L’orrore oltre la guerra: il dramma dei bambini ucraini deportati


Lo denuncia l’ultimo rapporto di Amnesty International “Like a prison convoy” (“Come un convoglio di prigionieri”) che sottolinea come la deportazione e il trasferimento forzato di civili sono crimini di guerra e contro l’umanità. Appello alla Corte penale internazionale

La deportazione e il trasferimento forzato di civili che risiedono in un territorio occupato sono vietati dal diritto internazionale umanitario e costituiscono crimini di guerra e contro l’umanità. Quasi superfluo aggiungere che se poi la deportazione riguarda i minori il crimine è ovviamente molto più grave, oltre che disumano. E’ quanto sta accadendo nella guerra tra la Russia e l’Ucraina, era dai tempi della seconda guerra mondiale che non si assisteva ad una deportazione di massa di simili contenuti, per altro frutto di una precisa e agghiacciante strategia politica.

A denunciarlo è l’ultimo rapporto di Amnesty International, pubblicato il 6 dicembre scorso. “Like e prison convoy” (“Come un convoglio di prigionieri”) descrive in maniera a volte anche molto cruda come le forze russe e quelle dei territori controllati dalla Russia abbiano trasferito forzatamente civili ucraini dalle aree occupate dell’Ucraina verso la Russia o verso territori controllati dalle forze russe. Una vera e propria deportazione di massa, in palese violazione del diritto internazionale umanitario, che purtroppo non ha risparmiato migliaia e migliaia di bambini ucraini separati, portati via e allontanati, in alcuni casi anche con la forza, dalle loro famiglie.

Questo rapporto parla di tragedie familiari – spiega Agnes Callamard, segretario generale di Amnesty International – parla di famiglie divise, di bambini separati dai loro genitori, di padri allontanati, di mogli che perdono i loro mariti. Questo rapporto descrive il trasferimento forzato, la deportazione forzata di ucraini nei territori controllati dalla Russia e nella Russia stessa. Una situazione che a nostro avviso equivale ad un crimine di guerra e ad un crimine contro l’umanità”. Secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati a fine ottobre erano quasi 3 milioni gli ucraini registrati in entrata in Russia (secondo le autorità russe sono oltre 4 milioni), di cui più di mezzo milione minori. Molti dei quali deportati, strappati via con forza anche dalle loro famiglie, spesso portati in istituti in Russia e poi dati in adozione alle famiglie russe.

La Russia – prosegue Callamard – ha accelerato il processo per la cittadinanza in modo che i bambini ucraini possano essere dati subito in adozione alle famiglie russe”. Infatti al terzo mese di guerra Putin ha firmato un apposito decreto per facilitare l’assorbimento di bambini e persone con disabilità nella società russa, così facendo negando il loro diritto di scegliere e preservare la propria nazionalità. Inoltre le famiglie russe che agiscono come tutori o genitori adottivi hanno ricevuto dal governo lauti compensi. Una precisa strategia che, secondo Amnesty International, fa parte di un chiaro progetto e disegno politica del governo russo.

La natura sistematica di alcune deportazioni o trasferimenti forzati sono parte di un più ampio attacco alla popolazione civile ucraina” si legge nel rapporto, con la contestuale richiesta alla Corte penale internazionale di aprire un’indagine. Amnesty International racconta, poi, alcune storie di bambini deportati, di famiglie spezzate. Come quello di un bambino di 11 anni fuggito con la madre da Mariupol e accampatosi in un villaggio poco distante. All’improvviso è stato separato dalla madre, che da quel momento non lo ha più visto e non ha avuto più notizie, portato in una tenda e da lì portato via dai militari russi, probabilmente destinazione Donetsk, nei territori controllati dalla Russia. O come la drammatica storia di poco meno di un centinaio di bambini che si trovavano in ospedali e collegi statali della zona di Kherson, separati definitivamente dai militari russi dalle loro famiglie e dai loro tutori e portati in Russia.

