Chi ha paura di Elly Schlein


Il fuoco incrociato partito dopo la sua vittoria alle primarie del Pd dimostra come Elly Schlein sia vista con timore soprattutto dalla destra ma anche dalla “finta” sinistra che avrebbero preferito il successo di Bonaccini ed il sostanziale mantenimento di un determinato status quo

A giudicare dal fuoco incrociato che subito si è aperto da destra, dal centro e da quella cosa che un tempo era la sinistra, l’elezione di Elly Schlein come nuova segretaria del Pd evidentemente fa paura. E il timore deve essere davvero consistente a destra se hanno subito risposto tutti alla chiamata alle armi, dalla stampa agli esponenti di tutti i partiti dell’attuale destra di governo. Che, non appena hanno avuto la certezza del successo della Schlein alle primarie, hanno subito dato fuoco alle polveri, mettendo in campo il solito armamentario che da qualche tempo era finito in soffitta, che non poteva certo essere rispolverato per l’ultimo Pd (e probabilmente neppure per il primo) e che sicuramente sarebbe rimasto inutilizzato se a vincere, come nelle previsioni, fosse stato Bonaccini.

Invece con la Schlein si può finalmente tornare a mettere in guardia il paese dal ritorno dei nuovi comunisti (“ComunistElly” ha titolato “Il Tempo”, parlando poi nel sottotitolo di “nostalgia rossa” e “lotta di classe”) che, nella versione 2.0, uniscono le istanze per i più poveri e la “fissazione” per l’antifascismo (come se fossero dei gravi difetti…) alle nuove “terrificanti” ideologie femministe e Lgbt, con addirittura anche “la difesa dei migranti e della filiera che li rappresenta” (il riferimento è alle Ong e a quell’universo che da anni si prodiga a tutela dei migranti che ovviamente la destra cinica e inaridita vede come una filiera che non può che nascondere chissà quali interessi economici).

Naturalmente senza dimenticare una “spruzzata” di sano complottismo che non può mai mancare, con l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza che spiega come dietro alla nuova segretaria del Pd ci sia, tanto per cambiare, Soros. Ma ciò su cui hanno più puntato e si sono maggiormente accanite le truppe cammellate della destra per mettere è l’aspetto fisico e l’orientamento sessuale della Schlein. Perché nel meraviglioso mondo della destra italiana che difende e promuove i valori cristiani della famiglia si possono avere amanti in quantità industriale, si può non essere sposati o sposarsi e divorziare ogni volta che si vuole, è lecito e “cosa buona e giusta” organizzare festini a base di sesso con escort e prostitute, al limite anche minorenni, ma è “peccato mortale” essere e avere relazioni omosessuali.

Così non c’è articolo, non c’è intervento di commentatori ed esponenti di destra o vicini alla destra nel quale non venga evidenziato che la nuova segretaria del Pd è lesbica e ha anche una fidanzata (magari se ce ne avesse avute 3-4 sarebbe stato più interessante). Soprattutto, però, per dirla in maniera franca il problema principale della Schlein è che non è una “gnocca” come sottolinea anche la penna più illuminata della destra (non osiamo immaginare come siano gli altri…), quel Marcello Veneziani che nel suo approfondimento sottolinea come “Elly Schlein è donna e lesbica, è un po’ sardina, non è bella”.

E se “Il Giornale” mette a segno un incredibile scoop, evidenziando come sia  “sciatta e non curata” e svelando cosa c’è dietro “il suo look terribile”, dallo staff della presidente del Consiglio, precisamente da uno dei suoi principali collaboratori, Paolo Quadrozzi, con scarsissima originalità viene riproposto, sempre dal punto di vista estetico, l’inflazionatissimo paragone by Shakira della Ferrari (la Meloni) e della Twingo (ovviamente la Schlein). D’altra parte, però, quanto l’aspetto fisico delle donne in politica sia un’ossessione della destra italiana lo ha dimostrato il presidente del Senato La Russa nei giorni scorsi sottolineando come “il livello estetico delle donne di centrodestra è diminuito”. Ed in effetti nel pieno dell’epopea berlusconiana e del “bunga bunga” era tutta un’altra cosa, bei tempi…

Tornando al “tiro alla Schlein” il feroce accanimento ha giocato un brutto scherzo ai giornali di destra che si sono resi oltre modo ridicoli arrivando addirittura al punto di rimpiangere quel vecchio e caro Pd sul quale, fino a poche ore prima, vomitavano di tutto. “Hanno ammazzato il Pd” titola un disperato Augusto Minzolini su “Il Giornale”, rimpiangendo già il buon De Luca che ora “dovrà dire addio al terzo mandato”. Ancora più preoccupato un insospettabile fan del vecchio Pd come Maurizio Belpietro che, su “La Verità”, lancia l’allarme: “Arriva la Schlein, se ne va il Pd”. Per certi versi ancora più ridicola e astiosa la reazione di quella sempre più sparuta parte che finge di essere la vera anima della sinistra ma che in realtà in concreto è ormai una fotocopia dell’estrema destra.

