C’era una volta il calcio più bello del mondo…


L’eliminazione dell’Under 21 dagli Europei in Romania (con l’esclusione per la quarta edizione consecutiva dalle Olimpiadi) chiude l’ennesima stagione nerissima, in campo e fuori dal campo, del bistratto e sempre meno credibile calcio italiano

L’eliminazione dell’Under 21 dagli Europei in Romania, con la contestuale esclusione dalle prossime Olimpiadi di Parigi 2024, chiude ufficialmente l’ennesima stagione nerissima, dentro e fuori dal campo, di un calcio italiano da anni sempre più allo sbando. Un disastro costruito anno dopo anno da tutti gli attori del sistema calcio, dai vertici federali alle società, fino ai media.

Quello che una volta era indiscutibilmente il movimento calcistico più importante nel panorama internazionale ormai non conta più nulla, non è più attrattivo né a livello televisivo né da un punto di vista tecnico (in particolare per i giocatori e gli allenatori più importanti), inanella risultati negativi e “delusioni” in serie, è sempre più bistrattato e umiliato nei palazzi di potere e, in aggiunta, non perde occasione per rendersi sempre più ridicolo agli occhi del mondo intero e, di conseguenza, per perdere ulteriormente credibilità.

In tal senso la stagione 2022/2023 appena conclusa è l’esatta fotografia di quello che è diventato il calcio italiano, tra batoste ripetute sul campo, umiliazioni continue fuori e le surreali vicende giudiziarie che hanno dato il cosiddetto “colpo di grazia”. Alcuni dati per inquadrare meglio la situazione. L’autunno scorso l’Italia non ha partecipato al mondiale in Qatar perché non qualificata, miseramente eliminata dalla Svizzera nel girone di qualificazione e dalla Macedonia nei playoff. Gli azzurri non si erano qualificati neppure per i mondiali in Russia del 2018 e sono trascorsi 3.292 giorni dall’ultima partita disputata dall’Italia ai mondiali (24 giugno 2014 Italia – Uruguay 0-1). In quei mondiali, come in quelli del 2010 in Brasile, gli azzurri si erano qualificati ma poi furono eliminati al primo turno.

A quella della nazionale maggiore si è ora aggiunta la debacle dell’under 21, eliminata (per colpe proprie e per l’ennesima vergogna Uefa) al primo turno agli Europei in Romania e quindi fuori anche dalle prossime Olimpiadi 2024 a Parigi. Sono passati 5.430 giorni dall’ultima partita disputata dagli azzurri ad un’Olimpiade (16 agosto 2008, Italia – Belgio 2-3), con quella di Parigi sarà la quarta edizione consecutiva nella quale la nazionale italiana fallisce la qualificazione. Sono invece passati addirittura 7.112 giorni dall’ultima vittoria azzurra agli Europei under 21, era l’8 giugno 2004 quando l’Italia, battendo la Serbia Montenegro 3-0, conquistava il 5° titolo europeo nelle ultime 7 edizioni (dal 1992 al 2004). Da allora nelle successive 10 edizioni nessuna vittoria ed una sola finale (quella persa 4.2 con la Spagna nel 2013). Certo, nell’estate 2021 c’è stata la vittoria degli Europei in Inghilterra che, però, rappresenta la classica rondine che non fa primavera.

Dalle nazionali ai club la musica non cambia. L‘ultima Champions League vinta risale al 2010 (Inter), l’Europa League non l’abbiamo mai vinta e bisogna risalire al 1999 per ritrovare una vittoria italiana nella seconda coppa europea, allora Coppa Uefa, ad opera del Parma. Altri dati e parametri evidenziano in maniera ancora più inequivocabile la crisi in cui è sprofondato il nostro calcio. Che tra gli anni ’90 e i primi anni del 2000 era indiscutibilmente il movimento più importante e attrattivo nel panorama internazionale, con gran parte dei migliori giocatori al mondo che giocavano nel nostro paese. Nei quarti di finale dei mondiali di Germania 2006, ad esempio, quasi il 50% dei giocatori presenti giocavano nella nostra serie A. Che in quegli anni la faceva da padrone anche nelle varie edizioni del Pallone d’Oro. Nel 2004 (vittoria di Shevchenko del Milan) 11 dei primi 24 giocatori giocavano nel nostro campionato, nel 2005 erano 10 e l’anno successivo (vittoria di Cannavaro della Juventus) erano ancora 10 sui primi 24.

Nell’edizione 2022, dominata dai giocatori della Premier League (14 nei primi 30), erano solamente 2 i giocatori dal campionato italiano (e nessuno nei primi 10). Se possibile ancora più sconcertanti i dati su ascolti e ricavi derivanti dai diritti tv internazionali (e nazionali). Fino al mondiale di Germania (2006), la serie A spopolava sulle tv di tutto il mondo, con la Liga spagnola unica vera antagonista. Ora a primeggiare è la Premier League con 2,1 miliardi di euro di ricavi a stagione, seguita dalla Liga spagnola con 1,5 miliardi di euro, poi Bundesliga, campionato francese e portoghese con circa mezzo miliardo di euro, mentre la serie A non va oltre i 300 milioni di euro di ricavi.

