Ipocrisia, propaganda e analfabetismo istituzionale, a picco la credibilità delle istituzioni


Dopo lo show in Parlamento e il vergognoso utilizzo di informazioni sensibili, ottenute in maniera impropria, in qualsiasi paese civile il vicepresidente del Copasir Donzelli, ma anche il sottosegretario alla giustizia Delmastro, non sarebbe rimasto al suo posto 5 minuti in più

La triste vicenda di Cospito e lo sconcertante comportamento degli esponenti di Fratelli d’Italia Donzelli e Delmastro sono la migliore fotografia di quanto ipocrita sia la posizione della destra di governo su tutto ciò che riguarda la giustizia. Ma anche di come per questa destra la cultura del potere fine a se stesso e gli interessi del proprio partito prevalgano sia sul senso delle istituzioni che sugli interessi della comunità. E, soprattutto, della deriva in cui è sprofondata la politica italiana che ha travolto anche quelli che, a prescindere dagli schieramenti, fino a qualche tempo fa erano valori condivisi. In realtà, a voler essere sarcasticamente polemici, sarebbe sufficiente pensare che personaggi politici come gli stessi Donzelli e Delmastro non solo siedono in Parlamento, ma addirittura hanno incarichi istituzionali (rispettivamente vicepresidente del Copasir e sottosegretario alla giustizia), per rendersi conto di quanto la politica italiana stia sprofondando.

Mentre per quanto riguarda la priorità data dagli esponenti di questa destra, in particolare di Fratelli d’Italia, agli interessi del proprio partito piuttosto che della comunità, abbiamo un esempio sin troppo emblematico qui dalle nostre parti, nel capoluogo piceno. Dove il sindaco Fioravanti (FdI), dopo essere stato per anni alla guida di battaglie (non sempre condivisibili) in difesa dell’ospedale cittadino e aver promesso solennemente che non avrebbe più permesso che la sanità picena fosse la “Cenerentola” della regione, ora che davvero l’ospedale Mazzoni è ridotto ad un ospedaletto di terza serie e che la sanità ascolana è ai minimi termini tace e non si schiera in difesa delle sacrosante esigenze dei suoi concittadini, perché per farlo dovrebbe mettere in discussione le scelte e le decisioni del governatore marchigiano Acquaroli che è del suo stesso partito.

Tornando alla vicenda Cospito e alle vergognose affermazioni fatte da Donzelli martedì sera in Parlamento, da qualsiasi parte la si veda è semplicemente sconcertante. Inaccettabili e gravissime le parole e il comportamento del vicepresidente del Copasir, così come quello del sottosegretario e il mancato intervento della presidente del Consiglio e leader di FdI. Ma non meno inquietante è il silenzio (nella migliore delle ipotesi) degli alleati di governo di FdI e i patetici tentativi della stampa di destra di sminuire l’accaduto o, peggio ancora, spostare su altro l’attenzione. In sintesi, intervenendo alla Camera nella discussione sulla proposta di legge per l’istituzione della Commissione parlamentare antimafia, Donzelli ha pensato bene di parlare d’altro, di affrontare la vicenda Cospito (l’anarchico in sciopero della fame da oltre 100 giorno contro il regime carcerario del 41 bis).

Alfredo Cospito è un influencer che la mafia sta utilizzando per cedere lo Stato sul 41 bis e far rimuovere il carcere duro” ha esordito il deputato di FdI. Che, poi, a sostegno delle sue inopportune affermazioni (Cospito sta mettendo seriamente a rischio la sua vita per una battaglia che è più che lecito reputare sbagliata ma merita comunque di essere trattato con rispetto, non irriso in modo così odioso) ha sottolineato che “in base a documenti che sono presenti al ministero della giustizia a fine dicembre Cospito è riuscito a parlare della sua lotta con il boss della ‘ndrangheta Francesco Presta. Inoltre il 13 gennaio Cospito si è confrontato con un esponente della camorra, Francesco Di Maio, dicendogli che al 41 bis sono tutti uguali”.

