Mobilitazione del personale e futuro grigio, a picco la sanità del Piceno


Mentre nella Giornata delle Marche la Regione celebra i presunti fasti della sanità marchigiana, proseguono mobilitazione e manifestazioni di protesta del personale sanitario dell’AV5. E la riforma della sanità regionale rischia di trasformarsi in un boomerang per il Piceno

La similitudine più immediata che viene in mente leggendo il resoconto della “Giornata delle Marche” dedicata alla sanità, con la sfilata degli esponenti della giunta regionale con l’aggiunta anche di qualche ministro del governo Meloni, è quella con l’orchestra del Titanic che continuava a suonare mentre la nave stava affondando. In questo caso a colare a picco è la sanità marchigiana, in particolare quella del Piceno. E mai come in questi giorni è apparsa evidente l’enorme distanza che esiste tra l’immaginaria e incantata realtà virtuale costruita dall’incessante propaganda della Regione e il triste e crudo mondo reale con il quale devono fare i conti i marchigiani, ancor più quelli che vivono nella provincia di Ascoli, quando si tratta di sanità.

Perché mentre a Fermo il governatore Acquaroli e gli assessori regionali, con la solita insopportabile enfasi, celebravano i presunti fasti della sanità marchigiana, a pochi chilometri di distanza si fa sempre più allarmante la situazione di ciò che resta dei due ospedali piceni, mentre prima ad Ascoli, poi a San Benedetto, il personale sanitario dell’Area Vasta (AV) 5 continua a protestare, con iniziative promosse dalla Rsu e da tutte le sigle sindacali. Divise e per certi versi in contrasto tra loro ma unite nel rivendicare il diritto ad un trattamento identico a quello riservato al personale delle altre AV regionali.

Così, dopo le due manifestazioni di protesta che si sono svolte nei giorni scorsi davanti agli ospedali “Mazzoni” e “Madonna del Soccorso”, ora la mobilitazione si sposta ad Ancona, sotto la sede regionale. Venerdì 16 dicembre sarà la volta di Nursing, Nursing UP e Usb, qualche giorno dopo (esattamente il 20 dicembre) toccherà alla Rsu insieme a Cgil, Cisl, Uil funzione pubblica, Fials e Ugl.

La Regione Marche non ha ancora provveduto a riequilibrare i fondi e gli stanziamenti tra le singole Aree Vaste – si legge in una nota – né, come promesso, a riallineare le risorse decentrate affinchè possano essere erogate, al personale dipendente, le indennità contemplate nel vigente Ccnl. La mancata assegnazione all’Area Vasta 5 degli adeguati finanziamenti, da anni, comporta la reiterata violazione di innumerevoli diritti, normativamente sanciti. Tale intollerabile squilibrio, con le conseguenti macroscopiche disparità di trattamento perpetrate per anni in danno al personale del territorio Piceno, quantificato nell’ultimo ventennio in oltre 30 milioni di euro, non può essere ulteriormente tollerato. Nonostante le due manifestazioni di protesta, (24 e 29 novembre davanti agli ospedali piceni, ndr), la Giunta regionale e l’Asur non hanno provveduto ad intraprendere alcuna concreta iniziativa finalizzata a riequilibrare le risorse tra le singole Aree Vaste”.

Tra una celebrazione e l’altra i vertici regionali hanno provato a stoppare le manifestazioni, utilizzando ancora una volta la carta della promesse, assicurando “la piena volontà della giunta regionale e della stessa Asur a voler implementare, entro il corrente anno, in maniera permanente il fondo di produttività del personale dell’Area Vasta 5 al fine di risolvere, una volta per tutte, le numerosissime problematiche dei dipendenti in servizio in questo territorio”. Peccato, però, che la stessa direttrice generale dell’Asur, dott.ssa Storti, abbia precisato che l’implementazione avverrà non appena verrà definito il riparto, tra le varie Regioni, del fondo sanitario nazionale. Quindi di certo non entro il corrente anno, come invece promesso.

Per altro promesse simili erano state fatte nei mesi scorsi da Acquaroli e dagli assessori regionali, in particolare nel periodo della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche. Addirittura era stata anche fissata una scadenza precisa, entro il 31 ottobre 2022, sancita anche dalla sottoscrizione di un contratto. Superfluo sottolineare come né la scadenza né il contratto siano stati rispettati. Impossibile, quindi, fidarsi per la Rsu e per le sigle sindacali. Che, infatti, hanno confermato la manifestazione del 20 dicembre, sottolineando che “lo stato di mobilitazione del personale dell’AV5 cesserà solo nel momento in cui il rivendicato incremento delle risorse decentrate verrà formalizzato con specifici provvedimenti amministrativi che ne garantiranno la fruibilità”.

Una situazione che si trascina da troppo tempo e che contribuisce a rendere ancora più inquietante il già desolante panorama della sanità picena. Che, come sottolinea Anna Casini, sta sempre più colando a picco. “Mentre a Fermo e a Teramo si gongola per le nuove strutture all’avanguardia – afferma la consigliera regionale ascolana – in grado di garantire cure migliori per i pazienti e di attrarre medici e infermieri talentuosi che invece, malpagati e maltrattati, senza reparti e strumentazioni – scappano dal Mazzoni e dal Madonna del Soccorso”.

A rendere più desolante il quadro il silenzio del sindaco e di tutti quegli esponenti politici del territorio che hanno costruito le proprie fortune elettorali promettendo solennemente che il Piceno non sarebbe più stato la Cenerentola delle Marche per la sanità ma che ora, di fronte ad un simile sfascio, si sono defilati. “Dobbiamo anche sopportare il mutismo del sindaco che ha fatto una campagna elettorale millantando la chiusura del Mazzoni e manifestando per una sanità migliore e che ora sembra non vedere il declino del nostro ospedale” prosegue la Casini che, ovviamente, non risparmia il governatore regionale e la sua giunta.

Io me li ricordo bene nell’estate del 2020 – afferma – quando promettevano nuove risorse per gli ospedali del Piceno, quando dicevano di riaprire i piccoli ospedali chiusi, quando proclamavano che avrebbero cambiato la legge Balduzzi. La verità è che gli unici ospedali in costruzione o in appalto e le uniche opere di manutenzione straordinaria realizzate sono quelli finanziati dalla giunta di cui facevo parte e la destra oggi, senza meriti, se ne vanta. Il fatto è che fare opposizione e campagna elettorale è ben diverso di governare. Chi governa non deve porre i problemi, ma ha il dovere di risolvere i problemi”. Come se non bastasse, le prospettive per il nostro territorio sono ancora più sconfortanti

A causa della scelta di istituire le aziende sanitarie provinciali – spiega la Cassini – Fermo con il nuovo ospedale ci toglierà risorse e reparti e noi staremo sempre peggio, con due mezzi ospedali, con il personale ridotto ai minimi termini e con i pazienti costretti a ricorrere al privato”. Peggio di così…

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