Dal ponte di San Filippo a via Trieste, il Comune mette al bando “programmazione” e “rispetto delle scadenze”


Gli ennesimi lavori al ponte di San Filippo dovevano partire a luglio 2021, poi sono stati rinviati ad agosto 2022 ma solo ora, a cantiere aperto, si è svolta la riunione per “individuare soluzioni per ridurre i disagi al traffico”. Intanto in via Trieste si moltiplicano le ordinanze…

Per un attimo abbiamo pensato ad un refuso, ad un clamoroso errore del quotidiano che aveva pubblicato la notizia sui social quando abbiamo letto della riunione in Prefettura il 30 agosto scorso per individuare soluzioni per ridurre i disagi causati dai lavori e la conseguente chiusura del ponte di San Filippo. Poi anche altri quotidiani hanno pubblicato la notizia e ci siamo dovuti arrendere all’evidenza, pur con comprensibile imbarazzo e sgomento. Perché, se è vero che ormai sappiamo bene che il termine “programmazione” è stato abolito da tempo nel capoluogo piceno e per quanto riguarda l’amministrazione comunale, questa volta siamo davvero oltre il paradosso.

Nel corso dell’incontro – si legge in uno dei tanti articoli sull’argomento – sono stati oggetto di valutazione, tra l’altro, i percorsi alternativi, la percorribilità dei veicoli del trasporto pubblico locale, nonché le misure finalizzate a favorire e non intralciare il transito di mezzi di soccorso”. In qualsiasi altro posto civile le soluzioni per provare ad evitare, per quanto possibile, disagi alla circolazione si sarebbero studiate e programmate prima della chiusura del ponte, avvenuta 10 giorni fa.

Ma in questo caso c’è l’ulteriore e sconcertante aggravante che l’intervento al ponte di San Filippo in realtà doveva essere effettuato a partire dall’estate passata (2021), tanto che già a giugno 2021 l’amministrazione comunale aveva comunicato la chiusura del ponte a partire dal successivo luglio. Come, poi, sono andate le cose è storia. A luglio il ponte è rimasto aperto e dei lavori che dovevano concludersi a fine anno non si sono avute più notizie, praticamente fino a poche settimane dalla presunta fine dei lavori. Quando finalmente l’amministrazione comunale si è degnata di fa sapere che la ditta che si era aggiudicata la gara di appalto aveva ammesso di non essere nelle condizioni di poter effettuare i lavori richiesti.

La comunicazione dell’aggiudicatario dell’appalto era arrivata in Comune il 14 ottobre e, al di là di ogni considerazione, c’era comunque tutto il tempo per fare in modo che il nuovo appalto venisse aggiudicato al più presto, in modo di far partire i lavori tra maggio e giugno, così da essere conclusi o, quanto meno, sul punto di terminare in concomitanza con la riapertura delle scuole che, ovviamente, provoca ulteriori problemi alla circolazione. Questo avrebbero voluto logica e programmazione, concetti che, però, da tempo sono banditi nel Comune di Ascoli, soprattutto quando si tratta di lavori pubblici.

Di certo, però, è di tutta evidenza che, considerato che i lavori originariamente dovevano partire nel luglio 2021, le soluzioni possibili per evitare troppi disagi dovevano essere pronte già da allora. Ma se anche non fossero state studiate, da luglio 2021 ad agosto 2022 c’è stato più di un anno di tempo per farlo, per provare per quanto possibile a farsi trovare pronti con tutte le soluzioni più adeguate dal momento della chiusura del ponte. Per questo è semplicemente sconfortante scoprire che solamente ora, con il ponte già chiuso da 10 giorni, ci si preoccupi di studiare le soluzioni possibili.

Una delle quali, la riapertura del tratto di strada che passa a fianco della tribuna Mazzone dello stadio Del Duca, pur se con il consueto ritardo (il tratto distintivo di questa amministrazione comunale) nei giorni scorsi è stata attuata, anche se non si sono visti particolari benefici e di certo non sono diminuiti i disagi (in particolare lunghissime code in determinati orari del giorno). Come è noto gli ennesimi lavori sul ponte di San Filippo (per i quali gli ascolani non finiranno mai di ringraziare il precedente sindaco e futuro senatore Guido Castelli, protagonista di quell’immane “pastrocchio” che sono risultati i precedenti lavori sul ponte) consistono nel consolidamento della parete muraria, l’allargamento della sede stradale, la sistemazione della pista ciclopedonale e nel rifacimento della sede stradale, con la conclusione prevista anche in questo caso per la fine del 2022.