Poi l’indecente conclusione. “Mentre parlava con i mafiosi – ha affermato – Cospito incontrava i parlamentari Serracchiani, Verini, Lai e Orlando che andavano ad incoraggiarlo nella battaglia. Allora voglio sapere se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia”. Non dovrebbe sfuggire a nessuno, a prescindere dalla fede politica, la spaventosa gravità, sotto diversi aspetti, delle affermazioni del vicepresidente del Copasir, così come l’incompatibilità di quelle stesse affermazioni e di quel comportamento con lo svolgimento di qualsiasi attività parlamentare o di governo. L’aspetto più grave è naturalmente la diffusione di informazioni sensibili, di cui per altro è venuto a conoscenza in maniera del tutto inopportuna (il sottosegretario alla giustizia ed ex avvocato di Giorgia Meloni, Delmastro, ha ammesso di avergli dato relazioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria con le intercettazioni mafiose).

Gli esponenti di FdI, in evidente difficoltà, hanno provato a sminuire, raccontando la barzelletta che Donzelli in qualità di parlamentare ha un potere ispettivo su tutti gli atti e, quindi, poteva venirne a conoscenza e che, per giunta, si trattava di informazioni sensibili e non di atti riservati e coperti dal vincolo della segretezza. Fandonie, raccontate per puro spirito di parte o per profonda ignoranza (ed è difficile capire quale delle due ipotesi sia più sconfortante), perché innanzitutto un parlamentare il suo potere ispettivo deve metterlo in pratica seguendo una procedura rigorosa e ben determinata, con richiesta ufficiale indirizzata al ministero della giustizia.

Quelle che Donzelli ha reso note nel suo improvvido intervento sono relazioni di servizio della polizia penitenziaria che possono essere portate a conoscenza del ministro di giustizia o di chi ha la delega, come il vicesegretario Delmastro, che poi la inopinatamente trasmesse al compagno di partito (e coinquilino). Per altro le norme prevedono che le informazioni sensibili possono essere portate a conoscenza del Parlamento solo ed esclusivamente per motivi di particolare rilevanza e urgenza. Ed ovviamente non è questo il caso, visto che sono state utilizzate per attaccare l’opposizione. “Come sotto il fascismo usano notizie riservate a fini politici” tuona il parlamentare del Pd Borghi.

Hanno messo a rischio un eventuale lavoro investigativo delle autorità e della magistratura, rivelando informazioni non di pubblico dominio” aggiunge la Serracchiani. Con l’aggravante che Donzelli lo ha fatto in maniera strumentale, manipolando la realtà e facendo ignobili e folli insinuazioni. Perché non risponde a verità, ed il vicepresidente del Copasir lo sa perfettamente, che quei 4 deputati siano andati ad incoraggiare Cospito nella sua battaglia. Lo hanno fatto per verificare le sue condizioni di salute, esercitando una sacrosanta (e doverosa) prerogativa dei parlamentari prevista dall’art. 67 della legge sull’ordinamento penitenziaria. Questo significa che l’accusa finale di Donzelli è un’indecente “carognata”, indegna per chi riveste un ruolo istituzionale.

Anche perché il vicepresidente del Copasir e il suo partito non possono certo dimenticare le visite in carcere che loro stessi hanno effettuato negli anni passati, per giunta non per verificare le condizioni di salute. Basterebbe ricordare la processione in carcere di parlamentari della destra, compresi diversi  di FdI, per visitare Verdini e Dell’Utri, quest’ultimo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Donzelli o chi per lui in quel caso si è chiesto se i suoi compagni di partito stavano con la mafia o con lo Stato? Un’ulteriore grave stortura l’ha, poi, correttamente evidenziata Andrea Scanzi.

Il governo che fa la lotta alle intercettazioni per i colletti bianchi e che bisogna farne meno poi che fa, utilizza delle conversazioni sensibili di mafiosi e terroristi per fini politici, violando così l’elemento fondamentale del 41 bis. Che non viene dato per sadismo ma per impedire che si comunichi con l’esterno. E Donzelli invece che fa? Ha detto all’esterno quello che pensano esponenti di mafia e terroristi, cioè che non voglio più il 41 bis. I mafiosi ora brindano perché ora sanno anche fuori quello che vogliono” sostiene il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che, poi, accusa Donzelli e Delmastro di analfabetismo istituzionale.

Quel che è certo che in qualsiasi altro paese i due non sarebbero rimasti al loro posto 5 minuti in più. Perché il loro comportamento, ma anche la loro inopportuna permanenza in determinati ruoli, squalifica pesantemente e toglie ogni residuo di credibilità alle istituzioni di cui fanno parte (Parlamento e Copasir Donzelli, governo Delmastro). Una vergogna che si accresce ogni ora e ogni giorno in più che Donzelli e Delmastro resteranno al loro posto.

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