Chirurgia robotica per Urologia, ennesima beffa per la sanità del Piceno


Un anno fa, alla presentazione del nuovo primario, era stato annunciato il programma di rilancio per Urologia che prevedeva l’avvio della chirurgia robotica. Che non è mai arrivata, con i pazienti ascolani costretti ad andare ad Ancona o fuori regione per operarsi

E’ passato poco più di un anno (15 gennaio 2022) da quando, con la solita enfasi, nel corso di una conferenza stampa veniva presentato il nuovo primario del reparto di Urologia dell’ospedale di Ascoli, professor Giulio Milanese. C’erano gli assessori regionali Castelli, Latini e Saltamartini, i sindaci di Ascoli e San Benedetto, Fioravanti e Spazzafumo. Nel corso della presentazione era stato presentato anche il programma di rilancio per l’attività di Urologia dell’Area Vaste 5 che, in particolare, prevedeva lo sviluppo dell’attività chirurgica mini invasiva laparoscopica e l’avvio della chirurgia robotica per la cura delle patologie oncologiche del tratto genito urinario.

Ora qui abbiamo un primario che è un’eccellenza e abbiamo una grande occasione con la direzione alla facoltà di Urologia. E’ un po’ come avere l’asso del calcio e avere prospettive concrete per mettere in campo gli insegnamenti e le opportunità di crescere” affermava con entusiasmo il sindaco Fioravanti. Come purtroppo è consuetudini da queste parti, in particolare in materia di sanità, un anno dopo la situazione è completamente differenti, le promesse e i buoni propositi sono solo un pallido ricordo. E, parafrasando le parole del sindaco, la grande occasione è stata clamorosamente sprecata, la robotica non si è ancora vista e, mantenendo il paragone di stampo calcistico, è come se l’asso del calcio per poter giocare ai suoi livelli bisogna prestarlo ad un’altra squadra.

Proprio nei giorni scorsi, infatti, la consigliera regionale Anna Casini ha chiesto in Consiglio regionale che l’Azienda sanitaria di Ascoli venga subito dotata della chirurgia robotica, in particolare per il reparto di Urologia, sottolineando come “a causa di questa mancanza i pazienti del Piceno sono costretti ad operarsi ad Ancona o a emigrare verso altre regioni per prestazioni che invece dovrebbero essere erogate sul territorio. Lo stesso primario si deve recare al Torrette per operare i pazienti del Piceno e questo, oltre ai gravi disagi, aumenta disservizi e costi”. Viste le promesse fatte con enfasi un anno fa, non ci dovrebbe neppure essere bisogno della richiesta della consigliera regionale ascolana. E proprio sulla base di quelle promesse, la risposta fornita dall’assessore regionale Saltamartini è a dir poco desolante.

Per il trattamento di patologie oncologiche del tratto genito-urinario – ha affermato Saltamartini – a fronte di una domanda espressa dall’utenza dell’Ast di Ascoli, oggi soddisfatta tramite mobilità intra regionale ed extraregionale, si preannuncia che nelle prossime settimane sarà avviato un percorso di fattibilità per l’acquisizione delle tecnologie in questione che tenga conto delle possibili soluzioni offerte dal mercato di oggi. Il gruppo di progetto sarà insediato e sarà composto da professionisti clinici coinvolti nel trattamento in questione affiancati dall’ingegneria clinica e dal controllo di gestione per trovare le migliori soluzioni efficaci e sostenibili”.

E’ del tutto evidente che c’è qualcosa che non quadra, se dopo un anno da quelle promesse non c’è neppure uno studio di fattibilità allora o la Regione ha dei limiti organizzativi imbarazzanti, da non essere neppure capace in 12 mesi di effettuare uno studio simile, oppure molto più semplicemente quelle fatte lo scorso anno erano solo le solite promesse propagandistiche che, chi le faceva, sapeva già di non poterle mantenere.

Il percorso di fattibilità tecnica non ha un tempo determinato – replica la consigliera regionale Anna Casini – anche perché il gruppo di progetto deve ancora essere insediato. Mi auguro almeno che l’assessore lo insedi subito anche perché nell’accordo con l’Università Politecnica delle Marche si era detto che la robotica sarebbe stata una delle tecnologie per affrontare le patologie oncologiche”. Le conseguenze del mancato rispetto di quelle promesse, sono pesantissime in termini di mobilità, con un 43% di pazienti che sono costretti ad andare in Ancona ed un 20% costretto ad emigrare fuori regione. “Un consistente costo in più che non si può accollare ad un paziente oncologico” sottolinea la Casini.

L’Abruzzo ha già 3 piattaforme e ne sta installando una quarta a Teramo, l’Emilia Romagna ha ben 6 piattaforme, mentre la Toscana ha 2 piattaforme per ogni provincia. Per far lavorare Urologia bisogna accelerare, lo sento dire da troppo tempo-. Per questo chiedo all’assessore e alla Regione di acquistare subito la piattaforma perché altrimenti perderemo pazienti, denaro e forse anche il primario, stanco del disagio di dover andare ad Ancona per operare” aggiunge la consigliera regionale. Che, poi, ricorda come la precedente giunta regionale, prima di lasciare, aveva individuato indirizzi chiari in ambito sanitario, tra cui l’implementazione della chirurgia robotica nel Piceno.

Indirizzo che il nuovo governo ha scelto di non applicare – afferma Anna Casini – Qual è la soluzione? Sanità privata o quella delle altre regioni. Ed il Piceno è condannato all’irrilevanza”. Anche perché chi doveva difenderlo ha perso la parola e, da “bravo soldatino”, si preoccupa esclusivamente degli interessi della sua parte politica, del suo partito, fregandosene altamente di quelli dei suoi cittadini…

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