Fondi europei e statali inutilizzati e centinaia di milioni di contributi persi: benvenuti nel “modello Marche”!


In ritardo nel Pnrr, con appena il 36% di utilizzo dei fondi elargiti dal precedente governo per recuperare le prestazioni sanitarie, la Regione Marche è fanalino di coda  nell’impiego dei fondi Por Fesr. Tanto da dover rinunciare a 121 milioni euro già stanziati dalla Ue…

Come amava ripetere sempre Antonio Lubrano, la domanda sorge spontanea. Per quale ragione governo e istituzioni europee dovrebbero continuare a dare fondi ad una Regione, come le Marche, che poi ogni volta è assolutamente incapace di spenderli concretamente? Nelle settimane scorse, grazie alla Corte dei Conti e all’analisi dei dati effettuata dalla Fondazione Gimbe, è emerso come la Regione guidata dal governatore Acquaroli ha speso solamente il 36% dei fondi messi a disposizione dal governo per recuperare prestazioni sanitarie, ricoveri e operazioni rimandate nel corso dell’emergenza covid (con la media nazionale che invece parla del 70% di fondi utilizzati ed alcune regioni, come Emilia Romagna, Friuli e Piemonte, che addirittura hanno speso più del 100% dei fondi ottenuti).

Sempre nelle settimane scorse un report di Bankitalia ha svelato che le Marche sono tra le regioni più attardate per quanto riguarda i fondi del Pnrr, con in 2 anni messo a bando appena un terzo delle risorse ottenute. Poi nei giorni scorsi è arrivata un’altra pesante bocciatura per la destra che alla guida della Regione, con la verifica semestrale dell’Europa sulla gestione dei fondi Fesr che conferma come le Marche sia di gran lunga il fanalino di coda per quanto riguarda la spesa concreta di quei fondi, con poco più del 50% dei fondi concretamente spesi (il 50,8%). Stiamo parlando di centinaia di milioni di euro inutilizzati, considerato che la dotazione totale a disposizione delle Marche ammonta a 585,4 milioni,   con quindi poco meno di 300 milioni ancora inutilizzati e con il concreto rischio di perderli definitivamente, visto che c’è tempo per spenderli concretamente fino a fine 2023.

In realtà non si conoscono nel dettaglio i dati e le percentuali di spesa di tutte le altre regioni ma è comunque certo che le Marche sono di gran lunga il fanalino di coda perché nell’ultima classifica completa nazionale, aggiornata al 31 dicembre 2022, al penultimo posto c’era la Campania che allora aveva concretamente speso il 54,4% dei fondi a disposizione. Quindi anche se la regione campana in questi 6 mesi non avesse fatto alcun progresso, sarebbe comunque davanti alle Marche che, come detto è arrivata appena al 50,8%.

A fine dicembre la percentuale di fondi spesi ammontava al 49,2%, nel giugno dello scorso anno al 47%. Questo significa che la Regione continua a procedere al rallentatore, visto che in un anno ha fatto un passo avanti di appena il 3,8%, mentre negli ultimi 6 mesi si è registrata una crescita solamente dell’1,6%. Se non avviene un improbabile miracolo, le Marche arriveranno alla scadenza di fine 2023 con oltre il 40% delle risorse stanziate inutilizzate (praticamente quasi 250 milioni di euro persi). Il confronto con le altre regioni è semplicemente sconfortante, al di là di Puglia, Friuli e la provincia di Bolzano, che dovrebbero tranquillamente raggiungere il 100%, altre 4-5 regioni sono destinate a raggiungere e superare il 90%, mentre quasi tutte le altre quanto meno toccheranno il 75% o poco meno, con solamente Campania e Abruzzo che, a meno di un recupero straordinario, dovrebbero restare sotto la soglia del 70%. Che, come anticipato, sarebbe un vero e proprio miracolo per la nostra regione.

Davvero imbarazzante e sconcertante anche se sicuramente in misura minore rispetto alle affermazioni dell’assessore regionale al bilancio e politiche comunitarie Goffredo Brandoni. Il suo intervento su un quotidiano locale per provare a giustificare questo imbarazzante flop è la classica “toppa peggio del buco”, un autogol degno del miglior Niccolai. L’assessore spiega, infatti, che “la maglia nera è colpa delle aggiunte per il terremoto”, quasi a voler sostenere che era meglio che l’Europa non ci avesse dato tutti quei milioni per aiutare la nostra regione dopo il terremoto. “I dati ai quali si fa riferimento – aggiunge – sono quelli di dicembre 2022 in una fase in cui i Por Fesr erano calcolati con la dotazione integrale. La Regione, al pari delle altre, ha approvato la programmazione complementare che riduce il Por Fesr delle Marche a 464 milioni di euro e lo ha trasmesso al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile per la sua approvazione”.

Detto che nel dicembre 2022 c’erano diverse regioni che avevano già speso il 70% dei fondi ottenuti, con alcune oltre l’80% e Puglia e Friuli addirittura oltre il 90% (quindi solo alcune hanno avuto la necessità di riprogrammare e ridurre il Por Fesr), l’assessore regionale non sa o finge di non sapere che in ogni caso nessun’altra Regione è stata costretta, nella rimodulazione, a tagliare oltre il 20% dei fondi originariamente ottenuti. In concreto questo significa che, per l’incapacità della giunta regionale di rispettare i tempi previsti, le Marche hanno comunque definitivamente dovuto rinunciare a 121 milioni di euro da utilizzare per le imprese, le famiglie, la sanità. E se è vero che la riprogrammazione permette di spostare la scadenza al 2026, è però altrettanto innegabile che, ammesso che a quella data si completeranno concretamente tutti gli investimenti da realizzare, comunque si finirà per partire e sommare ritardo anche al prossimo ciclo di programmazione dei fondi (che avrà scadenza nel 2027).

L’Unione Europea – accusa il Pd regionale – ha certificato ancora una volta l’incapacità della giunta Acquaroli di gestire i fondi messi a disposizione da Bruxelles per imprese, famiglie, infrastrutture e sanità. Le Marche sono fanalino di coda d’Italia per la capacità di spesa proprio dei fondi Ue per lo sviluppo del territorio, come se non ne avessimo bisogno… Su una dotazione totale di 585,4 milioni di euro, ne restano ancora il 49,2% da mettere a terra. Viste le condizioni in cui versa la nostra regione, nella nuova programmazione fino al 2027, Bruxelles invierà il 60% di risorse in più rispetto all’ultima volta. C’è qualcuno che pensa che questa giunta regionale sia capace di investire efficacemente tutte queste risorse? In questi ultimi 3 anni guidati dalla destra la nostra regione è stata troppe volte fanalino di coda, è ora di dire basta!”.

Ogni volta che è venuta nelle Marche, per la campagna elettorale delle politiche del settembre scorso ma anche in occasione delle comunali del maggio scorso, la presidente del Consiglio Meloni ha sempre detto di volersi ispirare al modello Marche. Per una volta bisogna ammettere che ha tenuto fede alle promesse. Così, se le Marche sono fanalino di coda nel nostro paese in un numero sempre maggiore di settori, anche l’Italia è sempre più la cenerentola dell’Europa (come ad esempio nel Pnrr). Davvero un bel modello…

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