In migliaia in piazza per salvare la disastrata sanità marchigiana


Al grido “salviamo la sanità marchigina” tanti marchigiani sono scesi in piazza per denunciare la drammatica situazione in cui versa la nostra sanità, tra liste di attesa interminabili, pronto soccorso in tilt, carenza di personale, cure domiciliari inadeguate e servizi sottodimensionati

Erano circa in tremila sabato scorso ad Ancona, sfidando il pomeriggio di caldo torrido, per fare sentire la propria voce, un grido disperato per denunciare la situazione sempre più insostenibile della sanità marchigiana. Certificata nei giorni scorsi dall’analisi della Fondazione Gimbe nelle regioni italiane nel post covid e, prima ancora, dalla Corte dei Conti nel “Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica”. Non che ce ne fosse bisogno, purtroppo ne sono pienamente consapevoli i cittadini marchigiani, almeno quelli che quotidianamente sono costretti a rivolgersi alle strutture sanitarie marchigiane. Ma quei rapporti e quelle indagini certificano in maniera inequivocabile le enormi difficoltà della nostra regione, fanalino di coda in Italia e incapace di recuperare le prestazioni prioritarie non erogate durante la pandemia e anche di spendere i fondi appositamente stanziati dal precedente governo (appena il 36% della quota a disposizione per le Marche, rispetto ad una media nazionale del 70%).

“Salviamo la sanità marchigiana” era lo slogan della manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil che ha visto sfilare il lungo e folto corteo per le vie del centro del capoluogo regionale fino in piazza IV Novembre dove poi sono intervenuti i tre segretari delle organizzazioni sindacali che hanno denunciato la situazione drammatica delle liste d’attesa, il caos che regna sovrano nei pronto soccorso, la carenza di medici, infermieri e Oss, le cure domiciliari inadeguate, i servizi di Emergenza-Urgenza sottodimensionati. “I problemi della sanità marchigiana sono diventati insopportabili – accusa Santarelli (Cgil) – noi raccogliamo la protesta dei tanti cittadini che ci manifestano disagi. A partire dal tema delle liste di attesa diventato esplosivo. Questa giunta si è insediata 3 anni fa con l’obiettivo di ridurle ma, ad oggi, è innegabile che la situazione sia peggiorata”.

C’è una carenza di un migliaio di unità tra medici, infermieri e Oss. Serve un potenziamento degli organici, il tetto alla spesa sul personale calcolato su criteri del 2004 non ha più senso di esistere” aggiunge Rossi (Cisl). A complicare ulteriormente le cose c’è la riforma avviata nell’agosto scorso, con l’eliminazione dell’Asur e l’istituzione delle Ast provinciali, che al momento si è rivelata un mezzo disastro che sta contribuendo a peggiore nel complesso la sanità marchigiana e, al tempo stesso, ha ulteriormente e sensibilmente allargato la forbice tra il resto delle Marche e la sempre più derelitta (almeno in campo sanitario) provincia picena.

A tal proposito alla manifestazione di sabato scorso ad Ancona era presente una folta delegazione del territorio piceno, con in testa il Partito democratico. “Siamo in una situazione di evidente peggioramento della sanità regionale – accusa il segretario provinciale del Pd Francesco Ameli – e nel Piceno ci confermiamo come la Cenerentola delle Marche. Come Pd della Provincia di Ascoli abbiamo da tempo iniziato una mobilitazione in difesa della nostra sanità, proseguita anche oggi con la presenza di una folta rappresentanza alla manifestazione”.

Presente alla manifestazione anche l’onorevole piceno Curti che spiega che ha voluto partecipare “per protestare contro le politiche disastrose che il governo regionale sta attuando in ambito sanitario. Un comportato che è stato svuotato, depotenziato, privato dei livelli minimi di assistenza e il cui stato, oggi, genera un vero e proprio allarme sociale”.

Quello della sanità – prosegue Curti – rappresenta un problema che pesa come un macigno sulla credibilità della destra marchigiana. Una maggioranza che, in campagna elettorale, aveva individuato proprio la sanità come tema prioritario. Erano i tempi in cui, alle accuse contro i precedenti governi regionali, si affiancavano facili promesse spacciate per soluzioni. Ebbene, mai nella storia, il comporto sanitario ha toccato livelli così scadenti. A tre anni dalle elezioni e con oltre la metà del mandato già trascorso, non esistono più scasanti, Il governo regionale si è dimostrato incapace di gestire una situazione che, giorno dopo giorno, penalizza gravemente i cittadini. E’ ora di dire basta. E’ ora che anche chi, seppure in buona fede, ha dato fiducia alla destra, faccia sentire il proprio malumore per come è stato ridotto un servizio essenziale”.

