La “bufala” del boom delle morti improvvise tra i più giovani


Un documentario del complottista americano Stew Peters, “Died Suddenly”,  e alcuni articoli pubblicati sui blog no vax e dal solito Paragone denunciano il presunto boom delle morti improvvise. Ma tutti i dati ufficiali e gli studi scientifici dimostrano il contrario

Il fenomeno delle morti improvvise, specie in ambito sportivo e soprattutto tra giovani atleti è sempre più frequente. Oltre 50 mila persone all’anno ne sono colpite in Italia, di cui circa 5 mila in età giovanile a causa di malattie congenite, patologie che spesso rimangono silenti o non vengono diagnostiche in modo tempestivo”.

Correva l’anno 2013 quando alla Camera, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Duilio e Melis, il ministro della salute Renato Balduzzi forniva i dati sulle morti improvvise, anche in ambito sportivo. All’epoca il covid non esisteva e tanto meno i vaccini contro il covid, eppure i numeri erano davvero impressionanti. Così come nella discussione in Parlamento nel 2018, dopo la tragica morte del calciatore Davide Astori, con i dati Istat e Istituto Superiore della Sanità che parlavano di 60-70 mila morti all’anno, di cui 5-6 mila di giovani sotto i 35 anni.

E’ importante tenere in mente quei numeri ufficiali snocciolati in Parlamento nel 2013 e nel 2018 perché ormai da mesi l’ossessione di quel variegato e pittoresco mondo no vax è proprio questo, il presunto boom di morti improvvise, soprattutto tra i più giovani, che sarebbe effetto dei vaccini anti covid. Una sconclusionata e cialtronesca campagna incessante, che nelle ultime settimane ha ripreso vigore a seguito della diffusione anche in Italia del documentario “Died Suddenly” (“Morti improvvise”) e della pubblicazione di alcuni articoli che evocano presunti studi e ipotetici dati che confermerebbero il boom.

E che, neanche a dirlo, ha tra i principali e più assidui paladini il solito Gianluigi Paragone che, ogni paio di giorni, pubblica sul suo blog articoli su morti improvvise di persone sotto i 40 anni, senza mai fornire a supporto anche solo un qualche indizio che possa far ipotizzare una qualche relazione con il vaccino anti covid. Non servirebbe neppure sottolinearlo, il boom di morti improvvise (anche e soprattutto tra i più giovani) al momento è una mera invenzione, come vedremo categoricamente smentita da tutti gli addetti ai lavori e non supportata da dati ufficiali.

Per altro sarebbe sufficiente ricordare quei numeri del 2013 e del 2018 per chiudere ogni discorso, 60-70 mila morti improvvise all’anno, di cui 5-6 mila tra under 35. In pratica in quegli anni, usando il metro attuale, Paragone avrebbe potuto scrivere non 1 articolo ogni 2-3 giorni, ma 14-15 al giorno. Quella è, infatti, la media di morti improvvise tra gli under 35 in quegli anni. Ripartendo dal documentario, “Died Suddenly” è stato prodotto dal noto complottista americano Stew Peters ed è uscito a fine novembre sulla piattaforma Rumble, arrivando nelle settimane successive (sottotitolato) anche in Italia.

Neanche a dirlo, visto il titolo, si occupa di morti improvvise, ovviamente senza fornire dati o studi scientifici a supporto, puntando soprattutto sui coaguli insoliti in corpi di persone morte dopo il vaccino (almeno questa è la teoria). Al di là del fatto che qualsiasi patologo potrebbe spiegare come molteplici possono essere le cause (compreso l’aver contratto proprio il covid) di quei coaguli, dall’analisi del documentario è emerso inequivocabilmente come in realtà i video mostrati (compresi quelli sui coaguli) sono tratti da un video di YouTube caricato nell’aprile 2019, mesi prima dell’esplosione della pandemia da covid (e ovviamente dei vaccini). In altre parole, è una “patacca”.

Allo stesso modo può essere catalogato quello che è un ulteriore punto di riferimento dei no vax di casa nostra, l’articolo pubblicato su “Database Italia” (altro blog no vax) nei giorni scorsi dal titolo sin troppo emblematico, “Atleti e professionisti dello sport, decessi aumentati del 1700% dall’introduzione del vaccino”. A supporto di quello che sarebbe un dato clamoroso quanto inquietante, uno studio (di chi?) pubblicato sul sito inglese “Exposé” secondo cui tra gennaio 2021 e aprile 2022 sarebbero morti 673 atleti, quindi con una media di 42,06 decessi al mese, rispetto ai 1.101 registrati tra il 1966 e il 2004 (quindi in 38 anni), con una media di 2,35 decessi al mese.

