Il doppio suicidio di Forlì e il ruolo di un’informazione “spietata” solo con i più deboli e i più fragili


Si è tolto la vita domenica mattina il 64enne di Forlimpopoli che si era finto donna sul web e aveva fatto innamorare un ragazzo di 24 anni che, poi, si era suicidato per la disperazione. Dopo il servizio de “Le Iene” l’uomo, riconosciuto da tutti, era finito nel mirino dei social

La tragedia adesso è completa. Domenica mattina è stato trovato senza vita nella sua abitazione di Forlimpopoli il 64enne che aveva ingannato per oltre un anno il 24enne Daniele spacciandosi per Irene. Una vicenda a dir poco surreale e davvero drammatica che si era conclusa nel peggiore dei modi, con il suicidio nel settembre 2021 del 24enne di Forlì, disperato perché la presunta Irene, sua fidanzata virtuale per un anno, aveva deciso di lasciarlo. A riportare l’attenzione su questo caso erano state nei giorni scorsi “Le Iene” con lungo e durissimo servizio dal titolo molto ad effetto “Da un amore virtuale ad una morte reale”.

Ora tristemente e drammaticamente si è chiuso il cerchio, con il suicidio anche del 64enne di Forlimpopoli che dovrebbe indurre a qualche seria riflessione. Perché quando c’è di mezzo la vita umana, soprattutto di persone evidentemente fragili e con evidenti problematiche, forse sarebbe opportuno porsi qualche interrogativo. La sempre più indecente informazione italiana ha liquidato la vicenda e si è scaricata la coscienza parlando e puntando il dito sul mondo dei social, sulla sua pericolosità per i ragazzi ma non solo per loro. Un’emergenza che indubbiamente esiste e che è difficile da affrontare ma che rappresenta solo un aspetto di questa triste vicenda.

Ci stupisce, anche se non più di tanto, che nessuno tra gli organi di informazione che pure hanno dato molto spazio a quanto accaduto non si sia neppure posto il problema di interrogarsi sui limiti del cosiddetto giornalismo d’assalto, aggressivo, su quanto quel modo di fare informazione possa e debba essere utilizzato nei confronti dei più deboli, delle persone fragili come purtroppo erano indiscutibilmente tutti i soggetti protagonisti di questa tragedia. E’ uno dei tanti paradossi dell’informazione italiana, sempre pronta a genuflettersi nei confronti dei più forti ed implacabile ed incredibilmente aggressiva nei confronti degli ultimi, dei deboli, di chi non ha “santi in paradiso”. Anzi, c’è quasi un gusto sadico nell’accanirsi nei confronti di chi è fragile.

Detto che in generale non ci piace e non ci entusiasma (gusti personali…) l’aggressività di un certo tipo di giornalismo, ai limiti dello stalking nei confronti del bersaglio di turno, si può comunque comprendere quando quel modo di fare viene indirizzato contro chi ha un determinato potere se ne approfitta per utilizzarlo arbitrariamente nei confronti di chi è in una posizione di evidente inferiorità. Può avere un senso e può essere tollerata quando si ha a che fare con chi ha truffato e si è approfittato dell’ingenuità di qualcuno. Ma a nostro avviso è del tutto fuori luogo ed è assolutamente inaccettabile in situazioni così complesse come questa, nella quale si intrecciano le debolezze e le fragilità di persone che vivono (anzi, purtroppo vivevano) con evidenti problematiche personali.

E in questa vicenda che si è drammaticamente conclusa con un doppio suicidio erano sin troppo evidenti le fragilità di entrambe le persone coinvolte, il ragazzo di 24 anni che per un anno ha creduto di avere una bella e giovane fidanzata virtuale e il 64enne che ha portato avanti per tutto questo tempo quella sceneggiata. Sintetizzando, la storia conclusa con questo tragico epilogo ha come protagonista un 24enne di Forlì che, dopo aver finito la scuola, lavorava nell’impresa edile del padre.