Purtroppo se la situazione attuale è sconfortante, per certi versi le prospettive sono addirittura peggiori, sia per la sanità regionale nel complesso sia per il Piceno. Che in questi 3 anni ha subito ogni sorta di penalizzazione e umiliazione da parte della Regione, con il silenzio-assenso del sindaco di Ascoli Marco Fioravanti che pure aveva promesso che la tutela della sanità locale sarebbe stata una priorità della sua amministrazione. Pec  , il primo cittadino non ha avuto esitazioni, ha preferito i primi. Ma, come detto, in generale le prospettive non sono per nulla rosee. La conferma si è avuta nei giorni scorsi quando l’assessore regionale alla sanità Filippo Saltarmatini ha annunciato un importante stanziamento per il recupero delle prestazioni post covid ma anche alcune presunte novità nella gestione dei Pronto Soccorso e delle prenotazioni tramite Cup.

Oltre 9 milioni di euro per il recupero delle prestazioni ambulatoriali, ricoveri ospedalieri e attività afferenti allo screening” ha annunciato Saltamartini con un comunicato stampa. Naturalmente guardandosi bene dal sottolineare che, in sostanza, quella è la somma non spesa dalla Regione degli oltre 12 milioni di euro che rappresentavano la parte riservata alle Marche dei 500 milioni di euro stanziati a fine 2020 dal governo alle Regioni, proprio per recuperare prestazioni, ricoveri e interventi non effettuati nel periodo della pandemia. Fondi che la maggior delle Regioni ha utilizzato in toto (qualcuna, come Emilia Romagna e Piemonte, addirittura ha speso anche di più) mentre le Marche in concreto in 2 anni è riuscita a spenderne appena un terzo.

Ed ora, mentre l’assessore Saltarmartini cerca di far passare quel clamoroso e inaccettabile ritardo come un’opportunità, le Regioni che invece hanno concretamente speso quei soldi (quasi tutte), ricevono ulteriori fondi dal governo. In altre parole la forbice tra le altre regioni e le Marche si allarga sempre più. Quanto alla situazione dei Pronto Soccorso, ricordando agli “smemorati” che già nell’estate scorsa la Regione aveva lanciato con enfasi un presunto grande progetto, che poi è miseramente naufragato, in un’intervista con un quotidiano locale l’assessore regionale parla di due operazioni che starebbe portando avanti la Regione, un trattamento incentivante per medici e infermieri, e la guerra agli accessi impropri che non hanno alcuna possibilità di ottenere alcun risultato.

Perché medici e infermieri del Pronto Soccorso di turni supplementari (con incentivo o senza) ne fanno a iosa da sempre e, quindi, non è certo questa la strada (per giunta anche molto pericolosa perché medici e infermieri sono essere umani, non delle macchine…) per provare a migliorare la situazione. Quanto agli accessi impropri e al presunto coinvolgimento dei medici di famiglia sono decenni che se ne parla ed i fatti hanno dimostrato che non c’è alcuna possibilità che possano in qualche modo incidere. Semplicemente comica (si ride per non piagere), invece, la soluzione proposta per la prenotazioni delle prestazioni con il Cup.

Prima se non c’era posto ti mettevano in lista di pre appuntamento e dovevi richiamare, ora invece deve esserci la presa in carico del paziente, con il Cup che richiama il cittadino dopo aver trovato il posto” spiega Saltamartini. Detto che in realtà già da tempo teoricamente era il Cup a richiamare, il problema e tutto in quel “dopo aver trovato posto”. Perché la realtà dei fatti dimostra che purtroppo quasi sempre il posto non c’è o, in caso contrario, c’è dopo molti mesi di attesa. Ed è del tutto evidente che, se per fare una prestazione di cui il cittadino ha necessità, non si trova posto o si trova solo dopo diversi mesi, poco cambia se è il Cup che lo comunica telefonando o se è il paziente stesso a telefonare per sentirselo comunicare…

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