Cronaca di una tragedia annunciata


Ad Ischia e, in particolare, Casamicciola si erano già verificate tragedie del genere nel 1978, nel 1987, nel 2006, nel 2009 e nel 2015. La struttura Italia Sicura aveva programmato interventi ma nel 2018 è stata chiusa, poi è arrivato anche l’ennesimo condono…

Casamicciola alla stregua del Misa. Proprio come per l’alluvione che ha colpito le Marche (alcune zone delle province di Ancona e Pesaro) il 15 e il 16 settembre scorso, provocando 12 vittime, anche per la tragedia che ha colpito sabato 26 novembre l’isola di Ischia purtroppo siamo di fronte all’ennesima tragedia annunciata. Il fiume marchigiano aveva provocato danni, morte e distruzione già diverse volte prima del settembre scorso ed allo stesso modo la storia di quella parte dell’isola è piena di simili avvenimenti tragici. Senza andare troppo indietro negli anni, tragedie con diversi morti nella zona si sono verificate nel 1978, nel 1987, nel 2006, nel 2009, nel 2015. In generale il problema è che in queste paese non apprendiamo mai niente da eventi del genere e il copione è sempre lo stesso.

Ogni volta che se ne verifica una (che sia per il terremoto, che sia per gli eventi legati al maltempo e al dissesto idrogeologico) nell’immediatezza dell’evento si discute su quanto non è stato fatto da decenni, su quello che bisognerebbe fare immediatamente. Poi, pian piano che passa l’emozione del momento, si prosegue come se nulla fosse, anzi, in alcune circostanze anche peggio. Come non ricordare, ad esempio, tutte le discussioni che si innescarono e le promesse fatte nel 2016 dopo la violenta e interminabile sequenza sismica nel centro Italia che fece crollare e danneggiò gravemente decine e decine di scuole, con la tragedia di una strage di studenti evitata solo grazie alla buona sorte, per il fatto che le scosse più forti si verificarono in un periodo (agosto) e in giorni (domenica) in cui fortunatamente le scuole erano chiuse.

Alle tante promesse fatte in quelle settimane, però, non solo non sono seguiti fatti concreti ma, addirittura, la situazione è decisamente peggiorata. Tanto che nel luglio 2018 il governo Conte I (quello semplicemente disastroso con M5S e Lega) con decreto approvato dal Consiglio dei Ministri aveva deciso la chiusura di Italia Sicura e Italia Sicura Scuole, le due strutture per la sicurezza delle scuole e per il dissesto idrogeologico che dalla loro nascita (2014) alla loro sconcertante chiusura avevano avviato migliaia di interventi per quasi 20 miliardi di investimenti. Per l’esattezza, per l’edilizia scolastica erano stati realizzati interventi per circa 10 miliardi di euro, mentre per il dissesto idrogeologico poco più di 9 miliardi di euro.

Non a caso Legambiente aveva più volte lodato quelle due strutture, sottolineando che finalmente c’era un cambio di passo da parte dello Stato nell’affrontare due questioni così importanti e delicate ma anche come, per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, neppure sommando gli investimenti realizzati nei 20-30 anni precedenti ci si avvicinava ad una somma simile. Legambiente (insieme a tante altre associazioni) protestò con decisione contro una decisione che allora sembrava incomprensibile e che ora, dopo 4 anni, appare ancor più scellerata. Anche perché Italia Sicura aveva previsto per i successivi 5 anni (2019-2023) un piano di interventi per circa 20 miliardi di euro, un terzo dei quali cantierabili entro i successivi 12 mesi (entro la fine del 2019). E tra quelli c’erano anche interventi che riguardavano proprio il fiume Misa e l’isola di Ischia.

