L’Area Vasta 5 “taglia” l’Aied, diritto all’aborto a rischio


Non rinnovata la convenzione con l’Aied di Ascoli, fondamentale e insostituibile punto di riferimento per le donne non solo della provincia e della regione ma anche delle altre regioni italiane. “Si conferma la linea della destra in merito ai diritti delle donne” accusa Anna Casini

Dalla Regione auguri e figli maschi!”. E’ amarissima l’ironia con la quale “Li­berә Tuttә”, il grup­po tran­sfem­mi­ni­sta e in­ter­se­zio­na­le che ope­ra nel­la pro­vin­cia di Asco­li “per i di­rit­ti di tut­ti ad au­to­de­ter­mi­nar­si”, commenta la triste novità di fine anno ed inizio 2023, la decisione dell’ex Area Vasta 5 di non rinnovare la convenzione con l’Aied di Ascoli.

E’ un fatto molto grave – aggiunge la consigliera regionale ascolana Anna Casini – che purtroppo conferma la linea della destra nella nostra regione in merito ai diritti delle donne: quelle di limitare l’applicazione della legge 194. Si tratta di una decisione scellerata, l’Aied di Ascoli non è solo un punto di riferimento per la nostra provincia ma anche per le donne di tutta la nostra regione e delle altre regioni che non trovano assistenza presso le loro strutture locali, tanto da essere ormai un modello non solo in Italia. Recentemente importanti testate giornalistiche e telegiornali di stati europei e non solo hanno dedicato spazio all’Aied di Ascoli e alla qualità delle prestazioni erogate per la salute delle donne”.

Forse una qualità eccessiva, che stona e non è in sintonia con il livello sempre più sconfortante della sanità picena, verrebbe da sottolineare per restare nel campo dell’ironia. Solo qualche mese fa, prima delle elezioni politiche del settembre scorso, della diritto all’aborto messo in seria discussione nelle Marche e del ruolo fondamentale dell’Aied di Ascoli ne aveva parlato il quotidiano inglese “The Guardian”, con un articolo a firma di Angela Giuffrida in collaborazione con Pamela Duncan dal titolo “Abortion rights at risk in region led by party of Italy’s possible next PM” (“Diritto all’aborto a rischio nella regione guidata dal partito del possibile prossimo Primo Ministro d’Italia”).

Oltre alle varie considerazioni sulla situazione nelle Marche, l’articolo raccontava il calvario affrontato da Giulia, una ventenne marchigiana che aveva deciso di non portare avanti la sua gravidanza e che era stata costretta a fare i conti con tutte le gravissime carenze delle strutture regionali, fino a che non aveva trovato il necessario supporto proprio nell’Aied di Ascoli. “Il servizio è stato appaltato all’Aied una decina di anni fa perché le procedure di aborto non potevano essere garantite dall’ospedale a causa dell’alto numero di obiettori morali tra il suo personale – si legge nell’articolo – La stessa mattina della consultazione di Giulia, Tiziana Antonucci, presidente dell’Aied, risponde agli appelli di altre sei donne che raccontano storie simili delle loro lotte per accedere ai servizi abortivi attraverso il sistema pubblico”.

In realtà sono 42 anni che l’Aied svolge questo servizio, mentre sul suo ruolo fondamentale ed imprescindibile c’è poco da aggiungere, sono gli stessi numeri che, pur se dicono tutto, parlano chiarissimo. Nel 2022, ad esempio, l’Aied ha seguito circa 200 donne che non intendevano portare avanti la propria gravidanza.

La lettera ricevuta dall’Area Vasta 5 mi ha lasciato senza parole, anche se era nell’aria – spiega la stessa Tiziana Antonucci – negli ospedali del Piceno ci sono 4 medici non obiettori, ai quali facciamo anche noi invii per aborti terapeutici. Però l’Aied raccoglie richieste anche dal resto della regione, dove la legge 194 non trova piena e corretta applicazione. L’ultima chiamata, ad esempio, risale al giorno precedente l’arrivo della lettera, ci ha chiamato una donna disperata che dal 2 dicembre cercava di contattare i consultori delle Marche ma non le ha risposto nessuno. Ed il passare del tempo, dalla decisione, comporta conseguenze sia dal punto di vista fisico che psicologico. Di questo ne terranno conto, quando nelle Marche ci sono lunghe liste d’attesa per l’aborto ed interventi rinviati perché i pochi medici non obiettori magari sono in ferie. Come del resto è accaduto”.

E’ sciocco pensare che 4 medici non obiettori riusciranno a gestire il flusso di donne e persone gestanti che, fino a ieri, da tutte le Marche hanno chiesto aiuto all’Aied quando la sanità pubblica dei loro territorio non era in grado di garantire l’applicazione della legge 194 – aggiunge “Li­berә Tuttә” – usciamo dal 2022 ulteriormente azzoppate in materia di diritto alla scelta, di diritto ad una maternità volontaria e consapevole, di diritto all’autodeterminazione dei corpi”. Superfluo sottolineare che, da questo punto di vista, gli scenari che si prospettano sono davvero inquietanti.

E’ necessario che il diritto all’interruzione di gravidanza venga garantito in tutte le Marche, penso ad esempio alla provincia di Fermo. Sono molto preoccupata da questa decisione scellerata che riduce i diritti delle donne, è l’ennesimo regalo della destra ai cittadini e alle cittadine del Piceno e delle Marche. Un governo che limita le scelte mi fa paura” accusa Anna Casini. “Sarà il pubblico in grado di elargire un servizio tanto delicato? La struttura sarà pronta per accompagnare e sostenere la donna nell’intero percorso?” aggiunge Tiziana Antonucci.

C’è, infine, un ulteriore aspetto da considerare e da tenere in considerazione. “Un’interruzione di gravidanza tramite Aied costa 200 euro, soldi che vanno a finanziare il servizio, contro i 1.500 di una clinica privata” sottolineava l’articolo del “The Guardian”. “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” ripeteva spesso Andreotti. E mai come in questo caso, di fronte a simili dati, è praticamente impossibile non “pensar male”…

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