Assessori in fuga come Schettino, gradimento del presidente “a picco”, ritorno al medioevo: benvenuti nel “modello Marche”


Negli stessi giorni in cui Giorgia Meloni esalta il “modello Marche”, arriva la conferma che il gradimento del governatore Acquaroli è in picchiata, mentre vicepresidente e assessori fuggono dalla barca che sta affondando come tanti Schettino…

Assessori in fuga dalla nave che affonda come tanti pavidi Schettino. Gradimento del governatore e della giunta regionale in picchiata, in assoluto tra i peggiori in Italia. Ritorno al medioevo o a qualcosa di simile in tema di diritti civili. E poi sanità allo sfascio, con una nuova legge regionale di riordino della sanità stessa che era praticamente impossibile pensarla peggiore, ricostruzione ferma al palo, gestione disastrosa della pandemia. Tutto questo e molto altro nel tanto decantato “modello Marche”, da giorni al centro della cronaca politica italiana grazie alla futura presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che per questo motivo ha voluto dare il via alla propria campagna elettorale proprio dalla nostra regione, da Ancona.

Ma anche grazie alla più nota influencer italiana, Chiara Ferragni, che ha puntato pesantemente il dito contro gli ostacoli che incontrano nelle Marche le donne che decidono di ricorrere all’interruzione di gravidanza. Al di là della solita esagerata enfasi tipica della campagna elettorale, c’è da essere molto preoccupati se davvero la Meloni e il centrodestra intendono ispirarsi al “modello Marche” nel prossimo governo che, a meno di clamorose e improbabili sorprese, dopo il 25 settembre saranno chiamati a guidare. Perché chi vive in questa regione e non si è lasciato inebetire dall’incessante (soprattutto in questi giorni) campagna propagandistica, è perfettamente cosciente di come in realtà le cose vadano tutt’altro che bene, di come il celebrato “modello Marche” si stia rivelando un fallimento senza precedenti.

A testimoniarlo ulteriormente è un sondaggio dei giorni scorsi, effettuato dal centro studi “Lab21.01” per conto di “Affaritaliani”, che nella classifica del gradimento dei governatori italiani vede il governatore marchigiano Acquaroli agli ultimi posti, 16°,  in una graduatoria che vede al primo posto Zaia (Veneto), seguito da Bonaccini (Emilia Romagna) e De Luca (Campania). Tra i sindaci, invece, al primo posto c’ è Decaro (Bari), seguito da Gori (Bergamo) e da Nardella (Firenze), con l’unico sindaco marchigiano presente nei primi 10 quello del capoluogo regionale, Valeria Mancinelli. Un risultato tutt’altro che sorprendente che, per altro, conferma quello emerso ad inizio estate dall’annuale sondaggio de “Il Sole 24 Ore” sul gradimento dei sindaci e dei governatori italiani.

All’epoca, con la solita scaltrezza, il centrodestra marchigiano e Fratelli d’Italia avevano dato molto rilievo ed esaltato il risultato del sindaco di Ascoli Fioravanti, addirittura al secondo posto dietro al primo cittadino di Venezia Brugnaro, mascherando, invece, il pesante flop del presidente regionale Acquaroli, in caduta libera (- 4% rispetto al 2021) e tra i peggiori governatori italiani. Ora questo nuovo sondaggio, che conferma e amplifica le difficoltà del governatore e della sua giunta, che fa ancora più rumore perché arriva negli stessi giorni in cui Giorgia Meloni ha provato a cambiare le carte in tavola ma che spiega anche quella che era sembrata subito un’incomprensibile anomali, cioè le candidature in massa di assessori regionali alle prossime elezioni (Agazzi, Carloni, Castelli, Latini), con gli ultimi tre praticamente certi di approdare in Parlamento (e quindi di lasciare la giunta regionale).

Certo la smodata ambizione personale, sin troppo evidente in particolare in Castelli e Latini, che però non basta a spiegare quella che comunque è una gravissima mancanza di rispetto di quegli assessori nei confronti dei marchigiani (anche se di certo alla fine non li rimpiangeremo, soprattutto l’ineffabile Giorgia Latini). In realtà la spiegazione è sin troppo evidente ed è sotto gli occhi di tutti, altro che “modello Marche”, la barca sta affondando e i più scaltri scappano, come tanti Schettino, prima che sia troppo tardi, prima che il fallimento della giunta Acquaroli travolga inesorabilmente e irrimediabilmente gli assessori che ne fanno parte.

