Il Piceno “Cenerentola” di una sanità regionale allo sbando


Mentre l’analisi della Fondazione Gimbe sul recupero di prestazioni e ricoveri post covid evidenzia le enormi difficoltà delle Marche, ad Ascoli la situazione precipita tra accorpamenti di reparti, riduzione di posti letto ed operazioni rinviate per mancanza di personale

Presidente mettici la faccia” era lo slogan della manifestazione di protesta del 3 aprile scorso che ora i sindacati di categoria del territorio ascolano ripropongono in un duro comunicato in cui denunciano il disastro organizzativo e la drammatica situazione finanziaria della sanità pubblica picena. In realtà le notizie e i dati diffusi nelle ultime ore dimostrano che quella della sanità ascolana è di gran lunga la situazione più drammatica ma in un contesto regionale sempre più sconcertante. Tanto che non è affatto eccessivo parlare nelle Marche di sanità allo sbando, con il post covid che, rispetto al resto del paese (dove pure la situazione non è certamente rosea), vede la nostra regione sempre più in affanno, gravemente in ritardo rispetto alle altre regioni italiane.

Questo almeno è il quadro che emerge dall’analisi effettuata dalla Fondazione Gimbe, in base ai dati riportati nel “Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica” della Corte dei Conti sul recupero delle prestazioni nel 2022 e sui finanziamenti utilizzati, sulla situazione post covid e sui piani di recupero delle prestazioni prioritarie non erogate durante la pandemia nelle varie regioni italiane. In un quadro generale fatto di luci e ombre, il dato più sconcertante che emerge è che la Regione Marche è nettamente al di sotto della media nazionale e lontanissima dagli obiettivi fissati in tutti i parametri presi a riferimento.

Partiamo dai ricoveri per interventi chirurgici programmati, con le Regioni che avevano inserito nel Piano Operativo Regionale (POR) più di mezzo milioni di ricoveri programmati da recuperare, con target fissato al 65%. Obiettivo che, secondo i dati del ministero della salute, è stato complessivamente centrato, con circa 338 mila ricoveri recuperati ed una media nazionale del 66%. Ma mentre alcune regioni sono decisamente oltre quella media (il Piemonte addirittura al 99%, poi Basilicata al 92%, Toscana al 90% ed Emilia Romagna 80%), tra quelle che arrancano maggiormente c’è proprio le Marche, con solamente il 32% di ricoveri recuperati.

Situazione addirittura peggiore per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali, con le Regioni che hanno programmato di recuperare quasi 12 milioni di prestazioni ma in concreto ne hanno recuperato poco meno di 7 milioni (media nazionale del 57%), con inevitabili conseguenze che ciò ha avuto e continuerà ad avere ancora a lungo sui tempi di attesi per le nuove prestazioni. Anche in questo caso c’è, però, una differenza abissale tra le varie Regioni, con Valle d’Aosta, Toscana e Provincia di Trento che hanno addirittura recuperato il 100% delle prestazioni. Malissimo, invece, le Marche, con appena il 31% delle prestazioni recuperate ben al di sotto della media nazionale. E, purtroppo, inevitabile conseguenze sui tempi di attesa.

Molto male la nostra Regione anche per quanto riguarda il recupero delle prestazioni di screening oncologico, con una previsione complessiva di 5 milioni di recuperi ed una media nazionale di recupero concreto del 67%, con Toscana, Valle d’Aosta, Basilicata e Provincia di Trento al 100%, mentre le Marche arrancano con un disastroso 20%. Va, per altro, ricordato come a fine 2020, proprio per recuperare prestazioni e ricoveri, il governo aveva stanziato 500 milioni di euro per le Regioni. Ma mentre alcune di loro (come Emilia Romagna, Friuli, Piemonte) hanno addirittura speso più di quanto ottenuto, le Marche fino ad ora hanno utilizzato appena il 36% dei fondi ottenuti, anche in questo caso ben al di sotto della media nazionale (69%).

Se il quadro generale è a dir poco desolante, nel Piceno la situazione della sanità è sempre più drammatica, come sottolineano ancora una volta i sindacati di categoria (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Ugl Salute, Fials), denunciando “il disastro organizzativo e la drammatica situazione finanziaria”.

