Diritto all’aborto a rischio, numeri e testimonianze non lasciano dubbi


L’Area Vasta 5 prova a spegnere le polemiche, intervengono anche l’on. Giorgia Latini e la consigliera regionale Monica Acciarri in difesa della decisione dell’AV5. Ma i dati degli ultimi mesi e le testimonianze di casi concreti confermano l’importanza dell’Aied

Come direbbe Antonio Lubrano, “la domanda sorge spontanea”. Se, come riportato in una lunga nota dell’Area Vasta 5 e ripetuto nelle ore scorse dall’on. Giorgia Latini e dalla consigliera regionale leghista Monica Acciarri, non serve più ricorrere a convenzioni con l’Aied per garantire il diritto all’interruzione di gravidanza nel territorio, visto che a loro dire sarebbero sufficienti i 4 ginecologi non obiettori presenti nell’ospedale di Ascoli, come mai ancora 10 giorni fa  c’era chi ad Ascoli doveva rivolgersi all’Aied stessa per effettuare l’interruzione di gravidanza?

Nei giorni scorsi, mentre le due esponenti leghiste rilanciavano e condividevano (nei contenuti) la replica dell’AV5 alle polemiche per lo stop alla convenzione con l’Aied, il quotidiano “Repubblica”, proprio per evidenziare l’inopportunità della decisione, raccontava la storia di Cristina arrivata ad Ascoli il 31 dicembre per effettuare l’interruzione della gravidanza con il supporto delle dottoresse dell’Aied. E perché mai Cristina si è dovuta rivolgere all’Aied se davvero i 4 ginecologi non obiettori sono sufficienti per garantire a tutti il servizio? La risposta è scontata ed ovvia, almeno per chi non ha i paraocchi ideologici.

Ed inevitabilmente solleva non poche perplessità sul comunicato stampa nel quale l’AV5 sosteneva che “da alcuni anni nello stesso ospedale hanno preso servizio alcuni ginecologi non obiettori, attualmente 4, disponibili a fare questo tipo di intervento Dal mese di settembre 2022, dopo numerosi incontri, anche l’ospedale di Ascoli è in grado di offrire il servizio di interruzione volontaria di gravidanza esattamente come quello di San Benedetto. Da qui non si comprende la reazione avverto una decisione che, senza intaccare minimamente l’offerta di un servizio sanitario, lo garantisce attraverso la struttura pubblica in maniera gratuita per le pazienti e senza oneri aggiuntivi per il bilancio dell’Area Vasta che negli ultimi anni ha pagato l’attività di professionisti esterni fino a 90 mila euro annui. Inoltre, mentre la paziente che si rivolge al Consultorio inizia un percorso del tutto gratuito, chi si rivolge all’Aied inizia un iter con alcuni costi a proprio carico, per una serie di prestazioni senza le quali l’Aied stessa non emette il certificato indispensabile per poter fare l’intervento”.

Sulla stessa linea dell’AV5 la deputata leghista Giorgia Latini che, in un comunicato stampa ha ribadito che “non esiste alcun allarme per quanto riguarda l’applicazione della legge per l’interruzione volontaria di gravidanza nelle Marche. Il diritto viene garantito in piena autonomia dal servizio sanitario: una prestazione in assoluta sicurezza, senza dolore e del tutto gratuita, nel pieno rispetto della Legge 194, senza dover ricorrere a convenzioni con enti collaterali”.

La sanità pubblica nel Piceno garantisce il servizio in modo gratuito e assistito da anestetisti sia ad Ascoli che a San Benedetto, cosa che non accadeva con l’Aied” aggiunge la consigliera regionale Monica Acciarri. “La disdetta – prosegue l’esponente leghista ascolana – purtroppo è dovuta al fatto che storicamente e per molti anni i medici ginecologi dipendenti del nosocomio di Ascoli erano tutti obiettori e quindi per questo motivo c’è stata la necessità di fare una convenzione con il privato. Da alcuni anni, però, all’ospedale Mazzoni hanno preso servizio 4 ginecologi non obiettori disponibili a fare questo tipo di intervento”.

E’ singolare constatare come il “dal mese di settembre 2022” del comunicato dell’AV5 diventi addirittura “da alcuni anni” nell’intervento dell’Acciari. Dal quale, per altro, si rischia di trasmettere una visione del tutto distorta della situazione che vorrebbe che da una parte c’è l’assistenza gratuita negli ospedali di Ascoli e San Benedetto e dall’altra quella a pagamento dell’Aied. La realtà è, invece, completamente differente perché in tutti questi anni l’alternativa non è certo stata tra assistenza gratuita o a pagamento ma tra diritto all’interruzione di gravidanza e negazione di quel diritto. Con la conseguente constatazione che, senza la presenza e l’opera encomiabile dell’Aied, a migliaia di donne marchigiane quel diritto sarebbe stato negato.

Su questo non ci sono e non possono esserci dubbi, mentre i dati ufficiali e le testimonianze delle ultime settimane dimostrano come il rischio che questo diritto venga negato sia tuttora più che concreto. In particolare sono i 2 dati ufficiali che dimostrano quale sia la reale situazione nella nostra regione. Il primo è quello relativo al numero di medici obiettori che nelle Marche è del 70% rispetto alla media nazionale del 64,6%. Il secondo, ancor più significativo, è quello riferito agli aborti effettuati nella nostra regione negli ultimi 12 mesi , 1351, di cui 232 seguiti dagli operatori dell’Aied, pari al 17,1% (quasi 1 su 5). Si tratta di 232 donne che da febbraio non avranno più questa possibilità e, di conseguenza, saranno costrette a ricorrere a strutture private, naturalmente se possono economicamente permetterselo (servono migliaia di euro per farlo).

La storia di Cristina raccontata da “Repubblica”, quella di Manuela ricordata dalla presidente dell’Aied di Ascoli qualche giorno prima e tante altre storie simili delle ultime settimane dimostrano come in realtà le rassicurazioni dell’AV5, a voler essere magnanimi, nella migliore delle ipotesi sono fondate su un irrazionale e infondato ottimismo.

Per chiudere il discorso c’è un ultimo aspetto da considerare, ignorato dall’AV5 e dalle esponenti leghiste. Come ha giustamente sottolineato la vice segretaria del Pd, marina Cataldi, “le affermazioni fatte dall’Asur non tengono conto del servizio che l’Aied svolgeva e svolge per tutte le donne consentendo oggi di ampliare e rafforzare la presa in carico fornita dal servizio sanitario regionale che, in questi anni, è stata carente”. E che non è certo destinata a migliorare solo per la presenza di 4 medici non obiettori. Servirebbe ben altro, servirebbe ad esempio far funzionare concretamente i consultori e fornire tutto il supporto che devono ricevere in queste casi le donne e che nella nostra regione troppe volte sono forniti non dalla struttura pubblica ma, ad esempio, dall’Aied. Che da febbraio non potrà farlo più. Al di là di ogni altra considerazione, un evidente e preoccupante passo indietro

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