Per altro, limitandoci ai tre praticamente sicuri di arrivare in Parlamento, è oltremodo emblematico che a fuggire prima che sia troppo tardi siano in pratica gli assessori più importanti della giunta regionale. Mirco Carloni è, infatti, il numero 2 dell’amministrazione Acquaroli, il vicepresidente della giunta, mentre Guido Castelli ha quelle che, insieme alla sanità, sono le deleghe più importanti, finanze, economia, trasporti e, soprattutto, ricostruzione che doveva essere la priorità di questa giunta e che invece segna il passo (per usare un eufemismo). Quanto a Giorgia Latini basterebbe ricordare che la rappresentante ascolana della Lega era già in Parlamento ma aveva lasciato per entrare a far parte dell’amministrazione Acquaroli (con deleghe importanti come la cultura, istruzione, politiche giovanili).

Ora, vista la situazione, la repentina marcia indietro. Sicuramente lei è quella che mancherà di più ai marchigiani, non certo per la sua competenza o per quello che ha concretamente realizzato, molto più semplicemente perché con l’assessore alla sanità Saltamartini costituiva una coppia comica ineguagliabile, ai livelli di Totò e Peppino, che nei tristi e difficili mesi della pandemia ci ha regalato esilaranti e ripetute gaffes. Ironia a parte, sarebbero tante le cose da dire, come ad esempio il fatto che lo stesso Castelli, da vero “cuor di leone”, ha optato per quello che era il posto più sicuro (capolista nel proporzionale al Senato), dove neppure il più impensabile e imprevedibile degli stravolgimenti lo priverebbe comunque del seggio a Palazzo Madama.

Troppo rischioso per lui presentarsi in un collegio uninominale nel quale, per quanto il centrodestra è dato comunque come favorito, il “peso” dei candidati può determinare anche qualche imprevisto stravolgimento. Bisognerebbe avere coraggio ma, come scriveva Manzoni in riferimento a Don Abbondio, “il coraggio uno se non ce l’ha mica se lo può dare”… Lasciando da parte certi risvolti personali dei vari assessori, a chi non l’aveva capito (o fingeva di non capirlo) il sondaggio di “Affaritaliani” ha fatto capire meglio di ogni altra considerazione le ragioni di questa fuga di massa dal “modello Marche”. Perché in quadro generale sconfortante, gli ultimi 12 mesi della giunta regionale sono stati davvero disastrosi, soprattutto per quanto riguarda i temi che dovevano essere al centro dell’attività politica regionale e che dovevano qualificare e distinguere la giunta Acquaroli, sanità e ricostruzione post terremoto.

In campo sanitario, in particolare, al di là della discutibile (per usare un eufemismo) gestione della pandemia, il disastro è sotto gli occhi di tutti. Soprattutto si sta verificando esattamente il contrario di quanto aveva promesso il governatore, sono clamorosamente e notevolmente aumentate le distanze tra nord e sud della regione, con la sanità marchigiana che, se possibile, è diventata ancora più “Anconacentrica”. Lo dicono i numeri, i dati, lo evidenzia l’imbarazzante sproporzione negli investimenti tra nord (Pesaro e soprattutto Ancona) e sud (Ascoli) delle Marche. Ma la fotografia più emblematica della situazione è proprio rappresentata da Ascoli e dal Piceno che, a differenza delle promesse elettorali, è sempre più la “Cenerentola delle Marche”.

Per quanto riguarda la ricostruzione post terremoto, Acquaroli e la sua giunta stanno constatando sulla propria pelle quello che già era ampiamente noto, è molto facile fare propaganda ma è terribilmente più difficile tradurre in azione concrete le tante promesse fatte. Così la situazione in tal senso è addirittura peggiorata e la delusione di chi, per disperazione, aveva dato credito alle promesse elettorali è tangibile. Per quanto riguarda lo sconfortante e sconcertante balzo indietro su determinati diritti civili ne abbiamo più volte parlato, non solo in occasione del post critico di Chiara Ferragni. Senza troppi giri di parole, quindi, il “modello Marche” invocato dalla Meloni è in procinto di fallire definitivamente, come dimostrano il crollo del gradimento del governatore e la fuga di assessori.

L’auspicio è che la leader di FdI, al di là della propaganda, non abbia l’insana idea di riproporlo al governo del Paese…

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