Sanità picena sull’orlo del baratro, l’inascoltato grido di allarme del personale sanitario


In un durissimo comunicato stampa la Rsu e i rappresentanti sindacali denunciano la drammatica situazione del personale sanitario ma anche dalla sanità picena, sempre più penalizzati dalle incomprensibili scelte della Regione e dal mancato rispetto degli accordi sottoscritti

C’è un aspetto tra i tanti evidenziati nel durissimo comunicato della Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) e dei sindacati che più di ogni altro suscita indignazione e sconcerto e fotografa in maniera inequivocabile l’irreversibile abisso verso cui le scelte della Regione stanno facendo sprofondare la sanità picena.

La Regione Marche – si legge nel comunicato – nel triennio 2022/2024, nel mentre ha previsto per le strutture sanitarie presenti nelle province di Pesaro, Ancona, Macerata e Fermo un sostanziale incremento di diversi milioni di euro per la spesa del personale, per Ascoli Piceno ha invece deliberato una riduzione di detta spese per euro 1.838.976, dimostrando così la chiara volontà di voler penalizzare questo territorio”.

Avete letto bene, purtroppo non c’è alcun errore. La Regione ha deciso di aumentare di diversi milioni la spesa per il personale sanitario in tutte le strutture sanitarie delle altre province marchigiane con l’unica eccezione quelle della provincia di Ascoli. Dove non solo non si aumenta ma, addirittura, si diminuisce la spesa per il personale di quasi 2 milioni di euro. Eppure è cosa ampiamente nota che in realtà c’era il bisogno di colmare l’inaccettabile differenza che c’era tra le altre Aree Vaste (o aziende sanitarie territoriali come devono essere chiamate dal 1 gennaio) e che quella di Ascoli quanto a personale sanitario era già ampiamente sottodimensionata e piuttosto necessitava di consistenti investimenti per riequilibrare la situazione.

Allora delle due l’una, non ci sono alternative. O chi governa la Regione (il presidente Acquaroli e la giunta regionale di destra) non ha la minima conoscenza della reale situazione della sanità marchigiana e prende provvedimenti a caso (per non essere volgari…) oppure, come sottolineano Rsu e sindacati, c’è da parte loro la precisa e perversa volontà di distruggere definitivamente la sanità picena. In un caso o nell’altro, quello che è più incomprensibile e inaccettabile è come sia possibile che assessori e consiglieri regionali che avrebbero il dovere e avevano promesso di tutelare il territorio e, in particolare, la sanità e gli ospedali piceni, non abbiano almeno provato a fermare questa ulteriore pesantissima penalizzazione, accettando invece supinamente un provvedimento così devastante per il Piceno.

E’ opportuno ricordare che fino a qualche mese fa nella giunta regionale erano due gli esponenti ascolani, Guido Castelli di Fratelli d’Italia e Giorgia Latini della Lega, mentre ora che i due sono entrati in Parlamento a rappresentare il territorio ascolano è rimasto solo Andrea Antonini della Lega (evidentemente anche sugli assessori si taglia solo nell’ascolano…). In Consiglio regionale, invece, ci sono il sambenedettese Andrea Assenti di Fratelli d’Italia e l’ascolana Monica Acciarri della Lega. Nessuno di loro ha protestato, ha sollevato anche solamente una semplice obiezione, di fatto avallando questa inaccettabile nuova “mazzata” sulla sanità del nostro territorio. Non meno grave il silenzio del sindaco Fioravanti che, pure, prima di essere eletto e prima che la destra conquistasse la Regione si era autoproclamato il paladino della sanità e dell’ospedale cittadino, promettendo di difenderli con ogni mezzo, in ogni modo.