Peccato (o per fortuna, dipende dai punti di vista) che quei dati sono del tutto inattendibili. In realtà quello riferito al 1966-2004 sarebbe un dato corretto, perché fa riferimento ad una ricerca pubblicata nel 2006 nella rivista scientifica “European journal of cardiovascular prevention and rehabilitation”, effettuata dai ricercatori dell’Università di Losanna insieme al Comitato medico del Cio. Solo che è utilizzato in maniera strumentale, stravolgendone completamente il significato, in quanto non si tratta assolutamente del numero complessivo di morti (e neppure ci si avvicina), ma semplicemente di un campione preso a riferimento per effettuare la ricerca. Per non lasciare spazio a dubbi, non è e non è a disposizione di quella ricerca il dato complessivo di tutti i decessi di atleti in quei 38 anni, conseguentemente non ha alcun senso il paragone.

Ma, se non fosse sufficiente, il numero di 673 atleti morti tra gennaio 2021 e aprile 2022 è completamente falso. Innanzitutto perché non arriva da alcuna fonte ufficiale e certificata, ma si basa su una lista, con tanto di nomi, pubblicata da “Exposé”. Soprattutto, però, perché in quella lista sono riportati nomi di atleti che, fortunatamente, sono vivi e vegeti. Come il giocatore di rugby Zak Hardaker, vittima di un malore dal quale si è ben ripreso, o quello del giocatore di football americano Kirk Herbstreit (identica situazione). D’altra parte, però, non può certo stupire che simili corbellerie vengano pubblicate su “Exposè”, un sito che la rete di scienziati “Health Feedback” ha più volte segnalato per la pubblicazione di notizie di ambito medico-sanitario false o fuorvianti.

L’apice, però, l’ha raggiunto ancora una volta Gianluigi Paragone che nei giorni scorsi ha pubblicato sul suo blog un articolo, anche in questo caso dal titolo inequivocabile “Oltre 1.000 casi tra gli atleti”, per altro firmato da un non meglio identificato Tommaso, nel quale si grida al dramma “ignorato da gran parte della stampa”. Senza però citare mezzo dato a supporto, ma limitandosi a paventare un fantomatico studio, realizzato da non si sa chi, pubblicato sul blog, che non ha nulla di scientifico, “Good Sciencing”. L’articolo è corredato da una grande foto che mostra Nadal a terra in un campo di tennis. Anche lui vittima di un malore improvviso? Neanche per idea, quella è la foto della finale di Indians Wells, con il campione spagnolo vittima di una frattura da stress delle costole. A dir poco imbarazzante.

Potremmo proseguire a lungo, quello che è fondamentale sottolineare è che al momento non esiste un solo dato ufficiale che possa anche solo far ipotizzare un boom di morti improvvise. Ci sono invece una serie interminabile di studi scientifici, dati e interventi di esperti che confermano il contrario. L’Office for National Statistic (l’istituto che si occupa di statistiche nel Regno Unito) ha ribadito che in Inghilterra non si è verificato alcun aumento di decessi cardiaci o decessi improvvisi nei giovani tra i 12 e i 29 anni dopo il vaccino. I Center for disease control and prevention (Cdc), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica negli Stati Uniti, a fine 2021 ha pubblicato uno studio che esclude categoricamente una crescita delle morti improvvise tra i soggetti vaccinati per la covid 19.

La Suden Arrhytmia Death Syndromes Foundation e il Mayo Clinc of Medicine hanno pubblicato uno studio nel quale si spiega che non c’è un solo segnale o un solo dato che possa far pensare o anche solo temere un aumento di casi di morti improvvise. Ancora, il sito di riferimento del settore cardiovascolare, tctMD, ha raccolto i pareri di esperti di cardiologia di tutto il mondo concordi nell’affermare che al momento non c’è nulla che possa far ipotizzare una crescita delle morti improvvise tra gli atleti dopo i vaccini. “L’incidenza di miopericarditi tra i giovani tra i 12 e i 40 anni vaccinati è assolutamente molto bassa – afferma il responsabile toscano di Medicina dello Sport, dott. Riccardo Malfatti – inoltre durante la pandemia, quando lo sport era fermo, insieme ad altri colleghi siamo stati dirottati a fare tracciamenti. Ed è emerso come, al contrario, chi non è vaccinato ha avuto forme acute di covid, sviluppando pericarditi e miocarditi”. Per concludere uno studio della Leeds Beckett University, pubblicato dalla rivista “The Lancet”, ha dimostrato invece come la vaccinazione contro il covid sia ben tollerata e sua associata a pochi effetti collaterali significativi negli atleti che fanno agonismo. E quando questi si sono verificati, sono stati di breve durata e non hanno influenzato neppure la partecipazione sportiva. Il resto sono chiacchiere e “bufale”…

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