Ci sono, poi, le disperate testimonianze di tantissime madri in fuga da Mariupol con i figli che hanno raccontato come ai punti di filtraggio, gestiti dalle forze russe o filo russe, venivano separate dai loro figli portate in apposite tende da cui poi venivano trasportati verso destinazioni ignote (in Russia o nei territori controllati dalla Russia). A Kherson, dopo la liberazione, alcuni medici e il personale dell’ospedale hanno raccontato come sono riusciti a proteggere e salvare dalla deportazione decine di bambini, truccando documenti e falsificando cartelle cliniche per diagnosticare malattie inesistenti (emorragia polmonare, convulsioni incontrollabili, ventilazione artificiale) per rendere così impossibile il trasferimento verso zone controllate dai russi o in Russia stessa.

Volodymyr Sahaidak, direttore di un centro di riabilitazione sociale e psicologica a Stepanivka ha raccontato di aver falsificato documenti per sottrarre dal trasferimento 52 bambini. Altri ha svelato di averli accompagnati segretamente da parenti lontani, altri ancora li ha affidati a sette membri del suo staff e li ha presi con lui , facendoli passare come loro figli. Secondo il rapporto di Amnesty International il governo russo già da marzo ha iniziato a lavorare e a programmare come collocare i presunti orfani ucraini. E un decreto firmato dallo stesso Putin ha stabilito che i responsabili degli istituti in cui vengono portati i presunti orfani possono richiedere la cittadinanza russa per quei bambini.

Per altro già ad inizio estate l’Alto Commissariato per i rifugiati Onu e l’Unicef avevano già lanciato l’allarme, denunciando la deportazione dei bambini ucraini, sostenendo come la maggior parte degli oltre 100 mila minori affidati ad istituti in Russa o in territori controllati dai russi avevano familiari o tutor in vita nel proprio paese. Per questo tutte le più importanti organizzazioni internazionali per la protezione dell’infanzia avevano ufficialmente chiesto alla Russia, purtroppo inutilmente, una moratoria sulle adozioni internazionali dall’Ucraina “perché i bambini non accompagnati e separati sono a rischio di tratta e sfruttamento e possono confondersi per orfani quando invece non lo sono”. Altrettanto inutile ricordare, di fronte a simili e altri comportamenti, come il diritto internazionale favorisca opzioni di cura nel paese di origine del bambino.

Trattamento purtroppo simile, anzi, per certi versi peggiore, viene riservato a persone con disabilità e anziani, con il rapporto di Amnesty International che documentata e racconta tanti casi del genere. C’è il racconto di Valentyna, inizialmente rifugiatasi insieme al marito, la figlia e la nipote nel suo condominio a Mariupol, poi rimasta sola con il marito, come lei disabile, dopo che la figlia e la nipote erano fuggite a piedi. Dopo oltre un mese portati entrambi in un posto blocco russo, alla periferia orientale di Mariupol, ha visto i militari russi venire a prendere e portare via il marito, di cui da quel momento ha perso le tracce. C’è quello di Olena fuggita da Mariupol insieme alla madre 84enne, anche in questo caso prelevata ad un posto di blocco e portata via dopo l’operazione di filtraggio. Solo qualche giorno fa, grazie all’interessamento di alcune associazioni di volontari, Olena ha scoperta che la madre è rinchiusa in una casa di cura di Donetsk.

Tutte le persone trasferite con la forza e ancora detenute illegalmente dovranno poter tornare indietro. I minorenni trattenuto dalle autorità russe dovranno essere riuniti alle loro famiglie e dovrà essere facilitato il loro ritorno nelle zone dell’Ucraina controllate dal governo di Kiev. E i responsabili di tali crimini dovranno essere chiamati a risponderne” scrive nella parte conclusiva del suo rapporto Amnesty International. Purtroppo ben consapevole, però, che quella sacrosanta richiesta è destinata, come le altre, a rimanere inevasa…

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