Invece ora che ce ne sarebbe ancor più bisogno e che avrebbe anche la possibilità in qualche modo di incidere, visto chi è al governo della Regione, il primo cittadino ascolano ha dimostrato e continua a dimostrare in ogni circostanza che la sua priorità non è certo la tutela degli interessi del territorio e dei suoi cittadini quanto la difesa più strenua della sua parte politica, del suo partito. Per altro la scelta di tagliare ulteriormente la spesa per il personale sanitario delle strutture della provincia di Ascoli inevitabilmente comporta o dovrebbe comportare delle gravissime conseguenze, visto che se i fondi non erano sufficienti a garantire l’efficienza dei servizi e il funzionamento dei vari reparti ospedalieri prima, figuriamoci ora che vengono ulteriormente ridotti.

Allora il governatore Acquaroli e la giunta regionale dovrebbero quanto meno avere il coraggio di fare un’operazione di chiarezza, di trasparenza, spiegando in concreto quali reparti e quali servizi andranno inevitabilmente tagliati. Va per altro precisato che questo del taglio della spesa per il personale è solamente uno dei tantissimi motivi che hanno spinto la Rsu e i sindacati a parlare di sanità picena sull’orlo del baratro. Ed in quel comunicato, con una lucida e raggelante analisi, vengono tutti evidenziati con estrema chiarezza.  L’elenco che viene fatto (oltre alla citata diminuzione di spesa) è semplicemente impressionante e disegna un quadro davvero sconfortante.

La  Regione – si legge nel comunicato – non ha rispettato e continua a non rispettare la legge che essa stessa ha emanato (Legge Regionale n. 8 del 21/3/2017) sulla ripartizione delle risorse;  i rappresentanti della stessa Regione non onorano gli impegni assunti con i rappresentanti sindacali nell’incontro del 20/12/2022; – l’Asur non rispetta gli impegni sottoscritti (8/02/2022) ed ha alimentato, nel tempo gli squilibri territoriali; per tali motivazioni i dipendenti dell’AV 5 sono stati costretti ad autofinanziarsi, per alcuni anni, il pagamento delle indennità contrattuali a discapito del premio di produttività; allo stato attuale tantissimi operatori hanno cumulato circa cento giorni di ferie; i medesimi dipendenti, in violazione alle disposizioni contrattuali, sono chiamati a sostenere anche quindici turni mensili di reperibilità e sono spesso obbligati a saltare turni di riposo settimanale; da tre anni, di fatto, non viene loro pagato il lavoro straordinario con l’obbligo di recuperi orari, pressoché impossibili da attuare; non vengono pagate le indennità Covid e malattie infettive; non sono stati riconosciuti i tempi di vestizione per indossare i presidi anti-Covid; a molti di loro è negato il diritto alla mensa; le mansioni di coordinamento, in ventisette unità operative, sono svolte da facenti funzioni senza alcun tipo di compenso, così dicasi per otto posizioni vacanti di P.O.; la nascita del nuovo ospedale di 2° livello presso la vicina Teramo e l’apertura a giugno del nuovo ospedale di Fermo imporrà ai cittadini del Piceno una forte mobilità verso strutture più qualificate con conseguente ulteriore depauperamento del servizio sanitario pubblico locale”.

Di tutto ciò si è discusso in un lungo confronto con la commissaria straordinaria della nuova Ast di Ascoli, Vania Carignati, nel corso del quale la Rsu e i sindacati hanno illustrato tutte le gravissime problematiche del personale e, più in generale, della sanità picena. “La stessa dirigente – si legge ancora nel comunicato – non ha fornito alcuna assicurazione in merito alla soluzione delle stesse, né si è impegnata ad affrontare, con la necessaria determinazione, la gravissima carenza di risorse finanziarie che da anni affligge la sanità del nostro territorio”.

Un comportamento giudicato inaccettabile dalla Rsu e dai sindacati che, per questo, hanno confermato lo stato di agitazione, riservandosi di indire plateali forme di proteste “finalizzate a richiamare l’attenzione della collettività sulla drammatica situazione in cui versano i servizi sanitari del territorio piceno”.

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