Costituzione. E si nascondano dietro quel principio e all’art. 21, strumentalizzandoli in maniera indegna, per cercare disperatamente di nascondere il fatto che sono solidali con il generale perché sostanzialmente condividono i suoi “deliri”, perché sono razzisti e omofobi (e spesso anche misogini) come lui. D’altra parte non serve certo un esperto di diritto costituzionale per comprendere che in questo caso la libertà di espressione non c’entra nulla, che non c’è e non può esserci, tanto meno nella nostra Costituzione che è laica, repubblicana e antifascista, alcuna libertà di insultare, di negare pari diritti e pari dignità a qualsiasi gruppo di persone, di mettere in discussione l’uguaglianza dei cittadini.

Per altro chi ora proditoriamente si aggrappa all’art 21 ignora (o più probabilmente fine di ignorare) che prima di quell’articolo ce ne sono molto altri che delineano in maniera chiara i limiti entro i quali si esercita la libertà di espressione. D’altra parte già solamente l’art. 3 della Costituzione (“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”) sarebbe sufficiente per chiudere ogni discorso sul libro razzista, sessista e omofobo del generale Roberto Vannacci. E, pur non nutrendo una particolare stima nei confronti di giornalisti ed esponenti politici di quella destra, ci rifiutiamo di credere che siano così profondamente ignoranti al punto di non conoscere la nostra Costituzione e di non comprendere quanto profonda sia la differenza.

Per chi ancora non avesse capito, Vannacci ha ovviamente tutto il diritto di criticare tutto ciò che ruota intorno il mondo Lgbtqia+ (ma naturalmente anche noi abbiamo tutto il diritto di non condividere e criticare le sue affermazioni), così come le politiche di accoglienza nei confronti dei migranti. Nessuno e tanto meno un generale dell’esercito (che per il ruolo istituzionale che riveste ha doveri maggiori rispetto agli altri cittadini), può avere alcun diritto di discriminare, di ledere la dignità di nessuno come invece accade in quel libro. Come spiega ancora meglio, con una vena ironica, il prof. Saraceni.

Avviso agli studenti di diritto costituzionale. Chiunque tra voi avesse pubblicato un post in cui afferma che il generale Vannacci ha il diritto di scrivere ciò che vuole, in ragione dell’art. 21 della Costituzione, è pregato di sostituire il vino con l’acqua, il mojito con il the e gli studi di giurisprudenza con il corso di laurea triennale in scienze teoriche dei giochi da spiaggia per persone intellettualmente poco dotate. La libertà di espressione del pensiero non è un diritto assoluto, deve essere contemperata con altri e altrettanto importanti diritti di pari rango costituzionale, come ad esempio la dignità altrui” scrive il professore di filosofia del diritto dell’Università di Teramo. Tra l’altro, come anticipato, Vannacci come rappresentante istituzionale ha l’obbligo di “operare senza pregiudizi di tipo razziale, religioso e sessuale”.

La Costituzione (ex art. 54) – aggiunge il prof. Saraceni – pretende espressamente disciplina ed onore da chi svolge una funzione pubblica”. Per questo era inevitabile il provvedimento disciplinare e l’avvio di un’inchiesta nei confronti di Vannacci. “Trovo davvero drammatico – afferma il ministro Crosetto – che chi si definisce di destra e si riempie la bocca dei concetti di patria, onore, tradizione e orgoglio nazionale dimostri di non conoscere o conoscere davvero poco cosa vuol dire avere senso dello Stato, delle istituzioni, rispetto delle leggi italiane e della Costituzione repubblicana”. E’ invece oltremodo ridicolo parlare di censura di fronte all’inevitabile provvedimento disciplinare (sarebbe stato gravissimo il contrario), oltre che ignobilmente incoerente. Come per il prof. Orsini all’inizio della guerra in Ucraina siamo di fronte all’ennesimo caso di “censurato immaginario” perché  è surreale parlare di censura quando il soggetto che ne sarebbe vittima “impazza” su tutti i mezzi di comunicazione e sui social.

Per altro nessuno si è mai neppure sognato di pensare di ritirare e non consentire la vendita del libro del generale (e ,se vivesse in questi tempi, Adolf Hitler saprebbe dove far pubblicare il suo “Mein Kampf”, tanto poi se qualcuno si azzardasse ad obiettare qualcosa i “costituzionalisti” di questa destra, razzista, omofoba e fascista tirerebbe subito fuori l’art. 21 e la censura). Ed è davvero paradossale che quelli che ora si “stracciano le vesti” e inveiscono contro l’inesistente censura, sono gli stessi che solo qualche settimana prima festeggiavano e plaudivano per la soppressione in Rai di ogni voce discorde, non allineata. Non è certo una novità ma è l’ennesima dimostrazione dell’incoerenza di questa destra, quella che per anni ha invocato decoro, serietà e rispetto del ruolo per chiunque rivesta un determinato ruolo istituzionali, che ha promosso campagne contro professori definiti inadeguati per ogni piccolezza ma che oggi se ne frega di doveri e regole solo perché in discussione c’è chi ha espresso principi (altamente discriminatori) che condividono.

E, sempre a proposito di coerenza, bisognerebbe ricordare a tutte le esponenti di FdI e Lega che da giorni difendono e rilanciano le “farneticazioni” di Vannacci che il generale sostiene che il ruolo della donna è esclusivamente quello della madre e della donna di casa. Quindi, se davvero condividono quelle tesi, dovrebbero comportarsi di conseguenza… D’altra parte, però, l’inesistente coerenza di una certa destra è emersa con imbarazzante evidenza nelle settime scorse, in occasione delle sconcertan  ti affermazioni del portavoce di Rocca, Marcello De Santis, sulla strage di Bologna.

La loro fortuna è che siamo un paese dove la memoria è un optional e quindi nessuno ricorda che, quelli stessi che oggi difendono De Santis e le sue imbarazzanti dichiarazioni, sono gli stessi che inveivano pesantemente contro chiunque provava anche solo a sollevare il minimo sulla sentenza di condanna nei confronti di Sofri, Bompressi e Pietrostefani per l’omicidio. Allora sbandieravano il principio, per loro indiscutibile, che in uno stato di diritto le sentenze passate in giudicato non si discutono. Naturalmente ora che quel principio andrebbe applicato ad uno di loro ovviamente non è più valido.

Così come nessuno di loro ha avuto nulla obiettare sul fatto che Marcello De Santis, membro del gruppo eversivo di destra Terza Posizione e condannato a 5 anni per terrorismo, sia oggi addirittura il responsabile della comunicazione per la Regione Lazio, mentre in passato scatenavano una (comprensibile) gazzarra se qualche ex terrorista rosso veniva anche solamente invitato ad intervenire a qualche trasmissione televisiva. A dimostrazione che anche la doppia morale fa parte della natura più profonda di questa destra…

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