1.200 operatori sanitari e tecnici/sanitari senza una figura dirigenziale – accusano in un durissimo comunicato –  27 posti di responsabile vacanti; una pluralità di dipendenti con un residuo ferie di oltre due anni, la mancata istituzione del servizio di reperibilità per gli infermieri; l’accorpamento di unità operative con riduzione di posti letto ed aumento del rischio clinico; la mancata definizione dell’aspetto organizzativo; la nomina di ben tre Commissari in soli 5 mesi di gestione; un clima ambientale incandescente, l’esasperazione totale costringono i dipendenti perfino a rinunciare alle “prestazioni aggiuntive” con un compenso pari a 240 euro a turno.

Se si considera poi, che tutti i dipendenti dell’Azienda Sanitaria Picena percepiscono retribuzioni di gran lunga inferiori a quelle dei colleghi delle Marche; che ciascun dipendente ha un credito, nei confronti del proprio datore di lavoro pubblico, che va da un minimo di euro 2000 ad un massimo di euro 9.000, appare in tutta evidenza la drammaticità della situazione, nella più completa indifferenza dei rappresentanti politici ed istituzionali del territorio regionale e locale. Il nostro slogan nella manifestazione del 3 aprile 2023 è stato: “Presidente mettici la faccia” ma forse il Presidente è girato dall’altra parte”.

Ma se il governatore Acquaroli “si è girato dall’altra parte”, c’è chi invece sembra caduto in un lunghissimo ed irreversibile letargo. Parliamo del sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, fino a qualche anno fa auto proclamatosi paladino della sanità picena e dell’ospedale cittadino ma che, da quando la Regione è guidata dal suo partito, finge di non vedere lo sfascio sempre evidente in cui versa la sanità ad Ascoli e lo stato pietoso in cui è stato ridotto l’ospedale Mazzoni. A provare a “svegliarlo” è il consigliere comunale Francesco Ameli che evidenzia ulteriori situazioni di disagio dell’ospedale cittadino.

Tra un selfie estivo e un altro la politica ascolana guidata dal sindaco Fioravanti non si accorge che il Mazzoni sta pian piano scomparendo su quei reparti che un tempo erano il fiore all’occhiello per la comunità del Piceno Mi vengono i brividi a leggere che un paziente oncologico debba vedere rinviata la propria seduta operatoria a causa di mancanza di personale! come mi vengono i brividi a pensare che gran parte di chi dovrebbe interessarsi di salute pubblica, se ne frega bellamente. Purtroppo con la nuova giunta regionale il Mazzoni ha già perso un valido chirurgo come Catarci, senza alcuna contromisura per un rilancio della specialistica, anzi. Dei problemi di urologia, il Pd in Consiglio comunale ne ha chiesto conto più volte al Sindaco, ma come al solito, quest’ultimo ha fatto finta di nulla. Per non parlare della riduzione dei posti letto della patologia neonatale dovuti alla mancanza strutturale di personale nel reparto” accusa Ameli. Che poi chiama direttamente in causa il primo cittadino ascolano.

Al sindaco Fioravanti – afferma –  da cittadino ancor prima che da consigliere capogruppo del Partito Democratico mi sento di chiedere: che fine hai fatto? Perché caro sindaco, il mutismo sceso sulle problematiche del Mazzoni non è più tollerabile. Quale posizione prende nei confronti delle scelte regionali che pian piano smontano l’ospedale Mazzoni? Perché non convoca la conferenza dei sindaci per parlare di sanità e di organizzazione dei servizi sul territorio? A chiederlo sono i cittadini, non solo il Partito democratico”. Domande che sono destinate a rimanere senza risposta, mentre non consola affatto che la situazione è preoccupante per tutta la sanità regionale.

Anzi, mai come in questo caso mal comune non fa affatto mezzo gaudio, perché essere di gran lunga la “Cenerentola” di una sanità regionale così disastrata se possibile rende ancora più inquietante la situazione del territorio piceno.

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