Migranti e Ong, riparte il festival delle “bufale”


Prima le sconcertanti parole del ministro Piantedosi, con quell’orribile definizione di “carico residuale” e l’attacco della Meloni ai medici. Poi le solite “bufale” sulle Ong, sul loro ruolo di “pull factor” e sull’Italia come nazione europea con il maggior numero di richiedenti asilo

Se è vero che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, non arrivano certo segnali incoraggianti da parte del nuovo governo Meloni, autore di una vera e propria falsa partenza. Con i due primi interventi, il decreto rave e l’emergenza migranti, con le due navi Huamanity 1 e Geo Barents di Medici senza frontiere ormeggiate dal fine settimana scorso nel porto di Catania (ed una terza alla fine accolta dalla Francia). In entrambi i casi il governo non ha certo fatto una gran bella figura, visto che quell’impresentabile decreto alla fine dovrà essere radicalmente cambiato, mentre per quanto concerne le due navi Ong alla fine (fortunatamente) i migranti sono tutti sbarcati, nonostante i ripetuti proclami della Meloni stessa (ad uso dei suoi seguaci più fedeli e accecati) che aveva assicurato che nessuno sarebbe sbarcato. Siamo appena all’inizio e il governo Meloni avrà tutto il tempo per fare bene (a prescindere da tutto ce lo auguriamo davvero, anche se non siamo affatto fiduciosi), soprattutto avrà modo di dimostrare il suo reale valore molto presto.

Di certo, però, come era inevitabile che fosse proprio in questa vicenda relativa ai migranti la Meloni e la sua band hanno subito mostrato il peggio di se, sia con una serie di esternazioni a dir poco infelici, sia per l’imbarazzante serie di “panzane” raccontate in proposito. Chissà, forse la leader di Fratelli d’Italia e il resto dell’esecutivo devono ancora rendersi conto di essere al governo, pensano di essere ancora all’opposizione e, di conseguenza, credono di poter “sparare” a zero senza minimamente preoccuparsi di fare affermazioni che corrispondono alla realtà. Non che chi è all’opposizione ha la licenza di sostenere ciò che vuole senza alcun fondamento. Di sicuro, però, è innegabile che chi ha la responsabilità di rivestire cariche istituzionali, come appunto la presidente del Consiglio, i ministri e tutti i componenti del governo, dovrebbe evitare di fare affermazioni lontanissime dalla realtà, proprio perché il ruolo che rivestono amplifica lo scandalo.

Sorvolando per decenza su quell’orribile “carico residuale” pronunciato dal ministro Piantedosi (che se prosegue così rischia di farci rivalutare perfino Salvini…), non meno imbarazzanti e sconcertanti sono state le affermazioni stizzite della presidente del Consiglio sui medici che hanno visitato e fatto sbarcare i migranti. Una decisione che la Meloni, che evidentemente deve essere esperta in materia anche se non risulta che si sia laureata in Medicina, ha definito “bizzarra”, provocando la comprensibile ed inevitabile reazione dell’Ordine nazionale dei medici. “Lasciamo fare le diagnosi a chi ha le competenze, la politica faccia il suo mestiere” ha replicato il presidente dell’Ordine nazionale dei medici Filippo Anelli.

Ma se queste estemporanee e inopportune esternazioni suscitano non poche perplessità, stupisce e sconcerta che il governo, per provare a giustificare le proprie scelte non trovi di meglio che fare ricorso ad autentiche balle, per altro facendo ricorso a vecchi slogan e autentiche “leggende metropolitane”, messe in circolazione da chi vuole solo strumentalizzare e creare confusione, già catalogate come autentiche “bufale” da diverso tempo. Come quella secondo cui per il diritto internazionale le navi Ong devono portare i migranti nel loro Stato di bandiera. Ci avevano già provato, all’epoca del governo Conte 1 (quello M5S e Lega), parte del M5S, in particolare Di Maio e lo stesso presidente del Consiglio Conte, e soprattutto Lega, naturalmente con in testa il ministro dell’interno Matteo Salvini.