Nelle ore scorse, chiamato in causa anche su questo aspetto, l’ex presidente del Consiglio e attuale leader del M5S Giuseppe Conte si è giustificato sostenendo che comunque poi nel 2019 il suo governo ha creato una nuova struttura “Proteggi Italia”, con un finanziamento di oltre 11 miliardi di euro per il triennio successivo per gli interventi contro il dissesto idrogeologico. Ma, al di là del fatto che in realtà il finanziamento concretamente da destinare alla lotta la dissesto era non più di 6-7 miliardi (erano previsti finanziamenti anche per altro genere di interventi), in concreto poi sono stati effettuati lavori per meno di 1 miliardo di euro, come ha dovuto ammettere lo stesso ex presidente del Consiglio.

Ma più che su questo, che alla luce dei dati riportati si è dimostrato un grave ed incontrovertibile errore, la discussione il giorno dopo il disastro di Casamicciola si è incentrato sul condono approvato nel 2018 sempre dal governo Conte 1 proprio per l’isola di Ischia, inserito nel decreto Genova. “Solo per Ischia si è voluto un condono per edifici abusivi costruiti in aree a rischio idrogeologico e sismico, con la beffa che sono i soldi pubblici che hanno pagato la ricostruzione” accusa il l’esponente di Europa Verde Angelo Bonelli.

Non era affatto un condono – ha affermato Conte dagli schermi di “Mezzora in più” (Raitre) – ci trovammo in un grande impasse: a Ischia ci sono richieste di condono precedenti al 2018 per 27mila abitazioni. Per mettere ordine e accelerare quelle pratiche impantanate, introducemmo l’art 25 al decreto Genova. Non era un condono: abbiamo definito la procedura in modo che si espletasse più celermente l’esame di quelle pratiche basate sulle leggi pregresse“.

Peccato, però, che già il titolo di quell’articolo 25 smentisce inequivocabilmente l’ex presidente del Consiglio (Definizione delle procedure di condono), con il comma 1 dell’articolo stesso che ribadisce in maniera ancora più netta e indiscutibile di cosa stiamo parlando: “Al fine di dare attuazione alle disposizioni di cui al presente capo, i Comuni di cui all’art. 17, comma 1, definiscono le istanze di condono relative agli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017, presentate ai sensi della legge 28 febbraio 1985, n. 47, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per la definizione delle istanze di cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47”.

Detto che i Comuni citati all’art. 17 comma 1 sono Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’Isola di Ischia, la legge 47 del 28 febbraio 1985 (“Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie”) è passata alla storia per esser il più vergognoso e permissivo condono mai varato in Italia, opera del Governo Craxi. Non bisogna, poi dimenticare, che l’inserimento di quell’articolo 25 nel decreto Genova determinò il primo grande strappo nel Movimento 5 Stelle, con diversi parlamentari “grillini” che protestarono e alcuni che votarono un emendamento contro quell’articolo, tra cui Paola Nugnes e Gregorio De Falco, per questo poi espulsi dal M5S.

Io sono coerente con la linea politica e con il programma del Movimento da sempre contrario a qualsiasi genere di condono” affermava allora De Falco. Senza ricordare tutte le polemiche che seguirono l’approvazione di quell’articolo e le accuse di incoerenza rivolte allora al M5S, proprio per aver approvato un condono e basandosi su quella legge del 1985 da sempre così duramente criticata, è giusto ricordare anche le conseguenze concrete determinate dall’approvazione dell’art. 25. In tutta l’isola di Ischia furono ben 28 mila le richieste inviate, solo a Casamicciola furono ben 6 mila le richieste di condono che hanno interessato circa mille case di quel comune, ora tragicamente al centro della cronaca.

Anche per aver tentato di evitare che Ischia divenisse ancora più fragile, fui espulso dal gruppo parlamentare del M5S. Il condono modello ’85 fu approvato anche con il voto di quegli specialisti di Forza Italia e con quello della Lega. Ed ora almeno il silenzio di tutti loro sarebbe opportuno” ha dichiarato nelle ore scorse De Falco. Si potrebbe aggiungere che in realtà sarebbe ancora più opportuno avere il coraggio di chiedere scusa, evitando di aggiungere al danno anche la beffa…

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