Autogol su vaccini e covid, l’insostenibile presenza del sottosegretario Gemmato


Non abbiamo la prova che senza vaccini sarebbe stato peggio” afferma in tv il sottosegretario alla salute Gemmato che ripropone anche la “bufala” dell’Italia tra le peggiori al mondo per mortalità e letalità del covid. Peccato che tutti i dati ufficiali dimostrino il contrario

Dopo le incaute affermazioni pronunciate nel corso di ReStart – L’Italia ricomincia da te (il programma di Rai 2), è chiaro che Marcello Gemmato non conosca l’Istituto Superiore della Sanità (Iss) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). E di certo non avrà mai sentito parlare dell’European Centre for Disease Control and Prevention (Ecdc), il centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (agenzia indipendente dell’Unione europea), tanto meno del Commnwealth Found, dell’Imperial College di Londra e sicuramente ignora l’esistenza della rivista scientifica inglese “The Lancet”. Non sarebbe così grave, se non fosse per il particolare, non propriamente irrilevante, che Gemmato è il nuovo sottosegretario alla salute del governo Meloni. Che, di conseguenza, avrebbe il dovere di conoscere e di sapere cosa sia l’Oms, l’Iss, l’Ecdc ecc.

Di certo in caso contrario non avrebbe mai potuto pronunciare quella che, nonostante la forte concorrenza in meno di un mese da parte degli altri componenti dell’esecutivo, al momento è indiscutibilmente la più sconcertante “baggianata” pronunciata dai vari rappresentanti del governo. “Non abbiamo la prova che senza vaccini sarebbe stato peggio” ha affermato l’esponente pugliese di Fratelli d’Italia sul tema del covid, riproponendo poi la “bufala” secondo cui l’Italia sarebbe prima per mortalità e terza per letalità. Bisognerebbe innanzitutto spiegare a Gemmato che per l’Oms i vaccini, prendendo in considerazione il periodo di tempo che va dall’inizio della campagna di vaccinazione (di fatto inizio 2021) fino all’estate passata (2022), hanno contribuito ad evitare circa 20 milioni di decessi in tutto il mondo.

A rafforzare quanto sostenuto dall’Oms c’è un approfondito studio dell’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista scientifica su “Lancet Infectious Diseases” che dimostra che nel primo anno dall’introduzione (dicembre 2020-dicembre 2021) i vaccini hanno evitato 19,8 milioni su un potenziale di 31,4 milioni di decessi. Lo studio, che ha utilizzato metodi scientifici, ha esaminato i dati sui decessi in eccesso in 185 al mondo e dimostra il notevole impatto globale della vaccinazione sulla pandemia. La maggior parte delle vite sono state salvate nei paesi ad alto e medio reddito (oltre 12 milioni di vite salvate), dove è stato possibile estendere in maniera più diffusa la vaccinazione tra i cittadini.

Lo studio evidenzia anche che l’80% dei decessi è stato evitato grazie alla protezione diretta fornita dalla vaccinazione, mentre il restante 20% grazie alla protezione indiretta determinata da una diminuzione della trasmissione di covid (ma non lo dite ai no vax…) e da una riduzione del carico sui sistemi sanitari. “Anche nella nostra esperienza nazionale i vaccini sono valsi praticamente ad azzerare la mortalità da covid 19 rispetto ai valori del 15-30% registrati nei nostri pazienti fragili contagiate durante le prime ondate” aggiunge Francesco Cognetti, coordinatore del Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani.

Per quanto riguarda direttamente il nostro paese, soprattutto c’è il rapporto pubblicato dall’Iss nella primavera scorsa secondo cui la campagna vaccinale contro il covid ha permesso di evitare circa 8 milioni di casi, oltre mezzo milione di ospedalizzazioni, più di 55 mila ricoveri in terapia intensiva e circa 150 mila decessi. La stima si riferisce al periodo tra il 27 dicembre 2020, data di inizio della campagna vaccinale, e il 31 gennaio 2022 ed è quella che si definisce una stima diretta perché, a differenza dello studio dell’Imperial College di Londra, non considera il possibile impatto indiretto della vaccinazione sulla popolazione non vaccinata.

Potremmo proseguire a lungo con altri rapporti, analisi, documenti dell’Ecdc, di istituti di ricerca internazionali, di università, ma il concetto è chiaro. I dati e i documenti ufficiali dimostrano inequivocabilmente che i vaccini hanno salvato milioni di vite in tutto il mondo (e ne avrebbero potuto salvare di più se si fosse concretizzata quella campagna di vaccinazione nei paesi poveri che era stata promessa) e hanno evitato almeno ulteriori 150 mila decessi nel nostro paese. Che il sottosegretario non conosca simili dati (ma allora prima di parlare dovrebbe avere la decenza di informarsi) è molto più che grave.

Lo è ancora di più, però, che per suffragare la sua inaccettabile dichiarazione Gemmato ha riproposto la bufala dell’Italia con il maggior numero di morti e con la più alta letalità. Come già ampiamente ricordato, i dati ufficiali e certificati dicono che l’Italia (che non bisogna mai dimenticare è stato il primo paese dopo la Cina a dover affrontare la pandemia) nel 2020 (quando ancora non c’erano i vaccini) era al quinto posto per mortalità (e senza il disastro Lombardia sarebbe stata decisamente più indietro), mentre nel 2021 con la campagna di vaccinazione è addirittura finita al 53° posto. Davvero inaccettabile, sarebbe già difficile da giustificare l’ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza) in una simile materia da parte di un qualsiasi esponente politico.

Ma addirittura di un membro del governo e, per giunta, che si occupa proprio di sanità è assolutamente intollerabile. Come sempre accade, poi, visto l’inevitabile scia di polemiche che ha provocato la sua incauta affermazione, il sottosegretario Gemmato ha provato a fare marcia indietro, come al solito ha parlato di affermazioni “decontestualizzate” e “oggetto di facili strumentalizzazioni”. Per fortuna che in questo caso c’è il video, chiunque può ascoltare direttamente le sue parole e comprendere che quello dell’esponente di FdI è il classico tentativo di mettere una pezza al suo clamoroso autogol.  Con, per altro, la classica “toppa che è peggio del buco” perché poi il sottosegretario ha anche aggiunto di avere le sue fonti e i suoi dati a supporto.

E, allora, Gemmato deve rendere noto a quali fonti e quali dati si riferisce, spiegando soprattutto perché eventualmente ritiene più attendibili e più credibili i suoi “misteriosi” dati rispetto a quelli delle istituzioni e autorità sanitarie più importanti a livello internazionale (Oms ed Ecdc) e a livello italiano (Iss). Ed a pretenderlo dovrebbe essere prima di tutto proprio la presidente del Consiglio Meloni alla quale il sottosegretario Gemmato, sicuramente involontariamente, ha fornito un importante assist per dimostrare concretamente che per lei vengono prima di ogni altra cosa gli interessi del paese piuttosto che quelli della sua parte politica, del suo partito. Ed è chiaro e indiscutibile che per il paese non può essere accettabile che possa restare un minuto in più come sottosegretario alla sanità chi ha fatto simili infondate esternazioni.

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