Pronto Soccorso privato e inadempienze contrattuali, sanità locale ancora nella bufera


“Il sistema sanitario pubblico deve avere un ruolo centrale e prioritario per la salute del territorio” sostengono Cgil, Cisl e Uil che chiedono un confronto urgente con i vertici dell’Asur e dell’AV5 5. Intanto la Rsu “minaccia” mobilitazioni, e la proclamazione dello stato di agitazione

Se l’estate aveva mandato in cantina le polemiche e le proteste (ma non certo diminuito disagi e disservizi, anzi) sulla sanità locale, con la stagione estiva ormai agli sgoccioli puntuali tutti i tanti nodi tornano al pettine e riparte la mobilitazione. E mentre la Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) annuncia possibili nuovi mobilitazioni, fino alla proclamazione dello stato di agitazione, Cgil, Cisl e Uil intervengono sulla questione del Pronto soccorso “privato” e chiedono un confronto urgente con la dirigenza regionale e dell’Area Vasta 5.

A tal proposito è impossibile dimenticare quando, nel corso della campagna elettorale per le regionali nelle Marche, i candidati ascolani Guido Castelli e Andrea Maria Antonini, spalleggiati dal sindaco Fioravanti, scendevano in piazza per difendere l’ospedale cittadino e la sanità picena. “Non saremo mai più la Cenerentola delle Marche” promettevano, accusando la sinistra di voler regalare la sanità locale ai privati. “Non permetteremo mai alla sinistra di farlo” assicuravano. Come poi sono andate e stanno andando le cose purtroppo è sotto gli occhi di tutti.

Ora siamo molto peggio che la “Cenerentola delle Marche”, con due ospedali ridotti ai minimi termini, che messi insieme non fanno neppure un mezzo ospedaletto di secondo livello, che con grande fantasia quelli che prima promettevano “mare e monti” provano a spacciare per qualcosa che assomigli all’efficienza, con l’imbarazzante “supercazzola” dell’ospedale di primo livello su due plessi che sta facendo danni e provocando problemi e disagi inenarrabili.

A completare il quadro nei giorni scorsi è arrivata la notizia della nascita di una sorta di Pronto Soccorso privato per far fronte alle lunghe attese. Che, di fatto, è esattamente l’esemplificazione di quel “regalare la sanità ai privati” denunciato con forza allora dagli esponenti del centrodestra cittadino. Per i quali, però, il vero obiettivo non era evitarlo, ma più semplicemente fare in modo che non fosse il centrosinistra a regalare la sanità ai privati perché volevano essere loro a farlo! Ironia a parte, sulla vicenda del Pronto Soccorso privato sono scesi in campo i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) che in una nota congiunta affermano che “il problema dell’emergenza/urgenza del nostro territorio non può essere risolto in questo modo.

“Da ormai troppo tempo – proseguono – come Organizzazioni sindacali denunciamo le forti criticità che nel nostro territorio riscontriamo in tema di sanità. Compresi gli accessi e i tempi di attesa al Pronto Soccorso. Le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno accettato durante la pandemia turni massacranti, saltando i riposi, le ferie, sacrificando la propria famiglia”. “La pandemia ha evidenziato una grave carenza di personale, che la privatizzazione non può risolvere. Il sistema sanitario pubblico deve avere un ruolo centrale e prioritario per la salute del territorio piceno” proseguono Cigl, Cisl e Uil ricordando come “la nostra Costituzione riconosce la tutela della salute come diritto fondamentale. Un diritto che va garantito in maniera universale a tutti i cittadini attraverso il servizio sanitario nazionale” e chiedendo “un confronto urgente con la dirigenza dell’AV5 e Asur Marche”.

In fibrillazione anche la Rsu che in una dura nota esprime “tutta la propria indignazione nei confronti della Parte Pubblica” per il rinvio all’8 settembre del tavolo di contrattazione previsto per il 31 agosto, senza alcuna motivazione. “Eppure  la Regione Marche, Il Dipartimento Salute, la Direzione Generale di Asur e di Area Vasta dovrebbero essere ben coscienti delle gravissime criticità che investono i lavoratori dell’Area Vasta 5 e dell’urgenza che si  rende necessaria per la loro risoluzione in quanto, nei due incontri precedenti, la RSU e le OO.SS. hanno ben delineato le problematiche di natura finanziaria che investono i lavoratori del comparto e sulle quali la stessa Parte Pubblica si era impegnata a rendere esaurienti risposte entro la fine di agosto”.

In particolare la Rsu fa riferimento alla restituzione del prestito fondo risorse decentrate 2021 pari a 495 mila euro, al riallineamento dei fondi contrattuali rispetto alle altre Aree Vaste e al finanziamento e implementazione della dotazione organica e del personale a tempo determinato.

Tali problematiche – prosegue la nota –  come già ampiamente argomentato, sono alla base di una serie di difficoltà che non solo rendono la Sanità Pubblica Picena assolutamente inadeguata rispetto ai bisogni del territorio, ma rendono oltretutto la Parte Datoriale inadempiente rispetto alla normativa contrattuale nazionale e aziendale”.

“Pertanto, alla luce dell’imminente termine dei contratti di lavoro dei precari previsto per il prossimo 15/09, considerata la scadenza al 31 ottobre 2022 entro la quale Asur deve ottemperare agli impegni assunti tramite il contratto aziendale di ripartizione del fondo 2021 e visti i consistenti squilibri strutturali del salario accessorio dei dipendenti dell’Asur a danno dei lavoratori dell’Area Vasta 5, la Delegazione Trattante di Parte Sindacale, unitariamente, avverte La Parte Pubblica che, qualora il giorno 08 non ricevesse risposte soddisfacenti in merito alle suddette problematiche, si darà luogo alla mobilitazione del comparto con contestuale proclamazione dello stato di agitazione del personale dipendente” conclude la nota della Rsu.

In altre parole saranno un autunno e un inverno molto caldo per la sanità picena, davvero ormai ridotta ai minimi termini e senza alcuna prospettiva di parziale miglioramento all’orizzonte. Peggio di così…

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