Il calcio italiano non “tira” più neppure in Italia, come dimostra il crollo degli ascolti dell’ultimo anno e il bando per la vendita dei diritti televisivi della serie A per il 2024-2029. Che era stato presentato con obiettivi chiarissimi: incasso non inferiore ad 1,1 miliardi di euro, attrarre i colossi del web e anche le tv generaliste, con il ritorno di una partita in chiaro. Un fallimento su tutti i fronti, con Amazon e Paramount che non si sono presentate, la Rai che si è chiamata fuori e l’offerta complessiva che non supera i 600 milioni di euro. Ora si proverà a “salvare il salvabile” con le trattative private ma la “frittata” ormai è fatta.

L’ennesimo bruttissimo colpo alla credibilità del calcio italiano, precipitata ai minimi termini dopo l’ultima “folle” stagione, caratterizzata da quell’imbarazzante “circo barnum” che, con grande fantasia, si prova a far passare per la giustizia sportiva. Con figuracce che si sono succedute in tutte le categoria, dalla Lega Pro alla serie B, fino alla serie A e, in particolare, con la sconcertante vicenda che ha coinvolto la Juventus. Che, senza entrare nel merito e, tanto meno, nelle discussioni da ultras tra le varie fazioni, ha raggiunto livelli semplicemente surreali, tra incredibili contraddizioni e incongruenze, imbarazzanti “strafalcioni” (solo per citare il più clamoroso, la condanna di Arrivabene per fatti accaduti prima del luglio 2021, cioè quando era ancora in Ferrari e non faceva parte della Juventus), che ha seriamente rischiato di mandare all’aria definitivamente l’intero calcio italiano.

Con la farsa della penalizzazione senza alcun criterio logico di 15 punti (poi ridotti a 10, sempre senza alcun serio criterio) per le presunte plusvalenze, una vergognosa “pagliacciata” che poi ha prodotto il discusso e discutibile patteggiamento che da un lato ha salvato la federazione e il calcio italiano dal disastro (il ricorso da parte della Juventus alla giustizia ordinaria che avrebbe avuto conseguenze devastanti per il nostro calcio), dall’altro ha permesso ai bianconeri di evitare e anestetizzare quello che poteva essere il procedimento più insidioso (il cosiddetto filone stipendi). Un tipico “pastrocchio” all’italiana che solo chi ha perso ogni contatto con la realtà poteva definire “il risultato più bello per il calcio italiano”.

Parliamo del presidente (dal 2018) Gravina che, di contro, non ha proferito parola in questi mesi (ma si potrebbe dire anche in questi anni) mentre il nostro calcio, nazionali e di club, subiva ogni genere di umiliazione e penalizzazione nelle competizioni europee. Silenzio assoluto da parte di Gravina anche di fronte agli indecenti comportamenti del suo degno compare, Ceferin, il peggiore presidente della lunga storia della Uefa. Che perseguita e punisce l’Osasuna per vicende di 10 anni fa, per altro denunciate dalla nuova società, che non perde l’occasione per “bastonare” e vendicarsi sui club italiani ma che chiude sempre gli occhi di fronte ai club amici (come il Manchester City e il Psg).

Vale la pena ricordare che a sostenere e portare Ceferin ai vertici Uefa fu soprattutto il precedente presidente della nostra federazione, quel Tavecchio che di certo non ha dato lustro al nostro movimento. In un paese normale già solo per l’infelice affermazione sulla vicenda Juve, ma ancor più per i disastrosi risultati ad ogni livello, Gravina non sarebbe più presidente da un pezzo e con lui si sarebbero dimessi tutti i vertici del calcio italiano. Naturalmente le responsabilità di un simile crollo non sono solamente sue, tutto il sistema calcio è andato in tilt, a partire dai vertici federali proseguendo per le società, con il ricambio di proprietà e dirigenti dopo il 2006 che, a prescindere da tutto, ha decisamente e notevolmente abbassato il livello e la competenza dell’intera classe dirigente.

Non minori le responsabilità dell’informazione sportiva che ormai si comporta, asseconda e segue i peggiori istinti da ultras delle varie fazioni e in tutti questi anni si è sempre guardata dal mettere in discussione seriamente chi sta trascinando verso il baratro il nostro calcio. Che su alcuni questioni fondamentali (stadi, vivai, seconde squadre, promozione, riforme dei campionati) è fermo a 20 anni fa. Ed è del tutto evidente che chi ha contribuito a trascinarlo così in basso è difficile che possa poi trovare la forza e la capacità per risollevarlo.

bookmark icon