Ammalarsi e morire di lavoro nelle Marche


Secondo i dati diffusi dall’Inail di Ascoli nel primo trimestre del 2023 sono aumentati i morti sul lavoro e le malattie professionali nelle Marche. Diminuisce ma resta altissimo il numero degli infortuni sul lavoro, con una media di oltre 44 infortuni al giorno

Nelle Marche si continua a morire e ad ammalarsi per il lavoro. Lo certificano i dati forniti dall’Inail di Ascoli, relativi al primo trimestre 2023, in occasione della giornata mondiale della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (28 aprile) e della festa dei lavoratori (1 maggio). Che evidenziano come nella nostra regione, rispetto allo stesso periodo del precedente anno, sono in aumento sia gli infortuni mortali sul lavoro sia, in maniera decisamente consistente, le malattie professionali, mentre sono in calo gli infortuni sul lavoro. Situazione identica si verifica nella provincia di Ascoli, mentre preoccupa il dato in crescita delle denunce di infortuni per i giovani e gli studenti dell’alternanza scuola lavoro.

Andando ai numeri, nel primo trimestre del 2023 nelle Marche sono stati denunciati all’Inail 4.050 infortuni sul lavoro, con una diminuzione del 22,6% rispetto all’anno precedente. Nonostante la diminuzione resta un davvero impressionante, praticamente una media di oltre 44 infortuni sul lavoro al giorno, un numero inaccettabile per un paese civile. Nell’81,2% dei casi (3.290) le vittime sono lavoratori italiani, mentre il maggior numero di infortuni (64,6%) coinvolge gli uomini. Il maggior numero di infortuni si sono verificati nel settore industria e servizi, mentre sono in consistente aumento gli infortuni nel settore dell’agricoltura, del manufatturiero, delle costruzioni e nel settore fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche.

Come anticipato aumentano in maniera consistente (+26,8%)gli infortuni tra i più giovani, nella classe di età tra 15 e 19 anni (quindi legati anche all’alternanza scuola-lavoro), con le denunce che passano dalle 190 dello scorso anno alle 241 del 2023. Sono purtroppo in aumento anche i morti sul lavoro, 7 nei primi 3 mesi del 2023 (nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 6), di cui 1 anche nella provincia di Ascoli (nessun morto nei primi 3 mesi del 2022). Tutti gli infortuni mortali sono accaduti nel settore industriale e le vittime sono tutti italiani e uomini. Ancora più consistente è l’aumento delle malattie professionali, con ben 1.955 denunce rispetto alle 1.473 dello stesso periodo dello scorso anno, pari ad un aumento del 32,7%.

Nella provincia di Ascoli le denunce sono state 239 rispetto alle 178 del primo trimestre del 2022, con una crescita del 34,3%. Anche in questo caso la maggior parte delle vittime sono uomini (69%), quasi tutti italiani (91%), mentre la maggior parte delle malattie colpiscono lavoratori del settore industria e servizi.

I dati confermano l’andamento del 2022 – commenta il presidente del Comitato Inail Ascoli Guido Bianchini – sono numeri da non ignorare per i loro effetti e gravità. Come detto in altre occasioni dietro l’analisi statistica ci sono le persone, donne e uomini che hanno visto la loro vita cambiare per sempre. I lavoratori dovrebbero lavorare in ambienti sani e sicuri; in caso di accadimenti avere la migliore tutela possibile sia nelle prestazioni economiche, sia in quelle sanitarie nonché nel reinserimento sociale e lavorativo. Occorre pertanto aumentare le tutele dei lavoratori infortunati e delle loro famiglie; è necessario rivedere le prestazioni erogate dall’Inail e la stessa normativa che le regola (DPR n.1124/1965 cd Testo unico sull’assicurazione obbligatoria sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) poiché ormai datato e inadeguato rispetto ad una società e mercato del lavoro in profonda e ripetuta trasformazione nonché all’emergere di nuovi rischi. La revisione è una questione di volontà politica poiché si tratta di una novazione di un DPR che l’Istituto non può fare pur avendo le risorse per garantire un nuovo sistema di prestazioni e tutele. I dati sopra illustrati confermano la necessità di interventi di potenziamento delle attività in materia di sicurezza sul lavoro e del sistema preventivo”.

Naturalmente norme e regolamenti sono fondamentali per cercare di garantire una maggiore sicurezza per tutti i lavoratori. Ma per certi versi ancora più importante è promuovere e battersi per fare in modo che la cultura della sicurezza diventi patrimonio comune non solo delle forze politiche ma anche e soprattutto di tutta l’opinione pubblica.

Per ridurre gli infortuni e le malattie professionali non bastano norme e regolamenti. È necessario implementare la cd cultura della sicurezza, maggiore In-Formazione, principalmente in quei settori che tardano ad innovare con una obsoleta organizzazione del lavoro, macchinari superati e privi dei moderni sistemi di protezione. È altresì noto che misconoscere i rischi provoca la maggior parte degli infortuni” prosegue Bianchini. Che, poi, sottolinea l’incremento delle denunce per i giovani impegnati nell’alternanza scuola-lavoro ed evidenzia come restano irrisolti alcuni problemi strutturali, lanciando anche l’allarme su quanto sta accadendo nel territorio piceno.

Per questo sono importanti azioni sinergiche di tutti gli attori che s’interessano di sicurezza sul lavoro – aggiunge – è indispensabile la prevenzione e la formazione partendo dalle scuole (come detto), è essenziale l’aggiornamento continuo dei lavoratori in un mondo del lavoro in profonda e continua trasformazione. Ci sono opportunità offerte dall’Inail con i Bandi ISI (nelle Marche nel 2021 solo il 38% dei progetti presentati sono stati accolti!), ci sono tante risorse, spesso non spese, destinaste a innovare macchinari, attrezzature e processi produttivi. È importante rilanciare il ruolo dei Dipartimenti di prevenzione (Spsal) dopo anni di tagli alla sanità, anche attraverso il PNRR. Oggi ancora purtroppo falcidiati di uomini e mezzi. Da ultimo è noto che il nuovo direttore dello SPSAL ATS Ascoli Piceno, dopo pochi mesi, ha lasciato il servizio optando per altra sede. Sono evidenti le eventuali ripercussioni in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro su questo territorio”.

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