Ci piacerebbe (ma siamo pronti a scommettere il contrario) che per una volta il Comune si smentisse e riuscisse a rispettare la programmazione e la scadenza prevista. Difficile credere che possa accadere, sarebbe praticamente una clamorosa novità. Perché per quanto riguarda i principali interventi pubblici la più assoluta incapacità di programmare adeguatamente e il conseguente mancato rispetto (e non di poco) delle scadenze sono la prassi per l’amministrazione comunale. E se il caso del ponte di San Filippo è sin troppo emblematico, purtroppo non è certo il più eclatante.

Anzi, tutti i più importanti interventi in corso sono lo specchio fedele e inequivocabile di come programmazione e rispetto delle scadenze nel capoluogo piceno siano delle utopie. Lasciando da parte la messa in sicurezza delle scuole cittadine, per cui da tempo sono stati ampiamente superati i limiti dell’indecenza, vicende e situazioni non meno imbarazzanti riguardano anche quello che è considerato l’intervento più importante dell’attuale amministrazione comunale, la riqualificazione di via Trieste, e l’ormai celebre nuovo campo di calcio di Monticelli. Che, come è noto, doveva essere pronto per fine 2021, poi per inizio 2022 e via via a marzo, ad aprile, poi  a maggio, poi ancora doveva essere inaugurato a giugno.

Ora, con 8 mesi di ritardo (secondo i parametri comunale un’inezia…) è pronto, anzi, sarebbe meglio dire che è utilizzabile dalla squadra di Monticelli anche se ancora non è stato inaugurato perché mancano ancora degli interventi per completarlo. Però, prima che si possa mettere la fine su questo complicato e lungo intervento, l’amministrazione comunale ci ha voluto regalare l’ennesima imbarazzante “chicca”. Il 26 luglio scorso, con uno dei suoi soliti post su facebook, il sindaco Fioravanti, con tanto di foto, annunciava che era terminato il posizionamento del manto di erba sintetica sul campo.

Una settimana dopo, però, il dirigente comunale del settore 6 (Ricostruzione sisma, Sue, Suap, Ambiente) con determina n. 2519 del 3 agosto autorizzava la società che si era aggiudicata l’appalto a concedere in subappalto ad un’altra ditta i lavori per l’installazione del manto di erba sintetica. Ed è del tutto evidente, quindi, che delle due, l’una: o il manto di erba sintetica è stato installato (in subappalto) senza la necessaria autorizzazione, oppure il post del sindaco Fioravanti era l’ennesima “patacca”. Ed è francamente difficile capire quale delle due ipotesi sia la più sconfortante…

Un capitolo a parte, a proposito di incapacità di programmare (e conseguente mancato rispetto dei tempi), meriterebbe invece l’intervento di riqualificazione di via Trieste il cui avvio è stato annunciato con periodicità praticamente da 2 anni a questa parte. Finalmente, poi, a giugno ufficialmente si è aperto il cantiere, anche se non si capisce bene (e ovviamente l’amministrazione comunale fa di tutto per evitare di farlo capire…) se si tratti dell’intervento di riqualificazione vero e proprio o se ancora si tratti dei vari interventi per i sottoservizi.

Prima l’ennesimo “pasticcio” di un appalto prima indetto poi frettolosamente annullato perché non si era tenuto conto, nell’appalto stesso, di alcuni cantieri nella via che però c’erano già da mesi. Poi è iniziata la girandola delle ordinanze di modifica della circolazione, di cui in appena due mesi si è perso il conto. Che, è presumibile, non è certo terminata. E siamo appena all’inizio del cantiere, è sin troppo facile e scontato ipotizzare che ne vedremo delle belle fino ad aprile 2023. Sempre che sia quella l’effettiva data in cui terminerà l’intervento…

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