Un ragazzo piuttosto solo, con anche una rete di rapporti sui social molto debole e limitata, che ha conosciuto ed intrecciato una relazione virtuale con tale “Irene Martini”, una ragazza splendida, almeno a giudicare dalle foto (in realtà rubate dai profili social di una modella romana) del suo profilo. Una relazione esclusivamente virtuale costruita con continui messaggi dal contenuto inequivocabile. Il 24enne è evidentemente innamorato perdutamente di questa presunta bellissima ragazza che inizialmente sembra ricambiare, anche se neppure nei momenti di massima armonia tra i due c’è l’ipotesi e la prospettiva di incontrarsi, di trasformare quell’incontro da virtuale in reale.

Poi il rapporto pian piano si incrina, il ragazzo inizia a sospettare di essere stato raggirato, anche se ogni volta che la presunta Irene minaccia di lasciarlo la implora di non farlo. Alla fine, però, la rottura arriva e il ragazzo negli ultimi messaggi alla presunta ragazza annuncia di volersi suicidare per la disperazione. E, purtroppo, la minaccia diventa realtà il 23 settembre 2021, quando i genitori lo trovano impiccato in casa a Forlì. Il ragazzo aveva tenuto nascosta questa improbabile relazione amorosa a tutti, anche ai suoi genitori che poi attraverso il suo smartphone scoprono cosa è accaduto al figlio nell’ultimo anno. E inevitabilmente si impegnano per cercare di scoprire chi c’è dietro il falso profilo di Irene Martini.

Scoprendo alla fine che si trattava in realtà di un uomo di 64 anni di Forlimpopoli che si era finto anche di essere Claudia, l’improbabile amica di Irene a cui il ragazzo 24ene si rivolgeva per consigli per il suo rapporto virtuale con Irene stessa. Inevitabile e immediata la denuncia da parte dei genitori nei confronti di quel 64enne, con la Procura della Repubblica che, al termine delle indagini, aveva chiesto l’archiviazione del reato più grave (“morte come conseguenza di altro delitto”), mantenendo solo quello di “sostituzione di persona”, con la condanna ad 800 euro di multa. La famiglia aveva proposto opposizione all’archiviazione ed era già stata fissata un’udienza.

Nello stesso tempo i genitori del ragazzo avevano inviato un messaggio alla nuova presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere giustizia e si erano rivolti a “Le Iene”. Che la settimana scorsa avevano mandato in onda un servizio nel quale, dopo aver raccontato con tanti particolari la vicenda, l’inviato Matteo Viviani aveva rintracciato il 64enne, bloccandolo e seguendolo mentre portava a spasso sua madre sulla sedia a rotelle. Un incontro piuttosto tumultuoso, con Viviani che incalzava con discreta aggressività l’uomo, palesemente in imbarazzo e in difficoltà, al punto che in un paio di occasioni aveva reagito spinto la carrozzina con la madre sopra contro l’inviato de “Le Iene”, con la donna che implorava il figlio e lo stesso Viviani di finirla.

Nel servizio il volto dell’uomo era stato coperto ma, anche per la presenza della madre in carrozzina, è stato sin troppo facile riconoscerlo. Tanto che nei giorni successivi sui social in tantissimi hanno scritto di averlo riconosciuto, riempiendolo di insulti, con qualcuno che aveva anche proposto particolari forme di boicottaggio nei confronti dell’uomo e della sua famiglia. Domenica mattina, poi, la tragica fine di questa drammatica storia, l’uomo si è tolto la vita con un mix letale di farmaci. A suo modo era evidentemente una persona fragile e con diverse problematiche anche lui.

Il sacrosanto diritto di chiedere giustizia da parte della famiglia del 24enne ingannato e che poi si è suicidato non è e non può in alcun modo essere in discussione, così come la massima solidarietà nei loro confronti e il sostegno alla loro battaglia per avere giustizia. Ma la feroce gogna a cui è stato esposto quel 64enne, evidentemente colpevole per quello che ha fatto a quel ragazzo di 24 anni ma altrettanto evidentemente una persona molto problematica, a nostro avviso è comunque inaccettabile. E lo sarebbe stato anche senza il drammatico finale. Senza voler criminalizzare nessuno, è arrivato il momento e sarebbe più che mai opportuno che l’informazione italiana si interrogasse su questi aspetti.

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