E lo stesso leader della Lega, ora ministro delle infrastrutture, insieme all’imbarazzante ministro dell’interno Piantedosi hanno riproposto questa tesi. Che, a loro dire si fonderebbe sulla Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare (secondo cui le navi rappresentano un’estensione territoriale dei rispettivi Stati di bandiera) e sull’art. 13 del “Regolamento di Dublino” (“se il richiedente asilo ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, allora quello lo Stato competente per l’esame della domanda di protezione internazionale”). In realtà ci sono norme del diritto internazionali e una serie interminabili di sentenze che hanno spazzato via ogni dubbio in proposito, confermando quanto sballata sia questa interpretazione.

A partire dalle norme sul soccorso marittimo e dalla Convenzione di Amburgo del 1979 che prevedono che sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro”, sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani sia per la prossimità geografica alla località di salvataggio. Per altro è ampiamente noto ed è stato ribadito anche in numerose audizioni parlamentari negli ultimi anni che il Regolamento di Dublino entra in vigore solo quando i migranti sono sulla terra ferma. “Il Regolamento di Dublino non è in alcun modo applicabile a bordo delle navi” spiegava il Contrammiraglio della Guardia costiera Nicola Carlone nel 2017 in una di quelle audizioni parlamentari, rispondendo alle domande di Salvini e degli esponenti leghisti. Che, evidentemente, non devono aver ben compreso il senso di quella riposta. Per altro ci sono innumerevoli sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che hanno ribadito “l’impossibilità di esaminare la situazione dei migranti a bordo delle navi”, quindi prima dello sbarco. Ed una di queste riguarda proprio il nostro paese, condannato nel 2012 per il caso Hirsi (accaduto nel 2009 con il governo Berlusconi).

Lo stesso ministro Piantedosi, poi, ha sostenuto che le navi Ong “sono un fattore di attrazione per i migranti”, ribadendo che i migranti stessi sono spinti a partire dalle coste del Nord Africa sapendo che ci sono le Ong pronte a salvarli e a portarli in Italia. Una tesi rilanciata e cavalcata immediatamente da altri esponenti del governo e da parlamentari della maggioranza, sostenendo che la maggior parte dei migranti che vengono in Italia arriverebbero proprio dalle navi Ong. Anche in questo caso ci sono studi e documenti che smentiscono inequivocabilmente questa tesi. Quello del 2021, ad esempio, che ha esaminato i dati sulle partenze dei migranti dal Nord Africa nel periodo tra gennaio 2014 e gennaio 2020 dimostra chiaramente come gli unici fattori che incidono concretamente sono le condizioni meteo e il livello di instabilità politica in Libia.

Ma se non bastasse, è sufficiente fare riferimento ai dati ufficiali che smontano senza possibilità di replica questa fandonia. Quelli del ministero dell’interno, ad esempio, dicono che da gennaio ad agosto 2022 appena il 15% dei migranti sbarcati in Italia sono stati portati da navi Ong. E stessa percentuale si era avuta nel corso del 221. Se, poi, si prende in considerazione il periodo che va dal nuovo insediamento del governo fino al 9 novembre, nel nostro paese sono sbarcati poco meno di 10 mila migranti, nessuno portato da navi Ong. Ad ulteriore testimonianza di come il “pull factor” (fattore di attrazione) da parte delle Ong, tanto sbandierato da Piantedosi, è un’autentica invenzione.

Arriva direttamente dalla stessa Meloni, invece, ed ovviamente è stata rilanciata immediatamente dagli esponenti e dall’informazione vicina alla maggioranza la “bufala” dell’Italia che sarebbe la nazione europea che ha il maggior numero di richiedenti asilo. In questo caso non c’è bisogno di dire molto, ci sono i dati ufficiali(quelli di Eurostat) che non lasciano dubbi. Nel 2021 in Italia hanno fatto per la prima volta richiesta di protezione internazionale poco più di 42 mila persone, richieste maggiori hanno avuto Germania, Francia e Spagna.

Se si prendono come riferimento gli ultimi 10 anni (2012-2021) sono stati 592 mila i richiedenti asilo per l’Italia che si colloca al terzo posto, dietro a Germania e Francia. Se, poi, si guardano i numeri in rapporto alla popolazione dei singoli stati europei allora la situazione cambia radicalmente perché l’Italia è al 15° posto (su 27 paesi membri) sia per quanto riguarda il 2021 che per quanto concerne gli ultimi 10 anni. E, allora, inevitabilmente viene da chiedersi, a prescindere da qualsiasi opinione in proposito, per quale ragione il nuovo governo debba ricorrere e dalle palesi “bufale” per sostenere le proprie tesi…

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