E l’emblema dello stato confusionale in cui è sprofondata è rappresentato da Marco Rizzo. Che, dopo aver citato come rifermento quel noto “comunista” di Donald Trump, sulla Schlein si è espresso praticamente allo stesso modo del movimento “Pro Vita e Famiglia”. “Con Elly Schlein segretaria, il Pd si assesta definitivamente su posizioni di abortismo sfrenato, ideologia gender fluid radicale, ecologismo antiumano, droga libera e guerra alla libertà educativa delle famiglie” tuona il movimento ultra reazionario di (falsa) ispirazione cattolica. “Elly Schlein segretaria del Pd incarna al meglio la nuova sinistra fucsia e radical chic, nemica delle classi medie lavoratrici, della classe operaia, nemica della famiglia. La sua agenda è quella di Sanremo: gender fluid, filo Nato – Ue e guerra, transfemminista e gretina, contro le auto e la prima casa. Un ottimo prodotto delle elites liberiste e mondialiste” sostiene Rizzo come un Adinolfi o un Pillon qualsiasi.

Fa quasi tenerezza, per la verità, è destinato a scomparire (o magari ad unirsi alle “crociate” di Adinolfi) e francamente nessuno ne sentirà la mancanza. D’altra parte, però, era tutto ampiamente prevedibile, non è certo un mistero che a destra come alla finta sinistra avrebbe fatto molto più comodo la vittoria di Bonaccini che, almeno sulla carta, avrebbe sostanzialmente assicurato il mantenimento di un certo status quo. La Schlein, invece, rischia di sparigliare tutto, potrebbe tracciare un profondo e invalicabile solco e far emergere con chiarezza come in realtà a non avere a che fare più niente con la sinistra è proprio chi impropriamente si erge ad ultimo baluardo della sinistra stessa.

Allo stesso modo preoccupa la destra, consapevole che la Schlein al momento è l’unica che potrebbe far scoccare quella scintilla che rianimi e riporti alla politica e alle urne quella larga parte dell’elettorato di sinistra deluso e scoraggiato. Senza dimenticare l’appeal che sembra possa avere nei confronti dei più giovani, sempre più lontani dalla politica e dalle urne, lontani anni luce dalle posizioni medievali, soprattutto su determinate tematiche, della destra ma che, al tempo stesso, non hanno ancora trovato una valida rappresentanza nella frastagliata e confusa galassia progressista. Infine è indiscutibile che Elly Schlein rappresenti concretamente e realmente la vera novità del panorama politico nazionale, a differenza della Meloni che viene riciclata come tale ma che in realtà ha oltre 20 anni di politica, anche di governo, alle spalle, con non pochi scheletri nell’armadio. Cosa che la Schlein non ha, con l’aggravante (naturalmente per la destra) che alla nuova segretaria non si possono rinfacciare le tante “schifezze” degli ultimi anni di un Pd di cui lei non faceva parte (e in diversi casi ha anche contrastato).

Con simili premesse, la Schlein avrà perfettamente compreso da cosa è attesa, deve essere consapevole delle palate di immotivato fango (sorvolando per decenza sugli insulti becero sessisti e discriminatori di cui è già oggetto) che inevitabilmente riceverà da destra ma anche dalla finta sinistra. Nulla al confronto del gravoso compito che la attende e delle enormi difficoltà con cui dovrà confrontarsi, innanzitutto e principalmente all’interno di un partito al quale dovrà ridare un’anima, cercando al tempo stesso di tenerlo il più possibile unito. Soprattutto dovrà tradurre in fatti concreti l’enorme aspettativa che si è creata intorno alla sua figura che indiscutibilmente è stata la sua arma vincente alle primarie ma che, altrettanto inevitabilmente, potrebbe trasformarsi nel suo tallone d’Achille.

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